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18/06/2014 : Black Sabbath (Casalecchio Di Reno, BO)

Pubblicato il 29/07/2014 da in Live report | 3 commenti


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18/06/2014 : Black Sabbath + Black Label Society + Reignwolf – Unipol Arena (Casalecchio Di Reno, BO)

Black Sabbath Bologna

La storica serata del ritorno in Italia del trio Iommi, Butler, Osbourne, a sedici anni dall’ultima esibizione italiana al Gods Of Metal, è una di quelle occasioni difficili da descrivere a chi non c’era o a chi non condivide il culto per il mito musicale (e non solo) dei BLACK SABBATH. Un nome che evoca la nascita stessa di un genere come l’heavy rock a tinte dark (poi divenuto heavy metal “ufficialmente” solo nel decenno successivo) che ha preso piede tanto da essere inarrestabile anche a quasi mezzo secolo dalla sua creazione nonostante il susseguirsi di innumerevoli mode ed i molteplici ricambi generazionali.

Reignwolf 1

La live performance di apertura della serata è affidata a REIGNWOLF, all’anagrafe Jordan Cook, un chitarrista canadese che sul palco è davvero una forza della natura. Reignwolf propone un heavy rock garage dalle forti tinte blues che sfocia spesso in jams fluviali dall’energia incontenibile. Il suo punto di forza, che ha attirato complimenti di addetti ai lavori , recensioni entusiastiche un po’ ovunque e gli è valso lo spot di opening band dei Black Sabbath senza aver ancora rilasciato un album completo sta tutto nell’intensità pazzesca.
Come posseduto dal virus del rock’n’roll, Jordan corre per il palco saltando ovunque e suonando qualsiasi oggetto gli capiti a tiro senza mai smettere di “maltrattare” la sua chitarra, un’impressionante one man band dalla voce niente male. Live act dai contenuti musicali non trascendentali ma dall’energia incredibile tra passaggi di rock settantiano, le citate influenze blues e parti più groovy sostenute in alcuni pezzi da una “vera” sezione ritmica altrettanto cinetica con la presenza di Stitch al basso e Texas Jo dietro alle pelli. Un nome da tenere d’occhio.

Black Label Society 2

La seconda band a salire sul palco è ormai una fulgida realtà dell’hard & heavy a stelle e strisce da tre lustri, anni durante i quali i BLACK LABEL SOCIETY di Zakk Wylde sono riusciti ad arrivare al traguardo del nono disco con il fresco di stampa “Catacombs Of The Black Vatican”. Il guitar hero americano, che si professa un credente di Odino nei panni del metallaro ed un cristiano convinto quando è lontano dal palco, è ovviamente il centro dell’attenzione di tutti, un ruolo al quale Zakk è abituato a stare da quando, a soli diciannove ani, fu in grado di meravigliare il mondo del metal diventando il chitarrista solista di Ozzy Osbourne.
Oltre ai virtuosismi che da sempre ne accompagnano ogni esibizione, Zakk e i suoi nuovi compagni (è rimasto nella line-up solo il bassista John DeServio) ci presentano anche brani dal nuovissimo platter, tra i quali spiccano il singolo “My Dying Time” dalla melodia contagiosa e la carica dell’up tempo di “Heart Of Darkness”. Avendo seguito anche la data milanese da headliner del giorno successivo è un peccato non aver avuto l’opportunità di ascoltare anche a Bologna l’esecuzione da brividi di “In This River” (con toccante dedica a Dimebag Darrell) e della nuova, toccante, “Angel Of Mercy”.
In questa fase della vita di Zakk, dopo la perdita dell’amico fraterno Dimebag e la malattia che lo ha costretto a smettere di bere, pare che sia proprio il materiale più malinconico-acustico quello nel quale il biondo chitarrista dà il suo meglio in fase compositiva. Si chiude con i classici “Suicide Messiah” e “Stillborn” per un concerto bello tosto in cui tutta la band si è mostrata compatta e in palla. Ben fatto vichingo.

