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Clairvoyant (Vaggelis Keramidas ed Iliour Griften)

Pubblicato il 17/02/2016 da in Interviste | 0 commenti


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Negli ultimi mesi gli ellenici Clairvoyant sono passati da queste parti abbastanza spesso: prima attraverso gli aggiornamenti legati al nuovo album, poi nel live report del “Rock You To Hell” atto terzo, quindi con la recensione della loro ultima fatica in studio, l’ottimo “The Last Marks Of Prophecy”. Mancava solo l’intervista, lacuna che colmiamo oggi grazie alla disponibilità del mio buon amico Vaggelis Keramidas, chitarrista e mastermind della band, che ha accettato di rispondere alle mie domande. E dopo aver scoperto che i Clairvoyant hanno in formazione un cantante italiano, potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di fare qualche domandina anche al nostro Giuseppe Sbriglio, in arte Iliour Griften?? Ovviamente no! Volete scoprire cosa ci siamo detti? Facile, basta cominciare a leggere!!

Ciao Vaggelis!! E’ un onore ospitarti sulle nostre pagine!!! Innanzi tutto vorrei chiederti come stai e vorrei che ti presentassi ai lettori: vorremmo conoscerti un po’ meglio e non solo come chitarrista dei Clairvoyant!

Ciao Luca!!! Grazie mille per il tuo tempo! Come ben sai, io vengo dalla Grecia, sono un pazzo metal head e collezionista di heavy metal. Tutta la mia vita è legata alla musica: sono il compositore principale dei Clairvoyant ed insegno chitarra. Inoltre sono un lavoratore autonomo!

La band nasce addirittura nel 1989: vuoi raccontarci la storia dei Clairvoyant?

Esatto, i Clairvoyant sono nati ad inizio 1989 da me e mio fratello: avevamo molte idee e sognavamo di mettere in piedi una heavy metal band! Il nostro primo demo si intitolava “The Sign” ed è uscito nel 1996. Ricordo che lo inviammo per posta – non c’era internet allora – alle etichette, alle fanzines ed ai magazines. Ricevemmo recensioni positive e questo ci diede la spinta per avviare i motori e lavorare duramente: componemmo diverse canzoni per un full length e nel 1998 rilasciammo un promo per l’album destinato solamente ad etichette e magazines (inviato sempre per posta.. bei tempi.. ahahah). Il nostro primo album, intitolato “Fighter Soul”, uscì nel 2000 e ricevette recensioni molto positive: questo ci diede il coraggio di andare avanti con ancora più convinzione. Nel 2004 ri-pubblicammo “Fighter Soul” con “True Metal Magazine” e questo ci permise di far circolare il disco in tutta Europa.
Successivamente iniziammo a lavorare al concept per il secondo album con un nuovo cantante: “Time’s Crime” vide la luce nel 2010 in collaborazione con il magazine “Rock Hard” e da quell’album realizzammo due video clips ufficiali.
Il passo successivo fu iniziare la composizione del nostro ultimo album “The Last Marks Of Prophecy” con una line-up rinnovata: l’album vede la partecipazione come special guest di Goran Edman e Theodore Ziras e gode di una produzione cristallina.
Inoltre, in tutto questo tempo abbiamo preso parte a grandi festival a supporto di bands come Jag Panzer, Praying Mantis, Arch, Scorpions, Angel Witch, Heir Apparent, Medieval Steel, Holocaust e molti altri, per arrivare fino al “Rock you to Hell Festival III” di novembre dove abbiamo suonato con grandi bands come Tokyo Blade, Loudness, Picture…

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Veniamo ai giorni nostri, dato che avete appena pubblicato il vostro nuovo album “The Last Marks Of Prophecy”. Cosa dobbiamo aspettarci rispetto a “Time’s Crime”? Quali pensi siano le maggiori differenze tra i due dischi?

