Broken Glazz – Divine (+ “Broken Glass”) (2013)

Titolo: Divine
Autore: Broken Glazz
Genere: Techno Thrash
Anno: 2013
Voto del redattore HMW: 9
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Pianeta Terra, 1989. Se oltreoceano il movimento thrash sta ancora vivendo l’epoca di massimo splendore, con band che impazzano in tour per l’intero globo terracqueo, non più supportate da etichette indipendenti ma da vere e proprie major che hanno annusato il trend del momento, in Italia ci si arrabatta per ottenere piccoli contratti, con la sincera speranza di riuscire a divulgare la propria proposta, contando sul passaparola e nel maggior numero di concerti nel proprio circondario o, se fortunati, in giro per lo Stivale… Almeno, questa è la visione generale che si profila a chi come il sottoscritto non ha vissuto quel periodo di veri sacrifici per un minimo di visibilità, fattori che ora possono essere ovviati con un buon supporto informatico, rendendo più facile palesare la propria presenza non solo su scala nazionale, ma a livello globale.
Ivrea, 1989. I Broken Glazz nascono nella prolifica fucina piemontese, la stessa che ha dato i natali ad un gran numero di formazioni le quali hanno plasmato il sottobosco metal della nostra penisola, portandolo in alcuni casi anche oltre frontiera (vengono in mente i Jester Beast, i Braindamage, gli Headcrasher per restare nel genere dei Nostri, gli estremi Cripple Bastards, i classici Fil Di Ferro, mentre, uscendo dai confini, come non citare i mitici Negazione, gli Elektradrive… E si potrebbe proseguire ancora). La necessità di riprendere gli stilemi del thrash di stampo Bay Area e farlo proprio muove il quartetto sin dagli esordi, con una formazione che, nel breve periodo di attività a cavallo delle due decadi, vedrà un solo cambio, seppur sostanziale.
Torino, 1991. Arriva “Divine”, il full length di debutto della band, esclusivamente in formato vinile, ad opera della Dracma Records. L’album consolida le basi tracciate solo un anno prima su quella fulgida e storica demo su cassetta, “Broken Glass” (1990), contenente sei brani, dei quali è stata ripresa la sola “Someday”, a ferma dimostrazione che la creatività ed ispirazione dei Nostri è in pieno vigore. L’anno successivo uscirà “Withdraw From Reality”, definitiva consacrazione, seguito dall’EP “Solitude” nel 1994, che coinciderà con lo scioglimento del gruppo e la fine del viaggio, che solo nel 2008 riprenderà per sporadici live, ma con un futuro attualmente incerto per via di una line up non completamente stabile.
Biella, 2013. E’ tempo di rendere onore ad un album che ha emozionato tanti giovani metalheads; se ne occupa la biellese Punishment 18 Records, che ristampa “Divine”, finalmente su disco ottico. Non solo, visto che la ciliegina sulla torta è l’inserimento, come bonus tracks, della demo “Broken Glass”. Una ristampa completa insomma, per una band che in un lustro ha saputo dire molto più di tanti altri epigoni più fortunati, ma carenti della medesima classe.
Per dovere di cronaca, i Broken Glazz non sono certo stati paladini dell’originalità a tutti i costi, ma sarebbe un delitto (ed una grossa falsità) non riconoscere loro una personalità davvero strabordante, che riecheggia in ogni singolo solco tracciato: provate solo ad ascoltare la terremotante “Mindless Transparency”, con atmosfere che difficilmente si possono riscontrare in episodi di thrash canonico, soprattutto in Italia, dove sul medesimo versante si può dire spopolasse più un certo mood estremo, “condannando” il quartetto eporediese allo status di mosca bianca. La costante ricerca del riff, un cospicuo lavoro in termini di arrangiamento (non esistono episodi anonimi o privi di sfaccettature), non immediatamente assimilabile, coincide con una freschezza premiata da molti metalheads di casa nostra, che supportano i Nostri e rendono loro quel merito che molti, troppi epigoni di italica memoria non hanno ricevuto, merito peraltro pienamente giusto e sacrosanto.
