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25/03/2017 : Doom Over Brixia (Brescia)

Pubblicato il 2/05/2017 da in Live report | 0 commenti


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25/03/2017 : Doom Over Brixia (Circolo Colony, Brescia)

Candlemass
Hooded Menace
Shores Of Null
L’Impero Delle Ombre
Haunted
Naga

Non c’è dubbio sul fatto che il doom stia vivendo un buon ritorno di popolarità a livello underground. Sono tante le giovani bands che stanno seguendo le orme dei gruppi che hanno scritto la storia del genere (in primis i Black Sabbath, godfathers di questo sound) e soprattutto non si contano le nuove uscite discografiche di valore. Ovviamente non ci si può dimenticare nemmeno degli acts storici, quelli che continuano a percorrere questa selva oscura senza mai demordere. Sì perchè il doom è proprio così, può essere sovrastato in popolarità dai nuovi trends del momento ma alla fine non muore mai e rimane sempre un’ideale colonna sonora per chiunque voglia scrutare negli abissi della propria anima, confrontandosi con i grandi temi più profondi: la morte, il dolore e la solitudine.

Ma il doom è anche grande divertimento ed al Colony Club questo aspetto è stato decisamente quello prevalente nella serata tutta dedicata a queste plumbee sonorità denominata Doom Over Brixia.

Chiamati a salire per primi on stage, i partenopei Naga ci hanno colpito da subito per la compattezza ed incisività dei loro riffs profondissimi e tendenzialmente lenti. Il loro sound miscela abilmente la decadenza del doom, la freddezza del black e la psichedelia. Questo blackened doom funziona davvero bene e per scoprirlo basta dare un ascolto all’interessante “Inanimate”. Quando anche il collega Stefano Cerati, uno che di doom s’intende, passa tutto il concerto a scapocciare in prima fila per il primo gruppo di un lungo festival puoi star certo che si tratta di un act interessante. Davvero bravi.

Con l’ingresso sul palco dei siciliani Haunted arriva un più canonico doom settantiano sorretto da chitarre acidissime, il tappeto sonoro ideale sul quale la vocalist Cristina Chimirri può adagiare le sue linee vocali. I brani beneficiano della presenza di una seconda chitarra che consente di ottenere un guitar sound davvero corposo. L’impressione è quella di un gruppo già interessante ma con margini di miglioramento notevoli, tra riffs ossessivi e fughe chitarristiche di matrice stoner. Alcuni brani ricordano un po’ lo stile tutto giocato sui contrasti tipico di Glenn Danzig, un personaggio chiave della scena dark-doom che sarà ripreso in modo evidente da almeno un altro gruppo nel corso della serata.

E’ curioso cominciare un doom metal festival ospitato in Lombardia con tre gruppi meridionali consecutivi. Ma è proprio ciò che accade in questa serata, grazie ai pugliesi L’Impero Delle Ombre. La formazione ha dalla sua una classe esecutiva ed un riscontro di pubblico di un altro livello rispetto a chi l’ha preceduto. La grandezza della band, al di là dell’innegabile qualità del materiale composto dalla formazione, sta soprattutto nella naturale capacità di sprigionare un’atmosfera speciale, portandosi dietro una piccola aura di oscuro magnetismo. Composizioni come “Condanna“ hanno dalla loro anche l’incisività delle lyrics in italiano – e che lyrics – potenti ed al contempo evocative. Sugli scudi soprattutto le chitarre e la voce di John Goldfinch, ma davvero efficace anche la sezione ritmica. Poi, quando c’è la protezione di Baal direttamente sul palco è difficile che le cose possano andare storte… Band davvero speciale.

Gli Shores Of Null danno la chiara impressione di essere un gruppo sulla rampa di lancio. Hanno l’abilità tecnica e mostrano qualità nel songwriting che non ci lasciano alcun dubbio. Pensate ad un gruppo che può passare da brani che ricalcano il gothic doom abbinato ai death grunts profondi di una band alla My Dying Bride con puntate verso un black atmosferico davvero degno di nota. Ma non solo, vi ricordate quando gli Anathema suonavano ancora metal e se ne uscivano con alcune tra le più belle melodie in ambito gothic? Aggiungete un pizzico di Amorphis e Paradise Lost ed ovviamente il tocco di questi ragazzi ed avrete, per esempio, la bellissima “Quiescent”. Ecco, basterebbe questo brano a far apprezzare la band romana a chi non li conosce già. Gli Shores Of Null ci propongono qualche brano in anteprima dal nuovissimo album “Black Drapes For Tomorrow” e, se tanto ci dà tanto, sentiremo ancora parlare molto di loro.

