14/05/2015 : Thy Art Is Murder + Aversions Crown + guest (Rozzano, MI)

Visualizzazioni post:864

14/05/2015: Thy Art Is Murder + Aversions Crown + Feed Her To The Sharks + Earthrot + The Big Jazz Duo (Circolo Svolta – ROZZANO, MI)

Thy Art Is Murder locandina

Ancora una volta il Circolo Svolta di Rozzano fa parlare di sé ospitando questa volta l’Australian Takeover Tour per l’unica data italiana, ospitando The Big Jazz Duo (come band d’eccezione), Earthrot, Feed Her To The Sharks e Aversions Crown capitanati dai mostri sacri del deathcore di buon gusto Thy Art Is Murder!

Arrivato alla ormai nota location, che negli ultimi tempi sta accogliendo band di fama internazionale (ci saranno importanti date anche nei prossimi mesi!), mi rendo conto subito che il livello di ignoranza preannunciato per la serata avrebbe rispettato le aspettative; ad attendere i fan troviamo infatti i vari membri delle band (specialmente CJ, vocalist dei Thy Art Is Murder) giocare a calcio davanti all’ingresso del locale, coinvolgendo chiunque avesse voglia di passare del tempo con loro. Mi era già stato accennato di quanto il cantante australiano fosse cordiale nei confronti dei suoi seguaci, ma mai avrei pensato fino a questo punto. All’interno troviamo invece i banchetti del merch dei vari gruppi, non troppi a dire il vero e avvicinandoci a quello degli headliner ci accorgiamo che gli unici prodotti in vendita riguardavano cappellini e prevendite del nuovo album… un po’ sterile, ma queste sono cose su cui si può sorvolare.

I primi a calcare il palco dello Svolta sono i nostrani THE BIG JAZZ DUO (specifichiamo che sono in cinque), band di grande impatto sia a livello stilistico che visivo; vedendoli suonare il loro primo brano spalle al pubblico ho inizialmente pensato a qualche trovata bizzarra per attirare l’attenzione e nascondere il timore dell’esibizione. In realtà si trattava solo di una trovata bizzarra perché dopo le presentazioni la band si scatena regalando mezz’ora di puro deathcore brutale, con bass drop non indifferenti marcati dai growl tuonanti del cantante. L’esibizione risulta buona, tanto da invogliarci ad acquistare il loro debut album in prevendita assoluta. Rimango un po’ scandalizzato dalla reazione del pubblico che in buona parte si mette in mostra con un pogo particolare, che mi limiterò a chiamare “pigliamosche” senza addentrarmi troppo nella tecnica. Tanto per ribadire un po’ il fatto che questa sera la sacrosanta ignoranza deve fare da padrona, la band termina la sua mezz’ora disponibile con una posa stile “squadra Ginew” regalando preziosi scatti a coloro cui il cellulare è diventato un prolungamento della mano.

Earthrot

Sotto maggior pressione sono certamente gli EARTHROT, che con il loro prog death si discostano dallo stile “core” della serata dovendo quindi faticare un po’ per catturare il pubblico. All’avvio però ci rendiamo subito conto che qualcosa è andato storto nell’equalizzazione e il risultato non è altro che un mix di suoni completamente confusi in cui non si riesce minimamente a percepire la voce del cantante. Dopo mezz’ora buona in cui la situazione rimane invariata decido di prendere una boccata d’aria e finalmente posso godermi il concerto: infatti dall’esterno del locale i suoni risultano perfettamente equilibrati tra loro e si riesce finalmente a sentire qualche bel riff. Assistere ad un concerto senza vederlo però non è proprio il massimo e preferiamo quindi scambiare due chiacchiere con CJ e berci una bella birra. Mi dispiace non aver potuto assistere ai violenti growl e pig squeals del cantante ma di certo dall’interno non sarei nemmeno riuscito ad accorgermene. Peccato, perché poteva essere una buona occasione per spezzare un po’ il sound della serata.

Feed Her to the Sharks

Con i FEED HER TO THE SHARKS si entra nel vivo di questo tour; l’aria di fama internazionale inizia a diffondersi e il locale inizia a riempirsi un po’ di più. Il metalcore proposto non è certo quello di una band di ragazzetti che vogliono giocare ad urlare nel microfono e mettere breakdowns ovunque, e anzi si propongono con un coinvolgimento tale che anche se sei andato al concerto come reporter il culo devi muoverlo lo stesso. Buona parte del lavoro lo svolge il frontman, Andrew Vanderzalm, che come previsto dal genere si esibisce con una bella alternanza tra clean e growl che funziona come da calamita per i sopracitati “pigliamosche” e dimostra la sua capacità nell’aizzare le folle, incitando a diversi moshpit e pit circle che restano però ben lontani dai normali poghi di una qualunque band metal. A differenza di come accade spesso nel metalcore però le attenzioni ricadono anche sugli altri componenti della band, specialmente sulla chitarra che ci delizia con assoli di particolare velocità che danno un attimo di respiro e musicalità tra i vari bass drop delle canzoni evitando quindi di rendere la performance noiosa e monotona.

