Slider by IWEBIX

22/04/2017 : Metalmania (Katowice, POL)

Pubblicato il 15/06/2017 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:391

22/04/2017 : Metalmania 2017 (Spodek – Katowice, POL)

Non giriamoci intorno, la Polonia non è esattamente il primo paese che ci viene in mente quando pensiamo ai grandi festival metal europei. Ed è un vero peccato, al quale questo live report vuole in qualche motivo rimediare facendovi conoscere meglio un festival straordinario che ha conosciuto ben ventitré importanti edizioni prima di incontrare una pausa di otto anni. Ma il Metalmania è tornato quest’anno e lo ha fatto nella sua più impressionante location: Spodek, un’arena che assomiglia ad un’astronave, con una line-up ricchissima di bands distribuite su due palchi ed al solito un occhio di riguardo per la scena estrema polacca e continentale.

C’è tantissima musica da commentare ed allora cominciamo a parlarne insieme. Una sola doverosa premessa, qualora non venga espressamente indicata la nazionalità della band commentata è implicito che si tratti di un gruppo polacco.

Mentor

Le metalliche danze cominciano dal palco secondario con i Mentor, formazione dall’approccio molto fisico, che miscela il death metal all’hardcore. Le ritmiche veloci ci ricordano in molti tratti un’evoluzione di quel death’n’roll di matrice scandinava che pare essere ancora discretamente presente a livello underground un po’ ovunque. Il gruppo è decisamente compatto e riesce nel compito di scaldare i primi spettatori arrivati – già in buon numero – facendoci vedere i primi accenni di moshpit.

Gli Animations sono la prima band chiamata ad esibirsi sullo splendido palco principale e tra l’altro sono una nostra vecchia conoscenza, visto che su queste pagine ci eravamo già occupati del gruppo con un commento alla loro performance al Metal Hammer Festival tenuto sempre qui a Spodek nel 2011. Da allora hanno cambiato frontman e genere passando da un prog metal moderno e potente ad un groove metal vario ed attuale, che vede l’uso di vocals decisamente ruvide alternato a passaggi più melodici. Il nuovo album “Without The Sun” è promosso dall’esecuzione di diversi brani. Gli Animations si prodigano molto per scaldare il pubblico ma l’impressione è che la loro proposta sia più moderna rispetto ai gusti della maggioranza dei presenti. Comunque interessanti.

Stillborn

Con gli Stillborn arriva la prima formazione protagonista di un death metal old school davvero tirato e senza compromessi. L’influenza non è solo quella dei classici Venom, Hellhammer, Slayer ecc. ma c’è un’evidente omaggio per la scena estrema latina di Sarcofago, primi Sepultura, Holocausto, peraltro evidenziata dall’originale scelta del gruppo di dare un titolo spagnolo ad ogni album della formazione. Le vocals alternano il growling ad uno stile più black, gli Stillborn sono davvero cattivissimi e l’attitudine molto “war metal” è sfoggiata chiaramente anche nel look grazie alle imponenti cinture borchiate sfoggiate dai membri della band. Evil rules!

Tygers Of Pan Tang

Non c’entrano assolutamente nulla e fanno quasi tenerezza quando si presentano sul palco principale, alle 12.30, collocati tra compagini molto più estreme di loro. Ma i Tygers Of Pan Tang saranno di gran lunga una delle (tante) note liete della giornata. Divertente il siparietto con il vocalist toscano Jacopo Meille, che il sottoscritto saluta a gran voce prima del concerto, stupito di sentire una voce italiana da sotto il palco anche in Polonia, a distanza di 1000 km dal Belpaese. I Tygers sciorinano in una trentina abbondante di minuti sette dei loro pezzi migliori, con un pubblico che mostra di gradire molto e che si lascia andare battendo le mani a più riprese. La voce stentorea di Jacopo è ormai da anni il valore aggiunto di una band che dal vivo è sempre una sicurezza. Il resto lo fanno brani come “Euthanasia”, la nuova “Only The Brave”, “Hellbound” e la classica cover di “Love Potion No. 2” posta a fine set. Un trionfo in terra polacca.

