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Quando, nel 2019, uscì The Throne Within, predecessore del disco che stiamo per recensire, il metal si trovava nel pieno di un’ondata revival degli anni ottanta che, in effetti, ancora oggi è ben lungi dal ridimensionarsi. Il quintetto svedese aveva già allora una carriera piuttosto lunga e si era costruito una solida fama all’interno del panorama dei defender più puri e oltranzisti.
Sette anni dopo, i Ram tornano in pista con un disco che prosegue da dove eravamo rimasti. Heavy metal decisamente tradizionale, con riffing e architetture sonore che naturalmente devono molto ai maestri del genere, dai Judas Priest agli Accept, ma fatto di fraseggi e melodie piacevoli, una composizione interessante e mai statica, così come una relativa varietà all’interno del piatto.
La triade iniziale – Ghost Emperor, One Vs. All e Abattoir, schiera subito la parte più frontale dei Ram che, come il loro nome suggerisce, nei primi solchi dell’LP avanzano inesorabili come un ariete da combattimento tra cavalcate, chitarre quadrate e doppia cassa. Maggiormente ritmata la seguente Out Of Control, ma c’è tempo anche per la cadenzata Leaving, che spezza il ritmo nell’attesa della seconda metà del disco.
Against prosegue quindi il discorso con un’altra triade decisamente old-school (l’omonima Against, Night Blade e Rising Again) per poi far piombare l’ascoltatore nella relativamente meno ortodossa 1984, una sorta di valzer heavy metal distopico, come il titolo orwelliano suggerisce, impreziosita da un assolo che rimanda direttamente alle grandi melodie dei primi anni ottanta.
Chiude il disco The Final Hour, decisamente in linea con le dieci tracce che la precedono, quasi come fosse una sintesi di tutto ciò che è contenuto in questo quarto d’ora di musica.
A riprova del fatto che, salvo mirabili eccezioni, la fretta non porta a buoni risultati, dobbiamo ammettere che aspettare sette anni un nuovo disco dei Ram è valso la pena. Gli estimatori del metal più tradizionale non potranno rimanere delusi.



