16/11/2014 : Lizzy Borden + Threshold + Nightglow (Brescia)

Visualizzazioni post:895

16/11/2014 : Colony Fest – Lizzy Borden + Threshold + Nightglow – Colony Club (Brescia)

Poster_Lizzy-30year-ALL-DATES_2014-480x621

Per aver ospitato un numero impressionante di concerti (con punte di livello davvero alto) ed aver così contribuito a ravvivare la scena hard & heavy italiana, il Colony Club di Brescia, la sua bella festa autocelebrativa se la meritava proprio. Per l’occasione sono in programma due headliners stranieri di valore e dalla lunga storia discografica: i progsters inglesi Threshold e l’american metal di Lizzy Borden e della sua ciurma. La mia intensa domenica musicale comincia alle 15.30 al Teatro Comunale di Modena. Ebbene sì, anche i metallari possono frequentare questi eleganti luoghi culturali per gustarsi una bella opera (trattavasi del verdiano “Il Rigoletto”). Uscito dal teatro, un po’ come Clark Kent, il sottoscritto si è spogliato nel primo luogo chiuso sulla strada, per l’occasione un’autovettura e non una cabina telefonica (anche perchè dall’avvento dei cellulari le cabine praticamente non esistono più..). Sotto la giacca, al posto del costume di Superman, c’è una bella t-shirt degli Helstar con la quale mi sento subito più a mio agio per l’abbuffata metallica che mi aspetta.

Un’ottantina di minuti più tardi mi ritrovo sotto al palco del Colony e visto il ritardo nel rispettare i tempi del running order, riesco a gustarmi dall’inizio anche il set dei miei conterranei, gli emiliani Nightglow. Una menzione doverosa la meritano comunque le due formazioni di apertura, The Silent Wedding e gli Overtures, che purtroppo non ho potuto seguire, spero ci siano altre occasioni e in bocca al lupo a loro.

Nightglow 5  Nightglow 7

Dicevo dei NIGHTGLOW, i sassolesi si portano dietro l’etichetta di band che sta ai Manowar un po’ come gli Airborne stanno agli AC/DC, augurando loro il successo dei giovani emuli di Angus Young & co. Va detto che un deciso tentativo di staccarsi da questi paragoni il gruppo (noto per anni proprio come official Manowar tribute band) l’ha fatto con il nuovissimo disco “Orpheus”. Se i pezzi del debutto discografico di “We Rise”, come da copione musicale per il genere, erano generalmente piuttosto squadrati e compatti e senza grandi influenze “moderniste”, il materiale più nuovo mette in mostra anche passaggi groove e parti un po’ thrashy dal flavour decisamente più moderno con alcune recensioni che parlano già di Korn e Avenged Sevenfold.
L’effetto è comunque quello di un bel diretto al volto, a volte anche di un gancio. Manca però il colpo del K.O., che peraltro non è cosa da tutti. Uno dei punti di forza dell’heavy metal più muscolare (per certi gruppi si può parlare di athletic rock) è il fatto che alla base musicale heavy si abbini anche un’attitudine per la quale il palco diventa una sorta di un ring, una valvola di sfogo terapeutica, il concentrato di energia di tutta la giornata. In questo senso mi vengono in mente due bands, i Raven e gli italiani Skanners, entrambi fantastici gruppi dal vivo che fanno dell’intensità (non emotiva ma fisica) la loro arma vincente. Ecco, ai Nightglow, che hanno scelto un filone musicale che ha non pochi punti in comune con le citate bands (oltre all’influenza storica dei Manowar), io auguro di riuscire a sprigionare quell’energia contagiosa con pezzi che sappiano trascinare come i classici degli acts citati. L’impresa è ardua, l’età e l’energia ci sono.
Intanto ci gustiamo le nuovissime “Lead Me” e “Fuck You” o la titletrack di “We Rise” e anche se siamo davvero pochi sotto il palco, siamo carichi di aspettative per i due concerti principali.