Thermit

Non mi sarei mai aspettato di assistere ad una lunga serie di esibizioni dallo spettro sonoro così ampio. I Thermit per esempio. Tecnicamente davvero molto bravi, con passaggi che ricordano le bands della scena death metal melodica ma con un approccio tipicamente melodic thrash nel riffing e nelle ritmiche. Pure le vocals sono interessanti, con parti in screaming alternate a linee vocali più cantate con punti di contatto con certo power metal. Un gruppo davvero talentuoso, come potrete constatare ascoltando qualche estratto dall’ultimo album “Saints”. Gli armonici di chitarra ed il lavoro del basso sugli scudi. Questa Polonia ci sta riservando davvero delle belle sorprese.

La seconda band straniera del festival sono gli olandesi Sinister, che si presentano on stage con il frontman Aad Kloosterwaard che non ci sembra del tutto sobrio ma che forniscono una prestazione ineccepibile con il loro classicissimo death metal tiratissimo. La storia di Aad è curiosa ma non così rara in ambito estremo, con il nostro che è stato il primo storico drummer del gruppo dal 1988, prima di passare dietro al microfono nel 2005. Uno dei punti di forza della band sta nelle parti chitarristiche in cui i nostri rallentano per qualche secondo la loro macchina devastante per ricreare quelle suggestive atmosfere “sinistre” prima della successiva letale accelerazione. Oltre a pezzi del nuovo “Syncretism” ascoltiamo volentieri brani più datati come “Epoch Of Denial” e “The Carnage Ending”. Una sicurezza.

In Twilight’s Embrace

I Twilight’s Embrace sono cattivi quanto gli Stillborn ed i Sinister ma in un modo diverso, con un sound che prende più di uno spunto dalla scena scandinava e da bands come i Dissection ma in versione ancora più letale. Le vocals sono feroci e non dispiacciono neppure le oscure atmosfere che ammantano brani che, a differenza di quelli dei Thermit, sono più compatti e meno frammentati dalla presenza di diverse influenze. E’ impressionante l’attitudine di tutte queste formazioni polacche, la cui grinta e compattezza sono davvero sopra le righe. In particolare, non si vedono mai musicisti che sembrano posare per i fotografi e mettersi in mostra in alcun modo. Questi picchiano sodo sui loro strumenti e lo fanno con tecnica solidissima. Giù il cappello.

Arcturus

Abbiamo parlato di tecnica e quella degli Arcturus è di quelle che meritano venerazione e stima immensa ma la grandezza del gruppo è da sempre quella di non porsi limiti, con i meriti straordinari di aver ampliato i confini stessi della musica estrema. Stampa specializzata e fans, con la formazione norvegese, di solito arrivano parlare di avant-garde e sperimentazione e probabilmente non ci sono termini più adatti per descrivere le emozioni che composizioni come “Shipwrecked Frontier Pioneer”, “Painting My Horror” e “The Chaos Path” regalano ai tanti metalheads accorsi sotto il palco principale. C’è anche lo spazio per un pizzico di promozione dell’ultimo disco “Arcturian”, che tutto sommato non ha aggiunto nulla al patrimonio artistico forgiato in precedenza da questi grandi musicisti. Al solito, da segnalare la voce fantastica e camaleontica di ICS Vortex, il devastante mix di tecnica e potenza di Hellhammer dietro alle pelli e la carica di grande simpatia emanata soprattutto dal bassista Hugh Stephen James Mingay e dal tastierista Steinar Sverd Johnsen. Nel loro sottogenere degli assoluti leaders.