The Last Marks of Prophecy” è il passo successivo.. un’evoluzione. Come ogni artista, abbiamo cercato di migliorare e progredire sotto ogni aspetto: questo è “The Last Marks Of Prophecy”.

Penso che uno dei punti di forza di “The Last Marks Of Prophecy” sia, oltre che nell’alta qualità dei brani, nel fatto che le canzoni sono piuttosto eterogenee tra di loro: questo permette di trasmettere una più ampia gamma di emozioni. Che ne pensi? Quanto è importante per te avere brani dal feeling differente sui tuoi dischi? Secondo te, quali potrebbero essere i pezzi che meglio possono presentare “The Last Marks Of Prophecy” a chi non lo ha ancora ascoltato?

Ogni canzone è stata creata a seconda delle emozioni, emozioni che provano tutte le persone. Emozioni vere, niente di immaginario. E’ importante per me raccontarle attraverso la musica ed i testi, per sentire e capire a fondo il significato di ogni canzone. Sono contento che tu abbia trovato così tante canzoni che ti piacciono: personalmente amo tutte le mie canzoni ed è difficile sceglierne una. Ogni canzone ha la sua storia e voglio che siano gli ascoltatori a scegliere quale è migliore per loro!

Di cosa parlano i testi delle canzoni?

Il nostro nuovo album parla dei sogni (“Celestial Dream”) che ogni uomo vuole trasformare in realtà.
Parla delle regole di vita (“Theater Of Life”) che ci impongono di indossare una maschera e giocare un ruolo, delle promesse fatte (“War Promises”) per una pace che non arriva mai, delle false speranze (“Fake Hopes”) di una vita migliore che viene distrutta (“Sabotage”), dei sogni dimenticati con cui ogni uomo deve convivere (“Forgotten Dreams (Of Tomorrow)”).

Quanto tempo avete impiegato per scrivere i nuovi brani? Dove e come si sono svolte le varie fasi di lavorazione del CD?

Ho iniziato a scrivere i nuovi brani nel 2012 ed ho finito l’anno scorso, poi ho sono partito con i testi ed è stato come “vestirli” con la musica: la maggior parte dei testi sono opera mia e del cantante. Poi, passo dopo passo, mi sono dedicato alla registrazione delle varie parti ed infine alla produzione: tutto questo ha richiesto circa due anni e mezzo.

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Perchè hai scelto “The Last Marks of Prophecy” come titolo del nuovo album? C’è un legame con l’artwork?

Mi sono ispirato ad alcuni segni profetici scritti sulla fine della civiltà ed ho cercato di legarlo all’artwork!

Mi è piaciuta molto anche la cover di “Keeper Of The Reign” degli Heir Apparent: siete riusciti a personalizzarla pur rimanendo vicino alla forma originale. Come mai avete scelto proprio questo brano?

Keeper Of The Reign” è una delle mie canzoni preferite, un classico senza tempo. Ho cercato di non cambiare molto, perché il brano è perfetto ed unico così com’è. L’unica cosa che ho fatto è stata aggiungere una piccola parte “shred” in stile Clairvoyant!

Quali traguardi sperate di raggiungere grazie al nuovo album?

In questo album ho dato il meglio di me stesso e spero – me lo auguro – di essere andato oltre! Inoltre, per questo album abbiamo realizzato due videoclips ufficiali e la versione fisica in CD contiene due bonus tracks!!

Inoltre, “The Last Marks Of Prophecy” ha delle novità anche per quanto riguarda i musicisti coinvolti.. vuoi parlarcene?

Ho la line-up migliore di sempre! Siamo molto felici come band, come gruppo e come amici: il nostro nuovo cantante – Iliour Griften – viene dall’Italia e stiamo lavorando molto bene insieme. Inoltre, abbiamo lavorato con degli ospiti davvero speciali – personalmente ne sono onorato – come Goran Edman e Theodore Ziras.

Vaggelis, quali sono i progetti futuri per promuovere “The Last Marks Of Prophecy”? State già pianificando dei live shows a supporto del CD?

