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Nightwish – Endless Forms Most Beautiful (2015)

Pubblicato il 31/03/2015 da in Nuove uscite | 1 commento

Titolo: Endless Forms Most Beautiful
Autore: Nightwish
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2015
Voto: 7

Visualizzazioni post:46535

Con “Endless Forms Most Beautiful” si apre ufficialmente il sipario sulla grandiosa messa in scena dell’attesissima terza era dei Nightwish. Dopo aver scaricato per strada la tanto rimpianta Tarja e la più mediocre Anette, la band finlandese continua il suo percorso lastricato di critiche e successi con due novità nella formazione: alla voce un’amazzone dalla potenza e versatilità canora davvero sorprendenti, e alle uillean pipes in pianta stabile il polistrumentista folk Troy Donockly.
Avevamo già avuto qualche assaggio della voce di Floor associata alle sonorità dei Nightwish con il live “Showtime, Storytime” e il singolo di recente uscita “Elan”, ma solo adesso siamo arrivati al vero banco di prova. Ad esser sincera i miei dubbi non riguardavano tanto la capacità di Floor Jansen di misurarsi con nuove sfide vocali, quanto la volontà di Tuomas di sfruttare a pieno queste qualità canore e di osare qualcosa di nuovo. La risposta a questo dubbio è arrivata in modo ambiguo: è vero che Floor tocca tutti gli stili del canto in questo album, dal moderno al lirico al graffiato, passando con lodevole agilità da registri estremamente dolci a momenti più aggressivi, eppure permane la sensazione che manchi ancora qualcosa e che il suo canto rimanga soffocato, risultando talvolta ovattato, succube delle magniloquenti orchestrazioni strumentali.
Ma torniamo all’album. Se avessi scritto questa recensione dopo un solo ascolto sarebbe stata molto diversa. “Endless Forms Most Beautiful” è un lavoro dalla struttura complessa, che nonostante l’immediatezza di alcuni pezzi si insinua con lentezza nella mente dell’ascoltatore e rivela solo dopo diversi ascolti alcune sfumature della sua preziosità.
Al primo ascolto risulta freddo, sicuramente pieno di reminiscenze dei vecchi lavori rivisitati in una chiave più moderna, ma manca di una vera intensità che colpisca e travolga. Quel che ho sempre amato nei Nightwish vecchia maniera è la raffinatezza e la ricercatezza di melodie piene di magia, e qui senza dubbio questa magia risulta scarsa, nonostante il concept si prefigga l’obiettivo di parlare dell’infinita bellezza dell’evoluzione della vita sulla terra, con tutta l’aura di magia e mistero che ne consegue.
Tuomas ha dichiarato che con questo lavoro c’era l’intenzione di tornare alle origini: certamente i richiami agli album del passato sono evidenti, talvolta si potrebbe quasi pensare ad un vero delitto come quello del riciclo, ma ad un ascolto attento non è così. Gli stilemi sono sempre quelli, ma svecchiati, resi più attuali, filtrati attraverso la grandiosità pomposa ed estremamente apprezzata di album più recenti come “Imaginaerum”.
La verità è che questo album è un grower, più lo ascolti e più saltano all’orecchio elementi da elogiare, ma non mancano i punti deboli. Come una specie di montagna russa il disco alterna momenti heavy di grande scuola symphonic metal a sprazzi molto più leggeri e pop.
Quel che salva il sestetto finnico è l’estrema complessità e maestria nella composizione dei pezzi, tanto che gli si perdonano le interferenze pop, commerciali ed orecchiabili, in nome di una sapienza musicale che non perde la sua peculiare classe.
Una sorta di colonna sonora di loro stessi, dunque, ma anche un ambizioso omaggio al grande mistero della creazione e dell’evoluzione delle specie. Il concept risulta pieno di positività, brilla di magia e bellezza, e così suonano anche i pezzi nel loro complesso, nonostante alcune parentesi più oscure e introspettive.
Ma iniziamo dall’opener: “Shudder Before The Beautiful”. La voce del narratore Richard Dawkins, uno dei maggiori esponenti del neodarwinismo dell’epoca contemporanea, ci introduce dritti nel cuore del concetto evolutivo: “The deepest solace lies in understanding this ancient unseen stream, a shudder before the beautiful”. La sua voce calma e posata è immediatamente seguita da un’esplosione di suono. Le chitarre sono incisive, gli arrangiamenti celtici si amalgamano a perfezione e lo stile decisamente power riporta con la mente a vecchi lavori come “Oceanborn” e “Wishmaster”.
Tra quegli album e i giorni nostri c’è però in mezzo molto altro, ecco perché non si può non ritrovare chiare similitudini con “Master Passion Greed” o anche “Dark Chest Of Wonders” con tutti i tipici stilemi a cui Tuomas ci ha abituati. Il crescendo ritmico finale è senza dubbio maestoso, la voce di Floor sembra completamente a fuoco sul pezzo e l’impressione complessiva è di una prima traccia che apre alla grande.
