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Mons Veneris – Sibilando Com O Mestre Negro (2016)

Pubblicato il 17/06/2016 da in Nuove uscite | 0 commenti

Titolo: Sibilando Com O Mestre Negro
Autore: Mons Veneris
Genere: Dark Ambient / Black Metal
Anno: 2016
Voto: S.V.

Visualizzazioni post:274

Con questa recensione parte la serie dedicata alla scena vecchia scuola del black metal portoghese, che ultimamente sta ottenendo sempre più riscontri anche grazie al suo Black Circle, una cricca di gruppi appunto black che, dalle identità completamente sconosciute, si rifanno palesemente alle Legioni Nere francesi (Vlad Tepes, Belketre e compagnia brutta) che ho già trattato un anno fa circa parlando dell’agghiacciante “Mysteries” dei Black Cilice.
E oggi parliamo dei Mons Veneris (in latino “Monte di Venere”, cioè, volgarmente, la zona “pelosa” dell’organo sessuale femminile), cioè proprio uno dei progetti principali del Black Circle tant’è che sono in giro addirittura dal 2003 e dall’anno dopo hanno cominciato a pubblicare una vagonata di produzioni minori (specie split) prima di far uscire nel 2008 l’album di debutto, il quale ha avuto un seguito (altra vagonata di produzioni minori permettendo) soltanto nel Febbraio 2016 con “Sibilando Com O Mestre Negro”, uscito per conto della connazionale Altare Productions. Che però non è esattamente un album di black metal vecchia scuola, anzi, è qualcosa di estremamente bizzarro.
Mi spiego: in primis, le dieci canzoni del disco sono senza titolo, ragion per cui le nominerò con il numero di traccia. In secundis, la maggior parte dei pezzi mostra una sorta di dark ambient totalmente folle costituito spesso da due chitarre classiche dagli arpeggi talmente semplici… che talvolta ci scappa una stecca (!), da due violini stridenti e dissonanti e da due voci che passano, anche all’improvviso, da vocalizzi vomitati in puro stile black metal a un cantato pulito allucinato e a tratti acuto veramente da brividi. Il risultato di tutto ciò è cacofonico, specie in episodi come la veloce “5”, e nonostante alcuni di essi siano, diciamo, “compassati”, una cacofonia che è resa possibile molto da questo costante accavallarsi soprattutto fra violini e voci che disorienta anche per un altro affascinante motivo…
Infatti, a parte che non ci sono molte differenze fra un pezzo e l’altro tanto che certe volte sembra di ascoltare lo stesso brano, “1” e “7” sono proprio… lo stesso brano! Questi due episodi (gli unici a non prevedere nessuna chitarra classica) partono curiosamente con la stessa “melodia” di una tastiera greve, solo che “7” è diversa (e addirittura migliore) di “1” sia per delle spaventose voci cantilenanti, sia per la presenza di un pianoforte minimalista quanto tutto il resto, sia per dei “tocchi” sulla parte in legno dei violini. Ma il disorientamento che provoca quest’album è determinato anche da qualcos’altro…
Infatti, a parte che “6” è una specie di intermezzo atmosferico dove sembra di essere sott’acqua in chissà quale abisso infernale, “9” e “10” spiazzano perché… perché proprio qui, finalmente, c’è IL BLACK METAL! Solo che “9”, tutta veloce e furiosa (nessun blast-beat ma tupa-tupa esagitati), è totalmente strumentale mentre “10”, che parte in un mid-tempo vivace per poi andare ovviamente alla velocità della luce, è caratterizzato non solo da delle urla “scatarrate” ma anche dal ritorno del violino. Solo che, ecco, il tutto è immerso in una produzione talmente oscena con tanto di (quasi) inumano effetto fuzz da essere (quasi) inascoltabile. Eppure, questi due pezzi conclusivi, magari contrassegnati da una chitarra “solista” caotica e schizofrenica, affascinano per quanto sono infinitamente, fottutamente folli in una maniera che, anche negli episodi più dark ambient, ricorda effettivamente ciò che riuscivano a ricreare le già citate Legioni Nere francesi (in cui c’erano alcuni progetti anche dark ambient).
Ma “affascinante” è proprio la parola adatta per descrivere questo strano secondo album co-prodotto fra la Altare Productions e la greca Frost And Fire. Non posso dire che mi sia piaciuto, ma nemmeno che non mi sia piaciuto, vuoi perché è cacofonico un botto, vuoi perché si ripetono per quasi tutto il tempo le stesse cose. Eppure, l’atmosfera disturbante c’è ma ciò fa sì che questo disco non sia un album da ascoltare bensì da sentire proprio per queste sensazioni “fastidiose” che dà. Ma è proprio per questo che do a “Sibilando Com O Mestre Negro” un criptico “S.V.”. Criptico come queste dieci canzoni per 38 minuti e mezzo di autentica tortura.

Tracklist:

Come già scritto, tutte e 10 le canzoni sono senza titolo.

Line-up:

Sconosciuta

Etichetta Altare Productions – http://altare.pt
Etichetta Frost And Fire – http://frost-and-fire.com

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