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21/03/2015 : Purulent Deathfest (Rozzano, MI)

Pubblicato il 23/04/2015 da in Live report | 0 commenti


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21/03/2015 : PURULENT DEATHFEST: Hour of Penance + Electrocution + Sickening + Mindful Of Pripyat + Ira + Bowel Stew + Warmblood + Drown in Blood + Unison Theory + Cannibe + Integral (Circolo Svolta – Rozzano, MI)

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Eccoci arrivati alla prima attesissima edizione del Purulent Deathfest! Sulla scia delle precedenti edizioni del Tattoed Festival, il Circolo Svolta di Rozzano ospita quest’anno un grande evento interamente Made in Italy dedicato ai sottogeneri più estremi del death metal e con nomi di brutalità internazionale quali ELECTROCUTION e HOUR OF PENANCE!

Mi scuso in anticipo per non aver inserito nel report i Drown in Blood e i Warmblood, ma in quel momento ero preso con l’intervista agli Hour Of Penance che potete trovare qui:  http://www.heavymetalwebzine.it/2015/04/15/hour-of-penance-giulio-paolo-e-marco/

Arrivato al locale insieme al mio storico compagno di pogate Capitani, passiamo qualche decina di minuti tra le bancarelle dei cd, giusto il tempo di rendersi conto che avrei speso tutti i soldi che avevo con me (cosa che poi è realmente accaduta). Ci spostiamo all’interno a curiosare tra i banchetti del merch e proprio mentre iniziamo a scambiare due chiacchiere con quelli della Death Metal Industry, ecco che inizia lo spettacolo;

I primi ad aprire le danze sono gli INTEGRAL, band tech death con grande potenziale; al giorno d’oggi riuscire a trovare band valide in questo genere è davvero difficile, ormai tutti si focalizzano su blast beat ripetuti all’infinito o su invasioni aliene di vario tipo. Invece nei nostri amici di Bergamo troviamo un suono ricercato, sicuramente ancora da perfezionare, che però si distacca in qualche modo dallo standard odierno. Sarà per i break fusion, sarà per il growl alternato a scream, gli Integral hanno dato prova di avere qualcosa di originale da offrire. Peccato solo per il basso fretless che non sempre si riusciva a percepire bene, forse a causa di un errato check fonico. Inevitabile l’acquisto dell’EP

A seguire i CANNIBE, band death grind (molto più vicina al gore) che a mio avviso è stata posizionata male in scaletta: troppo poco il pubblico durante la loro performance per goderseli a fondo. Tralasciando un wall of death nel quale si rischiava di farsi male sul serio senza urtare nessuno, hanno comunque saputo mostrare il loro lato divertente per un genere altrimenti troppo pesante e monotono. Immancabili ovviamente passamontagna e voce da “cinghiale col mestruo”.
E comunque nonostante gli incitamenti personali che ho ricevuto, il twist non l’ho ballato lo stesso.

Giungiamo ora agli UNISON THEORY, band romana di grandi doti come ci è stato anche confermato da Giulio Moschini degli Hour Of Penance. Ma la più grande conferma ci è stata data direttamente dalla band che con una prova incentrata su incredibili riff melodici di chitarra, che sembrano davvero ben graditi dal pubblico, ha dimostrato di saper valorizzare la produzione musicale nostrana. Il tutto è stato sicuramente reso possibile anche grazie al basso che per la prima volta dall’inizio del festival risulta calibrato a dovere.

Bowel Stew

Ero davvero ansioso di assaporarmi un po’ di sano pornogore, magari insieme ad una birra e così è stato; certamente l’esibizione dei comaschi BOWEL STEW non è stata delle più spettacolari, soprattutto a causa degli strumenti mal calibrati che hanno creato non poca confusione. Del resto quando suoni senza il basso devi necessariamente sfruttare di più la batteria e il rischio di coprire gli altri strumenti è elevato; davvero niente male la voce che risulta molto potente e aggressiva però i pochi riff di chitarra che questo genere permette di inserire nei brani avrei voluto sentirli meglio.
Ma alla fine noi non siamo venuti qui per criticare nessuno, avere delle giornate “no” ci sta e a noi sta bene lo stesso.

Ira

Ed eccoci ora ai miei nuovi idoli: gli IRA! Ho passato l’intera notte successiva al concerto a chiedermi come avessi potuto vivere fino a quel momento senza averli mai ascoltati. Dopo un check fonico interminabile e una presentazione che faccio meglio a non riportare, la band di Rex Caruso (chitarra e voce) attacca con il suo death metal accattivante che coinvolge il pubblico sin dal primo minuto; la prestazione è maiuscola sia per la complessità dei brani eseguiti alla perfezione, sia per la grandissima presenza scenica che dimostra la bravura del gruppo milanese a calcare il palco (e diciamolo va bene essere bravi ma un po’ di scena è sempre gradita). E non sembrano perdere un solo centesimo della loro carica nemmeno dopo la serie di sfortunati incidenti tecnici che si sono verificati, che anzi hanno contribuito a rendere lo spettacolo ancora più divertente. Consiglio caldamente di provarli se mai vi siete imbattuti in qualche loro brano prima. Esibizione magistrale!

