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4th Dimension (Andrea Bicego e Talete Fusaro)

Pubblicato il 1/07/2014 da in Interviste | 0 commenti


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Tour con Sonata Arctica e Labyrinth, un esordio acclamato ed apprezzato, prodotto niente di meno che da Alessio Lucatti (Vision Divine) con ospiti del calibro di Fabio Lione ed un come-back in grande stile. C’è parecchia carne al fuoco se pensiamo che stiamo parlando dei 4th Dimension, band nata solo pochi anni fa ma già con delle ottime soddisfazioni alle spalle. Il symphonic power metal della band di Asiago torna così con “Dispelling The Veil Of Illusions”, album meno immediato e meno canonico rispetto all’esordio “The White Path To Rebirth”, volutamente più ricercato nell’arrangiamento e nelle soluzioni melodiche. Abbiamo parlato di questa nuova fatica con i due pilastri della band, Andrea (cantante) e Talete (tastierista). Buona lettura!

Ciao Andrea e ciao Talete, benvenuti su HeavyMetalWebzine! Eccoci qui, avete l’occasione di dire due parole sul nuovo lavoro dei 4th Dimension, “Dispelling The Veil Of Illusions”. Partiamo proprio dal titolo; quali sono le tematiche che affrontate in questo nuovo disco e come è avvenuto il vostro approccio ai testi? Avevate già in mente una linea generale o il tutto si è sviluppato molto spontaneamente?

TF: Avevi detto due parole: libertà e spontaneità (anche se siamo ancora lungo il cammino).

AB: Io sono logorroico, ormai lo sai Fil, quindi ti lascio le due parole e me ne prendo un centinaio, ahah! Scherzi a parte, Talete ha riassunto la dinamica benissimo: non ci siamo posti problemi prima… il tutto è venuto da sé e solo a posteriori mi sono davvero reso conto che esisteva un filo conduttore fra tutti i brani anche se il titolo era stato deciso ben prima e non a caso… Fino ad un paio di settimane fa ero convinto che “A Circle In The Ice” fosse l’unico pezzo un po’ al di fuori del tema principale ma, dopo attente riflessioni, posso ora dire che quel pezzo, che ho scritto ripensando all’esperienza del tour di tre anni fa, sotto sotto con le illusioni c’entra eccome!
Pensa a una band, in tour per la prima volta, che sperimenta per la prima volta l’adrenalina del successo… c’è qualcosa di più illusorio nel mondo della musica? Ad ogni modo l’idea dei testi è venuta da Stefano, Talete e dal sottoscritto: tutti e tre abbiamo contribuito alle idee delle canzoni anche se poi chiaramente io sono la causa della ‘poeticizzazione’ (temo di aver coniato un nuovo termine) delle lyrics.

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Passando invece alla musica, il vostro nuovo disco suona innanzitutto molto più immediato nei minutaggi rispetto all’ottimo esordio: canzoni brevi che arrivano al dunque, ma al contempo occorrono anche più ascolti per poterlo apprezzare bene, perché gli arrangiamenti sembrano più sofisticati e ricercati. Anche in questo caso avete già avuto in mente fin dall’inizio il percorso da intraprendere o è nato tutto spontaneamente?

TF: Ti dirò la verità… sono arrivato in studio e ho fatto praticamente tre quarti al momento… credo sia la cosa migliore almeno per me. E’ stato una specie di esperimento, e direi che è una buonissima rivelazione per il prossimo cd!

AB: I brani, tuttavia, sono stati studiati in modo certosino, nella struttura e nelle linee principali. L’idea era di volersi sbarazzare delle cose inutili, dei fronzoli di cui è fin troppo pieno il power, puntando a riscoprire il senso più vero del termine ‘canzone’. Se uno ama quei fronzoli dovrà cercarli in altre band perché noi stiamo ricercando la semplicità e abbiano appena iniziato. Poi va detto che su pezzi come “ExtraWorld”, “White Logic” e “The Watchtower” ci siamo stati su davvero per mesi quindi è forse per quello che suonano più complessi rispetto alla loro intrinseca semplicità.

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Dando anche un solo rapido primo ascolto al disco, la cosa che maggiormente balza all’orecchio è l’utilizzo dell’elettronica, che dona al lavoro un fascino moderno e graffiante. Addirittura vi è un’introduzione simil-dance in “ExtraWorld”. Non è un mistero che il connubio metal-elettronica sia il binomio a cui molto del metal moderno sta vertendo. Vi sentite a vostro agio in questa nuova dimensione o opterete per qualche nuova scelta in futuro?

