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20/04/2013 : Cryptopsy + Cattle Decapitation + guests (RnR Arena – Romagnano Sesia – NO)

Pubblicato il 28/05/2013 da in Live report | 0 commenti


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20/04/2013 : Cryptopsy + Cattle Decapitation + Decrepit Birth + guests – Rock’n’Roll Arena Romagnano di Sesia (NO)

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L’arrivo in Italia del tour dei Cryptopsy, accompagnato per l’occasione da due ottime bands quali Cattle Decapitation e i fantastici Decrepit Birth, è un’occasione troppo ghiotta da lasciarsi sfuggire, quindi senza indugio decidiamo di partecipare a questo grande carrozzone che prevede anche la presenza di tre bands italiane collocate in apertura. Purtroppo giungiamo al locale quando i primi gruppi hanno già assolto il loro compito e stanno per salire sul palco i bravi Eyeconoclast. Al momento dell’arrivo e fino ai Decrepit Birth l’afflusso di pubblico non è esattamente quello delle grandi occasioni ma poi, quasi all’improvviso, si assiste ad una cornice di pubblico degna di questo grande evento.

Sono gli italiani Eyeconoclast ad approssimarsi al palco, forti dell’uscita del nuovo disco “Drones Of Awakening” che certamente ha fatto la felicità dei fans del death-thrash più tirato e che ha nei The Crown qualcosa in più di un punto di riferimento. Il quintetto senza timori di sorta si presenta con grande determinazione, scatenando una bella dose di violenza sugli astanti, frutto di un riffing assolutamente bastardo ad opera del duo Saul / The Elder, sul quale si staglia una sezione ritmica di assoluto livello – con Mauro Mercurio (ex Hour of Penance) sugli scudi – sempre incalzante e violenta. Il combo riesce a coinvolgere adeguatamente il pubblico presente (come detto non numerosissimo nella prima parte della  serata) con le varie “Hallucinating In Genetic Disarray”, “Rise Of The Orgamechanism” tratte dall’ultimo disco, sino a giungere all’ottima cover di  “Executioner (Slayer Of The Light)” dei The Crown. Performance muscolare e convincente. Promossi.

La mia presenza questa sera è dovuto in particolar modo a questa grandissima band: i Decrepit Birth, autori di due grandissimi dischi di death metal tecnico e brutale (“Diminishing Between…” e “Polarity”)  che hanno succeduto l’esordio “And Time Begins…” del 2003. Avevamo visto lo scorso anno il singer Bill Robinson prestare la propria ugola ai seminali Suffocation nelle date europee, ed ora eccolo qui col corpulento Matt Sotelo a scatenare i propri cavalli per la band madre. Il set è veramente compatto sia per perizia tecnica sia per presa sul pubblico, che si fa subito trascinare dal trittico iniziale “Of Genocide”, “The Infestation” e ”A Gathering Of Imaginations” che catalizza immediatamente l’attenzione degli astanti. Una menzione di merito spetta al batterista, che riesce ad esaltare l’incedere dei brani con una tecnica ed un gusto di tutto rispetto. Ma l’attenzione è prettamente imperniata sul frontman che vaga da una parte all’altra del palco, esaltando le prime linee ed invitandole animatamente a partecipare allo show, mentre un attimo più compassato risulta essere Sotelo, che però tradisce in più occasioni la soddisfazione per il feedback ricevuto. “The Resonance” anticipa l’ottima “Diminishing Between Worlds” ed ormai siamo alla fine dello show con “Symbiosis” e la cover dei Death “Crystal Mountain” – cantata all’unisono dal pubblico nel ritornello – che chiude uno show veramente ottimo e che ha giustificato in pieno l’attesa che c’era nei loro confronti. Grandi.

Il quartetto statunitense dei Cattle Decapitation, autori di un death-grindcore – già visti all’opera in un’infuocata performance lo scorso anno al Summer Breeze in Germania – si catapultano sul palco con grandissima carica agonistica, intenzionati a fare immediatamente breccia nel pubblico italiano. Ovviamente è il pazzo singer Travis Ryan a tirare le fila del combo di San Diego che attacca senza soluzione di continuità con il suo mix bastardo grind-death che è ormai divenuto un marchio di fabbrica della band. Se qualcuno poteva pensare che la vita in tour che ha seguito l’uscita dell’ottimo “Monolith Of Inhumanity” dello scorso anno potesse aver logorato i nostri si dovrà ricredere, visto che invece ci regalano una performance di grandissimo livello. Senza nemmeno passare dal via veniamo catapultati in mezzo a “The Carbon Stampede” e “A Living, Breathing Piece Of Defecating Meat”, passando poi tra i fetidi anfratti di “Dead Set Suicide” e “Do Not Resuscitate”. Il pubblico mostra di apprezzare gli scatti schizoidi di Travis Smith, che può o meno piacere ma certamente racchiude dentro di sè un mondo di sensazioni che vanno da growl profondissimi, urla ferali e parti schizoidi accompagnati da una performance fisica destabilizzante. L’oretta scarsa loro concessa scorre tra un lotto di canzoni che annichilisce i presenti, come le varie “Your Disposal”, “Lifestalker”, “Forced Gender Reassignment” per giungere alla finale “Kingdom Of Tyrants”, che pone il sigillo ad una performance assolutamente d’impatto, che ha messo in evidenza un gruppo che nella sua totalità mostra un grande amalgama e capacità indiscutibili, tanto che saranno i più osannati della serata (nonostante io gli abbia preferito i Decrepit Birth).

È il turno degli headliner, i canadesi Cryptopsy, autori lo scorso anno di un disco autointitolato – il settimo della loro carriera – votato all’insegna del brutal death. Il combo canadese non si perde in preamboli e immediatamente scarica sul pubblico “Two-Pound Torch”, minata però dall’effetto pesce fatto dal singer Matt McGachy a causa di un problema al microfono. Risolto l’inconveniente i nostri si rimettono rapidamente in carreggiata sapendo che i due gruppi che li hanno appena preceduti hanno sfornato prove di altissimo livello e che quindi questa sera è richiesto il massimo dell’impegno; così è un compendio di rabbia tra le varie “Benedictine Convulsions”, “Emaciate”, “Worship Your Demons”, “Amputated Enigma”, “Graves Of Father” e “Cold Hate, Warm Blood”. Il gruppo canadese mostra tutta la propria esperienza on stage grazie al sopracitato Mc Gacy, un ragazzotto di presenza e potenza che sa quello che va fatto sul palco, per passare al vero protagonista: il drummer Mounier che riesce a tessere trame ritmiche di altissimo livello, passando per Christian Donaldson alla chitarra (sostituto temporaneo di Jon Levasseur?) e Olivier Pinard (Neuraxis) al basso che bene assolvono il loro compito. Il risultato di tutti gli sforzi profusi viene apprezzato dai presenti, seppur senza che vi siano autentiche ovazioni come per i due gruppi che li hanno preceduti. Un medley tra “Defenestration”, Abigor” e “Open Face Surgery” ci porta al rush finale, con lo show chiuso dalla doppietta “The Golden Square Mile” e “Phobobile”. Gli spettatori doverosamente tributano un convinto applauso ad un gruppo che, una volta di più, ha dato dimostrazione di essere granitico on stage.

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