Abbiamo iniziato la promozione con la partecipazione ad uno dei maggiori festival heavy metal qui in Grecia, il “The Rock you to Hell III” e, naturalmente, stiamo pianificando diverse date live per il futuro prossimo e siamo pronti per i festival. Inoltre, l’album è stato pubblicato anche su I-Tunes ed abbiamo diversi video online.

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Ho molto apprezzato il vostro concerto al “Rock You To Hell”: ci avete regalato uno show dinamico e coinvolgente, inoltre sono soddisfatto di aver visto i Clairvoyant dal vivo! L’inizio del vostro set – non per causa vostra – non è stato dei migliori: vuoi raccontarci cosa è successo e come ti sei sentito in quei momenti?

Grazie mille per il supporto! Cerco sempre di fare del mio meglio durante le esibizioni dal vivo perché l’Heavy Metal vive “on stage”! All’inizio del nostro set abbiamo avuto alcuni problemi tecnici, durati poco, con l’uscita del nostro sound dallo stage.. ma sono cose che succedono!!

Come la mia Italia, la Grecia ha un sacco di ottime bands che fanno una gran fatica ad uscire dall’underground. Secondo te, quali sono i motivi di questa difficoltà nell’affermarsi ad un pubblico più ampio?

Non sono d’accordo con il termine “underground”, in quanto vi sono gruppi che stanno lottando per affacciarsi ad un pubblico più numeroso. “Underground” – in Grecia come in molti altri posti in giro per il mondo – è un movimento per band che suonano perché amano la loro musica e il loro pubblico e non solo per la pubblicità. Molti festival con band underground sono come una grande famiglia, dove ci si sostiene a vicenda. Quindi … alcune di queste bande riescono a raggiungere un pubblico più ampio, ma il problema delle band che non possono avere questa esposizione è la quantità di denaro che occorre spendere per la promozione ed il booking.

Ok Vaggelis, siamo arrivati alla fine della nostra breve intervista. Come di consueto, le ultime parole sono tue, chiudi come meglio credi questa intervista! Da parte mia ti ringrazio di cuore per la musica dei Clairvoyant, per la tua amicizia e per la disponibilità!

Grazie mille Luca per il tuo tempo!! E’ un onore per me e per i Clairvoyant essere su queste pagine! Vorrei chiudere citando una nota che appare nel booklet del mio album “The Last Marks Of Prophecy”: “Support Heavy Metal – Support Heavy Metal Bands”! Se amate l’Heavy Metal supportate le bands acquistando i loro album e non accontentatevi solo di scaricarli!

METAL REIGNS SUPREME!

Di seguito ecco a voi la breve intervista che ci ha rilasciato Giuseppe “Iliour Griften”!

Ciao Giuseppe, benvenuto su HeavyMetalWebzine.it!! Innanzitutto grazie per la tua disponibilità! Ho un paio di domande da farti, ma prima vorrei che tu ti presentassi ai nostri lettori.. chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi gusti musicali, quali sono gli artisti che ti hanno influenzato… e perché hai scelto uno pseudonimo com Iliour Griften!

