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Sonata Arctica (Tony Kakko)

Pubblicato il 12/10/2016 da in Interviste | 0 commenti


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Nel corso del promo day organizzato appositamente per i giornalisti abbiamo avuto l’onore di passare un po’ di tempo con Tony Kakko e Henrik Klingenberg, rispettivamente voce e tastiera dei Sonata Arctica, ai quali abbiamo posto qualche domanda sia sul nuovo album “The Ninth Hour” sia sulla loro carriera in generale. Buona lettura!

The Ninth Hour (qui recensito) è molto differente dagli album precedenti. Molto più hard rock, più drammatico e molto meno power rispetto ad album come “Ecliptica”. Come mai questa scelta?

T.K: è qualcosa di molto naturale. Iniziai ad ascoltare metal quando avevo 20-22 anni, perciò prima ascoltavo tutt’altro e non è mai stata la mia “musica principale”, per niente. È solo una minima parte di ciò che sono musicalmente, perciò ora sto tornando più sull’heavy metal/hard rock, che è ciò che amo di più in realtà. Non considero me stesso “arrabbiato”, mi sto anche allontanando dal power, non lo ascolto nemmeno più. Solo qualche brano qua e là, raramente album interi, come l’ultimo dei miei amici Trick Or Treat che mi è molto piaciuto. Penso sia naturale evolvere in una certa direzione. Quando eravamo in tour per “Pariah’s Child”, dicevo a tutti che il prossimo album sarebbe dovuto essere più heavy e più metal, circa un anno e mezzo prima che avessimo la pausa, avevo detto che avevo bisogno di staccare dai Sonata Arctica. Non volevo sentire nemmeno i membri della band, volevo solo del tempo da passare con la mia famiglia e per me. Non pensavo nemmeno ai Sonata Arctica, cosa che non succedeva da quando i Sonata sono nati. Ho fatto un sacco di cose a livello musicale, come il tour natalizio Rakasta Joluoa. Quando è finita la pausa, dopo quattro mesi, ero pronto per scrivere il nuovo materiale… però mi sono reso conto che non avevo idee. Pensavo ne avrei avute un sacco, invece avevo la mente vuota. Probabilmente era dovuto al fatto che ci stavamo preparando per il tour Nord Americano con i Nightwish, così non riuscivo a scrivere nulla. Solo qualche piccola idea qua e là, ma niente di davvero completo. Siamo andati in tour e ho suonato solo una demo coi ragazzi e c’erano anche Troy e Tuomas (Troy Donockley e Tuomas Holopainen, ndr) e ovviamente hanno esposto alcune preoccupazioni, tipo: “Ok, amiamo le canzoni, ma è questa la direzione che vuoi prendere?” e io ho risposto di sì, poi siamo tornati a casa e abbiamo avuto un paio di settimane di relax. Siamo tornati con le nostre famiglie e poi siamo andati in studio, ma le canzoni le scrivevamo a casa. Siamo stati solo uno-due giorni in sala, l’ultima canzone l’abbiamo scritta una settimana prima del mastering dell’album. È da pazzi. Io ho detto: “non datemi tempo, ma un termine”. Tornando alla domanda… Abbiamo avuto diversi approcci, anche più soft. A volte dei cambiamenti non ce ne accorgiamo finché l’album non è pronto. Di certo è molto simile a “Pariah’s Child”, magari più soft e più melodico.

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Raccontaci qualcosa sull’artwork e sul concept.

T.K: L’artwork è stato fatto un po’ sotto pressione, perché avevamo poco tempo e mi ero accorto di non avere idee al riguardo. Così mi sono seduto e ho cominciato a buttare giù qualcosa, uscendomene con questa clessidra. È tutto sulla natura e sulle nostre scelte che ci portano a decidere quale futuro sarà il nostro. Abbiamo il lato della natura e quello della tecnologia, al centro abbiamo questa bilancia che dovrebbe mantenere l’equilibrio. È tutto basato sulla nostra scelta tra natura umana e tecnologia, utopia e distopia. E abbiamo questo nodo, che dovrebbe aiutare a trovare questo equilibrio.

