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Adramelch (Gianluca Corona e Sigfrido Percich)

Pubblicato il 17/06/2012 da in Interviste | 0 commenti


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Intervista Adramelch

Dopo sette anni di silenzio discografico i meneghini Adramelch ritornano sul mercato con il nuovo “Lights From Oblivion”. Il chitarrista Gianluca Corona ed il batterista Sigfrido Percich ci parlano del nuovo lavoro e di molti altri aspetti inerenti al gruppo: a loro la parola.

Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti sulle pagine di Entrate Parallele! Come prima cosa potreste presentarci il nuovo “Lights From Oblivion” raccontandoci le varie fasi che hanno portato alla creazione dell’ennesimo capolavoro della vostra discografia? Avete qualche aneddoto particolare da svelare ai lettori?

(Gianluca) Intanto grazie per “ennesimo capolavoro”… e per questa chiaccherata.
Quando io e Vittorio abbiamo pensato di rimettere su il gruppo per registrare quello che sarebbe diventato “Broken History” non pensavamo ci sarebbe stato un terzo capitolo della storia Adramelch. Il gruppo si era riformato con l’unico proposito di mettere mano a pezzi scritti da me alla fine degli anni ‘80 e metà degli anni ‘90. Tutto sarebbe finito lì. Invece, proprio durante la fase di arrangiamento di questi brani, sono cominciate a venire fuori cose nuove molto interessanti.
Le idee cominciavano a unirsi tra loro formando brani compiuti. Dopo “Irae Melanox” ho sempre continuato a scrivere ma è stato davvero emozionante riuscire a scoprire che eravamo ancora in grado di produrre qualcosa di originale, come band. Ci siamo tutti convinti a proseguire.
“We March We Fail”, “Aelegia”, “Tides Of My Soul” e “Pain After Pain” sono sono state le prime che abbiamo arrangiato. Il lavoro, nel complesso, è stato abbastanza lungo, un po’ per la nostra cronica mancanza di tempo, un po’ perché ci siamo dedicati alla promozione di “Broken History” con alcuni live, la registrazione dei due inediti inseriti nella ristampa di “Irae Melanox”, ecc.
E’ nato anche un metodo incredibile di arrangiare del gruppo, un affiatamento che ora è perfettamente oliato.
Quando porto le idee in sala è fantastico vedere con quale facilità ora si sviluppano. Di come Sig segue immediatamente i riff alla batteria, di come Fabio arricchisce i temi, le melodie con accordi particolari, armonizzazioni… ostinati… Di come Vittorio pian piano interpreta le linee e ‘svetta’ con la voce.
Abbiamo registrato le dodici tracce in una preproduzione realizzata nella nostra sala prove, successivamente ci siamo messi alla ricerca di una nuova etichetta che potesse in qualche modo farci fare un piccolo passo in avanti per ciò che riguarda la promozione e la distribuzione.
Abbiamo quindi deciso di produrre il cd in uno studio serio per poi farlo sentire alle varie etichette che avevamo contattato.
Pensavamo di tornare a Loria, dal buon Stefanini, visto l’ottimo risultato ottenuto con “Broken History” ma, per via delle nascite dei figli di Vittorio, Fabio e Sig, nonché la difficoltà a spostarsi lontano anche per impegni di lavoro, abbiamo optato per l’Elfo di Piacenza. Ci siamo imposti di registrare quasi completamente live, come si è sempre fatto negli anni settanta, anche per metterci alla prova e per sperimentare un metodo diverso dal solito. Basso, batteria e prima chitarra ritmica li abbiamo ripresi contemporaneamente (su tracce separate). L’Elfo Studio offre la possibilità di utilizzare le multi room di ripresa. Volevamo che uscisse un feeling maggiore rispetto alle precedenti produzioni, che la sezione ritmica fosse più compatta, viva, che ci fosse più dinamica. Abbiamo prestato meno attenzione ai singoli suoni forse e più all’impatto generale.
E’ stata un’esperienza fantastica, documentata con le molte foto che abbiamo inserito nel booklet del cd.