Mord’A’Stigmata

I Mord’A’Stigmata sono una di quelle formazioni che non mi aspettavo di vedere al Metalmania. Troppo sperimentali, complessi, cangianti, ermetici, per un festival. Ed invece li ho graditi oltremodo, con la loro straordinaria abilità di cesellare riffs su riffs, costruendo pezzi che hanno sempre una base intrigante grazie alle straordinarie parti di batteria. Qui l’ispirazione pare essere davvero molteplice, probabilmente i Meshuggah, i Tool, i Neurosis ma chissà quanti altri gruppi e generi. I pezzi di rado presentano delle accelerazioni ma anche senza innescare il moshpit degli acts più veloci, questi metallers polacchi riescono a catalizzare l’attenzione di tutti coloro che sono venuti ad ascoltarli sotto a questo palco secondario che ci sta davvero regalando delle grandi emozioni. L’ultimo lavoro discografico del gruppo è intitolato “Hope”, presenta solo quattro tracce per tre quarti d’ora di vero trip e se siete aperti ad un sound che unisca la violenza sonora alla sperimentazione totale che sfocia in un sound davvero personale vi consigliamo, caldamente, i Mord’A’Stigmata.

Entombed AD

Gli Entombed A.D. sono l’esatto opposto della band appena vista. Veloci, diretti come un pugno in pieno volto, gli svedesoni capitanati dall’animalesco L-G Petrov sfruttano al meglio la cinquantina di minuti a loro disposizione per annichilirci con il loro patentato death metal made in Sweden. L-G Petrov, che sembra nato per vomitare rabbia sul palco, è letteralmente inarrestabile con il suo caratteristico growling, la formazione snocciola brani come “Midas In Reverse” e “Dead Dawn” dai due dischi più recenti, quelli dal cambio del monicker e dall’abbandono dello storico chitarrista Alex Hellid, ed una serie di classici come “Wolverine Blues”, “Living Dead” per concludere il terremotante set con la classicissima “Left Hand Path”. Pollice alto.

Infernal War

Ecco, se dovessi nominare una formazione che mi ha colpito, come tutte, per la veemenza e la ferocia del proprio sound, ma senza farsi ricordare per qualche particolare o una qualche minima variazione originale sul tema death-black metal, questa sarebbero con ogni probabilità gli Infernal War. Cattivi, compatti, ma tutto sommato non trascendentali nel loro essere derivativi ma senza quel quid che ha reso più interessanti, ad un primo ascolto, le esibizioni di altri gruppi. Li consiglieremmo comunque ai fans di Vader, Possessed e primi Slayer.

Vader

I testè citati Vader, da queste parti, vantano uno status che sta tra l’act storico e l’autentica leggenda. E’ una reputazione meritata, che la formazione di Piotr “Peter” Wiwczarek si è conquistata con tre decenni ininterrotti di violenza sonora. Una carriera fantastica quella dei Vader, mai diventati veramente mainstream ma sempre sopra le righe, una storia fatta di perseveranza e dedizione al death metal, celebrata in questa occasione con una setlist che va a pescare con ben sette brani dallo storico disco di debutto “The Ultimate Incantation”.
Rispetto al materiale più recente, le sonorità della band a inizio carriera erano più thrashy e crude, forse leggermente meno tecniche ma anche più dirette nella lora violenza primordiale. Tra questi vecchissimi e seminali brani abbiamo ascoltato “Dark Age”, “The Crucified Ones”, “Testimony”, “Breath Of Centuries” ma non sono mancati neppure richiami al materiale nuovo con l’esecuzione di “Send Me Back To Hell” e “Triumph Of Death”. Nel complesso è stata l’attesa devastazione sonora, con un Piotr davvero emozionato nel ringraziare tutti i presenti. Lui che del Metalmania è stato spesso una colonna ed un punto di riferimento.

Thaw

I Thaw sono un altro gruppo sperimentale, che vede la presenza al suo interno di due membri dei Mentor. Gli elementi che contraddistinguono il gruppo sono diversi. Intanto il look, con ogni membro della band incappucciato in una felpa hoodie che dona un pizzico di mistero alla band, e poi, ben più importante, l’uso di un moog da parte del vocalist principale, che va a contaminare con rumori ed effetti elettronici i riffoni ossessivi della band. In pratica una matrice estrema che convive con suoni ambient, ed io che pensavo che sarei venuto qui in Polonia solo ad ascoltare gruppi di tradizionalissimo death, thrash e black metal. Felice di appurare che la scena qui è incredibilmente viva e pulsante.

