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10/12/2015 : Swallow The Sun + Wolfheart + Adimiron (Brescia)

Pubblicato il 12/02/2016 da in Live report | 0 commenti


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10/12/2015 : Swallow The Sun + Wolfheart + Adimiron (Circolo Colony, Brescia)

Locandina

Una gelida ventata nordica si è abbattuta sulla già fredda Brescia, un vento che i Swallow The Sun si sono portati direttamente dalla Finlandia e che da poco meno di un mese stanno portando in giro per l’intera Europa. Per promuovere il loro ultimo triplo lavoro “Songs From The North I, II & III” (uscito solo qualche settimana prima) Mikko e soci si sono imbarcati in questo tour europeo affiancati dalla potenza dei loro connazionali Wolfheart e dai tecnicismi dei nostrani Adimiron.

Adimiron 1

Ad aprire le danze sono proprio gli ADIMIRON, che si presentano a questa data e per l’intero tour con due new entry nella formazione: Cecilia Nappo al basso e Giuseppe Di Giorgio alla voce.
I ragazzi da subito incitano e scaldano il pubblico da veri padroni di casa e il loro technical death si tinge di sfumature progressive che si fanno più chiare e decise dopo ogni brano. Focus della loro esibizione è l’ultimo album, “Timelapse”: tutti i brani presentati appartengono infatti al lavoro uscito a fine 2014, ad oggi ultima fatica del quintetto romano.
Un’intricata e ipnotica spirale si snoda “as the show goes by”, creando una sorta di continuità tra un brano e l’altro; lasciandoci trasportare da questa corrente giungiamo alla traccia conclusiva e la più esemplificativa di questo moto ipnotizzante, “Ayahuasca”, che ci traghetta verso il secondo stadio della serata.

Setlist:
Collateral
State Of Persistence
Redemption
Liar’s Paradox
The Furnace Creek
Ayahuasca

Wolfheart 1

Dal fondo del palco, quattro figure imponenti si fanno strada tra fumo e oscurità; è il turno dei WOLFHEART di Tuomas Saukkonen, mastermind e leader silenzioso della compagine scandinava.
Ciò che colpisce da subito è la presenza fisica del quartetto, che riesce a riempire l’esteso palco del Colony con grande padronanza (e nonostante la disposizione degli strumenti preveda una batteria relegata sul fondo del palco, creando uno stacco col resto del gruppo). La triplice frontline finlandese però è la vera forza di questa esibizione, che concilia perfettamente le compatte e potenti sonorità con un headbanging altrettanto devastante da parte del chitarrista Mika Lammassaari e soprattutto del bassista Lauri Silvonen, vero animale da palcoscenico.
Tuomas è una presenza granitica al centro del palco che non lascia spiraglio alle emozioni (tranne a fine esibizione quando si presta ad alcune foto coi fans); il suo growl, leggermente penalizzato dal volume più basso rispetto al resto degli strumenti, si presenta comunque diretto e indistruttibile guidandoci tra i ghiacci perenni delle distese artiche.
Al contrario degli Adimiron, la band distribuisce equamente i brani dell’esibizione tra i due album della loro breve produzione: il primo lavoro “Winterborn” (gioiello di freddo melodic death metal) e l’ultimo “Shadow World”.
Il contrasto tra il caldo impatto fisico della band e la fredda potenza sonora e lirica accende gli animi dello sparuto gruppo di metalheads; tutti sono pronti ad accogliere gli headliner.

Setlist:
The Hunt
Strength And Valor
Aeon Of Cold
Ghosts Of Karelia
I
Zero Gravity
Veri
Routa Pt. 2

Mentre il locale si riempie lentamente, i tecnici ultimano i preparativi per il main event della serata: l’onda doom dei SWALLOW THE SUN è in procinto di scuotere le anime dei pochi ma caldi partecipanti a questa celebrazione di metal nordico.
Il misticismo melodico di “Womb Of Winter” (primo estratto di “Songs From The North II”, la sezione acustica del triplo album) accompagna l’entrata in scena della compagine guidata da Mikko Kotamäki, che si presenta con la caratteristica accoppiata cuffia-canotta bianca che da anni lo contraddistingue.
Come previsto e prevedibile la band apre le danze con due brani appartenenti alla loro ultima fatica (come la traccia preregistrata iniziale), ma questa volta è la prima delle tre sezioni ad essere presa in considerazione. Questa parte è quella più in linea coi precedenti lavori della band e viene accolta in modo abbastanza anonimo e freddo; il pubblico chiede qualcosa di più, e subito viene accontentato.
La lenta partenza è spezzata da una netta accelerazione data da due brani estratti dal fortunato “Emerald Forest And The Blackbird”. La prima, “Hate, Lead The Way!”, viene eseguita con una ferocia tale da scuotere l’intero locale ed è la miccia che fa esplodere la potenza vocale di Mikko, accompagnato dalle due chitarre di Juha Raivio e Markus Jämsen che in questo pezzo e per l’intero corso dell’esibizione hanno un ruolo fondamentale e trascinante. Arriva poi il momento di “Cathedral Walls”, la “ballata pop” che unisce gli astanti in un coro intenso e coinvolgente soprattutto sulla parte registrata di Anette Olzon. Il picco della serata viene raggiunto proprio con queste due canzoni, che per esecuzione e trasporto emotivo provocato si rivelano un gradino sopra le altre.
Da segnalare è anche la saggezza della band nel mescolare il vecchio al nuovo, dando il giusto spazio al recente triplo album senza tralasciare i classici. Oltre ad alcuni brani tratti dai primi lavori della band trovano spazio “Abandoned By The Light” – traccia a sfumature funeral doom che caratterizzano l’intero “Song From The North III” – e l’accoppiata “The Heart Of A Cold White Land” e “Pray For The Winds”, eseguite con sgabellino e chitarre acustiche proprio come nella seconda sezione dell’ultima opera sopra citata.
E’ proprio l’estrema versatilità e varietà della canzoni proposte che ha reso questa esibizione un alternarsi di oscura intensità e godibile leggerezza.

Setlist:
1. The Womb Of Winter
2. 10 Silver Bullets
3. Rooms And Shadows
4. Hate, Lead The Way!
5. Cathedral Walls
6. Hope
7. New Moon
8. Lost & Catatonic
9. Abandoned By The Light
10. The Heart Of A Cold White Land
11. Pray For The Winds To Come
12. Descending Winters
13. Swallow (Horror Pt.1)

Nonostante la scarsa affluenza di pubblico (una settantina di teste di metallo in tutto, segno della crisi che caratterizza il mondo dei concerti metal in Italia da anni), lo spettacolo è stato di assoluta qualità. Unica pecca: il basso volume delle voci dei cantanti alternatisi sul palco, che talvolta ha reso poco fruibile la performance di turno.
A parte questo piccolo inconveniente, il Colony si conferma habitat naturale per il metal underground o mainstream che sia e merita tutto il nostro supporto e sostegno.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Andrea Mattei.

Adimiron:

Adimiron 2

Adimiron 4

Wolfheart:

Wolfheart 3

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