(Sigfrido) Devo aggiungere che il nostro tentativo di trovare un contratto prima di entrare in studio ci ha fatto perdere un po’ di tempo. Abbiamo spedito le preproduzioni a molte etichette, ma per quanto molto curate, non erano adatte da far ascoltare a chi già non conoscesse il gruppo. Inoltre ci è apparso evidente di come le cose siano cambiate dal 2005 ad oggi: allora registrammo “Broken History” completamente spesati grazie ad una etichetta che credeva in noi, ma stavolta abbiamo dovuto finanziarci il lavoro. Che dire, più lo riascoltiamo e più siamo convinti che ne sia valsa la pena.

Intervista Adramelch

Il disco è uscito in contemporanea con la vostra data al tedesco “Keep It True”: immagino che durante il concerto abbiate proposto dei nuovi brani, qual è stata l’accoglienza da parte del pubblico? Più in generale, ti andrebbe di raccontarci che esperienza è stata per gli Adramelch esibirsi al KIT e quale atmosfera si respirava?

(Sigfrido) Dato il taglio “classico” del festival, avevamo in scaletta solo “Lights” dal nuovo disco; poi “Broken History”, e tutti gli altri brani da “Irae Melanox”. Per gli indugi del gruppo precedente abbiamo iniziato lo show tardi con un soundcheck sommario, e quando mancavano due brani ci hanno chiesto di accorciare i tempi. Dovendo scegliere tra “Zephirus” e “Lights”, abbiamo deciso di suonare la prima. E’ stato un peccato, ci sarebbe piaciuto avere un feedback sul nuovo pezzo. Comunque il pubblico era molto coinvolto, ed è stato un concerto per noi molto intenso. Molti sono stati gli attestati di stima da parte dei fan dopo il concerto, e abbiamo anche venduto parecchio merchandise e molte copie del nuovo disco. Abbiamo rivisto moltissimi amici e visto per la prima volta il CD stampato, compresa la bellissima limited edition: insomma, un gran giorno.

Con quest’ultimo lavoro è uscita appieno la vostra componente progressive, discostandosi dai dischi precedenti pur mantenendo intatto il marchio di fabbrica Adramelch. È stata una decisione voluta o è la naturale evoluzione di voi come musicisti?

(Gianluca) Ovviamente da “Irae Melanox” ad oggi di tempo ne è passato. Siamo cambiati, cresciuti (invecchiati!), di musica nelle orecchie ne è passata parecchia. Molte cose scoperte e sentite nell’arco di questi anni ci hanno influenzato e arricchito. Se è più evidente la componente prog questa è emersa in modo assolutamente naturale. Il prossimo lavoro potrebbe essere ancora molto diverso quanto a sonorità perchè stiamo evolvendo ulteriormente.

(Sigfrido) Penso che l’evoluzione maggiore sia soprattutto sulle sonorità. Abbiamo cercato una registrazione più live, più acustica, con una batteria vera e dinamica. Ovviamente tutto questo non avrebbe senso in un genere alla Anvil, la dinamica richiede spazio e tempo, meno potenza e velocità a vantaggio di un vocabolario sonoro più ampio. Questo non significa che non amiamo il Metal, anzi. I diversi generi sono come lingue diverse con cui esprimersi. Oggi il linguaggio degli Adramelch è questo, più sussurri e meno grida.

Intervista Adramelch

Riagganciandomi alla domanda precedente, quali sono ora i vostri gusti a livello musicale? Presumo che non ci sia solo il metal in senso stretto del termine, quali sono i gruppi da cui traete emozione ed ispirazione per le vostre sonorità?

