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Goatlord – Reflections Of The Solstice (1991)

Pubblicato il 23/10/2015 da in Classici | 2 commenti

Titolo: Reflections Of The Solstice
Autore: Goatlord
Genere: Death/Doom Metal
Anno: 1991
Voto: 8,5

Visualizzazioni post:341

Ma, dico io, sapete quanti gruppi importanti se non addirittura fondamentali sono ormai dimenticati dai più? Pensate, ce ne sono tipo un migliaio che, per i più disparati motivi, non sono mai riusciti a diventare veramente noti, se non dai fan specializzati. Come quel pazzo giapponese di Yosufe Konishi che, indiscusso proprietario della Nuclear War Now! Prod, si è recentemente prodigato a ristampare a raffica i dischi dei grandi Goatlord, un quartetto da Las Vegas, Nevada, che, nato nel 1985, terrorizzò il mondo fino al 1997 distinguendosi come uno dei primissimi esponenti del death/doom metal. Fra tutte le ristampe, importantissima è quella di “Reflections Of The Solstice”, l’album di debutto pubblicato nel 1991 dalla tedesca Turbo Music, una piccola etichetta death/black durata dal 1989 al 1992, la quale rilasciò un disco mica da ridere completo fra l’altro di copertina disegnata dal grande Thorncross aka Chris Moyen (e chi non sa chi lui sia si deve suicidare senza pensarci neanche una volta!).
Comprendente otto pezzi TUTTI provenienti dai vecchi demo per 43 minuti e mezzo di un inferno sonoro con pochi eguali, “Reflections Of The Solstice” trasuda veramente puro Male. Il death/doom dei Goatlord consiste in un riffing semplice praticamente senza nessuna melodia, in una batteria che va da tempi lent(issim)i a dei tupa-tupa a volte animaleschi e furiosissimi – bandendo però completamente i blast-beats – e in una prestazione vocale da brividi di quel matto suonato di Ace Still, che si stupra le corde vocali sparando delle urla (talvolta violentissime) e dei grugniti ignorantissimi (e riverberati) che mi piacciono un casino mentre in un brano per certi versi strano come il minaccioso “The Fog” si azzardano pure dei toni bassissimi quasi sussurrati nonché delle specie di lamenti da rituale. E non dimentichiamo la partecipazione in qualità di ospite di nientepopodimeno che Mitch Harris dei Napalm Death, il quale riesce a donare ancor più bestialità e violenza a pezzi come “Acid Orgy”, “Underground Church” e il finale “Sacrifice”. Quindi attenzione, i Goatlord saranno pure un gruppo death/doom metal ma, quando c’è da picchiare, non sono veramente secondi a nessuno, lo dimostra soprattutto un episodio come “Possessed Soldiers Of War”, che è quello che più preferisco.
Strutturalmente parlando, alcuni brani sono veramente curiosi, come il già citato “The Fog”, che è in sostanza basato tutto sui tempi medio-lenti con sullo sfondo dei disturbanti “effetti nebbia” che rendono l’intero discorso un po’ speciale. A un certo punto però, sembra che ci debba essere un’esplosione alla velocità della luce e invece ci si limita “soltanto” a tirar fuori un tempo groovy per enfatizzare l’incazzatura per poi riprendere il discorso iniziale dopo una pausa da oltretomba, facendo così funzionare il tutto. Ma il pezzo che non funziona è la conclusiva “Sacrifice”, che si regge ossessivamente su uno schema a strofa-ritornello (quest’ultimo, quasi crust, vede un duetto selvaggio fra Ace e Mitch veramente da manuale!) in pratica senza un climax effettivo che però, in tal caso, sarebbe servito moltissimo. E infatti “Sacrifice” non lo trovo adatto per chiudere l’album, piuttosto avrei usato una “Possessed Soldiers Of War”, dal riffing sorprendentemente più articolato del solito e con tanto di fantastico assolo a carico (come i primi due pezzi del disco, del resto).
Sulle prime ho trovato molto discutibile il suono elettronico, molto da drum-machine (ma che di fatto non lo è) della batteria. Strano infatti che tutto sia genuinamente grezzo e sporco a parte quest’ultima. Eppure, dopo un po’, ho imparato ad apprezzare il suo suono ultra-plastificato essendo in linea con l’aura disturbante e malata di tutta la produzione.
Completato da qualche tocco thrash e black qui e là e dai testi a base di riti mostruosi e droghe (come l’LSD in “Acid Orgy” e il peyote in “Chicken Dance”), “Reflections Of The Solstice” è veramente un disco con i controcazzi. Peccato però che sarebbe stato l’unico album dei Goatlord, i quali, come già scritto, resistettero fino al 1997 senza registrare alcunchè, seppur Ace Still rimase l’unico discograficamente attivo dato che militò per qualche tempo nei similari Doom Snake Cult. Dopodichè, il gruppo divenne di culto tanto che negli anni sono uscite numerose compilation atte a rendere loro omaggio. Di conseguenza, indovinate un po’ che è successo ultimamente? Eh già, cari miei, ANCHE i Goatlord si sono riformati, più esattamente nel 2014… anche se pare si siano risciolti senza colpo ferire visto che, in un post del loro profilo FB datato 7 Giugno 2014, c’è scritto “R.I.P.”. Quindi, che bisogna dire? Per quanto mi riguarda, solo questo: LUNGA VITA AI GOATLORD e bon!

Tracklist:

1 – Blood Monk
2 – Distorted Birth
3 – The Fog
4 – Underground Church
5 – Chicken Dance
6 – Acid Orgy
7 – Possessed Soldiers of War
8 – Sacrifice

Line-up:

Ace Still – voce
Mitch Harris (ospite) – voce (in 4, 6 e 8)
Joe Frankulin – chitarre
Jeff Schwob – basso/voce
Jeff Nardone – batteria

Etichetta Nuclear War Now! Prod – http://nwnprod.com

  1. Ho trovato una notizia in rete che dice che a inizio mese (ottobre 2015) Joe Frankulin ha ucciso a fucilate la vicina di casa, il suo bimbo di 8 anni e poi si è sparato!
    Al nostro Re del Male Flavio questa news non risultava?

  2. Ehm…sei riuscito a farmi abbassare la grande stima che avevo nei confronti dei Goatlord!
    Vabbè, ricordiamoceli soltanto come dei musicisti e bon.

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