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07/03/2014 : Soilwork + Darkane + guest (Romagnano Sesia, NO)

Pubblicato il 8/04/2014 da in Live report | 0 commenti


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07/03/2014 : Soilwork + Darkane + guest – Rock’n’Roll Arena – Romagnano Sesia (NO)

locandina Soilwork

Dopo più di tre anni dall’ultima calata italica, con All That Remains e Caliban, tornano nel Belpaese i Soilwork nell’ambito dell’”European infinity pt. 2”, accompagnati per l’occasione dai conterranei – e concittadini – Darkane, anch’essi autori del recente e più che discreto “The Sinister Supremacy”, che ha segnato il ritorno nei ranghi della band del primo cantante, Lawrence Mackrory. A chiudere il bill ci sarebbero dovuti essere anche i System Divide, gruppo capitanato da Swen De Caluwé (cantante degli Aborted) e dalla moglie Miri Milman (turnista live degli Orphaned Land), dei quali però non si è vista traccia. Il compito di aprire le danze così spetta agli italiani Logical Terror, autori – sino ad ora – di un unico disco, dedito a sonorità moderniste. Vediamo come si sono svolti i fatti.

Logical Terror

Attivi da qualche anno nel sottobosco peninsulare, i LOGICAL TERROR propongono una miscela sonora da loro ribattezzata Futuristic Thrash Metal, che è una commistione tra Mnemic, Fear Factory e Soilwork, shakerato con parti industrial e con partiture vocali alternate (pulite, aggressive e filtrate). Per l’occasione il combo emiliano propone estratti dall’unico album edito – “Almost Human” del 2011 – tra le quali emergono “Nameless”, “Gender 3000”, “Monad 61”, “Unfilled” e “Degenerate/Regenerate”. Il gruppo annovera tra le proprie fila due cantanti, che si suddividono tra screaming e cantato pulito, ai quali è delegata quasi interamente la tenuta del palco.
Una base martellante fa da contraltare ad un sound ammiccante che pare essere di gradimento agli spettatori assiepati nelle prime file. La mezz’ora loro concessa scorre piacevolmente, ma senza grossi sussulti.

È il turno dei DARKANE – di Helsingborg come i Soilwork – una delle band più sottostimate dell’intera scena metal, che – a dispetto di almeno quattro dischi d’altissima caratura – sono sempre stati derubricati ad entità secondaria all’interno della scena musicale svedese. Francamente questa scarsa considerazione mi ha sempre fatto incazzare, perché gruppi di gran lunga meno dotati di loro sono sulla cresta dell’onda da lustri mentre i Darkane, che per inciso vantano una delle migliori coppie di axemen (Malmstrom e Ideberg), oltre ad uno dei migliori batteristi al mondo (Wildoer), si devono accontentare delle briciole.
Piccola polemica a parte, il combo nordeuropeo scatena immediatamente sul pubblico la title track dell’ultimo disco “The Sinister Supremacy”, dotata di un ritornello molto catchy, seguita dal classicone “Innocence Gone”. La solidità e la coesione della band non sono certo una novità (4/5 del gruppo suona insieme dal 1998) ed il rientro alla casa madre di Lawrence (attuale cantante dei francesi Scarve e autore delle linee vocali del debut “Rusted Angel”), non fa altro che conferire un ulteriore carico d’impatto nel sound dei nostri.
Che gli svedesi credano molto nella loro nuova release lo si capisce anche dal numero di brani suonati: oltre alla titletrack, sono state sciorinate “Insurrection Is Imminent”, “Mechanically Divine” e “Ostacized”. È sempre fantastico vedere suonare musicisti così talentuosi, come il duo Malmstrom e Ideberg che incrociano riffs e assoli con una precisione chirurgica, ma che – a differenza di alcuni rinomati colleghi – non  si estraniano mai dalla dimensione live (al contrario, coinvolgono attivamente i fans).
Ad eccezione di “Demonic Art” (a parere di chi scrive, il disco meno riuscito), tutti gli album vengono passati in rassegna, proponendo grandissimi classici, che scatenano un buon feedback in sala. È il caso di “Chaos VS Order”, dell’elettrizzante “Layers Of Lies” col suo chorus cantata dai più, sino a giungere all’abrasiva “Third” e alla seminale “Convicted”, con la quale i Darkane ci riportano laddove tutto ebbe inizio (il fantastico “Rusted Angel”). Senza tanti giri di parole quarantacinque minuti di grandissima qualità; per chi scrive i migliori della serata.

