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Power From Hell – Devil’s Whorehouse (2015)

Pubblicato il 13/06/2016 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Devil's Whorehouse
Autore: Power From Hell
Genere: Black / Speed Metal
Anno: 2015
Voto: 6

Visualizzazioni post:277

Come non pochi gruppi odierni che si rifanno in tutto e per tutto al Metallo più primordiale (uno su tutti, i fantastici Diavolos), i Power From Hell sono molto citazionisti tanto da aver preso il proprio nome dall’omonimo seminale album di debutto dei feroci thrashers britannici Onslaught. Parimenti, come non pochi gruppi odierni che si rifanno in tutto e per tutto al Metallo più primordiale (uno su tutti, i Midnight), anche i Power From Hell sono un progetto solista (più precisamente, di tal Sodomic) che però si trasforma in trio per le serate live. Con la differenza importante che i brasiliani Power From Hell non sono affatto dei novellini tanto da essersi formati addirittura nel 2002 e aver realizzato il primo album (senza nient’altro alle spalle) nel 2004, anticipando così di parecchio tutta la “moda” del black/speed metal a cui stiamo assistendo recentemente.
E l’anno scorso, dopo ben quattro anni dall’ultimo album, Sodomic, spalleggiato dal bassista Jean Neves degli Anarkhon (nei quali suona lo stesso Sodomic) e dal batterista Cave Hoffman dei Leatherfaces, se n’è uscito con il quinto album, “Devil’s Whorehouse”, per conto della Hells Headbangers Records l’11 Dicembre 2015.
Recensire questo disco è un’impresa facile. Sì perché i Power From Hell, sia per sonorità che per una produzione tutta riverberata (come, del resto, urlato nel pezzo d’apertura “Old Metal”) rimasta legata agli standard dell’heavy metal anni ’80  – tanto che la batteria ha lo stesso identico suono nebuloso e poco incisivo à là “Show No Mercy” degli Slayer – richiamano palesemente i più grezzi Bathory, quelli del primo album, solo in una versione più stradaiola. Ecco quindi un black/speed metal diretto, brutale e glaciale caratterizzato dai grugniti marcissimi di Sodomic, che però è riuscito per fortuna a variare il discorso offrendo ben più di un punto di interesse.
Il primo è che l’album è stato diviso praticamente in due parti: la prima, che va fino a “Nightcrawler”, presenta pezzi per lo più brevi anche poco meno di due minuti ma SEMPRE e SOLO veloci andando così dal crust punk di “Howling At The Blood Moon” alle chitarre ossessive e isteriche di “Nightcrawler”; la seconda, in un certo senso introdotta da quell’ottimo pezzo di transizione che è “Torture Garden” (tutta veloce e raggelante che conta però finalmente il primissimo potente tempo medio dell’album), presenta invece brani più lunghi e medio-lenti che, curiosamente, si “concludono” spesso in dissolvenza, andando così dalla minacciosa “666 Ways To Blasphemy” alla stranamente evocativa e non priva perfino di una bella intro acustica “Black Forest” (che purtroppo viene rovinata da un’improvvisa accelerazione speed totalmente inutile).
Il secondo punto di interesse viene dal fatto che l’album venga aperto e concluso sempre con un pezzo sorprendente. Infatti, se l’iniziale “Old Metal” è un black/speed metal dal riffing perfino orientaleggiante, la conclusiva “Long Road To Hell”, memore dei Venom più goliardici di “Teacher’s Pet”, non è altro che un lento blues luciferino dove Sodomic sfoga tutte le proprie doti virtuosistiche. Ma l’ultimo pezzo rigorosamente blues è ormai una tradizione dei Power From Hell fin dal secondo album, come il fatto di proporre una cover, che in questo caso è purtroppo l’anonima “Mais Um Ano Esfría” dei connazionali Velho (un giovane gruppo anch’esso black/speed metal ancora senza album), fra l’altro l’unica canzone tradizionalmente veloce della seconda parte tanto da precedere proprio “Long Road To Hell”.
In definitiva, “Devil’s Whorehouse” è così così. Di contro infatti, i pezzi veloci e quelli più lenti andavano alternati fra di loro, come in fin dei conti si faceva saggiamente negli anni ’80. Poi, certi pezzi sono purtroppo privi di qualsiasi assolo, al contrario di altri come “The Evil And The Lust Never Sleeps” che invece ne sono pieni. Anche la produzione è poco incisiva, specie con quella batteria troppo ottantiana. Di pro, invece, i piatti proprio della batteria sono fantastici perché sembrano delle frustate, la voce di Sodomic è di una cattiveria memorabile, certi pezzi sorprendono mentre altri sono molto buoni (come “Revelations Of The Flesh”, “Torture Garden” e “666 Ways To Blasphemy”).
E intanto, visto che i Power From Hell hanno fatto album sicuramente migliori, la Hells Headbangers ha ristampato recentemente il secondo loro disco, cioè “Sadismo” del 2007. Ma, tanto per non farsi mancare nulla, i Power From Hell hanno girato pure il bel video molto ottantiano (il batterista sembra uscito dai Sodom dei “bei tempi andati”!) di “Old Metal”.

Tracklist:

1 – Old Metal
2 – Revelations of the Flesh
3 – Howling at the Blood Moon
4 – Armageddon
5 – Nightcrawler
6 – Torture Garden
7 – 666 Ways to Blasphemy
8 – Black Forest
9 – The Evil and the Lust Never Sleeps
10 – Mais um Ano Esfría (Velho cover)
11 – Long Road to Hell

Line-up:

Sodomic – voce/chitarre/basso
Jean Neves – basso
Cave Hoffmann – batteria

BandCamp: http://powerfromhell.bandcamp.com/
FaceBook: http://www.facebook.com/pages/POWER-FROM-HELL/118053128270317
Etichetta Hells Headbangers Records – http://www.hellsheadbangers.com

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