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03/08/2014 : Kansas (Pratteln, Svizzera)

Pubblicato il 27/08/2014 da in Live report | 3 commenti


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03-08-2014 : Kansas – Z7 (Pratteln, Svizzera)

Flyer

Heavy Metal Webzine sbarca ancora una volta all’estero, per quello che si potrebbe definire un viaggio di sogni nel cassetto che vorrebbero un lieto fine…
Ebbene sì, un viaggio della speranza. Non fraintendetemi, la macchina era in ordine, la compagnia era perfetta, ma… mancavano i biglietti! La nostra incapacità informatica, mia e del fido amico Luha, non ci ha permesso di acquistare online i ticket per un concerto che sentivamo di non poter assolutamente perdere, soprattutto quando una settimana prima una colonna portante dello stesso gruppo annuncia la sua fuoriuscita dai ranghi al termine del tour europeo 2014 annunciato mesi or sono, in occasione del quarantennale della band.
Il combo di cui parliamo è l’ormai quintetto fondamentale dei KANSAS, colonna portante di un certo modo di intendere il progressive, che dopo la data del 3 agosto presso lo Z7 di Pratteln ha perso nientemeno che Steve Walsh, baluardo dietro la tastiera e soprattutto dietro al microfono della compagine statunitense.
Se sono qui a scrivere di Kansas, evidentemente lo Z7 non ha registrato sold out per la data in questione e c’è stato modo di acquistare gli ingressi in cassa, fortuna che non finirò mai di ringraziare…

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Dalla provincia di Varese non sono molti i km che ci separano dalla nostra tappa svizzera odierna; arriviamo a Pratteln, nel cantone di Basilea città, alle 16:30, mentre intorno al locale ancora non si vede anima viva. Decidiamo quindi di dare sfogo al richiamo della cultura recandoci nella vicina Basilea per una passeggiata nel centro della città, per poi ritornare presso il locale circa 3 ore dopo. I presenti cominciano ad ammassarsi all’ingresso, il loro numero non è eccessivo, ma nemmeno contenuto e davanti alla biglietteria c’è già una coda di gente; ci incolonniamo con il terrore di non riuscire ad accaparrarci il nostro lasciapassare, eventualità che fortunatamente non si verifica, e finalmente siamo dentro allo Z7 un quarto d’ora dopo.
Il locale, visto dall’esterno, è assolutamente fuorviante: un capannone in lamiera, il cui pavimento è costituito dal manto stradale stesso, quasi non invoglia, eppure l’aria che si respira è decisamente accattivante e l’ambiente alla fine non è da meno. In seguito, l’acustica spettacolare non farà che ribadire un detto piuttosto noto: l’abito non fa il monaco.
Un concerto in terra tedesca (si parla di Svizzera tedesca) è sempre latore di sorprese: ovviamente il riferimento è alla fauna locale, la cui età media è per una volta decisamente superiore a quella che sono abituato ad incontrare per concerti, è puramente voluto. Decine di crucchi da battaglia, milf al seguito, con t-shirt d’epoca ormai consumate dei nomi storici del prog, dell’hard rock, dell’aor, sfoggiate con vanto quasi a dire “io c’ero” e decine di birre stappate dagli stessi vegliardi, che a ben pensarci hanno l’età dei nostri sobri genitori, a scaldarsi in attesa di un evento a lungo atteso.

Orario di inizio fissato, ore 21:00. La precisione, come sempre, non manca e sono forse 5 i minuti di ritardo – dovuti più che altro all’avviso da parte di un membro della crew relativamente alla mancanza di merchandise – con cui Steve Walsh (voce, tastiere), Rich Williams (chitarra), Phil Ehart (batteria), Billy Greer (basso, voce, cori) e Dave Ragsdale (violino, chitarra, cori) salgono sul palco per cominciare a deliziarci con la loro musica sublime, ormai classica e destinata a durare in eterno (qui lo scrivo, e mai lo negherò!).

