Rings Of Saturn – Lugal Ki En (2014)

Titolo: Lugal Ki En
Autore: Rings Of Saturn
Genere: Technical Deathcore (Aliencore)
Anno: 2014
Voto del redattore HMW: 9
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In un solo anno di lavoro i Rings Of Saturn tornano sulla scena deathcore (o più appropriatamente aliencore) con uno dei più attesi album del 2014: “Lugal Ki En”. Dopo l’uscita di “Dingir”, considerato già nel 2013 uno dei più suggestivi album deathcore degli ultimi anni, i ROS si erano aggiudicati il titolo di band deathcore più tecnica a livello internazionale, riaffermato quest’anno con l’uscita del nuovo disco.
Per l’intera durata dell’album si assiste ad un capolavoro di tecnica e velocità tali da superare di netto band come Beyond Creation e Archspire. Del resto il chitarrista fondatore del gruppo, Lucas Mann, aveva già in passato dato prova del suo incredibile talento, sia negli album precedenti che in collaborazioni con altre band tra cui gli Infant Annihilator, altra band deathcore di enorme rilevanza e innovazione. Diversamente però da come avviene in numerosi casi in cui la fama di una band dipende da uno o due elementi di talento, nei Rings Of Saturn tutti i componenti risultano indispensabili per creare quella che è l’atmosfera “spaziale” tipica dei loro brani: infatti un ruolo importantissimo è svolto dal cantante Ian Bearer, ex Under A Dead Sky e membro dei Souls Of Aries. Colpisce molto la sua capacità di passare da growl non eccessivamente bassi ma ugualmente cattivi a scream molto alti che in non poche occasioni ricordano lo stile di Mitch Lucker e Dan Watson; questo si può notare soprattutto in “No Pity For A Coward”, brano appunto di “The Cleansing” dei Suicide Silence in cui risulta difficile trovare delle grosse differenze tra il cantato di Ian e quello di Mitch e pertanto si può affermare che i ROS sono stati in grado di coverizzare questa canzone in modo magistrale, riuscendo anche a dare un’impronta del loro stile.
L’assenza di un intro all’album fa sì che l’ascoltatore venga immediatamente invaso da un misto di brutalità e melodia mescolati alla perfezione con il brano “Senseless Massacre”, che al minuto 2.52 vengono di colpo sostituite da un outro estremamente melodico che accompagna l’ascolto verso la seconda traccia “Desolate Paradise”. Bastano pochi secondi per imbattersi in uno dei velocissimi riff di Lucas, che da sempre caratterizzano lo stile dei ROS discostandoli dal tipico deathcore tutto breakdown e bass drop e avvicinandoli maggiormente al tech death. Un altro punto di forza della band è sicuramente l’enorme varietà di suoni utilizzati nelle tracce: ad esempio, nel terzo brano “Lalassu Xul” l’intro quasi ironico ed eseguito con chitarre in clean dà una sorta di stacco all’andamento dell’album e permette un attimo di respiro all’ascoltatore, che non rischia quindi di annoiarsi. Il vero e proprio stacco lo si ha però con la quinta traccia “Fractal Intake”, 40 secondi strumentali che offrono una sonorità rilassante prima di far sbattere l’ascoltatore contro il muro di note innalzato nell’intro della traccia successiva, “Natural Selection”. Qui si può anche osservare come in questo album siano stati in grado di mescolare diversi stili musicali tra cui soprattutto il djent che viene spesso utilizzato nei riff immediatamente successivi alle scale o assoli per non rendere monotono l’ascolto.
Delle canzoni successive è sicuramente importante sottolineare l’intro di “Eviscerate”, nel quale si assiste ad un capolavoro di tapping che più delle altre tracce colpisce per la sua velocità e melodia.
Il penultimo brano, “The Heavens Have Fallen”, interamente strumentale, costituisce un outro perfetto all’album (se ovviamente non si considera la cover dei Suicide Silence). In questa occasione vengono uniti tutti i vari tipi di effetti utilizzati durante la riproduzione dell’album per creare sei minuti di ascolto quasi rilassante, nei quali un ruolo importante è giocato dai vari effetti dei sintetizzatori, ma anche dalle chitarre in clean che costituiscono un elemento insolito per il genere ma che vengono invece ben sfruttate dalla band.
Anche con questo album i Rings Of Saturn hanno sottolineato la loro capacità di non limitarsi a creare brani in cui la velocità o la tecnica sono fini a se stessi, ma di ricercare sempre la giusta sonorità per creare un’atmosfera che infonde una certa calma nonostante la violenza della maggior parte dell’ascolto.
Mai una volta noiosi, non un errore, album veramente ben strutturato.
Sono forse l’unica band in grado di poter essere definita aliencore. E dopo questo capolavoro non si può far altro che chiedersi cosa sforneranno ancora!

Tracklist:

1 – Senseless Massacre
2 – Desolate Paradise
3 – Lalassu Xul
4 – Infused
5 – Fractal Intake
6 – Natural Selection
7 – Beckon
8 – Godless Times
9 – Unsympathetic Intellect
10 – Eviscerate
11 – The Heavens Have Fallen
12 – No Pity For A Coward (Suicide Silence Cover)

Line-up:

Ian Bearer (Vocals)
Lucas Mann (Guitar)
Joel Omans (Guitar)

Facebook: www.facebook.com/RingsofSaturnband
Etichetta Unique Leader Records – http://www.uniqueleader.com

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