Il secondo pezzo, “Weak Fantasy”, è decisamente uno dei pezzi più metal ed heavy dell’album: la voce di Floor si fa graffiante, il ritmo è galoppante, il mood è più oscuro e si stacca leggermente da quella sensazione incantata e luminosa che aleggia in molte altre tracce. Lo stacco dal sapore celtico sostituisce il solito assolo di chitarra e conferma come Troy si sia integrato a perfezione nel gruppo. Infine la voce di Marco da un’impronta ancora più incisiva alla canzone prima della chiusura epica con l’ultimo ritornello.
Dopo questa chicca viene da storcere il naso passando alla traccia seguente: “Elan”, primo singolo estratto. Se ne è già parlato e scritto abbastanza, e penso si sia tutti più o meno d’accordo sulla sua linea radio-friendly. E’ molto fruibile e devo ammettere che ha una melodia in grado di penetrare nella testa in modo sempre più ipnotico, ascolto dopo ascolto.
La successiva è “Yours Is An Empty Hope”. Dopo la parentesi leggera di “Elan” torna la component heavy e Floor ci regala nuovamente una prova canora più aggressiva. La parte strumentale nel mezzo suona decisamente rude, ma si sposa con l’aspetto più cinematografico, pomposo e orchestrale tipico di “Imaginaerum”.
“Our Decades In The Sun” è la ballad del disco, dolce e malinconica, che arriva inaspettata a spezzare la ricchezza strumentale potente delle precedenti tracce. Dopo averci fatto sentire la voce da amazzone del metal, qui Floor lascia trasparire tutta la dolcezza di cui è capace. Sicuramente apprezzabile per arrangiamenti e costruzione, ma non arriva a toccare le corde dell’anima come hanno fatto ballad del passato.
La voce di Troy ci introduce in una delle tracce dal sapore più celtico/folkloristico: “My Walden”. Il mood è molto più positivo e gioioso, il ritornello che ripete “flying higher…” ispira spensieratezza e nel complesso sembra di trovarsi di fronte ad un’altra traccia leggera come il singolo, con qualche eco di “I Want My Tears Back”.
La title track “Endless Forms Most Beautiful” ha un’immediatezza sonora che urla a gran voce “I vecchi Nightwish sono tornati!”. Una miscela di power e di purissimo symphonic metal allieta l’udito e promette grande resa in sede live.
“Edema Ruh” continua il percorso tracciato da “Elan” e “My Walden” in quanto a orecchiabilità pop e radio-friendly. L’anima leggera riesce comunque a non perdere in potenza ed è facile intuire come mai questo doveva essere il primo singolo nelle intenzioni iniziali di Tuomas.
“Alpenglow” sembra il perfetto filler prima della parte finale dell’album, molto orecchiabile e tuttavia senza veri punti di forza. Tra l’altro ho avuto la netta sensazione di un pezzo scritto per Anette.
Ad anticipare il vero finale c’è ancora una traccia, stavolta strumentale: “The Eyes Of Sharbat Gula”, cioè gli occhi della ragazza afghana immortalata nella celebre fotografia di Steve McCurry. Qui la vena del compositore Tuomas prende il sopravvento e l’atmosfera diventa densa ed emozionante. Di metal non c’è più nulla, tanto che potrebbe quasi essere un brano tratto dal disco solista di Tuomas su Paperon De Paperoni. A impreziosire la base soltanto strumentale un coro di voci bianche angeliche ed evocative. La sensazione è di brusco distacco da quanto sentito fino a poco fa, eppure l’intensità dell’ispirazione che traspare in questo interludio giustifica la sua presenza nell’album.
Siamo arrivati al gran finale: “The Greatest Show On Earth”, una suite ambiziosa della lunghezza di 24 minuti. I Nightwish ci hanno già abituato nei precedenti album alla presenza di queste suite dalla durata più lunga dei soliti pezzi: impossibile dimenticare le stupende “Ghost Love Score” o “Beauty Of The Beast”. Ma questa volta è differente, la volontà del pezzo è grandiosa, l’ambizione è quella di porsi come un pilastro a sé stante in grado di riassumere tutto il senso dell’album mettendo in musica la meraviglia dell’evoluzione sulla Terra, dispiegando tutti gli strumenti possibili e confermando l’assoluta assenza di confini musicali per la band. Quel che è certo è che richiede più ascolti, e non necessariamente troverà molti consensi. E’ un viaggio incredibilmente ispirato e visionario, può comunicare moltissimo e al tempo stesso annoiare: l’esito dipenderà senza dubbio dall’inclinazione dell’ascoltatore.
“Coloro che moriranno sono più fortunati di coloro che non sono mai nati”, recita la voce di Dawkins, e coloro che concederanno a quest’album più ascolti scopriranno maggior tesori di quelli che si limiteranno al freddo impatto iniziale, aggiungo io.
Lo ammetto, non ho sentito l’ispirazione del buon vecchio Tuomas riempire di magia questo “Endless Forms Most Beautiful” come sapeva fare nei bei tempi andati o come ci ha dimostrato nel recentissimo disco solista inseguendo il miraggio di mettere in musica un sogno.
Eppure l’alto livello di struttura, composizione, e maniacale orchestrazione di tutte le parti che questi musicisti sanno regalare rimane comunque un punto di forza della band e il motivo per cui consiglio a tutti l’ascolto.

