07/11/2015 : Cradle Of Filth (Milano)


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07/11/2015 : Cradle Of Filth + Ne Obliviscaris + Cadaveria (Fabrique, Milano)

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L’INQUISITIONAL TORTURE Tour dei giganti Cradle Of Filth fa tappa al Fabrique, uno dei locali più rinomati e conosciuti per l’importanza delle band che ha ospitato e che ospiterà nei mesi successivi. Il locale si mostra ben attrezzato per ospitare serate suggestive come queste e la puntualità nella apertura dei cancelli ci permette di posizionarci subito in prima fila per gustarci appieno il concerto.

Cadaveria 1

Come gruppo di apertura troviamo i nostrani CADAVERIA, band goth black di grande carattere e personalità capitanata, appunto, dalla incredibile vocalist Cadaveria. Nel poco tempo a disposizione, la band ci regala un biglietto di sola andata per entrare nel vivo della serata, tra passaggi che talvolta richiamano all’ambient e talvolta al gothic arricchiti da una presenza scenica suggestiva e teatrale presente soprattutto in brani come “Circle Of Eternal Becoming” o “Loneliness”, in cui risulta difficile distrarsi, considerando la perfetta sincronia di tutti i membri che non sbagliano un colpo. L’unica pecca è certamente dovuta dalla regolazione dei volumi che ci fa accorgere della presenza del chitarrista Dick Laurent solo dopo un accorgimento in tempo reale nel momento dell’assolo finale, eseguito interamente in un perfetto sweep picking, che lascia estasiato il pubblico e chiude la prestazione magistrale della band.

Ne Obliviscaris 1

Non riesco francamente a capire in che genere posizionare i NE OBLIVISCARIS dopo la prestazione di stasera; premettendo che è la prima volta che li vedo live, fino a poco tempo prima della loro apparizione sul palco ero fermamente convinto facessero Melodic Black o qualcosa di simile. Invece la performance dei geniacci australiani fa capire che oltre al sound azzeccato dei brani proposti in cuffia c’è dell’altro, un qualcosa di davvero forte che può essere riassunto in “emozioni”. Sì perchè sul palco non sembrano quasi un band di portata internazionale, non sembra importargli di colpire per la scenicità o altro. Si divertono come fossero un gruppo alla loro prima esibizione davanti a un pubblico e questa naturalezza nelle personalità dei membri ha certamente influito sulla performance.
Di sicuro la fama dei Ne Obliviscaris è data dalla presenza del cantante e violinista Tim Charles, a mio parere un grande musicista, che riesce ad integrare perfettamente la musica classica in una band che spesso si addentra nel black più cupo, ricco di growl e “mitragliate” di doppio pedale.
Gli assoli di violino creano un’atmosfera tutta particolare che rende unico il prodotto musicale della band: i cambi continui di ritmo e a volte anche di stile musicale non permettono al pubblico di annoiarsi. il tutto è reso possibile anche dalle chitarre che non hanno problemi a passare dal black al death e persino al djent, in cui gli accompagnamenti clean in tapping danno un ulteriore tocco di originalità.
Facciamo un’osservazione specifica per il basso; Brendan Brown è probabilmente il miglior bassista che io abbia mai visto. Per tutto il concerto sembra suonare da solo, assorto ad occhi chiusi nel suo lavoro: la cosa straordinaria è che durante tutto lo spettacolo non l’ho visto nemmeno una volta con le dita ferme su un accordo o su una nota. Tutto lo spettro di suono del basso è dato da riff di scale che più volte arrivano a toccare gli ultimi tasti del manico, il tutto scandendo alla perfezione il tempo della grancassa. Ma anche qui dobbiamo sottolineare un difetto nel check fonico che sempre più spesso viene arrangiato simultaneamente, oscurando una volta uno strumento e una volta l’altro. Nulla da contestare però in questa esibizione sensazionale che vale da sola il prezzo del biglietto.

Cradle Of Filth 1

Con largo anticipo sulla tabella di marcia ecco che si arriva agli attesissimi headliner CRADLE OF FILTH.
Durante la preparazione degli strumenti è impossibile non accorgersi dell’asta del microfono composta da ossa che va a completare il bel quadretto di crocifissi sul retro.
Appena saliti sul palco, la nuova line-up si dispone in modo da lasciare ampio spazio per le esibizioni del mitico frontman Dani Filth, che come previsto sfoggia un poderoso corpse painting d’effetto e un abbigliamento da “demone”, con tanto di corna in dotazione.
Si parte immediatamente con la devastante “Heaven Torn Asunder” tratta da quello che probabilmente è la miglior opera dei Cradle, ovvero “Dusk… And Her Embrace”, giusto per ricordarci che l’anno prossimo si compie il ventennale di questo meraviglioso album. A seguire la band ci mostra in live i risultati del loro ultimo album in studio “Hammer Of The Witches” con canzoni come “Deflowering The Maidenhead, Displeasuring The Goddess” in cui risulta davvero difficile restare soltanto fermi a guardare. Le prime file iniziano a muoversi sotto incitamento di un Dani scatenato che corre da una parte all’altra del palco, tra growl cupi e scream acutissimi, cancellando le critiche che gli erano state fatte per le prestazioni in live precedenti. Sicuramente un aspetto che colpisce e rende il tutto più vivace è il sound un po’ rivisitato della band proprio nell’ultimo album in cui le parti orchestrali lasciano spazio ai palm muting delle chitarre a sostegno di una batteria che pesta come un fabbro su snare e gran cassa.
Il concerto prosegue su album quali “Cruelty And The Beast”, “The Manticore And Other Horrors” e “Midian” (saltando volutamente i meno riusciti degli ultimi anni) ma i Cradle danno il meglio di loro stessi solo dopo una falsa chiusura di serata, dove rientrano più carichi di prima su incitamento generale della folla; con “Nymphetamine”, “Her Ghost In The Fog” e “The Principle Of Evil Made Flesh” si raggiunge l’apice della serata con un pubblico esaltatissimo e un altrettanto esaltato Dani Filth che a momenti sradica la batteria dalla base durante l’ultimo assolo (anch’esso rigorosamente in sweep picking).
Che dire, la band anche se di fresca formazione dà la sensazione di essere insieme da molti anni, dimostrando sul palco una sintonia che non sempre si riesce a trovare nelle grosse band. Un grande lavoro è certamente svolto dalla sensazionale tastierista e cantante Lindsay Schoolcraft, che riesce a creare quel pizzico di atmosfera gotica tipica dei Cradle senza però passare inosservata.

E’ con questi ultimi tre devastanti brani che la band conclude questa serata, magnifica dal punto di vista qualitativo ma forse un po’ sottotono per gli errori fonici che hanno inciso per tutta la durata dello spettacolo, ma quando si tratta di band che fanno la storia questo diventa assolutamente irrilevante.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Michele “Arsonist” Carillo.

Cadaveria:

Cadaveria 2

Cadaveria 3

Ne Obliviscaris:

Ne Obliviscaris 2

Ne Obliviscaris 3

Cradle Of Filth:

Cradle Of Filth 2

Cradle Of Filth 4

Cradle Of Filth 3

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