Per chi si stesse avvicinando solo oggi alla proposta dei Broken Glazz, si potrebbero citare molti gruppi di riferimento, la maggior parte dei quali facenti capo al thrash di stampo Bay Area, con svariate soluzioni sfocianti nel cosiddetto techno thrash che cominciava ad attecchire proprio in contemporanea alla genesi del combo.
Non risulta infatti difficile riscontrare una forte influenza Megadeth, ai quali i Broken Glazz sono stati più volte paragonati (indicati spesso come fin troppo derivativi della band di Dave Mustaine), oltre a Metallica, Anthrax, Annihilator, Toxik e compagnia cantante, da alcune delle quali lo stesso quartetto non ha mai nascosto di aver tratto ispirazione. Tra cambi di tempo repentini, una varietà di riff invidiabile e le mille sfumature dell’opener “Faces On The Floor” e della titletrack, dalle spinte “progressive”, si viene scaraventati all’interno del viaggio sonoro; sfido chiunque a non ritrovarsi a fischiettare, dopo il primo ascolto, la successiva “Someday”, un power ballad che non stenta a ricordare la classe dei maestri Savatage, nella sua velata malinconia mai sazia di melodia. Che Jeff Waters abbia fatto capolino ad Ivrea nel 1991? Potrebbe quasi sembrare così ascoltando “Electronic Brain”, così come ci si aspetta che da un momento all’altro spuntino Scott Ian e soci come special guest in “Fun House”. La già citata “Mindless Transparency” è foriera di pelle d’oca, nel suo continuo incastrarsi di melodie e dissonanze: per chi scrive l’episodio più elevato dell’intero platter. Giusto il tempo per inserire l’intermezzo acustico “Life Gone Wrong” ad introdurre la conclusiva “Promised Time”, summa dell’album con tutte le soluzioni già adottate a completare un quadro perfetto così com’è stato concepito. Lascio alla curiosità di quanti avranno portato a termine la lettura del qui presente papiro l’ascolto della demo “Broken Glass”; non vi sarà difficile cogliere la profonda progressione del gruppo, che sarà ben rimarcata nel successivo “Withdraw From Reality”, uno sviluppo come davvero pochi altri nel Belpaese hanno saputo intessere.
Nessun nuovo missaggio, solo piccoli aggiustamenti di volume ed il conseguente remaster del cd, che non va ad intaccare il suono primigenio di “Divine”, tantomeno di “Broken Glass”. Una produzione, ad opera dello studio facente capo alla Dracma Records, che per l’Italia dell’epoca era decisamente sopra la media.
Sarebbe fantastico poter concludere il tutto con un gigantesco “bentornati”, sarebbe meraviglioso sperare addirittura in nuovo materiale inedito, ma purtroppo si torna immediatamente a fare i conti con la realtà e la necessità di farsi bastare i parti discografici dei Broken Glazz targati anni ’90. Ad essere sinceri, con tutta la carne al fuoco che ci è stata lasciata, per così dire, in eredità, non credo sarà poi così difficile farlo! Se ancora siete titubanti, fate vostra questa ristampa o l’edizione in vinile: non ve ne pentirete!

Tracklist:
1. Faces On The Floor
2. Divine
3. Someday
4. Electronic Brain
5. Fun House
6. Mindless Transparency
7. Life Gone Wrong
8. Promised Time
9. Rights Of Your Pride (Demo)
10. Walkin’ The Line (Demo)
11. Abstract (Demo)
12. Total Despair (Demo)
13. Some Day (Demo)
14. Broken Silence (Demo)

Line-up:
Pier Querio – Basso
Andry Verga – Batteria
Ivan Appino – Voce, Chitarra
James Wynne – Chitarra, Voce

Sito ufficiale: https://it-it.facebook.com/pages/Broken-Glazz/163338917867
Sito Punishment 18 Records: http://www.punishment8records.com

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