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Ayreon (Arjen Lucassen)

Pubblicato il 19/12/2007 da in Interviste | 0 commenti


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Intervista Ayreon, Arjen Lucassen

La giornata non si presentava come una delle migliori: nebbia, freddo, grigiore… insomma la tipica giornata milanese, non molto adatta per un’intervista. Per fortuna il tempo è migliorato e io e la mia amica Irina abbiamo raggiunto il lussuoso 4 stelle designato con tanta emozione e molte aspettative. Il compito della giornata? Intervistare (a quattro mani) uno dei nostri personalissimi miti musicali. Di chi parlo? Ma del grande Arjen Anthony Lucassen, la geniale mente che si cela dietro al progetto Ayreon e non solo. Affiancato dalla fedele chitarrista, nonché manager attuale, Lori Linstruth, Lucassen ci parla del nuovo album, “01011001” (in uscita il 25 gennaio 2008), in compagnia di una buona tazza di tè e di tanta gentilezza. Come comportarsi davanti a 2 metri e 02 centimetri di uomo? Lo scopriremo solo vivendo…

Ciao Arjen, è un vero piacere incontrarti!
Bene, iniziamo a parlare dell’album e partiamo dal titolo: perchè hai scelto un titolo così strano per un album? Dietro vi si nasconde una storia come per “The Human Equation”?

AL: Si, c’è. E’ codice binario… o ASCII?

Credo sia binario!

AL: Bene, binario! (ride) Dicevo, è codice binario e sta a indicare la lettera “Y” – che in italiano è la “ypsilon” – e la “Y” rappresenta “Planet Y”, che è il pianeta dei “Forever”. I “Forever” sono gli alieni che avevo presentato in “Into the Electric Castle”, mentre “Planet Y” lo avevo introdotto nell’altro mio album, “The Universal Migrator”. Sostanzialmente, in “Into the Electric Castle” questi alieni stavano conducendo degli esperimenti con gli umani, perché avevano perso le loro emozioni e volevano capire il perché di questa perdita. Così abbiamo voluto dare un’occhiata su “Planet Y” per osservarlo, per capire come loro appaiano, come siano; sono diventati molto dipendenti dalle macchine, dalla tecnologia. E questa è fondamentalmente la storia.

Ah ecco, mi ero giusto accorta che la copertina dell’album sembra rimandare a diversi tuoi lavori passati, tra cui appunto “The Dream Sequencer”, “The Universal Migrator “e “Into The Electric Castle”… questa era la seconda domanda infatti! (ridiamo)

AL: Si, si! E’ come un vero quadro. Dietro c’è un artista, non è una cosa fatta a photoshop o col computer, ma è un vero e proprio quadro. Ormai Jef Bertels (il disegnatore ndt) è diventato “il mio” artista, infatti ha disegnato anche la copertina di “The Human Equation”. Ci siamo seduti insieme per un’ora e gli ho spiegato la storia, come stavolta ci fosse questo pianeta, come ci fossero le macchine e come il tutto dovesse sembrare molto “dark”. Così ha fatto degli schizzi e a me sono piaciuti da subito! Lui lavora un po’ come me, è molto attento ai dettagli nei suoi lavori come io lo sono nella mia musica, per questo lavoriamo bene assieme.

Intervista Ayreon, Arjen Lucassen

Tra i singers che troviamo questa volta ci sono molti nomi conosciuti, ma fra tutti per noi fan italiani spicca sicuramente quello di Hansi Kursch, storico leader dei Blind Guardian, una band che qua in Italia è molto amata. Com’è nata la decisione di averlo tra i cantanti?

AL: Beh, da una parte ormai il progetto Ayreon è diventato molto conosciuto, così stavolta ho avuto molti cantanti che effettivamente mi hanno contattato da ogni parte del mondo per lavorare con me! Dall’altra parte i fans mi mandano sempre un sacco di e-mail chiedendomi “chiama questo cantante, chiama quell’altro!” (ride) E il cantante più richiesto è stato Hansi Kursch. A me è sempre piaciuto, ovviamente conosco i Blind Guardian e lo trovo perfetto soprattutto per i cori potenti! Così l’ho chiamato e mi ha risposto (imita Hansi) “Yeaaah! Mi piacerebbe far parte degli Ayreon!!” ed è stato un grande. La cosa che mi ha colpito di più è che non l’ha fatto per un guadagno in soldi, non mi ha chiesto niente! Ha detto di averlo voluto fare per divertimento, non ha voluto essere pagato!

Fantastico, non è stato un “Money-oriented”!

AL: Affatto!

Su questo disco, per la prima volta, troviamo linee vocali decisamente liriche: le hai concepite tu così, oppure è stata una scelta interpretativa di Floor?

AL: No, le ho composte io. E non è stata una cosa pianificata, semplicemente è successo! Mi sono detto “Che tipo di voce potrei usare qua? Mh, forse una operistica!”, perché non l’avevo mai usata prima. Nel mio primo album c’era qualcosa di operistico, ma giusto qualche linea vocale, niente di più. E poi: Floor è la migliore, è grandiosa. E’ stato molto facile per lei, è capace di toccare note altissime e di salire ancora! Tra l’altro avevamo già lavorato insieme su “Star One”!

Intervista Ayreon, Arjen Lucassen

Nel precedente album, “The Human Equation”, avevi dichiarato di aver preso parte come singer perchè non eri riuscito a trovare un cantante per le parti del ‘Best Friend’ del protagonista, ma ora ti ritroviamo alla voce anche su questo disco. Come mai una simile decisione?

AL: Solo per piccole parti, solo per piccole parti! (ride imbarazzato)

Ma no, perché?? Hai una voce così bella!

