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07/03/2015 : Marduk + Belphegor + guests (Brescia)

Pubblicato il 2/04/2015 da in Live report | 0 commenti


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07/03/2015 : Marduk + Belphegor + guests – Colony (BS)

Marduk Belphegor Colony

Serata da brividi quella che si è tenuta al Colony di Brescia, che ha visto quasi 500 persone tributare il giusto plauso ai Marduk al termine del loro set, autori di una prova micidiale, che ha saputo scaldare a dovere la sala grazie ad una dozzina di pezzi che hanno lasciato il segno. Ma tutto l’evento ha avuto un suo perché, trascinato dalla buonissima prova dei Belphegor, passando per la sorpresa francese dei Bliss Of Flesh che certo non hanno sfigurato, passando per gli italiani Krysantemia. Ma procediamo con ordine.

Krysantemia 1  Krysantemia 2

Spetta al quintetto emiliano dei KRYSANTEMIA dare fuoco alle polveri di questa serata, che già dalle premesse si prefigura molto interessante. Freschi di secondo disco, “Finis Dierum” stampato via Memorial Records, il gruppo italiano si presenta ben determinato a non sfigurare, nonostante le oggettive difficoltà nel trovarsi al di fuori del contesto stilistico della serata (black – black/death metal), che fondamentalmente è il trait d’union delle altre bands presenti alla serata.  Nella mezz’ora di tempo loro concessa i Krysantemia mettono in evidenza la loro miscela di death/thrash che appare piuttosto scolastica compositivamente parlando e, nonostante l’impegno profuso sul palco dai nostri, le varie “Incarnation” e  “Six Feet Away” scorrono nel complesso senza lasciare il segno, nonostante l’act emiliano possa avvalersi di suoni discreti seppur ad un volume non altissimo. Per onestà di cronaca è giusto comunque annotare il fatto che il five-pieces emiliano ha anche raccolto applausi da una parte della platea già appostata sotto al palco.

Bliss Of Flesh

Con i francesi BLISS OF FLESH si assiste ad un cambio di registro, svoltiamo convintamente in territori black metal e nonostante io non abbia mai sentito una loro nota su disco debbo dire che hanno avuto la capacità di coinvolgere progressivamente l’audience, grazie ad un connubio tra elementi prevalentemente diretti (blast-beat, riffing taglienti e ritmiche serrate) miscelati con armonie più ariose sulle quali s’innestano dei pregevoli soli chitarristici che hanno il merito di non essere buttati lì alla rinfusa, ma con cognizione di causa.
Il quintetto di Calais certamente non vincerà il premio di band più originale del pianeta, sia da un punto di vista di presentazione sul palco (in tenuta pelle nera, cartuccere, borchie), sia per quanto concerne la parte musicale dove sarebbe più corretto parlare di death/black. Nella mezz’ora loro concessa i Bliss Of Flesh sparano una mezza dozzina di brani tra i quali “Apokalyptic Fields”, “Disciple” e “Pariah”, collocata in chiusura che fanno acquisire sempre maggior attenzione da parte del pubblico, il quale giustamente applaude il valido gruppo del carismatico cantante Necurat, che alla fine ringrazia i fans accorsi per il supporto.

