Vassafor / Temple Nightside – Call Of The Maelstrom (2015)

Titolo: Call Of The Maelstrom
Autore: Vassafor / Temple Nightside
Genere: Bestial Black / Death / Doom Metal
Anno: 2015
Voto: 8

Visualizzazioni post:605

Non so se vi ricordate la mia recensione riguardante lo split fra i Vassafor e i Sinistrous Diabolus. Messi insieme l’anno scorso dall’Iron Bonehead Prod, questi due gruppi misero su uno fra gli spettacoli musicali (o che dir si voglia) più allucinanti che io abbia mai assistito, culminato con il funeral doom dei Sinistrous Diabolus talmente da suicidio che a loro appioppai un enigmatico “S. V.”. Non contenta, la suddetta etichetta ha rilasciato, in data 23 Febbraio 2015, un altro split comprendente, oltre agli stessi Vassafor, un gruppo australiano chiamato Temple Nightside. Di conseguenza, stavolta beccatevi altri 37 minuti circa di puro piacere agonizzante… che a dir la verità mi sono dovuto beccare per acculturare voi, anime ignoranti su una musica/non-musica totalmente ostile come vuole l’attitudine underground più folle.
Allora, partiamo con i quattro pezzi (compresa l’intro d’atmosfera da due minuti “To The Grave”, completa di chitarre desolanti) dei neozelandesi Vassafor, che stavolta hanno preferito un approccio più diretto e violento (quindi meno doomish del solito) e di conseguenza, a eccezione di “Phoenix Of The Maelstrom”, i brani si aggirano sui 3/4 minuti. Ma il loro black/death metal bestiale rimane sempre di una complessità e di un’inventiva che lo rendono veramente unico, pur sparando una pesantezza da capogiro. E il bello è che da queste parti c’è tutto quello che serve: putridi riff di marca death metal alternati ad altri un pochino più complessi se non più black ma non ne mancano di apocalittici a là Bestial Warlust e nemmeno di caotici e “striscianti” come lo stile neozelandese comanda (e in questi ultimi due casi è d’obbligo menzionare un pezzo come “Crowned In Irradiated Ashes”); una parimenti prestazione fantasiosa del batterista, che non si fossilizza come un dannato sui blast-beats (lo dimostrano soprattutto i 9 minuti e mezzo della fantastica “Phoenix Of The Maelstrom”) tanto da adottare tempi medi tonanti cari al black metal in “Crowned In Irradiated Ashes”.
La voce è in pratica puro Male non solo perché è spaventosamente distante ma anche perché è una specie di grugnito cupissimo completo di riverbero malefico e, come se ciò non bastasse, nell’ultima canzone citata si fanno vivi qui e là dei vocalizzi veramente disturbanti più tipici di certo black ultra-malato. Ah, e poi ci pensa la produzione ad appesantire ancor di più il tutto, visto che, per esempio, le chitarre sono cavernosissime tant’è vero che alcuni riff (comunque pochi, almeno per quelli che hanno l’orecchio ben allenato come me) non sono poi così comprensibili mentre la batteria ha un suono così genuino e grezzo da essere sul serio (piacevolmente) martellante, perlomeno durante i blast-beats. Chiude il lato dei Vassafor l’ottima “Tormentum Aeternum”, una cover dei brasiliani Mystifer che già è bestiale nella versione originale ma che grazie al gruppo neozelandese acquista una ferocia ancor più aliena.
Finito il turno dei Vassafor, ora tocca agli australiani Temple Nightside che, nati nel 2010 e all’album d’esordio “Condemnation” (Nuclear Winter Rec) nel 2013, per questo split hanno partorito due pezzi che fanno veramente un male cane. Dopo una lenta intro d’atmosfera dalla quale emerge a poco a poco una minacciosa chitarra arpeggiata, parte “Knell”, e sono subito dolori. Lo stile, apparentemente molto vicino a quello dei Vassafor anche perché la produzione è sostanzialmente identica, prende sì le mosse dal black/death bestiale ma declinandolo in un modo tremendamente oppressivo tant’è vero che i tempi sono spesso lenti e sfiancanti ma, ovviamente, non mancano le sfuriate in blast-beats.
Gli assoli, al contrario di quanto succede nei Vassafor, sono qui totalmente assenti, al massimo ne viene accennato uno in “The Howling Void, As Wolves” grazie fra l’altro all’ospite Ignis Fatuus dei grandissimi Portal (non un gruppo qualunque, insomma). Inoltre, l’approccio dei Temple Nightside non è solo più doomish e monolitico ma è anche più ritualistico, lo provano certe voci pulite come quelle di “Knell”. E a proposito del cantato, devo dire che è… spaventoso e spettrale, e non a caso dico io, visto che dietro al microfono c’è quel pazzo di IV, un polistrumentista abbastanza noto per la sua creatura ultra-black metal Ill Omen, ora in forze alla Nuclear War Now! Prod..
Delle due canzoni preferisco di più “The Howling Void, As Wolves”, che ha un lentissimo finale ossessivo in dissolvenza veramente da panico. E tutto ciò basti per solleticare la vostra curiosità… e per spaventarvi a morte prima di ascoltare gli anatemi di questi australiani di razza disumana!
Concludendo, sui Vassafor tocca ripetermi anche stavolta perché hanno vomitato fuori dei pezzi geniali puntando in quest’occasione molto sulla brutalità senza però snaturare il proprio caratteristico stile fatto, come già scritto, di complessità e fantasia, cioè due cose non esattamente facili da trovare nel black/death metal bestiale, ergo si beccano un bel 8,5 come la passata volta. Invece, con i Temple Nightside l’ascoltatore viene definitivamente e inesorabilmente inghiottito da un maelstrom di immane proporzioni (da qui il titolo molto appropriato dello split) grazie al loro angosciante black/death/doom metal veramente poco digeribile e ostile, croce e delizia per ogni metallaro (ultra)-estremo che si rispetti, ergo ‘sti australiani si beccano un “modesto” 7,5. Facciamo la media fra le due esperienze, e il risultato è un ricco 8… ma, adesso che vi ho messo una bella strizza, siete sicuri di voler ascoltare ‘sto split?

Tracklist:

Vassafor:

1 – To the Grave
2 – Phoenix of the Maelstrom
3 – Crowned in Irradiated Ashes
4 – Tormentum Aeternum (Mystifier cover)

Temple Nightside:

5 – Knell
6 – The Howling Void, As Wolves

Vassafor: https://soundcloud.com/vassafor
Temple Nightside: https://templenightside.bandcamp.com
Etichetta Iron Bonehead Prod – http://www.ironbonehead.de

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