Threshold 1

Aspettative ripagate pienamente dai THRESHOLD con uno dei concerti dell’anno in ambito prog metal. Quante volte, parlando di certe formazioni, ci siamo detti che è un peccato che abbiano raccolto molto meno di quanto seminato, di quanto le recensioni entusiastiche e la forte passione di uno zoccolo duro di fans non abbiano mai avuto uno sbocco commerciale più vasto per ripagare una carriera discografica costellata di sforzi compositivi quasi sempre di alto livello? Ecco, il discorso calza a pennello per i Threshold che comunque, nel loro genere, sono un gruppo conosciuto, stimato e rispettato in tutto il mondo.
Il ritorno dietro al microfono di Damian Wilson ha già prodotto due ottimi album come “March Of Progress” ed il nuovissimo “For The Journey”. Quet’ultimo contiene splendidi brani che, in puro Threshold style, sono una sintesi di gusto compositivo, tecnica e tasso emotivo su una solida base heavy metal, dove nessuna componente è sacrificata a discapito delle altre.
Dal vivo, come dicevo, questa esibizione si è rivelata maiuscola da ogni punto di vista. Ha contribuito alla grande riuscita dello spettacolo anche il massiccio supporto vocale delle prime file, quelle prese d’assalto da alcuni dei più devoti supporters di Karl Groom and co. tramutatisi per l’occasione in un vero e proprio coro di backing vocalists.
I Threshold sentono il loro pubblico e con il sorriso tra le labbra eseguono in maniera pressochè perfetta l’equilibrata setlist proposta per l’occasione. Peccato per l’esclusione della lunga ed emozionante “The Box”, il capolavoro del nuovo album, a favore dell’inserimento di brani più concisi e brevi come la carica “Turned To Dust” e la toccante “Lost In Your Memory”.
Spazio anche per l’era del compianto vocalist Andrew “Mac” McDermott, con la splendida doppietta formata da “Slipstream” e “Pilot In The Sky Of Dreams” dal maiuscolo “Dead Reckoning” e con le ancora più vecchie e apprezzatissime “Ground Control”, “Mission Profile” e “Long Way Home”.
Damian Wilson si è confermato eccellente vocalist e anche grande frontman, sempre spontaneo, simpatico e anche in vena di scherzare, come sulla sua performance di “attore” nel recente videoclip della nuova “Unforgiven”, pezzo che per l’atmosfera (fondamentali in tal senso le tastiere di Richard West) mi ricorda, musicalmente, addirittura i brani più da “trip sci-fi” degli Hypocrisy.
Notevolissima, oltre alla prestazione senza sbavature delle due chitarre, anche quella della sezione ritmica composta dal bassista Steve Anderson e dal dinamicissimo Johanne James alle pelli.
I Threshold sono un raro esempio di band senza reali punti deboli sia in studio che dal vivo, per un sound ricco di sfumature in grado di regalare grandi emozioni a chiunque voglia addentrarsi nel loro affascinante mondo sonoro.

Lizzy Borden 1

LIZZY BORDEN dal vivo è uno che ci sa fare. Non è solo questione di make-up, di cambi d’abito ad ogni pezzo, del turbinio di maschere sostituite in continuazione (anche durante lo stesso brano). Lizzy ha la disinvoltura e l’aria di chi ne ha viste di tutti i colori e, avendo conservato la propria voce in uno stato piuttosto buono, può ancora cantarci le sue vecchie storie più famose aggiungendone pure un paio di più recenti. Rispetto ad una precedente esibizione al Gods Of Metal di Rho (2012), la mancanza della seconda chitarra (Dario Lorina suona ora con Zakk Wylde, della serie Lizzy ha quasi sempre visto giusto con i chitarristi) si sente. Le twin guitars dal vivo facevano una gran bella figura, molto Priest anni ’80 ma con l’attitudine allo shredding tipica di chi ha sempre condiviso il palco con Lizzy. Ira Black non se la cava male con la sua sei corde ed ha una buona stage presence, elemento condiviso anche dal simpatico bassista Marten Andersson e dallo storico drummer Joey Scott, forse il più mattacchione della band, da sempre dietro al drumkit sin dalla formazione dei Lizzy Borden.
La scaletta, al di là di un paio di pezzi recenti da “Appointment With Death”, nello specifico il power melodico di “Tomorrow Never Comes” e la più ipnotica “Under Your Skin” (che sembra una sorellina meno dotata della “Poison” di Alice Cooper) va a pescare a piene mani dal passato di Lizzy, soddisfacendo un po’ tutti i suoi fans presenti al Colony.
Le abilità recitative di Lizzy sono meglio apprezzate se si ha la fortuna di occupare una delle prime file e allora ci si rende conto di come gli occhi del nostro, anche con il volto coperto quasi interamente da delle maschere, abbiano sempre un’espressione da vero attore teatrale, come nella prodigiosa opener “Master Of Disguise”, dove l’influenza di Alice Cooper si manifesta molto chiaramente.
Un classico momento dei concerti di Lizzy Borden è il cospargimento del “sangue finto” sui visi dei fans nelle primissime file durante l’esecuzione della catchy “There Will Be Blood Tonight”. Se stupisce l’assenza dell’ascia e del relativo classico “Give’em The Axe” va detto che classici del repertorio di Lizzy come “Rod Of Iron”, “American Metal” e “Me Against The World” si sono confermati pezzi di valore ad alto tasso di divertimento anche dal vivo. C’è lo spazio anche per due cover di pezzi classicissimi come “Long Live Rock’ N’ Roll” dei Rainbow e “Born To Be Wild” degli Steppenwolf.
E’ un peccato che, nonostante l’esibizione quasi impeccabile, qua e là affiori le sensazione che lo show sia un po’ di routine e non possa competere con la passione e l’intensità sprigionata dai Threshold nel loro prodigioso set. Poco male, tra impegno artistico, intensità e divertimento puro, in questa domenica musicale non ci siamo fatti mancare nulla.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Massimo “Max Moon” Guidotti.

Nightglow:

Nightglow 2

Nightglow 1

Threshold:

Threshold 4  Threshold 12

Threshold 8  Threshold 7

Lizzy Borden:

Lizzy Borden 5  Lizzy Borden 6

Lizzy Borden 10  Lizzy Borden 14

Lizzy Borden 17

Lizzy Borden 22  Lizzy Borden 26

Lizzy Borden 2

Lizzy Borden 3  Lizzy Borden 4

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.