TF: Visto che ho l’onore di poter dire un po’ di cazzate grazie a questa intervista in amicizia con te, Filippo, sappi che per me è una durissima domenica mattina!!! Riguardo la domanda ti dico che nella mia testolina sono più di dieci anni che immagino grandi orchestre intrecciate ai più impossibili suoni e sound elettronici. Forse è proprio arrivato il momento di unire gli opposti… se ci pensi bene non c’è molto altro da inventare se non unire il bianco e il nero così come meglio ci viene. Poi non te li vedi??? Truzzoni, metallari e gente in cravatta che si ama veramente?!

Talete, tu giochi un ruolo molto importante nel sound dei 4th Dimension; la tua tastiera è strumento rilevante sia in fase d’atmosfera che in fase solistica. Come ti trovi a gestire questi due aspetti del sound della band? Sei tu il principale compositore o il contributo musicale arriva da tutti?

TF: Il contributo musicale arriva da tutti, soprattutto in questo disco… ovviamente mi permetto di stravolgere abbastanza i pezzi… così come mi viene.. sono nato anche per rompere i coglioni e quindi mi applico accuratamente!

Ed ora anche una domanda per il nostro Andrea. La tua voce sembra molto migliorata ed è ancora più espressiva su “Dispelling The Veil Of Illusions” rispetto all’esordio. In questo lasso temporale hai avuto modo di lavorare di più sul tuo strumento? Hai una voce molto particolare, diversa dal classico ‘timbro power’, quasi sofferta in molte partiture lente o melodiche ma anche graffiante in altri frangenti. Segui corsi specifici di canto o è tutto frutto della tua passione?

AB: Innanzitutto ti ringrazio per l’apprezzamento! Poi ti dirò, io non ho mai nascosto il disappunto per la mia performance su “The White Path To Rebirth”, dove la voce semplicemente ‘non esce’. Quello non è il mio stile vocale, tutto qui, e non è dovuto solo al fatto che, all’epoca della registrazione, uscivo da un momento di seri problemi di laringe e non ero quindi al massimo della condizione. Ma non voglio entrare in certi discorsi… preferisco parlare del presente e ammetto che mi sono sentito molto più a mio agio nell’incisione del nuovo disco, dove, lavorando in studio con un coach del calibro di Olly Riva dei The Fire, ho potuto davvero tirar fuori il massimo o quasi di quello che potevo dare.
Io non mi ritengo, né ho la presunzione o l’ambizione di ritenermi, un cantante power. Sono un cantante e canto come mi piace… quel che mi piace è interpretare ogni pezzo con il mood che sento di più nel rispetto di ciascuna canzone. Ho passato molte fasi nel corso degli anni, da quella in cui volevo imitare gli acuti di Michael Kiske a quella in cui cercavo di emulare il graffiato di Hansi Kursch, fin quando ho iniziato ad apprezzare anche le voci più tranquille ed espressive del rock. Posso dire che proprio l’aver provato diversi stili mi ha portato a modulare la voce in modo che ora non assomiglia probabilmente a quella di nessuno anche se forse strizza un po’ l’occhio a tutti. Ultimamente mi sono innamorato seriamente del timbro di Tom Keifer dei Cinderella e questa influenza potrebbe portare a cose assurde in futuro, ahah!

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Parlatemi della copertina del vostro nuovo disco; davvero un bel lavoro. Chi se ne è occupato e da chi è nata l’idea stessa di un artwork così particolare?

TF: La scelta è stata fatta un po’ insieme… poi c’è poco da dire… grandissimo Claudio Bergamin, l’artista dell’intero artwork, comunque  è una copertina che rispecchia alla grande il concept del disco e che a me piace davvero tanto!

AB: Trattasi di un lavoro molto prog, dal mio punto di vista. Claudio ha letto i testi vecchi e nuovi e ha elaborato alcune idee che ci ha presentato con bozze a matita. Alla fine si è optato per sviluppare quella che si è poi tradotta nella cover finale, sulla quale tutti abbiamo contribuito nella scelta dei dettagli, dei colori etc… Credo che la cover rifletta davvero il nostro tentativo di andare, un po’ alla volta, “oltre”.

Pensate che il contatto con Alessio Lucatti sia stato un buon trampolino di lancio per voi? Inoltre ora siete sotto contratto con l’etichetta emergente PowerProg Records; vi state trovando bene? Come è stato da voi affrontato l’iter per la ricerca di una label interessata al vostro prodotto?