Una scaletta che pesca a piene mani dai primi capitoli della saga Kansas, per giungere fino a quella “Fight Fire With Fire” in encore che ha spiazzato, ma nel contempo deliziato, molti dei presenti (il sottoscritto è da annoverare fra i deliziati!). Dalla prima all’ultima nota sono precisione e pulizia a farla da padrone, a partire dall’intro con “Mysteries And Mayhem” e “Lamplight Symphony”, per proseguire immediatamente con un classico, “The Wall”, senza aver davvero bisogno di presentare i brani, fermandosi giusto per ringraziare al termine delle ovazioni. Una quaterna da infarto segue l’incipit del concerto, ed in ordine i Nostri vanno ad eseguire “Point Of Know Return”, da brividi, “Song For America” nella versione intera (la sola outro del brano supera in epicità l’intera discografia dei Manowar, e dal vivo si fatica a trattenere qualche lacrimuccia), la struggente ballad “Hold On”, forse uno dei brani più noti della band, seguito da quello che certamente è IL brano più noto, “Dust In The Wind”, subito indovinata da tutti i presenti per le due chitarre acustiche nelle mani di Williams e Greer, con Walsh che raggiunge il bordo palco per tentare di incitare il pubblico, in un momento che definire commovente è riduttivo. Si prosegue con brani dagli album immancabili della discografia dei Nostri, con “Cheyenne Anthem” ancora da “Leftoverture” e la chicca “Belexes” dal primo omonimo, proseguendo con la spettacolare “Icarus – Borne On Wings Of Steel”, separata dal primo finale con la esaltante “Portrait (He Knew)” dagli anthem “Miracles Out Of Nowhere” e “Down The Road”.
Passano giusto un paio di minuti, prima che il quintetto risalga sul palco per regalare (è proprio il caso di dirlo) quella “Fight Fire With Fire” di cui si accennava in precedenza, per chiudere il brano con Steve Walsh che introduce con un countdown il coro iniziale a tre voci, condiviso da Greer e Ragsdale, di “Carry On Wayward Son”, per la più degna quanto classica conclusione immaginabile.
Un’ora e mezza di concerto, talmente intenso da sembrare volato, sperando in qualche ulteriore regalo, che purtroppo non arriverà; ma tant’è, le emozioni regalate ai fan della band sono state molteplici, non si può chiedere davvero di più!

Unica pecca, di cui mai riuscirò a farmi una ragione, l’impassibilità del pubblico: la band stessa prova a richiamare la partecipazione degli astanti, lo stesso Walsh abbandona le tastiere per momenti più o meno brevi per dedicarsi esclusivamente al canto, saltando ed agitandosi, ma continuando ad osservare una sorta di pubblico di mummie preso ad ascoltare, senza battere ciglio, per poi partire puntuale in una serie di applausi ed apprezzamenti al termine di ogni brano. Possono dire di tutto a noi italiani, ma sono convinto che il calore con cui accogliamo ed accompagniamo ogni band che viene a far visita al nostro paese, sia che di spettatori presenti se ne contino 10 o 1000, è ineguagliabile!
Ad ogni modo, la puntualizzazione di un rompiscatole (qual è il sottoscritto) non ha di certo compromesso alcunché; un concerto spettacolare, musicisti di uno spessore incredibile, per una delle più entusiasmanti ed eccitanti serate che si possa sperare di vivere almeno una volta nella vita. Perché la Musica, quella con la M maiuscola, è anche tutto ciò e quando riesce a regalare emozioni ha raggiunto il suo intento primario… lunga vita ai Kansas ed alla loro Musica immortale!

Testo di Paolo “PaulThrash” Porro
Foto a cura di Gabriella D’Auria e Daniela Pini

Setlist:
Mysteries And Mayhem (from “Masque”) / Lamplight Symphony (from “Song For America”)
The Wall (from “Leftoverture”)
Point Of Know Return (from “Point of Know Return”)
Song For America (from “Song For America”)
Hold On (from “Audio-Visions”)
Dust In The Wind (from “Point of Know Return”)
Cheyenne Anthem (from “Leftoverture”)
Belexes (from “Kansas”)
Icarus – Borne On Wings Of Steel (from “Masque”)
Miracles Out Of Nowhere (from “Leftoverture”)
Down The Road (from “Song For America”)
Portrait (He Knew) (from “Point of Know Return”)

Encore:
Fight Fire With Fire (from “Drastic Measures”)
Carry On Wayward Son (from “Leftoverture”)

Foto della serata:

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  1. Grande Pol, chissà che ANSIA per i biglietti, uahah! Siamo sempre più internazionali!

  2. Grazie per averla postata Ale! Invaderemo il mondo a suon di report! ANSIA a gogò per i biglietti 😉

  3. Max Moon says:

    Questo è un concerto che avrei davvero voluto vedere. Congratulazioni Paul, thrasher dal cuore d’oro.

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