Black Sabbath 2

Parlavamo di brividi e basta il primo, profondissimo e super heavy riff di “War Pigs” a sciogliere come neve al sole i dubbi dei pochi scettici e a teleportare in uno stato di estasi il grosso dei diecimila ragazzi presenti. Mai visto tante lacrime scendere al primo brano di uno show. Verrebbe da dire che “anche i metallari piangono”. Senza nessuna vergogna ammetto che la visione di Sant’Antonio da Birmingham, in grado di erigere un wall of sound di proporzioni bibliche spalleggiato dall’amico fraterno di sempre nonchè incredibile bassista Geezer Butler mi ha sinceramente commosso. Ricordo ancora distintamente qualche faccia, alcune espressioni di spettatori sopraffatti dalle emozioni di un ritorno straordinario. E Ozzy? Il frontman dei BLACK SABBATH ha fornito una prova tutto sommato buona, non perfetta dal punto di vista vocale ma probabilmente molto superiore alle aspettative di quasi chiunque. All’interno di quel “quasi” c’è infatti il sottoscritto, uno che non ha mai smesso di essere un “believer” quando si tratta di Black Sabbath, che ha avuto la fortuna di vedere la band anche qualche giorno prima allo Sweden Rock Festival, con un Ozzy in una condizione vocale ancora migliore (a inizio tour), anche se meno mobile e più concentrato sui testi. Detto che il pubblico è stato caldissimo, che il sudore versato avrebbe riempito una piscina, che il sound – dalla mia posizione vicino al palco – è apparso potentissimo e degno della fama della band e che il drummer Tommy Clufetos, pur non in possesso dell’approccio jazzy e dello swing del miglior Bill Ward ha dato dinamismo ai brani con una prova dall’energia esplosiva, qualche parola finale va spesa per i brani suonati.

La scaletta aveva tutti gli immancabili classici più noti, da “N.I.B.” a “Black Sabbath”, da “Iron Man” al gran finale di “Paranoid” ma una menzione speciale va alle meno note “Under The Sun/Every Day Comes And Goes” e “Behind The Wall Of Sleep” ed al nuovo singolo “God Is Dead?”, fresco vincitore di un Grammy, davvero convincente in sede live. Ozzy ha richiesto il taglio di qualche pezzo (“End Of The Beginning” ed “Age Of Reason” da “13” e “Dirty Women”) rendendo scuro in volto Tony per qualche secondo ma ci ha pensato l’ennesimo coro dedicato al chitarrista a far tornare il sorriso al leggendario riffmaker, mai apparso tanto commosso (per ovvi motivi) come in questo tour. Un concerto  indimenticabile.

Di seguito altre foto della serata, realizzate da Sabina Baron (Reignwolf e Black Label Society) e da Massimo “MaxMoon” Guidotti (Black Sabbath – le foto di questa band sono provenienti dallo Sweden Rock Festival in quanto non ci è stato permesso di fotografarli a Bologna – ).

Reignwolf:

Reignwolf 4 Reignwolf 5 Reignwolf 6 Reignwolf 2 Reignwolf 3

Black Label Society:

Black Label Society 1 Black Label Society 10 Black Label Society 12 Black Label Society 13 Black Label Society 14 Black Label Society 4 Black Label Society 5 Black Label Society 7 Black Label Society 9

Black Sabbath:

Black Sabbath 1 Black Sabbath 4 Black Sabbath 5 Black Sabbath 6 Black Sabbath 8 Black Sabbath 9 Black Sabbath 10 Black Sabbath 3

  1. Sono stata molto delusa quella sera,ovviamente non dal concerto è stato splendido,sopratutto BLS ,ma dallo Staff e mal organizzazione.
    Rischiavo sequestro della mia macchina foto.Basta che qualcuno ha la macchina più potente con obbiettivo che fa paura ti notano subito e ti minacciano,invece le persone con IPad o altre stronzate possono fare le foto disturbando gli altri…Evidentemente io ancora non ho capito come funziona,e non mi sforzo neanche di capire…
    Le foto di Black Label…sono riuscita fare grazie un signore di sesantina d’anni con una corporatura di Schwarzenegger che vedendo la mia passione per la band mi ha coperto le spalle ogni volta che volevo scattare la foto.GRAZIE GRANDE UOMO 😉

  2. Max Moon says:

    Non so se quella fosse copertura delle spalle o se il tipo “ce stava a provà” perché ero troppo preso dalla Santissima Messa. In effetti il tipo era bello grosso. Piú che Schwarzy sembrava l’avversario di Stallone nella finale di “braccio di ferro” del film “Over The Top”. Concerto mitico, Sant’Antonio da Birmingham su tutti, a regalare gioia e amore ai suoi discepoli manco fosse la Madonna..

  3. Hahahaha!infatti avevamo appuntamento prima di concerto di Black Sabbath in prima fila,ti rendi conto che foto pazzesche potevo fare…invece uno di statura 1.50 mi ha rovinato tutto il concerto di Black Sabbath…e purtroppo il mio “braccio di ferro”non ho mai più visto…. ;(

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