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01/03/2013 : Primordial + Moonsorrow + Taake (Pratteln, SVI)

Pubblicato il 15/04/2013 da in Live report | 0 commenti


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01/03/2013 : Primordial + Moonsorrow + Taake + Helheim – Z7 Pratteln (SUI)

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Serata veramente imperdibile quella che si é tenuta a Pratteln, località situata nei pressi di Basilea nel nord della Svizzera, che ha visto protagonisti un lotto di band di grande spessore che affiancava a Taake, Helheim ed Orkan (già in tour per i fatti loro), gli ottimi Moonsorrow e gli irlandesi Primordial. La serata e fredda, nonostante questo col passar del tempo un’ottima folla gremisce il locale svizzero ed in men che non si dica, con la precisione loro attribuita, salgono sul palco gli opener Orkan.

 

Orkan (18:20 – 18:50)

Spetta ai norvegesi Orkan dare il “la” alla serata con la propria proposta che miscela con alterne fortune black, heavy e thrash metal, che – nella mezzoretta loro concessa – fa breccia tra alcuni dei ragazzi raccolti sotto il palco. Il quartetto norvegese, capitanato dal singer Einar Fjelldal che alterna screaming black e
cantato thrash (a volte sembra sfociare quasi nel power), propone estratti dal loro unico album edito “Crimson Canvas”. Probabilmente gli Orkan dovrebbero un attimo focalizzarsi e sviluppare una trama musicale in grado di assemblare in maniera maggiormente omogenea le diverse influenze, evitando – come spesso accade – di sommare grezzamente le varie partiture, fornendo un risultato non particolarmente brillante.

 

HELHEIM (19:00 H – 19:30 H)

Dopo un rapidissimo cambio di palco è il turno dei norvegesi Helheim, che forti di un’esperienza ventennale riescono in poco tempo a ben impressionare i presenti grazie ad un sound potente e tagliente, che in pochi istanti comincia a mietere vittime. Lo show messo in piedi dagli Helheim, pur essendo di breve durata (mezz’ora), attinge dagli ultimi capitoli della propria discografia, dalle quali ad esempio vengono tratte “Maðr” e “Nattravnens Tokt”, ma probabilmente la canzone che si è alienata il maggior numero di consensi è stata “Dualitet Og ulver” con Hoest dei Taake, che appare on stage incappucciato e con un mantello nero, che riesce a conferire al brano un grande dinamismo on stage oltre a linee vocali al vetriolo. Siamo quasi al capolinea quando il viking black metal del combo di Bergen decide di lasciare il posto ad una cover di un classico dell’hard rock: “Ace Of Spades”, che devo dire con questa interpretazione è stata assolutamente entusiasmante.

 

TAAKE (19:45 H – 20:30 H)

Senza tanti preamboli è il turno dei blackster norvegesi Taake, il cui leader carismatico, Hoest, si presenta avvolto nella bandiera norvegese, facendo immediatamente decollare lo spettacolo. Il black tagliente fuoriesce dagli amplificatori travolgendo gli astanti con le varie “Nordbundet”, “Du Ville Ville Vestland” e “Umenneske”. Proprio sul secondo pezzo sale sul palco quello che penso fosse un membro degli Helheim che si mette a limonare Hoest, nello sgomento generale. Ma non c’è tempo per soffermarsi su queste cose, perché stasera i Taake paiono essere in buona forma, con un buon tiro ed ottimo dinamismo on stage da parte del proprio frontman, che spesso e volentieri richiama il supporto da parte del pubblico. I quarantacinque minuti di set letteralmente volano tra le varie “Hordalands Doedskvad, Part I” e “Over Bjoergvin Graater Himmerik, Part IV”, per giungere all’epitaffio “Nattestid Ser Porten Vid, Part I”, che pone fine ad una prestazione convincente.

 

MOONSORROW 20:50 H – 21:50 H

Tocca ai Moonsorrow prendere possesso del palco ed il compito non pare agitare molto i cinque finlandesi che danno subito fuoco alle polveri con “Raunioilla” tratto da “Kivenkantaja” del 2003. Il combo nordeuropeo appare in buona forma ed il proprio metal a tinte folk si riverbera con potenza dagli amplificatori. Il doppio cantato frutto della sinergia dei cugini Sorvali (Ville il bassista e Henri il chitarrista) varia tra parti più estreme ad altre più epiche, che ammantano le lunghe composizioni dei Moonsorrow di un’aura speciale, che trascina i presenti. Dopo un primo salto nel passato i finnici propongono “Huuto”, primo estratto dell’ultimo disco, che accompagna per un quarto d’ora di tinte folcloristiche tutti gli astanti.
“Köyliönjärven Jäällä” (che al cospetto degli altri episodi proposti potrebbe essere visto come singolo, vista la durata più contenuta), precede “Pimeä” e la conclusiva “Kuolleiden Maa” che sigilla una buona prova della band finlandese, che ha fatto passare una bella oretta a tutti i presenti.

 

 

PRIMORDIAL 22:10 H – 00:00 H

È il momento degli headliner della serata, gli irlandesi Primordial, che forti di un’esperienza ultraventennale si presentano sul palco con grande carica e un’incredibile umiltà, accolti dal frastuono del locale . Pur essendo un gruppo che ha ben poco da dimostrare a chiunque, i Primordial sembrano sempre dei debuttanti, con una fame atavica. Dopo l’intro il concerto si snoda dalle varie “Dark Horse On The Wind (Liam Weldon)”, “No Grave Deep Enough”, “Children Of The Harvest”, giungendo a “Lain With The Wolf”. Suoni perfetti e ottimamente calibrati, con una grande passione che accompagna il carismatico singer Alan Averill (Nemtheanga), che pitturato ed incappucciato viene rapito dalla propria musica, ora inginocchiandosi sul palco, ora incitando il pubblico a seguirlo nei cori. Il resto della band non è certo da meno grazie agli epici riffs sciorinati da Ciáran MacUiliam e Micheál O’Floinn, egregiamente assecondati dalla sezione ritmica formata da Pól MacAmhlaigh e da Simon O’Laoghaire dietro il drum kit. Una commistione di stili che vanno dal black metal all’epic, toccando il folk ed il doom, questa la ricetta che i nostri confezionano sapientemente, ed il risultato è assicurato dalle varie “Bloodied Yet Unbowed”, la strepitosa “As Rome Burns”, oltre che “The Coffin Ships” o “Heathen Tribes”, tutte eseguite in maniera incredibile. Da segnalare che ad un certo punto Alan è sceso tra il pubblico a sedare una minirissa che è scoppiata tra un ragazzo e una ragazza, dovevate vedere la faccia del contendente quando si è trovato di fronte al corpulento singer irlandese!! (poi una volta risalito sul palco Nemtheanga ha cominciato ad insultare il ragazzo, reo di mettere le mani addosso ad una ragazza, fino a quando quest’ultima ha ammesso che era il suo boyfriend… no comment). Tornando alla musica viene annunciata un’ultima canzone, “The Mouth Of Judas”, ma dopo un breve parlottare coi gestori del locale viene data la possibilità di aggiungere come ulteriore bis “Empire Falls” che sancisce la chiusura di un grandissimo concerto che indubbiamente resterà a lungo nella mia memoria.

Serata perfetta, ottima organizzazione, suoni da manuale e prestazioni delle bands di ottimo livello.
Che chiedere di meglio?

 

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