Aversions Crown

Dopo aver passato il tempo con gente impegnata a schiacciarsi lattine di birra in fronte, ecco che si passa agli australiani AVERSIONS CROWN, divenuti famosi in breve tempo grazie al loro tech deathcore brutale e soprattutto tecnico che ha caratterizzato la trasformazione dello stile degli ultimi anni. Sin da subito è chiaro che le mazzate sui denti non verranno risparmiate a nessuno e viene confermato dalla prepotenza con cui il cantante Colin Jeff riversa i suoi growl addosso al pubblico, che risponde con il solito pogo a cui ormai abbiamo fatto abituare gli occhi. La scaletta viene incentrata sull’ultima uscita della band, “Tyrant” del 2014, che attira particolarmente l’attenzione per la violenza dei suoi breakdown e per la tecnicità dei riff che ben si discostano dal monotono codice binario e permettono ai chitarristi di utilizzare anche i tasti successivi al primo e al secondo. Batteria impeccabile con un doppio pedale d’obbligo che ad intervalli alterni mitraglia la grancassa a velocità non indifferenti. Fortunatamente l’equalizzazione risulta buona e si riesce a comprendere l’importanza del gruppo come co-headliner, che ben prepara i fan alla vera attrazione della serata: i Thy Art Is Murder!

Thy Art Is Murder 1

Ed eccoci ora agli attesissimi giganti del brutal deathcore capitanati da un simpaticissimo CJ che solo a sentirlo pronunciare quattro parole in italiano vale il prezzo del biglietto. Una delle qualità che maggiormente apprezziamo dello Svolta è sicuramente la possibilità di gustarsi lo spettacolo anche in fondo alla sala senza perdersi nulla di ciò che accade sul palco e perciò dopo aver sgomitato sotto palco per ottenere qualche scatto della band ci posizioniamo nelle ultime file per poter seguire con attenzione la performance.
Dopo poca attesa ecco che i THY ART IS MURDER si preparano sul piccolo palco e attaccano con una devastante “Defective Breed” che lascia letteralmente a bocca aperta per la gratuita violenza dei breakdown che obbliga chiunque a muovere la testa su e giù fino alle ginocchia. Insolito l’abbigliamento del vocalist che padroneggia il palco con un keeway addosso e sguardo perso nel vuoto. Non passa molto prima che la cattiveria di “Hate” e dell’EP “Infinite Death” venga mostrata a tutto il pubblico, e infatti si raggiunge il delirio più totale su brani come “The Purest Strain Of Hate” o “Whore To A Chainsaw” che vede i fan più affiatati salire sul palco per cantare i ritornelli e lanciarsi dalle casse sulla folla sottostante (uno ahinoi non è stato preso e credo che si sia fatto un po’ male).

Thy Art Is Murder 2

Il deathcore proposto non è solo palm mute al primo tasto seguiti da breakdown, ma è ricco anche di diversi assoli e riff melodici che rendono piuttosto vario l’ascolto e mai noioso. Possiamo affermare che certamente la maggior parte del lavoro è svolta da CJ che intrattiene il pubblico infilando il microfono tra le prime file e incitando a diversi moshpit, senza considerare i discorsi in italiano maccheronico tra un brano e l’altro. Si raggiunge l’apice con un coro improvvisato al momento in suo onore dai fan marcato dal battito scandito della grancassa, in cui abbiamo anche visto rotoli di carta igienica volar da un lato all’altro del pogo. Insomma violenza accostata ad ignoranza fanno da capisaldi della serata fino al termine dello spettacolo, concluso entro i tempi stabiliti dalle rigide policy di Rozzano e quindi ignorando i “one more song” del pubblico. Nulla da temere però, perché la band decide di fermarsi un po’ a disposizione dei fan per passare qualche bel momento insieme e per molti quindi la serata prosegue anche dopo il termine. Noi poveri cristi che però il giorno dopo ci alziamo alle 6 per andare a lavoro ci accontentiamo di queste cinque ore di concerto, che nonostante le modeste dimensioni rimarrà per molto tempo uno dei più divertenti spettacoli ai quali ho partecipato.

Thy Art Is Murder 4

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.