03/06/2014 : Sepultura (Moncalieri, TO)


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03/06/2014 : Sepultura + Black Propaganda + Unforced – Audiodrome, Moncalieri (TO)

Sepultura locandina

Nell’anno di celebrazione del trentennale di carriera e a tre anni dalla loro ultima calata italiana, i SEPULTURA tornano dalle nostre parti per due date, rispettivamente all’Audiodrome di Moncalieri (TO) e al Corallo di Scandiano (RE).

Lontani ormai i tempi in cui potevano fare 5000 ingressi a serata, i Sepultura si trovano nuovamente a calcare le assi di un piccolo club qui in Italia e, in particolare, l’Audiodrome sembra proprio perfetto. Un palco non enorme ma neanche soffocante, un buon impianto audio, il pubblico distanziato appena un paio di metri dai musicisti e lo spazio per accogliere un buon migliaio di persone: più o meno la location ideale.

Unforced 1

Nonostante neanche con i blasonati headliners si vada lontanamente vicini al sold out, il locale si popola abbastanza presto, e quando compaiono i padroni di casa UNFORCED ci sono già almeno un centinaio di persone ad assistere al loro show. Forti di un thrash metal che sconfina molto spesso nel death, i torinesi imbastiscono uno spettacolo veloce e molto potente, andando ad attingere da quasi tutte le proprie uscite discografiche, ma non disdegnando di piazzare anche un paio di cover di tutto rispetto. Vengono infatti riproposte “You Spill Blood” e “City” dall’ultimo “Day To Day”, ma non viene dimenticato il passato con “First Time You Cry”, il tutto inframmezzato dalla riproposizione della leggendaria “Roswell 47” degli Hypocrisy e da “Propaganda”, proprio dei Sepultura. In sostanza un’ottima prova, compatta e decisa al punto giusto, il giusto antipasto in una serata di questo tipo.

Black Propaganda 1

Dopo un rapido cambio di palco è poi il turno dei BLACK PROPAGANDA, un’altra interessante band torinese. Sulla scia di produzioni moderne alla Fear Factory, Pantera, Lamb Of God e, perché no, stessi ultimi Sepultura, i quattro piemontesi mettono letteralmente a ferro e fuoco l’Audiodrome.
Complici anche volumi sparati ogni oltre concezione, la potenza torrenziale della band esplode in una tracklist serratissima e senza respiro. In questa troviamo tutti i pezzi più celebri dell’ensemble, tra cui una devastante “Hit The Mass”, una tellurica “Lose Your Balance” e una potente “Hand Of God”, anche se, come prevedibile, il climax viene raggiunto durante la celebrativa “Black Propaganda”, una vera mazzata tra capo e collo. Un gruppo decisamente interessante e da seguire con attenzione, una grande sorpresa per chi ancora non li conosceva, l’ennesima conferma per chi li segue da qualche anno.

