Evergrey – Hymns For The Broken (2014)

Titolo: Hymns For The Broken
Autore: Evergrey
Genere: Dark Melodic Metal
Anno: 2014
Voto del redattore HMW: 8
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Ed ecco il nuovo album degli Evergrey: incredibile vero? Per una band che era vicina alla fine, con cambi di lineup e un disco non troppo interessante, è un passo decisivo, di quelli che rimangono nella biografia. Quindi possiamo gridare “Long live Evergrey”, una delle più importanti band della Svezia è di nuovo attiva.
La prima cosa che noto nella presentazione del disco è che non ci sono riferimenti al prog metal, si parla chiaramente di “dark melodic metal” cosa che in effetti rispecchia in pieno la musica degli Evergrey; certo, le sonorità e i passaggi sono ispirati e richiamano spesso band progressive ma loro rimangono una cosa a parte. Difficile accostarli ad altri, c’è qualcosa che li rende particolarmente unici. Cosa? Per prima cosa le linee vocali, melodiche ma sempre oscure e con un velo di tristezza; “King Of Errors” apre questo disco (dopo un breve intro), una vera esplosione di oscuro metallo.
Gran pezzo “A New Dawn”, più ritmo e con un riff che inchioda alla sedia, la voce diventa un filo più aggressiva per aprirsi nel ritornello; il pianoforte accompagna e riempie le piccole pause prima di un ottimo solo di chitarra. Stesso pianoforte con un pò di elettronica per la parte iniziale della successiva “Wake A Change”, che prosegue poi tra ripartenze e soli voce/keys. Lunga e sofferta “Archaic Rage” con tutta la passione che esce dalle corde vocali di Tom Englund. “Barricades” ha invece un riff iniziale molto prog ma si trasforma durante i quasi cinque minuti in una sorta di lento/cadenzato; molto bella e varia, anche nella parte strumentale centrale. Anche la successiva “Black Undertow” resta sullo stile della precedente, mentre si pesta duro con “The Fire”: riff granitico, batteria cadenzata che spacca la testa ed il solito stacco violento dove la chitarra sparisce per lasciar spazio alla linea vocale. Il
rientro con il coro lascia un attimo senza parole, davvero inaspettato. E poi di nuovo il ritornello e la ritmica schiacciasassi… che bello!! Uno dei momenti migliori del disco.
La titletrack è molto orecchiabile, meno dark e più facile per gli ascoltatori, segno che la band sa bene il suo mestiere; questo ad un primo ascolto, poi dopo qualche passata emerge un brano complesso e ben orchestrato, tutt’altro che una canzonetta.
“Missing You” con piano e voce vi farà emozionare, un lento di quelli giusti. Ritorno al metallo con “The Grand Collapse”, oltre sette minuti di sviluppo con tutto il meglio che gli Evergrey sanno dare. Si termina con “The Aftermath”, più melodica e ispirata a toni progressivi, ben calibrata negli arrangiamenti nelle parti strumentali lente ed acustiche che in quelle distorte. Oserei dire quasi un finale più ottimista e meno oscuro, quasi volessero uscire da quel vortice in cui erano finiti.
Ottima prova per gli Evergrey, direi che questa rinascita ha fatto bene alla band. Una nuova voglia di creare musica che, spero, ci porterà altri dischi come questo.
Produzione ottima (Jacob Hansen, Volbeat/Amaranthe/Primal Fear) per un sound che non ha nessun punto debole. Un disco da consumare…

Tracklist:
01. The Awakening
02. King Of Errors
03. A New Dawn
04. Wake A Change
05. Archaic Rage
06. Barricades
07. Black Undertow
08. The Fire
09. Hymns For The Broken
10. Missing You
11. The Grand Collapse
12. The Aftermath

Line-up:
Tom S. Englund – Voce, chitarra
Rikard Zander – Tastiere
Johan Nieman – Basso
Henrik Danhage – Chitarra
Jonas Ekdahl – Batteria

Sito ufficiale: www.evergrey.net
Facebook: www.facebook.com/Evergrey
Etichetta AFM Records – www.afm-records.de

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