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15/06/2016 : Terrorizer + Cadaveric Crematorium (Brescia)

Pubblicato il 15/07/2016 da in Live report | 0 commenti


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15/06/2016 : Terrorizer + Cadaveric Crematorium – Circolo Colony (BS)

Terrorizer-Cadaveric-Crematorium

La prima calata italiana nella storia dei Terrorizer, tra i padri seminali della scena death-metal/grindcore, segna indubbiamente un evento per tutti gli amanti dell’estremo sonoro, soprattutto perché è un’occasione per rivedere in azione uno dei batteristi che più ha lasciato la propria impronta nel modo di suonare estremo: quel Pete “Commando” Sandoval che a seguito dei suoi problemi alla schiena e/o alla sua conversione cattolica è stato allontanato senza indugio da quei Morbid Angel che ha contribuito a rendere leggendari. I gruppi chiamati a supportare il terzetto americano sono i bresciani Cadaveric Crematorium e i Perfidious, che per ritardi lavorativi son costretto a perdermi.

Cadaveric Crematorium 1

In ritardo sulla tabella di marcia, causato da un allungamento del check sound dei Terrorizer che ha portato lo slittamento delle esibizioni, tocca ai bresciani CADAVERIC CREMATORIUM salire sul palco con la loro carica grindcore irriverente che si è già fatta apprezzare in sede live in altre occasioni. Il fatto di giocare in casa dà una bella energia ai nostri che, corroborati dalla reazione degli astanti, non esitano a falciarci con raffiche forsennate di batteria alternate ad un riffing abrasivo, mediante il quale le varie “They’re Back”, “Jesus Virus” o la “cover” “Nessun Muoia” ispirata al “Nessun Dorma” riescono a strappare qualche sorriso ai presenti. Certo non saremo di fronte a chi cambierà le sorti del genere, ma comunque a dei più che dignitosi performer.
Il tempo loro concesso scorre senza particolari sussulti tra vari estratti delle loro fatiche discografiche, come ad esempio “Butcher?”, “Zombie Experiment” o la volutamente sgangherata  cover di “Don’t Cry”, ossia “Non Piangere”, che strappa più di qualche applauso. Ancora un paio di pezzi ed i Cadaveric Crematorium prendono commiato, tra il plauso del pubblico di casa. Ed ora l’attesa è tutta per gli headliner.

Terrorizer 1

Dopo un laborioso cambio palco, durante il quale Pete Sandoval pareva contestare ogni dettaglio del suo drum-kit e dei suoni (in realtà a mio modo di vedere già perfettamente settati), finalmente approdano sul palco i TERRORIZER, in formazione a tre con Sandoval dietro le pelli accompagnato da Sam Molina al basso e alla voce e da Lee Harrison alla chitarra.
Come logica impone il set attinge quasi totalmente all’unico capolavoro edito dal gruppo americano – nonché debut album – pubblicato nel 1989 – “World Downfall” – con qualche altro pezzo estratto dalle due releases successive, tra i quali “Crematorium” estratto da “Darker Days Ahead” oltre a “State Of Mind” ed “Hordes Of Zombies” estratte dall’omonimo album. L’effetto che fa questa emanazione dei Terrorizer è quella di tre individui con un indubbio bagaglio professionale che sono stati messi sul palco senza un briciolo di rodaggio, tutti a fare il loro compitino con tutti i fari puntati giustamente su Sandoval.
Non si ha traccia di meccanismi oliati, il buon Pete sistematicamente al termine di ogni pezzo deve prendersi un break – non so dire se le continue sistemazioni al drum-kit (mai visto un assistente di batteria così presente sul palco) siano dovute all’incontentabilità di Sandoval (eventualmente censurabile) oppure siano solo il pretesto per tirare il fiato visti i suoi problemi fisici (in tal caso perfettamente comprensibile) – mentre il duo Molina/Harrison non ha la personalità istrionica per riuscire a gestire a dovere questi momenti di break.

Terrorizer 2

Detto questo, non si può certo negare che pezzi come “After World Obliteration”, “Storm Of Stress”, “Fear Of Napalm” e “Human Prey” poste con grande nonchalance in apertura del set, non siano esattamente appannaggio di tutti i gruppi e da un punto di vista strettamente esecutivo non si possono elevare particolari obiezioni, tanto è vero che il pubblico – accorso in buon numero – pare apprezzare.
Col passare della performance il duo Molina/Harrison si scioglie un attimino, riuscendo ad essere meno po’ meno algido ed ingessato, riuscendo ad interagire con un po’ più di empatia col pubblico, cosicché veniamo a scoprire che è il compleanno di Lee.
A livello musicale i Terrorizer hanno sciorinato una prova più che dignitosa da un punto di vista esecutivo, con Sandoval in particolare autore di una buona performance, anche se – come detto – mancava quella confidenza all’interno della band che – a certi livelli – si dà totalmente per scontata.
Il set si divincola tra svariati episodi come “Strategic Warheads”, “Ripped To Shreds” e “Resurrection” per giungere al cospetto del gran finale, dove il concerto trova la sua sublimazione col trittico “State Of Mind”, “Dead Shall Rise” e l’iconografica “World Downfall” che segna la fine di un concerto che, pur non lasciandomi completamente appagato, ha saputo coinvolgere i più.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Leonardo “Dismember” Borinelli.

Cadaveric Crematorium:

Cadaveric Crematorium 2

Cadaveric Crematorium 4

Cadaveric Crematorium 5 Cadaveric Crematorium 6

Cadaveric Crematorium 3

Terrorizer:

Terrorizer 4

Terrorizer 5  Terrorizer 6  Terrorizer 7

Terrorizer 3

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