(Gianluca) Personalmente penso ai primi Dream Theater, Queensryche. Oggi ai Radiohead, Sigur Ros, Porcupine Tree, Opeth, Mastodon, Devin Townsend, Tool. Ma l’elenco si allunga.. Cose anche abbastanza diverse tra loro.
Continuo tuttoora a nutrirmi di musica antica e barocca. Non si finisce mai di scoprire nuovi capolavori. Gioielli assoluti. Bach, Handel, Vivaldi, Telemann, Couperin… Sono una grandissima fonte di ispirazione per me. I dischi Alia Vox di quel genio di Jordi Savall. Magia pura!
Siamo anche tornati indietro nel tempo. Riscoprendo l’immenso progressive italiano: Banco, PFM, Le Orme. Questi ultimi capaci di realizzare un prog che si può definire “emozionale”, lirico, mai troppo virtuosistico o fine a se stesso. Grandi maestri per me. O quello anglosassone di Genesis, King Crimson, Jetro Tull, Pink Floyd.
Tutti i dischi dei Rush! Indistintamente.
Anche molto cantautorato italiano: Fossati, De Andrè, Afterhours, Moltheni. Jazz d’avanguardia dell’etichetta ECM, come quello di Ketil Bjornstad, David Darling, Enrico Rava, Ralph Towner…
Dead can Dance, Lisa Gerrard…
Qualcuno storcerà il naso…
Ebbene, tutte queste cose, filtrate dalla nostra sensibilità, hanno generato le idee di ‘Lights’ nonché delle nuovissime songs che stanno nascendo ora. L’aspetto progressive è la diretta conseguenza di questi ascolti. Se ci pensiamo la musica classica è in sé ‘progressive’ in quanto non chiusa in una forma o struttura semplice come può essere quella di una canzone.

(Sigfrido) Anche io devo molto al progressive, principalmente ai King Crimson. Tendo ad ascoltare molto cose vecchie, non sono attratto dalle novità. Vado a periodi monotematici, ogni tanto passo un mese in compagnia dei Jethro Tull, che adoro. Tra i lavori recenti sono rimasto folgorato dall’ultimo dei Textures, un incredibile mix delle cose che amo ed ho amato di più negli anni: Meshuggah, Cynic, Voivod e i cantanti che cantano anche. E di questa folgorazione devo ringraziare Davide, il figlio del nostro singer Vittorio, che me li ha consigliati: la nuova generazione che con le sue molteplici aperture e curiosità dà linfa vitale alla vecchia!

Nel brano “Tides Of My Soul” troviamo come ospite alla voce Alex Mereu degli Holy Martyr, com’è nata l’idea di questa collaborazione? Un semplice scambio di ospitate vista la partecipazione di Vittorio su un brano di “Hellenic Warrior Spirit”?

(Gianluca) Cercavamo una voce importante e differente da quella di Vittorio per un duetto che rappresenta un punto cruciale di tutto il disco. Nella preproduzione la seconda voce era sempre quella di Vittorio ma l’idea di differenziare i timbri è stata ideale.
Nel prossimo disco sarebbe un sogno riuscire ad avere una partecipazione, per una o due parti vocali, del grande Gianni Nepi dei Dark Quarterer.

(Sigfrido) Aggiungo solo che tra gli Holy Martyr e noi c’è un bel rapporto di reciproca amicizia e stima che dura ormai dal 2007 e che attualmente condividiamo la sala prove, quindi l’interazione tra di noi non manca di certo.

Intervista Adramelch

Avete firmato un contratto con la tedesca Pure Prog Records (sussidiaria di Pure Steel Records), etichetta con un certo nome in Germania. Come mai per “Lights From Oblivion” avete scelto una label straniera? Quali sono le speranze che riponete nel nuovo disco? Puntate ad apparire con più costanza sui palchi europei?

(Gianluca) L’entusiasmo dimostrato dai ragazzi di questa etichetta, fin dai loro primi ascolti dei demo, è stata persino commovente. Cercavamo una label che investisse molto, in termini di energia e impegno in un lavoro che in qualche modo segna una svolta nella nostra storia, e in cui crediamo molto. L’interesse che c’è in Germania e paesi nordici (oltre alla Grecia) è senz’altro meglio seguito da persone che lavorano sul territorio. Se venissero fuori nuove ulteriori occasioni per suonare in contesti come quello del KIT o del Bang Your Head saremmo solo felici di partecipare! Ovvio.

(Sigfrido) Su una recensione del KIT ho letto un commento molto simpatico di un ragazzo tedesco, lo traduco al volo: “pur essendo l’Italia un paese europeo, è difficile vedere gli Adramelch suonare dalle nostre parti”. Beh, speriamo che le cose possano cambiare in meglio.

È indubbio che nella mente dei fan “Irae Melanox” venga considerato come un album di culto e il capolavoro della vostra discografia. A volte non è un peso doversi sempre confrontare con un lavoro che appartiene al vostro passato, composto ormai ventiquattro anni fa?

