Heretic Cult Redeemer – Heretic Cult Redeemer (2013)

Titolo: Heretic Cult Redeemer
Autore: Heretic Cult Redeemer
Genere: Black Metal
Anno: 2013
Voto: 7,5

Visualizzazioni post:576

E’ risaputo che io, in un disco metal, non cerchi per forza di cose l’originalità, che è comunque posseduta da una cerchia ristretta di gruppi meritevoli di essere unici e quindi di essere imitati più o meno bene dalla massa. In fin dei conti, come una volta mi ha detto una cara amica in pieno cazzeggio, “se un’idea è buona va copiata”. Ma, aggiungo io adesso, “se un’idea è buona va sì copiata ma con personalità”. Anche perchè io, in quanto persona eccentrica e imprevedibile, sento sì il bisogno impellente di ascoltare la musica più violenta e rumorosa possibile, però qualche volta voglio andare oltre e sentirmi gruppi strani, magari non originali ma che cercano comunque di offrire qualcosa di più impegnativo del solito canovaccio. Ed ecco quindi a salvarmi (beh, a dir la verità sarebbe il contrario ma vabbè) i grandiosi Heretic Cult Redeemer, un quartetto greco (nelle foto promozionali sono curiosamente in tre) nato nel 2009 e che quattro anni dopo è riuscito a pubblicare, grazie alla tedesca Iron Bonehead Records, l’omonimo album d’esordio, un monolite di puro Male che nel Febbraio 2014 è stato ristampato in versione CD dalla polacca Hellthrasher Productions (è stata lei infatti a passarmelo).
Devo dire che quest’album, comprendente sette pezzi per quasi 46 minuti di musica, si meritava decisamente una ristampa perchè gli Heretic Cult Redeemer, tutti vestiti da monaci incappucciati, suonano un black metal per certi versi geniale per quanto è opprimente. Prendete ad esempio il riffing, che, a seconda dei casi, sa essere glaciale, arpeggiato, spesso imprevedibile e, soprattutto, dissonante e disorientante, questo anche perchè il chitarrista ci va dentro con il bending, riuscendo così a creare un’atmosfera di pura follia magari infilando talvolta nel discorso una seconda chitarra in modo da trasmettere ancor più tensione e caos.
Ma il black metal degli Heretic Cult Redeemer è anche profondamente mistico e occulto. Lo testimonia il cantato di Funus, che di base sputa fuori una specie di rantolo gutturale accompagnato talvolta da voci cantilenanti da rituale (come in “Crawling Hope”) mentre altre sono pulite e disperate. Senza dimenticare fra l’altro il lavoro di V (uno che suona anche nei Burial Hordes, mica ciufoli!), batterista dotato e abbastanza fantasioso che se ne può uscire pure con dei tom-tom tribali (da questo punto di vista, “Bleeding Of The Giant Sun” è perfetta).
Mi viene un altro aggettivo simpaticissimo per descrivere la musica dei nostri: “ipnotica”. Ciò lo si evince, oltre che da certi riffs malatissimi, anche dalla struttura stessa dei pezzi che, muovendosi agilmente fra blast-beats e tempi più lenti, spesso offrono dei momenti ossessivi belli strani. Ad esempio, il finale di “Unknown Salvation” è letteralmente memorabile perchè, per due lunghissimi minuti, il chitarrista suona lo stesso identico e disturbante riff, e quasi da solo (ascoltare per credere!). Fra l’altro, “Unknown Salvation” è, insieme a “The Oldest Of Times”, la canzone anti-convenzionale dell’intero album. La prima è infatti lenta dall’inizio alla fine, ed è tutta costruita praticamente sullo stesso riff che viene suonato e accompagnato in diversi modi, anche con un assolo (seppur forse un pelo fuoriluogo…), l’unico di tutto il lotto, per non parlare della strambissima introduzione “religiosa” del pezzo. “The Oldest Of Times” è invece il super-tour de force del disco visti i suoi nove minuti, per lo più doom, quasi “depressivi”, ad eccezione della parte centrale nella quale i nostri deflagrano tutta la loro furia.
A tutto questo mal di Satana si aggiungono un concept lirico molto interessante improntato sull’occultismo e nel quale trovano posto versi assurdi come “Ochra spirocheti infects the pantheon of heroes/a slap in the face for the poimnion” (da “Concatenation”); e un booklet decisamente curato (e qua bisogna dire che uno dei meriti maggiori della Hellthrasher è quello di dare al recensore di turno anche, appunto, il booklet, cosa parecchio rara).
Inzumma inzumma, l’album d’esordio degli Heretic Cult Redeemer è uno di quelli che lasciano il segno in un genere come il black metal, che ultimamente sta partorendo roba veramente interessante e creativa. Vecchia scuola ma capaci comunque di stupire, il loro è un black metal sì oscuro ed ermetico eppure incredibilmente inventivo e pure isterico (ascoltate l’introduzione spaventosamente folle di “Bleeding Of The Giant Sun”). Certo, non proprio tutti i pezzi sono impeccabili (come “Concatenation”, dalla parte centrale un po’ così) ma vabbè, esigere la perfezione è roba da dèi. E poi oh, dischi di debutto come questo, soprattutto considerando che il gruppo se n’è uscito con un album senza avere demo alle spalle, non ci sono tutti i giorni, quindi, se ve lo siete perso, rimediate subito per sprecare 46 minuti della vostra esistenza a farvi bombardare da una musica uscita direttamente dai cancelli più profondi dell’Inferno. Ma che belle prospettive!

Tracklist:

1 – Crawling Hope
2 – Bleeding of the Giant Sun
3 – The Oldest of Times
4 – Concatenation
5 – Destiny of Death
6 – Unknown Salvation
7 – Епта

Line-up:

Funus – voce
T – chitarre
D – basso
V – batteria

BandCamp: http://hereticcultredeemer.bandcamp.com
Iron Bonehead Records: http://www.ironbonehead.de
Hellthrasher Productions: http://www.hellthrasher-distribution6.home.pl

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