Iniziamo ora ad addentrarci nel vivo della serata, con un pubblico molto più corposo e sicuramente caldo che inizia anche a smuovere la prima fila con diversi headbang generali e poghi. Del resto sarebbe stato impossibile non farlo con i nostri MINDFUL OF PRIPYAT; il trio Tya, Giovanni e Giulia da una lezione di brutalità che non troviamo nemmeno con band ben più affermate nel loro genere. Grindcore efficace il loro che però delude un po’ per i brani forse un po’ troppo brevi. Anche in questo caso siamo di fronte ad una band priva di basso che si deve necessariamente appoggiare ad una batteria ben più pesante del normale che però non fa sfociare il tutto in un misto di suoni confusi. Grande prestazione da parte di tutti e tre ma soprattutto ci teniamo a sottolineare la grande capacità espositiva del vocalist Tya: impressionante!

Sickening

In seguito all’uscita del nuovo album “The Beyond”, i toscani SICKENING propongono il loro devastante brutal death al pubblico del Purulent Deathfest. Risultato? Uno stupro per le orecchie di chi il brutal lo mastica ogni giorno. Anche se un po’ penalizzati forse da un soundcheck errato che in certi momenti permetteva alla batteria e alla voce di sovrastare la chitarra, siamo comunque rimasti molto impressionati dalla genialità dei riff alternati a devastanti “slammate” tipiche del genere. Grande esibizione di Claudio, il vocalist, anche se a nostro parere un growl più simile a quello dei Gojira avrebbe avuto un impatto più massiccio, anche se meno violento, sull’intera esibizione.

Electrocution

Eccoci ora ai co-headliner ELECTROCUTION, leggende storiche del death metal italiano riunitisi poco tempo fa dopo ben 17 anni di inattività. Dopo l’uscita dell’ultimo full-lenght “Metaphysincarnation” l’anno scorso, la band bolognese capitanata dallo storico frontman Michele Montaguti scarica tutta la violenza accumulata in questi anni con una prestazione incredibile, anche se purtroppo mozzata a causa dei ritardi vari che si sono accumulati tra cambi di palco e soundcheck nel corso della serata. Si parte subito con “Premature Burial” del primo album “Inside The Unreal” seguita da altri due brani dello stesso album che lasciano davvero senza fiato non tanto per la brutalità ma soprattutto per la enorme velocità e capacità tecnica di chitarre e basso che in diversi casi accentuano i passaggi più pesanti con un headbang sincronizzato. Come già detto prima, a causa dei vari rallentamenti vengono tagliati ben cinque pezzi dalla scaletta e si passa quindi a “As A Son To His Father” dedicata al mitico Chuck Schuldiner. Come pezzo finale ecco che si raggiunge l’apice con un double vocals impressionante che vede ancora una volta Tya sul palco per dare l’ultima legnata sui denti al pubblico, prima di dare la notizia della chiusura anticipata della loro esibizione.

Hour of penance

Ho passato notti insonni pensando a questo momento. Una delle band più importanti e influenti della scena technical death metal internazionale avrebbe suonato proprio dietro casa mia, cosa potevo desiderare di meglio? Sicuramente non mi sarei mai aspettato di imbattermi in musicisti tanto brutali quanto simpatici e soprattutto tanto disponibili con il pubblico.
Con alle spalle un enorme artwork di “Regicide” ecco che il trio Paolo Pieri (voce e chitarra), Giulio Moschini (chitarra) e Marco Mastrobuono (basso) salgono sul palco seguiti da un fenomenale Davide Billia (batteria) che già in altre occasioni ha dato prova di essersi integrato alla perfezione nella nuova line-up.
Il live degli HOUR OF PENANCE Si apre con una devastante “Theogony” dall’ultimo album appunto “Regicide” che da subito dimostra tutta la potenza della band: a parte qualcuno nessuno sembra interessato al pogo ma solo a gustarsi una performance che si preannunciava come davvero clamorosa. Seguono “Sedition Through Scorn”, tratto da uno dei migliori album che la band abbia sfornato – “Sedition” – e “Paradogma” dell’omonimo album. Per tutto il resto della serata non riesco a scollare gli occhi dalle mani di Giulio che sembra un tutt’uno con la chitarra; sweep picking eseguiti con una precisione da chirurgo e a velocità mozzafiato lasciano strabiliati anche i più critici e scettici.
Una particolare attenzione deve necessariamente essere posta per Paolo, vocalist impressionante che a differenza di molti altri cantanti (che risultano validi solo in studio) regge senza troppe difficoltà un’ora buona di growl devastanti che davvero colpiscono per la loro violenza. E che dire di Marco Matrobuono? Lo spettro di suono che viene creato dal suo basso dà una impronta determinante all’intero sound senza considerare anche in questo caso un livello di tecnicismo davvero elevato. L’efficacia del basso è sicuramente resa tale grazie alla mitragliatrice Davide Billia che non sbaglia un colpo, sempre preciso nei blast e nei cambi di tempo. Questa ultima formazione sembra davvero convincere per le qualità tecniche e anche per l’impatto con il pubblico che apprezza di buon grado l’esibizione.
La serata termina con “Slavery In A Deaf Decay”, tratto dal terzo album in studio “The Vile Conception” che chiude una esibizione da veri esperti del genere. Il commento del mio amico a fine serata li rispecchia in pieno: immensi!

Track-list:
Theogony
Sedition through scorn
Paradogma
Ascension
Reforging the crown
Investuous dinasty of worms
Resurgence of the empire
Incontrovertible doctrines
Regicide
Misconception
Slaver in a deaf decay

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