(Gianluca) Mah, più che un peso è un’opportunità. E’ grazie a quel lavoro che il nome è girato in Europa, molte di quelle composizioni rappresentano il prototipo di ciò che suoniamo adesso. Mantenere quello spirito, quella qualità, seppure con mezzi evoluti nell’arco degli anni, è il nostro obiettivo.
Non ci stanchiamo mai di suonare brani cone “Zephirus” o “Decay”, in concerto o alle prove. Invece, ad esempio, vediamo in “Was Called Empire” qualcosa di più datato che non rappresenta esattamente quello che siamo oggi.

Oltre che in doppio CD, “Irae Melanox” è stato ristampato anche in versione LP da Jolly Roger Records. Che ne pensi di questo ritorno in auge del vinile?

(Gianluca) Noi possiamo parlare dell’edizione cd deluxe che abbiamo seguito e curato, fino allo stremo delle forze, con Underground Symphony.
E’ stato un lavoro immane per l’acquisizione della licenza (con Zyx Music, proprietaria del master e delle edizioni), la grafica, il remastering, il recupero delle immagini e foto dell’epoca. Possiamo dire di essere molto orgogliosi di questo box e grati a Maurizio Chiarello per l’impegno che ci ha messo.
L’edizione in vinile di molti lavori sembra avere grande appeal per un certo tipo di pubblico.
Il fatto che di un disco esista un’edizione limitata ne aumenta forse il pregio. Da un punto strettamente tecnico, sonoro, trovo che non sia né meglio ne peggio di un buon cd, o file non compresso.

Intervista Adramelch

Nel 2005 è uscito l’altrettanto ottimo “Broken History” per Underground Symphony: che bilancio potete trarre dall’uscita di quell’album e dal supporto che ne seguì?

(Gianluca) E’ stato quasi come una rinascita. Ci ha dato la possibilità di dimostrare che non eravamo vecchi e imbolsiti! Ahah! Le esperienze musicali precedenti, pur lontano dal metal e da un certo pubblico, ci hanno fatto crescere e maturare anche umanamente, ci hanno permesso di ritrovare un feeling che non è così semplice avere in una band. Dobbiamo anche dire che siamo molto grati a Maurizio Chiarello e a Underground Symphony. Ha sempre creduto in noi, fin dalla metà degli anni novanta, quando ci aveva proposto per la prima volta di realizzare il seguito di “Irae Melanox”. Ci ha dato la possibilità di andare a registrare al New Sin di Stefanini, uno dei migliori studi italiani per questo genere.

(Sigfrido) E’ vero che il materiale era quasi tutto abbozzato, ma se pensi che dalla reunion (fine 2003) all’ingresso in studio è passato poco più di un anno, con in mezzo due cambi di line-up e l’ingresso del nuovo bassista quattro mesi prima delle registrazioni, devo dire che “Broken History” è stata una bella prova di gruppo. Per la prima volta nella mia vita musicale mi sono sentito parte di un progetto speciale, con molto potenziale e molta maturità.
Il disco ha ricevuto negli anni più di sessanta recensioni fantastiche, gli addetti ai lavori l’hanno incensato per benino. Forse avremmo dovuto promuoverlo di più suonando in giro, ma a noi personalmente mancano tempo e capacità organizzative per seguire anche l’aspetto di organizzazione del live e di pubbliche relazioni, quindi abbiamo suonato poco e ci siamo lentamente rintanati a lavorare sui nuovi pezzi. Si può dire che dopo “Broken History” abbiamo iniziato a cercare la nostra vera identità di gruppo, il nostro suono, la nostra musica, quello che volevamo dire. Tutte domande difficili a cui abbiamo impiegato tempo per rispondere.

In fase di recensione ho sottolineato come gli Adramelch siano un gruppo che ha sempre raccolto molto meno di quanto meritasse in realtà. Una tecnica di prim’ordine, tre album uno più bello dell’altro, cos’è mancato secondo voi per fare il grande salto?

(Gianluca) A dir la verità siamo contenti di tutto quel che ci è capitato finora. Non pensiamo che avremmo potuto meritare di più. Le cose nella vita vanno in un modo o nell’altro anche grazie alla fortuna.
Già il fatto di avere un pubblico, oltretutto europeo, che si sta anche ampliando grazie ai dischi, le ristampe, i concerti, dobbiamo considerarlo un grande privilegio. Se in futuro riusciremo a mantenere alta la qualità delle nostre pubblicazioni, all’altezza di quella che ci ha resi un pochino noti e a migliorare come musicisti, avremo ottenuto tutto quello che desideriamo.