Setlist Darkane:
Sounds Of Pre-Existence
The Sinister Supremacy
Innocence Gone
Insurrection Is Imminent
Mechanically Divine
Chaos VS Order
Layers Of Lies
Ostacized
Third
Convicted

Sono gli headliner dell’evento – i SOILWORK – a prendere ora in consegna il palco. La partenza è repentina con “This Momentary Bliss”, seguita dalla storica “Like The Average Stalker”, invero non resa con grande cura esecutiva. L’assenza dall’Italia, che erroneamente Strid stima in cinque anni, non ha minato l’attenzione dei fans di casa nostra verso la band svedese, tanto che il locale stasera segna un afflusso di tutto rispetto. Non avevo ancora visto dal vivo la formazione attuale e devo subito premettere che hanno dato vita ad una performance di buon livello, sebbene a tutt’oggi io non capisca l’utilità delle tastiere in sede live, che emergono sporadicamente dall’impasto sonoro scaturito dalle chitarre, senza mai riuscire ad incidere veramente.
Gli estratti dall’ultimo lavoro “The Living Infinite” (rilasciato lo scorso anno in formato doppio CD) sono molteplici, tra i quali si annoverano “Spectrum Of Eternity”, “Parasite Blues”, “Long Live The Misanthrope”, “Tongue”, “The Living Infinite I” e “Rise Above The Sentiment”, oltre alla già citata “This Momentary Bliss”. Proprio sui pezzi nuovi – così come sul materiale post “Stabbing The Drama”- la band mostra una grande padronanza, in particolare un ottimo Strid recita la parte del leone sia nelle parti pulite sia in quelle più aggressive. Bene anche il resto della band, con lo scatenato Ola Flink – autentico animale da palco – sempre intento a scalciare in aria assecondando le sue parti di basso e le backing vocals in growl; efficaci ma più compassati sono gli altri elementi del gruppo, che visivamente pagano pegno ai due membri storici.
Sono soprattutto i brani più datati e più veloci a soffrire nella performance di stasera, soprattutto “Chainheart Machine” eseguita in maniera muscolare e velocizzata, ma suonata con pochissima cura, così come “Bastard Chain” e “Like The Average Stalker”, che alla fine non mi hanno convinto.
A livello di setlist credo che i fans si possano dichiarare soddisfatti, anche se avrei sorvolato sui due estratti del pallido “Figure Number Five” in favore di “Sadistic Lullabye” o “Skin After Skin” da “Steelbath Suicide” o, per stare nell’ambito delle nuove composizioni, “Late For The Kill…” o “Sworn To A Great Divide”, ma tant’è.
Indubbiamente tra i momenti meglio riusciti troviamo “Let This River Flow” e gli estratti da “Stabbing The Drama”, in particolare la title track collocata alla fine dei bis, che ha trascinato alla grande il pubblico, col suo chorus catchy cantato da tutti a squarciagola.
Francamente devo dire che non mi aspettavo una prova così convincente da parte dei Soilwork, anche alla luce di alcuni recenti filmati live non esattamente entusiasmanti, invece i nostri hanno dato dimostrazione di coesione sul palco e soprattutto “Speed” – nonostante si sia imbolsito – ha dato il la ad una bella performance, sottolineata dai copiosi applausi giunti a fine serata.

Setlist Soilwork:
This Momentary Bliss
Like the Average Stalker
Overload
Weapon of Vanity
Spectrum of Eternity
Black Star Deceiver
Parasite Blues
Bastard Chain
Let This River Flow
Long Live the Misanthrope
Tongue
Nerve
Chainheart Machine
The Living Infinite I
Rise Above The Sentiment
Distortion Sleep
Stabbing The Drama

Si ringrazia Patrizia Cogliati – www.musicphoto.it per la concessione della fotografia.

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