Oddio, da dove comincio? Innanzitutto grazie a te. Quand’ero ancora un teenager, considerando che io sono dell’84, come molti ascoltavo le bands più blasonate quali Iron Maiden, Metallica ed affini.
Suonavo il basso, ma un giorno cantando “Wasting Love” capii che avevo una voce con una marcia in più rispetto ad altre, però facevo fatica a trovare il metal adatto alle mie corde.. finché un giorno il mio amico Riccardo Lombardo (con cui suonavo il basso nei ReLoad) tornò dal “Gods Of Metal” del ’99 con in mano l’album che avrebbe cambiato radicalmente non solo il genere musicale che avrei ascoltato fino ad oggi ma anche la mia vita personale, ovvero “Legacy Of Kings” degli Hammerfall. Quell’album mi fece capire che esisteva un metal adatto alla mia voce e per di più melodico: il Power Metal. Da lì comprai tutti i dischi del genere imbattendomi in capolavori come “Return To Heaven Denied” dei Labyrinth, “Destiny” degli Stratovarius e qualcosa di progressive come “Images & Words” dei Dream Theater e “Angel’s Cry” degli Angra che per me rimangono dei pilastri portanti per la mia vocalità e per la mia musica. “Iliour Griften” è venuto molto più tardi, diciamo circa nel 2012, ed è l’ unione di tutti i nomignoli che mi hanno affibiato via via gli amici musicisti durante il mio percorso musicale. Sentivo l’esigenza di avere un nome così in quanto ho sempre aspirato a diventare un cantante internazionale, la cantina mi è sempre stata troppo stretta e credo sia riduttivo per il metal suonarlo solo sotto casa. Diciamo anche che ho preso l’idea dai Labyrinth, che all’ epoca erano Rob Tyrant, Olaf Thorsen…etc. Da lì a poco sarei stato il cantante dei Clairvoyant.

Mi faccio ancora delle grosse risate se penso al nostro incontro nei corridoi del Kyttaro: non mi aspettavo proprio di trovare un cantante italiano in forza agli ellenici Clairvoyant! Ti va di raccontarci i vari passaggi che ti hanno portato ad entrare nella band?

Guarda, io in realtà quasi speravo di trovare qualche italiano perché tutte e quattro le volte che sono andato in Grecia per cantare ho sempre conosciuto qualcuno, in particolar modo nel 2013 ci trovammo sullo stesso palco con i Wotan e addirittura li accompagnai col basso per un brano, in quanto il loro bassista per problemi personali non potè esibirsi quella sera; quindi mi sono chiesto: “Chissà se non incontrerò qualcuno anche stavolta” ed eccoti beccato, davvero molto lieto di conoscerti.
Il primo passaggio è stato quello di pubblicare da sempre le mie cover e i miei brani inediti su internet e di condividerli poi nei vari social. Questo mi ha concesso, dopo anni di duro lavoro, di imbattermi in una persona magnifica come Pavlos Giannakopoulos, il quale in Grecia è molto rispettato ed è un bravo ed abile (se lo posso dire) scopritore di talenti, il quale mi ha chiesto di fare un provino per i Clairvoyant. La band stava lavorando per il nuovo album ed avevano bisogno di un cantante che potesse fare davvero la differenza rispetto ai precedenti: sembrerebbe che abbiano trovato ciò che cercavano ed anche io, che ho sempre pensato in grande, oggi mi trovo in palchi come quello del “Rock You To Hell”! Pensa un po’, non a Roma – dove comunque voglio andare prima o poi – ma ad Atene!

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Da sinistra a destra: Kostas Kousioris di Hellenic Forces Fanzine, il nostro Gianluca “Avalon” Moraschi, Vaggelis Keramidas ed Iliour Griften.

Come ti trovi nei Clairvoyant? Che persone hai trovato nella band, a livello umano?

Quando resi pubblico il mio ingresso nella band quasi non credevo ai miei occhi e all’ inizio tutti pensavano che fossi entrato nella migliore tribute band agli Iron Maiden italiana di tutti i tempi: fu quasi un trauma dover spiegare che non era così. Poi, purtroppo, si sono dovuti sciogliere ma questo è un’ altro discorso.
Con i Clairvoyant mi trovo benissimo, dal primo momento che ho messo piede in terra ellenica ho sempre goduto della loro singolare e calorosa accoglienza e del loro grande rispetto. I Clairvoyant non sono solo una band, ma sono anche una grande famiglia che racchiude musicisti anche di altre bands, amici, parenti, allievi e tanto altro, di cui il capostipite è una persona fantastica, dolce, divertente, generosa e sensibile e allo stesso tempo una macchina da guerra, determinato e anche un po’ sognatore (non è un difetto secondo me, anzi, è il giusto ingrediente per fare cose sempre più belle…): in due parole si traduce in Vaggelis Keramidas e tu, che ormai lo conosci da tempo, saprai che dico il vero!

