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05/03/2014 : Steel Panther + Bad Bones – Alcatraz (MI)

Pubblicato il 10/03/2014 da in Live report | 1 commento


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05/03/2014 : Steel Panther + Bad Bones – Alcatraz (MI)

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Nonostante il loro prossimo full length “All You Can Eat” debba ancora uscire sul mercato (il 1° aprile), ecco approdare nuovamente gli Steel Panther sul palco meneghino dell’Alcatraz, a due anni di distanza dalla precedente esibizione di supporto al secondo disco “Balls Out”.
L’attitudine rock’n’roll degli anni Ottanta, dalla quale il gruppo losangelino pesca a piene mani, contagia letteralmente la platea milanese (presente in buon numero), che trasforma la venue in un party veramente coinvolgente, dove nessuno – ma veramente nessuno –  riesce a stare fermo un istante.

Bad Bones 2  Bad Bones 1

Ad aprire le danze ci sono i piemontesi BAD BONES, già visti all’opera a Rossiglione nel 2009 in un Metal Valley, che in quell’occasione non avevano affatto demeritato, riuscendo a coinvolgere ed intrattenere un’audience avvezza a suoni molto più estremi. Purtroppo per motivi lavorativi ho potuto assistere solo alle ultime tre canzoni della performance dei Bad Bones, nelle quali la band cuneese  riesce a trascinare in maniera ottimale il pubblico già presente in sala, svolgendo compiutamente il ruolo di opener. Sulle note di “Bad Bones Boogie” i Nostri si congedano, in mezzo ad applausi convinti e a qualche coro di sostegno.

Steel Panther 2

Dopo aver atteso una mezz’oretta per l’allestimento del palco (Formato B, quindi piccolo), ecco che finalmente salgono on stage – nel tripudio – gli STEEL PANTHER con un look ovviamente eccessivo e caricaturale. I quattro losangelini danno fuoco alle polveri con un poker d’ouverture letteralmente da infarto, contemplante il biglietto da visita “Eyes Of A Panther”, l’ammiccante “Tomorrow Night”, la laida “Asian Hooker” per culminare nella geniale “Just Like Tiger Woods” (invero non resa al massimo). Scontato il visibilio della folla, che non si lascia proprio sfuggire l’occasione di cantare a squarciagola. Nel mezzo di questo poker cominciano i celebri sketch tra il chitarrista Satchel, il cantante Michael Starr ed il pubblico, con il primo che asserisce convintamente che l’Italia è la patria della “Pizza, Pasta and Pussy”, poi – facendosi ovviamente sponda con il singer – pronto a dire che la chitarra solista e la voce sono sempre gli elementi principali di un gruppo come Robert Plant e Jimmy Page (tra le risate degli altri membri) per poi sbeffeggiare lo stesso Starr, avvisando tutte le spettatrici che ha un pisellino, scatenando un boato in sala (il coro “Pisellino, Pisellino” sarà il più gettonato della serata).

Steel Panther 1

È il momento di procedere con il primo estratto di “All You Can Eat”, la festaiola “Party Like Tomorrow Is The End Of The World”, che fa breccia tra gli astanti che già la cantano a squarciagola; a ruota “Let Me Cum In” scatena il caos in sala, con qualche tetta che spunta tra le spettatrici. Dopo aver espresso il loro amore per le tette, con Lexxi Foxxx impegnatissimo nello specchiarsi fiero dei suoi interventi chirurgici, è il momento di un solo chitarristico prologo all’esplosiva “Turn Out The Lights”, che fa esplodere l’Alcatraz come un party sul Sunset Strip di Los Angeles negli anni ’80.
Ovviamente gli sketch tra i vari componenti della band non si sono certo fermati, con Starr e Satchel a far da mattatori durante l’hair solo di Lexxi Foxxx, durante il quale fingono di soffiare sui capelli del vanesio bass player, in mezzo al tripudio generale. Ma è tempo di tornare al nuovo album, con la non avvincente “Gloryhole” e la compassata “The Burden Of Being Wonderful”, che invece è maggiormente apprezzata  con il suo mood avvolgente. Dopo aver ascoltato le disposizioni che diede il padre di Michael Starr – sinteticamente “canta in una band heavy metal e scopale tutte” – vengono fatte salire una ventina di ragazze sul palco, più o meno audaci, che fungono da cornice all’adrenalinico finale di regular set, che – con un crescendo rossianiano di trivialità – prende forma mediante “Gold Digging Whore”, “It Won’t Suck Itself” ed il classicone “Death To All But Metal”.

Steel Panther 4

È bene precisare che a parte il lato goliardico, fatto di lustrini e paillettes, gli Steel Panther sono un gruppo vero, che suona con grandissima coesione, con una sezione ritmica che sostiene egregiamente il lavoro ritmico e solista della chitarra e con un singer che per larghi tratti della performance rimane su livelli ottimi, assecondato anche dal pubblico che non si fa sfuggire un ritornello. I volumi alti ed i suoni che, al netto di qualche sbavatura, sono di buon livello, assicurano la cornice ideale per poter fruire della proposta del combo losangelino.
I bis vengono introdotti da Michael Starr, che fa cantare le prime strofe di “Community Property” ai fans, venendo poi supportato dal resto della band per la seconda parte del brano. Siamo agli sgoccioli con “17 Girls In A Row” e la party song per antonomasia degli Steel Panther “Party All Day (Fuck All Night)”, che sigillano alla grandissima l’ora e mezza di concerto. Che dire? In quasi vent’anni di militanza concertistica non nego che sia stato uno dei concerti più divertenti ai quali abbia mai assistito. Grandissimi!!!

Steel Panther 3

Setlist Steel Panther:

Eyes of a Panther
Tomorrow Night
Asian Hooker
Just Like Tiger Woods
Party Like Tomorrow Is the End of the World
Let Me Cum In
Guitar Solo
Turn Out the Lights
Hair Solo
Gloryhole
The Burden of Being Wonderful
Gold Digging Whore
It Won’t Suck Itself
Death To All But Metal
Community Property
17 Girls In A Row
Party All Day (Fuck All Night)

Le foto sono copyright di © Gabriele Temporiti – www.gate85.net
Si ringrazia Riccardo Canato di Bagana Rock Agency per la disponibilità.

  1. Condivido in pieno la recensione,grande band fatta da ottimici musicisti.
    Da non perdere il prossimo anno sempre all’Alcatraz!

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