(Sigfrido) Non bisogna dimenticare che siamo tutti musicisti dilettanti, con un lavoro a tempo pieno che ci impegna le giornate e poco tempo residuo per la musica. Se si vuole fare il “grande salto” come dici tu si deve dedicare alla musica molto più tempo di quanto attualmente siamo in grado di fare.

Intervista Adramelch

Gianluca, sarei curioso di conoscere il tuo parere sullo stato di salute della scena metal, sia per quanto riguarda i concerti che per i dischi, a livello europeo e nello specifico a livello italiano!

(Gianluca) Personalmente devo dire che non ho mai seguito la cosiddetta “scena Metal”, soprattutto italiana. Nemmeno negli anni ottanta. Certo, abbiamo assistito a molti live, suonato con alcuni dei big dell’epoca, Extrema, Creepin’ Death, Bulldozer, ma poi ho sempre vissuto la musica come un fatto privato, attraverso i dischi. Non per un fatto “snobistico”, ho i miei gusti, forse un po’ assoluti, tutto qui. Ci sono cose che possono essere prese da modello in quanto “classici” e altre meno perché derivano da altre cose a loro volta.
Inoltre sono sempre stato abbastanza “trasversale” nei miei gusti. Andavo spesso alla Scala e in giro per i teatri d’Italia e d’Europa a sentire opere e concerti. Come al festival Wagneriano di Bayeruth. Esperienza mistica! Non credo ci si possa chiudere in un comparto stagno. L’arte è qualcosa che trascende dai generi. Si può trovare il bello in ambiti completamente diversi e questi possono influenzare la propria attività artistica. Anzi, conoscere il più possibile, incuriosirsi al mondo, è un dovere!
Tornando ad un ambito specificamente metal… non conosco benissimo le nuove realtà, le giovani band. Anche per un fatto anagrafico resto molto legato alle vecchie glorie che ancora oggi mi stupiscono. Penso ai Rush o all’ultimo di Arch/Matheos. Trovo interessanti i Subsignal (non mi è piaciuto l’ultimo “Touchstone” però..) il geniale Steven Wilson, con i suoi infiniti progetti. Ma che è pur sempre un personaggio nato alla fine degli anni ‘80! Oggi mi colpiscono i Mastodon e gli Opeth.

“Lights From Oblivion” è appena uscito, ed ora ci sarà la classica trafila di recensioni ed interviste; voi invece che programmi avete: dal punto di vista live avete in previsione molte date o ci saranno solo degli eventi ben selezionati? A livello musicale invece siete già al lavoro su nuovi brani?

(Gianluca) Sempre a causa di problemi di tempo, famiglie, lavoro, i live saranno abbastanza limitati e selezionati. In generale, quello del live non è il contesto a noi più congeniale o dove diamo il nostro meglio, ma ci auguriamo di poter suonare un po’ di più di quanto non abbiamo fatto finora.
Come accennato stiamo lavorando al nuovo materiale. Una decina di composizioni sono già a buon punto. Siamo esaltati da ciò che sta venendo fuori. E’ un nuovo viaggio. Spero e credo non passeranno moltissimi anni all’uscita del prossimo CD. E’ una promessa.

Ragazzi, vi ringrazio molto per questa chiacchierata, è stata la mia prima intervista e sono felice di essere partito con un gruppo che ammiro da anni. Vi lascio queste ultime righe per salutare i lettori a modo vostro!

(Gianluca) Ancora grazie a te per questo scambio di idee e a coloro che leggeranno. Siamo sempre onorati ove ci sia interesse per quello che facciamo. E’ attraverso la musica che possiamo trasmettere qualcosa. Speriamo di poter continuare a farlo con la stessa soddisfazione.

(Sigfrido) Grazie a tutti per aver letto l’intervista, e se potete ascoltate la nostra musica. Una nota vale più di mille parole.

Sito ufficiale: www.adramelch.com
Myspace: www.myspace.com/adramelch
Facebook: www.facebook.com/AdramelchOfficial
Recensione di “Lights From Oblivion” su EP qui

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