Spesso e volentieri ci sono delle connessioni tra i vostri brani, anche in diversi album. Basti pensare alla “Saga dello Stalker”, che si dipana su più album, pur mantenendo un legame. Oppure pensiamo a “White Pearl, Black Oceans”, che troviamo per la prima volta in “Reckoning Night” e che ora vede il suo secondo capitolo in “The Ninth Hour”. È qualcosa che viene pensato a monte, oppure ci si pensa in un secondo momento?

T.K: è qualcosa che ho semplicemente notato. Ad esempio, ho pensato che sarei voluto tornare al mood di Juliet, scrivendo qualcosa di simile, perché no? Tutto può andare, ci sono diverse cose che ho testato durante la carriera con i Sonata Arctica e mi sono accorto che possono funzionare. “White Pearl, Black Oceans” ha un posto speciale in ogni fan dei Sonata Arctica; ci sono fanfiction, tattoos e anche idee per dei film. L’abbiamo anche riportata in scaletta e pian piano è partita l’idea di scrivere qualcosa per il nuovo album. Quando finimmo quel piccolo frammento della canzone, la postai su Instagram e la gente impazzì. Così abbiamo capito che non potevamo più tornare indietro. Ci sentivamo un po’ sotto pressione, perché alla fine lui era morto, un po’ come in Titanic, ma alla fine non abbiamo veramente visto la fine, perciò qualcuno potrebbe averlo salvato.

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Tony nel corso della nostra intervista

Abbiamo visto “The Power One” in scaletta a Kitee, dopo ben 14 anni. Ci sarà la possibilità di sentirla nel tour europeo? Porterete anche altri brani tra i più vecchi?

T.K: No (ride). Sì, decisamente sì. Noi vorremmo fare i vecchi pezzi, ma abbiamo anche bisogno del tempo per provarli. Vorremmo riportare “Winterheart’s Guild”, ci sono canzoni che non abbiamo proprio mai portato live, tipo “The Ruins Of My Life” e sarebbe bello inserirle.

Parliamo del vostro primo tour europeo, anno 2000, con Stratovarius e Rhapsody. Vi ricordate la data di Milano di quell’anno?

T.K: Sì, mi ricordo. Ero abbastanza nervoso, sono anche finito nel DVD degli Stratovarius. Lo show è stato meraviglioso, è stata una delle migliori date mai fatte. Non potevamo sperare in un’accoglienza migliore, il pubblico è stato calorosissimo.

Cosa ne pensate del pubblico italiano?

T.K: è assolutamente meraviglioso. Ci sono persone pazze in Sud America e in Spagna, ma in Italia siete tremendamente rumorosi. Non vedo l’ora di tornare. Forse tornerò in Marzo, perché abbiamo qualche settimana e non posso pensare di saltare l’Italia, mi piacerebbe tornare a Roma e vedere anche la città.

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C’è un episodio divertente successo in tour che vorreste condividere con noi?

T.K: in realtà, quando sei in tour c’è sempre qualcuno o qualcosa che fa qualcosa di totalmente stupido che a noi fa ridere e vorremmo che il mondo lo sapesse.

Abbiamo una domanda da parte dei fan: ci sarà la possibilità di incontrarvi fuori dall’Alcatraz a ottobre, magari prima del live?

T.K:  Forse, è impossibile da dire. Dipende sempre da come vanno le cose, se ci sono meet&greet… è anche questione di colpi di fortuna. Noi vorremmo incontrare i fans, ma dipende sempre dal momento.

E’ notizia di questi giorni che è stato organizzato un meet&greet con i Sonata Arctica. Qui i dettagli:

I SONATA ARCTICA sono attesi in ITALIA per un’unica data Live

giovedì 20 Ottobre all’ALCATRAZ di Milano

e quello stesso giorno tra le 13.30 e le 14.30 firmeranno autografi al MARIPOSA DUOMO  per festeggiare l’uscita del nuovo album “The Ninth Hour” su Nuclear Blast/Warner annunciata per venerdì 7 Ottobre.

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Sito ufficiale: http://www.sonataarctica.info/
Facebook: https://www.facebook.com/sonataarctica
Etichetta Nuclear Blast – www.nuclearblast.de

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