Tracklist:

1. Shudder Before The Beautiful
2. Weak Fantasy
3. Élan
4. Yours Is An Empty Hope
5. Our Decades In The Sun
6. My Walden
7. Endless Forms Most Beautiful
8. Edema Ruh
9. Alpenglow
10. The Eyes Of Sharbat Gula
11. The Greatest Show On Earth

Line-up:

Floor Jansen (Voce)
Marco Hietala (Basso, Voce)
Emppu Vourinen (Chitarra)
Troy Donockley (Uillean Pipes, Tin Whistle)
Tuomas Holopainen (Tastiera)
Kai Hahto (Batteria)

Sito ufficiale: http://nightwish.com/en
Facebook: https://www.facebook.com/nightwish
Etichetta Nuclear Blast – http://www.nuclearblast.de

  1. apuano says:

    dopo una decina di ascolti penso di avere le idee chiare. è un album da 75-78, quindi non un capolavoro ma nemmeno una ciofeca. al primo ascolto ho smoccolato per alcuni riffs triti e ritriti (l’attacco di dark chest of wonder grida vendetta) oltre al fatto che secondo me elàn è il peggior singolo mai scritto dai nightwish, ogni volta parte il tasto skip. stesso discorso per enema ruh, come fanno a piacere queste due canzoni dio solo lo sa. mi hanno invece emozionato le prime due (shadder… e weak fantasy) e la strumentale the eyes.. mi hanno divertito my walden e alpenglow e la suite finale è un bel manifesto su come l’essere umano aveva avuto la possibilità di godersi questo pianeta mentre invece ha privilegiato la sete di potere e di prevaricazione sul prossimo, inteso come volontà di dominare uomini, animali e ambiente. promossi, in giro c’è di peggio.

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