AL: No no, la mia voce è bella solo con l’aiuto dello studio! (ride) Beh, comunque, di solito quando vi prendo parte è per dare un tocco “divertente” ai miei album. Questo album in particolare ha un’atmosfera davvero molto “dark”, che riguarda la perdita delle emozioni, le macchine, ecc, per cui ho deciso di cantare dei piccoli pezzi per stemperare un po’ questa pesantezza. Un po’ come quando ho cantato “Come back to me” in “The Human Equation” (ridacchia). Ho pensato fosse divertente interpretare me stesso nell’album in più punti.

Adesso ti aspetta una gran domanda, oltre che lunga! (ridiamo e lui si mette comodo, preparato al peggio)

Parliamo un po’ della parte strumentale. Come al solito tutti i pezzi sono stati composti da te e fondono in modo impeccabile parti ‘heavy’ con parti eseguite interamente da archi, senza dimenticare la presenza ormai classica di synth, hammond ed elettronica in generale. Gli assoli di chitarra sono poi affidati a ottimi musicisti come M. Romeo e L. Linstruth. Trovi che questo modo molto particolare di fare musica rappresenti la vera ‘essenza’ del fare progressive? Intendo: unire diversi elementi musicali, diversi generi e diversi musicisti per un risultato sicuramente originale e soddisfacente?

AL: Uoh. (prende un respiro)
Si, penso che la musica progressive per me significhi avventure, emozioni. Suonare solo “tududududu” (imita la doppia cassa a manetta) a lungo non va bene, d’altra parte suonare solo folk, per dire, è la stessa cosa. La mia musica, invece, ha molte emozioni differenti e io ho bisogno che i cantanti vi portino le loro personali emozioni o, come hai detto tu, nelle parti strumentali mi piace quando gli altri musicisti, come Lori, suonano i loro assoli mettendoci del loro. Amo la comunanza di tutti loro assieme. Spesso la gente mi chiede “perché non lo fai da solo per conto tuo?”, ma io, per conto mio, non ne sarei capace, né mi piacerebbe. Capisci?

Certo che capisco, infatti per me sei un grande…!
Album a parte, qualche domanda generica. Sono circolate molte dicerie circa la tua dipartita dagli Stream of Passion: sono stati realmente i tuoi motivi personali ad allontanarti o ci sono state delle divergenze con qualcuno dei membri? I fan sono rimasti molto dispiaciuti…

AL: Oh, no no no, nessuna divergenza. E’ che sono dovuto tornare agli Ayreon, nonostante Marcela (la cantante degli Stream of Passion ndt) continuasse a dirmi “No, non lasciare la band, no no no!!” (ride). Però ho dovuto farlo, altrimenti non mi sarei potuto concentrare su questo nuovo album. Comunque loro stanno continuando con il gruppo, so che hanno trovato due nuovi chitarristi e anche un nuovo tastierista, dato che anche Alejandro ha lasciato il gruppo. Marcela mi ha fatto ascoltare alcuni dei nuovi pezzi che hanno composto per avere un mio parere, devo dire che sono molto buoni, ma il loro stile è un po’ cambiato, è meno gothic e un po’ più commerciale.

Intervista Ayreon, Arjen Lucassen

Ora che è uscito il nuovo disco di Ayreon hai intenzione di riprendere qualcuno dei tuoi vecchi progetti, come Ambeon o Star One, di crearne uno nuovo, o semplicemente di goderti i risultati della tua ultima fatica?

AL: No, negli Ayreon metto tutte le mie idee e tutte le mie energie e una volta finito il lavoro mi sento totalmente vuoto, non mi rimane niente. Non ho mai programmato nulla, lascio sempre che le cose succedano, perché se le pianifico va a finire che limito me stesso. Quindi tutto potrebbe essere possibile, se Astrid (la cantante degli Ambeon ndt) mi chiamasse domani e mi dicesse “Facciamo qualcosa con gli Ambeon!” piuttosto che con Star One, a me starebbe bene. E’ come rimanere in stand by!

So che è molto difficile organizzare i live per Ayreon, ma c’è la speranza di assistere a qualche concerto durante il prossimo anno?

(Ride) Temo di non potervi dare nessuna speranza. E’ molto difficile mettere assieme qualcosa come 20-25 musicisti e cantanti per una serie di show, anche perché tutti loro hanno altri impegni e sarebbe del tutto inconciliabile fare dei live con me. Anche se facessi come ho fatto con gli Stream of Passion lo scorso anno, con cui ho riproposto alcune canzoni di Ayreon e Star One, mi troverei ad essere molto limitato nella scelta dei pezzi da suonare, perché un conto è avere tutti i cantanti e un altro conto è avere due cantanti donne che non possono fare tutte le voci. Prendi “Loser”, te la immagineresti mai Marcela che canta in scream “Never never never!”?! (la imita e ridiamo tutti)
Purtroppo le cose stanno così, mi dispiace.

Che peccato!
Beh, che dire, l’intervista è finita, grazie Arjen per la tua disponibilità, è stato davvero un piacere incontrarti!

AL: Piacere mio ragazze!

Così, dopo esserci fatte firmare cd e fogli per amici e fidanzati, e dopo esserci fatte scattare un paio di foto ricordo, ritorniamo nell’elegante salotto dell’hotel a raccattare le nostre cose e a salutare come si deve Lori Linstruth, con la quale, prima dell’intervista, avevamo instaurato una certa confidenza (le foto quando eravamo con Arjen ce le ha fatte lei!).

Intervista Ayreon, Arjen Lucassen

Che dire, ringrazio la mia amica Irina per avermi accompagnata in questa occasione unica, la Pam per averci accolte e tranquillizzate e Alessio e Maria che mi hanno concesso questa grande opportunità!
Grazie a tutti davvero!

Sito ufficiale Ayreon : http://www.ayreon.com

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