Belphegor 1  Belphegor 2

È il turno degli austriaci BELPHEGOR, combo che non necessita di molte presentazioni essendo da oltre vent’anni parte della scena black/death e da cinque dischi nel roster della Nuclear Blast. Il pubblico è già massicciamente assiepato sotto il palco quando il buon Helmuth, leader dalla band, sale sul palco insieme al fido Serpenth al basso – ormai da dieci anni in formazione – insieme ai due session live che si occuperanno di chitarra e batteria.
Il set, come di consueto agghindato con teschi di caproni e maschere antigas fa da coreografia all’assalto all’arma bianca dei Belphegor dotati del consueto facepainting horrorifico, i quali come logica prevede attingeranno copiosamente dall’ultimo disco “Conjuring The Dead”. Già con l’attacco affidato alla doppietta “Feast Upon The Dead” e “In Blood – Devour This Sanctity” abbiamo già il polso della situazione, con un gruppo che pur non avendo le qualità per entrare nel gotha del genere (con i dischi recenti abbastanza tentennanti), riesce ad avere la sua credibilità ed una sua coerenza stilistica.
Le varie “Gasmask Terror”, “Black Winged Torment” e “Belphegor – Hell’s Ambassador” scuotono a fondo la sala con le loro accelerazioni repentine abbinate ad un gusto melodico latente che fanno da accompagnamento allo screaming di Helmuth. Siamo al rush finale con “Rex Tremendae Majestatis”  forse uno dei pezzi più riusciti dall’ultimo disco, che fa da antipasto per “Lucifer Incestus”, “Conjuring The Dead” e “Bondage Goat Zombie” che sigilla una buona prova da parte del gruppo austriaco che, sebbene abbia smarrito un po’ per strada l’ispirazione dei giorni migliori, riesce sempre a mettere insieme delle buone prove live.

Setlist Belphegor:

Feast Upon the Dead
In Blood – Devour This Sanctity
Gasmask Terror
Impaled Upon the Tongue of Sathan
Black Winged Torment
Belphegor – Hell’s Ambassador
Rex Tremendae Majestatis
Lucifer Incestus
Conjuring The Dead
Bondage Goat Zombie

Marduk 1  Marduk 2

La Panzer Division MARDUK prende possesso del palco e senza tanti fronzoli si capisce cosa ci aspetterà per la prossima ora: un attacco frontale senza esclusione di colpi. Il quartetto svedese, forte di un ottimo ritorno discografico come “Frontschwein” (a mio parere l’album più riuscito dell’era Mortuus) parte proprio con due estratti dal nuovo album, la title track e “The Blond Beast” che mettono già subito le cose in chiaro, con suoni potentissimi ed un gruppo dalla grande attitudine live.
Morgan partecipa sornione e compiaciuto alla reazione scaturita in sala alla musica creata dalla sua mente. Se su “Slay The Nazarene” Mortuus ha mostrato delle difficoltà nel riuscire a sparare una miriade di parole alla stessa velocità di Legion, con le seguenti “The Levelling Dust”, la tiratissima “502” e la groovy “Wartheland” il singer si riscatta alla grande ed i nostri ci fanno capire perché mezzo migliaio di persone si sono presi la briga di venirli a vedere stasera.
Il gruppo è compatto e ben amalgamato e riduce al minimo le proprie sbavature, coinvolgendo alla grande i presenti, che rispondono con grande trasporto. “Into Utter Madness”, “Cloven Hoof” tratta da “World Funeral” ed il classicone “Burn My Coffin” annichiliscono gli astanti e, nonostante le prove degne ed applicate della sezione ritmica – dove il batterista Fredrik ed il bassista Devo non perdono un colpo – i Marduk sul palco sembrano in due, con lo scostante e tracotante Mortuus che catalizza le attenzioni e gli sguardi ed il lider maximo Morgan, che pur restando concentrato sulla sua chitarra sprigiona carisma da tutti i pori.
“Warschau” estratto da quel “Plague Angel” che ha segnato l’avvicendamento tra Legion e l’attuale cantante fa da prologo ad “Afrika”, uno dei pezzi più riusciti del nuovo disco. Spetta al cavallo di battaglia “Sulphur Souls” chiudere le ostilità dopo quasi un’ora.
La prestazione dal mio punto di vista è ineccepibile, sebbene il pubblico – credo lecitamente – si aspettasse due o tre pezzi in più; ma tant’è i Marduk (Morgan) in venticinque anni di carriera non sono mai stati molto inclini ai compromessi.

Setlist Marduk:

Frontschwein
The Blond Beast
Slay the Nazarene
The Levelling Dust
502
Wartheland
Into Utter Madness
Cloven Hoof
Burn My Coffin
Warschau
Afrika
Sulphur Souls

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