Al loro ingresso sul palco i finnici Hooded Menace destano subito una buona impressione per l’immane pesantezza dei loro riffs e per la grande compattezza del loro sound. Parlando di pesantezza, il frontman è un bestione che sembra fare il verso al grande Glenn Danzig con movenze particolarmente plastiche e tendendo i bicipiti ad ogni occasione. Vocalmente lo stile è però quello di un growl molto profondo, reminiscente dei lavori più lenti e pesanti di Asphyx e Paradise Lost che ben si adatta ad una formazione particolarmente affiatata che sfoggia chitarre davvero notevoli. Il resto della band suona incappucciato nella propria felpa hoodie, un classico capo di abbigliamento per i metallari. Ma cosa vi aspettereste da un gruppo che si chiama Hooded Menace? Se siete incuriositi e volete approfondire la conoscenza del gruppo ascoltate le titletracks di “Fulfill The Curse”, “Effigies Of Evil” e “Never Cross The Dead” , cavalli di battaglia dei nostri anche dal vivo. Al termine dello show riesco pure a fare due chiacchiere con il simpatico vocalist Harry Kuokkanen, che sfoggerà una t-shirt dei Samhain, la band che Glenn fondò dopo i Misfits prima di creare i suoi Danzig. Harry ha ovviamente confermato il suo amore per la musica del muscoloso cantante americano, omaggiata anche dal punto di vista vocale in un suo altro side project, gli Initiated.

I Candlemass si sono rivelati un’ottima scelta nel ruolo di headliners di questo festival. Oltre agli ottimi dati di vendita dei biglietti per l’evento, con un Colony quasi sold out, gli svedesi si sono confermati band straordinaria anche on stage, ma di questo non avevamo alcun dubbio. A parte una data friulana di tre anni fa, l’ultima con Leif Edling al basso prima dell’aggravarsi della sua malattia, i Candlemass non si vedevano in Italia da un decennio e l’affetto che il pubblico italiano ha tributato verso la leggenda del doom svedese è stato palbabile durante tutti i brani eseguiti questa serata. Non pensavo che avrei mai visto un concerto dei Candlemass senza Leif Edling, ma anche senza il suo leader e songwriter brani come “The Well Of Souls”, “A Cry From The Crypt” ed “At The Gallows End” sono riusciti ad emozionarmi.
Il catalogo di pezzi scritti da Leif Edling per i Candlemass nel corso degli anni ha ben pochi eguali nella scena metal mondiale, ed anche quando la band va a pescare tra le gemme meno eseguite, come con l’iniziale “Born In The Tank” dall’eccellente “White Album”, il livello qualitativo rimane eccellente come durante l’esecuzione dell’ormai classica “Emperor Of The Void” dal sottovalutato “King Of The Grey Islands”.
“Gothic Stone” e “Bearer Of Pain” sono due grandi gemme preziose che ci consentono di apprezzare al meglio la duttilità vocale di Mats Leven ma l’apoteosi totale arriva con la tripletta finale da sogno eseguita durante i bis: “Mirror Mirror”, “Bewitched” e “Solitude”. Si è sentita la mancanza dell’incredibile “Samarithan”, ma per il resto a questa splendida serata dai suoni decadenti non ci siamo fatti mancare proprio nulla.
Un grande plauso va all’organizzazione dello staff del Colony ed alla disponibilità dei Candlemass anche al termine del loro show. Un festival assolutamente da ripetere.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Massimo “Max Moon” Guidotti.

Naga:

 

Haunted:

   

L’Impero Delle Ombre:

 

Shores Of Null:

 

Hooded Menace:

Candlemass:

               

Il nostro Max con “Mappe” Bjorkman dei Candlemass

La nostra Sabina con Mats Leven dei Candlemass

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