Qual’è stato il tuo contributo sul nuovo album “The Last Marks Of Prophecy”? E come hai fatto per le registrazioni? Sei soddisfatto del risultato finale?

Credo che il mio contributo sia stato abbastanza grande, in quanto ho creato tutte le linee melodiche vocali, ho scritto alcuni testi e sistemato gli altri dando forma a tutti i brani: certo non avrei fatto niente senza le backing tracks, che rappresentano le basi e i pilastri come in una casa, su cui ho poi costruito il tutto. Per le registrazioni non ho avuto alcuna pressione: ho fatto con la dovuta calma, ma se potessi tornare indietro qualcosa la sistemerei meglio. Secondo me, i brani prima di essere registrati andrebbero suonati insieme più volte, anche per mesi, in modo che maturino. Poi mi sono autoprodotto, d’altronde chi meglio di me conosce le mie capacità!

Ok Giuseppe, ultima domanda prima dei saluti: a quasi due mesi di distanza, quali ricordi conservi della vostra esibizione e del “Rock You To Hell” più in generale?

La nostra esibizione è stata buona, credo che abbiamo avuto un bell’impatto col pubblico anche se, purtroppo, dobbiamo fare i conti con la distanza che ci obbliga a fare una o due prove prima dei concerti e che ci rende molto tesi. Questo noi lo sapevamo prima di imbarcarci in quest’ avventura e quindi in questi casi dopo le prime note.. “Rock & Roll!!!!”. A parte la tensione per i problemi tecnici subentrati, devo dire che abbiamo respirato – stranamente e per la prima volta – un’ aria di antagonismo fra le bands, e sai, quando sembra che tu debba dimostrare qualcosa a qualcuno le cose si complicano. Alla prima edizione in assoluto mi sono ritrovato ad abbracciarmi con gente praticamente sconosciuta, fratelli dal primo istante, ecco, e non c’ è stata alcuna barriera con gli headliners (Medieval Steel) come con gli openers.. invece stavolta ho avuto l’ impressione di essere stato in una gabbia di “Rock Stars”. Comunque molto buona l’ organizzazione, bellissima la location e… “Rock & Roll!”

Grazie per il tuo tempo Giuseppe! Come per Vaggelis e per tanti altri artisti che abbiamo ospitato lascio a te l’ultimo spazio: chiudi come meglio credi!!!

Voglio dire a tutti i lettori che la promozione del disco la stiamo già riprendendo a seguito di uno stop per via di un lutto familiare interno e quindi invito tutti a seguirci nei vari social, a guardare i nostri video su youtube (“Celestial Dream” e a breve ne uscirà un altro ufficiale), a vederci nei nostri prossimi concerti e.. perché no? Ad acquistare il nostro CD “The Last Marks Of Prophecy” che contiene davvero molti bei brani di metallo vero ed un ospite eccezionale, ovvero Göran Edman (ex Malmsteen) che nel brano “Forgotten Dreams” vi farà provare emozioni mai provate prima. Sosterrete così l’underground italiano che fa sempre più fatica. Potete seguire anche il mio progetto one man band, appunto Iliour Griften, in cui praticamente compongo, canto e suono tutti gli strumenti e tutti gli altri miei progetti attivi, come per esempio il “Vivaldi Metal Project” in cui mi trovo assieme a musicisti di Angra, Stratovarius, (Ops, ma questi sono i miei miti di sempre! Che culo!!!!) e tanti altri. Chiudo come ho iniziato e quindi ringraziandoti per questa intervista: salutando te, lo staff e tutti i lettori di questa straordinaria webzine che sento molto vicina al nostro modo di fare musica: vero e sincero!!!

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