AB: Certo, se non fosse stato per Alessio Lucatti probabilmente non saremmo mai usciti da Asiago. Di questo gliene sarò sempre grato. Poi chiaramente è venuto anche il momento di affrancarsi ed ecco perché abbiamo cambiato studio e produttore per questo secondo disco, affidandoci a Tancredi Barbuscia e al suo Greenriver Studio di Varese. L’etichetta è arrivata dopo una lunga ricerca fra le sole label dell’area tedesca ma ora è ancora presto per tirare le somme. Il contratto è molto lungo quindi avremo tempo… Mi sto facendo il mazzo tanto quanto tre anni fa per promuovere il disco e questo è un fatto innegabile e indipendente dalla label. Se non altro il cd è ben distribuito ovunque, sul circuito EMP europeo, presso Nuclear Blast, Amazon e nei grossi store scandinavi. Speriamo serva a far girare il nome…

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Nel vostro ruolo di musicisti metal, non potete sottrarvi alla noiosissima domanda di rito: che cosa ne pensate della attuale scena power italiana e più in generale della scena metal mondiale? Quali sono le vostre maggiori influenze nel mondo musicale?

TF: Grandi Labyrinth, Sonata Arctica e molti altri… però è ora di una svolta… ci vuole qualcosa di nuovo e speriamo arrivi… a riguardo, apprezzo molto l’approccio dei Dreamtale su alcuni dischi come “Difference”.

AB: Onestamente non seguo come una volta la scena power, italiana o straniera che sia, o più in generale metal. Ascolto qualcosa di nuovo, soprattutto se viene dalle band che mi piacciono di più, ma per quanto mi riguarda ormai reputo che il meglio sia stato dato e vedo quasi solo band in fase calante, indipendentemente dai voti stellari che leggo poi nelle recensioni. Mi sta venendo un po’ tutto a noia e preferisco tenermi cari alcuni dischi del passato che ancora oggi mi emozionano o riscoprire ‘zone’ di quel passato che ancora non conosco bene, quando proprio non esco dal genere per lasciarmi trasportare da correnti rock, pop o altro. Il disco migliore che ho ascoltato negli ultimi mesi è “The Way Life Goes” del sopracitato Tom Keifer e l’unico altro disco che aspetto con ansia è il nuovo lavoro degli Empyrium “The Turn Of The Tides”. Tutto il resto, come direbbe il buon Califano se fosse ancora vivo (e lui ci aveva visto bene…) è noia. Poi, per carità, qualcosa si salva dal piattume più totale ma bisogna anche avere la fortuna di imbattersi nell’eccezione.

Avete mai pensato di utilizzare un vero coro o dei veri archi non campionati da una tastiera in qualche brano, magari per enfatizzare certe parti? E’ forse ancora troppo presto economicamente parlando?

TF: Economicamente stiamo un po’ tutti nella merda… ma la vita è lunga e quando finisce ce ne sarà sicuramente un’altra … credo…

AB: Il desiderio c’è, Fil, ma i soldi latitano. Per questo album alcune orchestrazioni su “Memoirs Of The Abyss”, “Away” e un altro paio di pezzi sono state arrangiate dal compositore Mattia d’Ambros (www.mattiadambros.com) e i sample usati sono di gran lunga migliori rispetto a quelli del primo disco, per cui ti dirò che sono molto soddisfatto dei risultati. Chiaro, una vera orchestra con un vero coro sarebbe tutt’altra cosa, ma credo che al momento ci si debba accontentare…

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Per quanto riguarda i live invece, come vi muoverete ora? C’è in ballo qualche tour promozionale, o qualche festival o qualche evento già schedulato?

AB: No, quasi nulla salvo un paio di piccole date… non lavoriamo con alcuna agenzia, quindi niente importanti festival estivi, e del resto non abbiamo fondi da investire (o sperperare, dipende dai punti di vista ahah!) in tour pay-to-play. Se qualcuno ha interesse nelle nostra proposta musicale basta che ci contatti, ahah!

Bene ragazzi, l’intervista si chiude qui. Nell’augurarvi buona fortuna e nel rinnovarvi i  miei complimenti per “Dispelling The Veils Of Illusion” (recensito qui) e per il recente concerto di presentazione del disco, a cui ho avuto il piacere di assistere, lascio a voi la parola finale!

AB: Grazie mille a te, Fil, per lo spazio che ci hai concesso! Spero che i lettori vadano a vedersi il nostro video di “Kingdom Of Thyne Illusions”, quindi ad ascoltarsi il disco ed infine optino per comprarsi la loro copia originale, magari firmata presso il nostro website www.4thdimensionmetal.com (yeah, questo è marketing!). Ovviamente aspettiamo tutti ai nostri concerti, per quanto poco frequenti essi siano!

TF: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . … . ……. ….. ……. … ….. … … .. . . … …. . .. . .. … (prova a decifrarlo… è un messaggio inconscio della serata di ieri XD XD )

Sito ufficiale: http://www.4thdimensionmetal.com/index_ita.php
Facebook: http://www.facebook.com/4thdimensionmetal

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