Sepultura 1

E, infine, è il turno dei SEPULTURA. Nonostante siano quasi vent’anni che non azzeccano un album, nonostante tutti ancora bramino una impossibile reunion con i fratelli Cavalera (fun fact: il “nuovo” cantante Derreck Green è ormai in organico da 17 anni, 4 anni in più di quanti Max Cavalera ne abbia mai passati nel combo) e nonostante il loro imprescindibile passato sia più una ingombrante ombra che altro, loro continuano a essere lì: anno dopo anno, concerto dopo concerto, a rincorrere fette di pubblico sempre più esigue e a sputare in faccia di chi li ascolta quel pugno di classici immortali che ogni bravo lungocrinito ascoltatore di musica metal dovrebbe conoscere a memoria.
Si spengono le luci e i brasiliani attaccano “The Vatican”, tratta dall’ultima fatica in studio “Mediator Between Head and Hands Must Be the Heart”. Il pubblico, come prevedibile, reagisce in maniera freddina e timida e solo l’intervento di chi scrive, durante la parte più veloce del pezzo, fa scatenare il pogo tra le prime file; pogo che, c’è da dirlo, sarà uno dei più violenti che si siano visti da queste parti negli ultimi anni. Aperte le ostilità, il live prosegue con un altro brano recente, “Kairos”, probabilmente il migliore composto dai sudamericani dallo split nel 1997. La tensione si alza, e finalmente i nostri decidono di tuffarsi nel passato con “Propaganda”, una vera e propria bordata, con un Eloy Casagrande alle pelli veramente ispiratissimo. Non che il resto del combo stia a guardare: per la prima volta da quando ho potuto assistere a un loro set, infatti, Andreas Kisser non fa rimpiangere neanche per un attimo l’assenza di una seconda chitarra onstage, mentre il “vecchio” Paulo Jr. cesella riff al basso come una macchina e il mastodontico Green si esibisce in una delle sue prestazioni vocali migliori di sempre, finalmente potente, aggressivo e devastante come ci si aspetta da un personaggio del genere.
Il “vizietto” di dare spazio a pezzi recenti ritorna a infastidire la platea con “Impending Doom”, “Manipulation Of Tragedy” e “Convicted In Life”, ma è alla fine di quest’ultima che esplode definitivamente la serata. Vengono infatti riproposte in rapida successione “Dusted”, “Attitude” e “Dead Embryonic Cells”, che finalmente soddisfano i palati più assetati di sangue, intenti a colpirsi il più violentemente possibile nel moshpit. Ma poi tutti i cuori degli aficionados più old school si fermano all’unisono per un attimo: il nerboruto singer annuncia un brano per i fan giurassici dei Sepultura e come un uragano “Biotech Is Godzilla” spazza via tutto quello che incontra sulla propria strada. Suonata a velocità folle e recepita in maniera ancora più folle dagli astanti, il classico di “Chaos A.D.” è indubbiamente uno dei momenti più apprezzati dello spettacolo. Il concerto prosegue, poi, con altre due songs “giovani” come “Spectrum” e “Da Lama Ao Caos”, che conducono alla parte più classica della scaletta dei brasiliani: arrivano infatti una terrificante “Inner Self”, la cui parte centrale lascerà più di un ferito sul campo di battaglia, seguita a ruota da una tripletta dei sogni come “Territory”/”Arise”/”Refuse/Resist”, che non può che mettere tutti d’accordo.

Sepultura 2

Si accendono le luci e la band sparisce nel backstage, ma nessuno è intenzionato ad andar via, ovviamente. Dopo un paio di minuti i quattro ricompaiono venendo accolti da un boato e può aver inizio l’encore. E tutti sanno cosa manca all’appello. “Trauma Of War” passa inosservata come tutta la recente produzione dell’ensemble, ma apre la strada al gran finale.“Rathamahatta” scalda a dovere l’ambiente e poi Derrick Green prende il microfono e carica il suo esercito verso la battaglia finale: <<Sepultura du Brasil, un, dos,tres, quatro!>> e “Roots Bloody Roots” deflagra completamente, tra proiettili umani che pogano a gomiti altissimi e parti lente in cui il mosh si fa il più violento possibile e dove l’ultima goccia di sudore viene cacciata fuori da decine di corpi appiccicati e maleodoranti.
E’ finita, il gruppo scende dal palco e tutti quanti vanno a casa. E in conclusione rimane, come sempre, il rimpianto per quello che i Sepultura avrebbero potuto essere con la formazione originale, il dispiacere di ammirarli in un piccolo club di provincia, la rabbia nel vedere così poche persone ancora interessate alla loro musica, oggi, nel 2014.
Ma in fondo, poi, tutto sparisce pensando che comunque sono 15 anni che per me, ragazzino di 30, la loro musica è un eccitante naturale meglio del viagra; uscire da quel posto come dopo aver fatto tre saune, zoppicando e senza un filo di voce è ancora una delle migliori sensazioni che si possano provare; che, cazzi loro, gli altri non sanno che si perdono e si tenessero i loro Avenged Sevenfold. Ancora una volta quei quattro vecchietti mi hanno fatto sentire un essere umano, vivo.
E non posso che ringraziarli, sempre.

Un ringraziamento molto speciale a Ivo Palummieri e Vincenzo Nicolello per le foto della serata.

Unforced:

Unforced 4 Unforced 5 Unforced 6 Unforced 2 Unforced 3

Black Propaganda:

Black Propaganda 3 Black Propaganda 4 Black Propaganda 5 Black Propaganda 6 Black Propaganda 2

Sepultura:

Sepultura 5

Sepultura 6 Sepultura 7 Sepultura 3 Sepultura 4

 

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