Sodom

Da una proposta moderna ed atmosferica ad una che più old school non si può. I Sodom sono la solita macchina da guerra che non sembra conoscere momenti di stanca nonostante le numerose rughe sui volti di Tom Angelripper e Bernemann, soldati che di battaglie on stage ne hanno combattute davvero tante. E le tematiche di guerra rimangono quelle preferite dai nostri, tra una “Agent Orange”, una “Remember The Fallen” ed una conclusiva “Bombenhagel”. La platea del Metalmania è letteramente scossa dalle bordate thrash di questi campioni della scuola tedesca e siamo più che convinti che i nostri, di questo passo, continueranno a battagliare on stage ancora per qualche anno. Tanto diretti quanto efficaci. Se ci sarà un big four tedesco del thrash i Sodom si faranno trovare pronti.

Obscure Sphinx

Ecco, se dovessimo nominare un gruppo al quale il palco secondario starà presto molto stretto, punteremmo con decisione sugli Obscure Sphinx, che grazie alla presenza della vocalist Wielebna hanno letteralmente stregato tutti in questa occasione. La frontwoman è in possesso di qualità teatrali davvero notevoli. Vederla dimenarsi on stage, a piedi nudi, quasi posseduta, muovendosi con lentezza ma grande sicurezza, sarà una delle esperienze più intense del festival. Per quanto attiene al sound del gruppo, il doom, il metal atmosferico, lo sludge, l’ambient, sono tutte frecce nell’arco degli Obscure Sphinx, formazione che era già stata premiata come miglior gruppo debuttante nell’anno di pubblicazione del suo primo album. L’ultimo lavoro discografico si chiama “Epitaphs”. Gli Obscure Sphinx sono una band sulla quale scommetterei ad occhi chiusi.

Coroner

Ok, gli Obscure Sphinx sono stati fantastici, ma ora vogliamo scatenarci un po’ e farlo grazie ad una delle più straordinarie bands della scena thrash è davvero appagante, a maggior ragione perché i Coroner stanno ricevendo solo ora parte del successo che non arrivò prima del loro scioglimento, vista la genialità e la capacità della formazione svizzera di anticipare i tempi con un sound che univa tecnica sopraffina, partiture thrash, ritmi a tratti quasi ballabili, occasionali patterns elettronici e vocals ben più estreme di quelle tipiche del thrash più melodico.
Tommy T. Baron (meglio conosciuto come Tommy Vetterli) merita di condividere il podio con Chuck Schuldiner (giusto un gradino sotto) per l’eccezionalità delle sue doti di performer e songwriter. Il nuovo drummer Diego Rapacchietti è una scelta eccellente ed anche lo storico bassista e vocalist Ron Royce si mostra sempre solidissimo. Tra le tante gemme eseguite citiamo solamente “Golden Cashmere Sleeper, Part 1”, “Semtex Revolution”, “Serpent Moves” e “Reborn Through Hate”. Show perfetto, suoni perfetti. Precisi come un orologio svizzero.

Questa card ha qualcosa di davvero speciale grazie ad un’alternanza di stili davvero esaltante, pur restando quasi sempre nell’ambito delle sonorità estreme. Ed estremi gli Impaled Nazarene lo sono davvero. Estremi e pazzi, il loro show è un mix di indicibile violenza sonora e brevissime pause, durante le quali il frontman Slutti666 si lascia andare a qualche fugace battuta confermandosi un personaggio realmente sopra le righe (tra queste “We’re not Moonspell!”). Il sound della formazione finnica è dannatamente heavy e grezzo ma allo stesso tempo anche riconoscibile. Le ritmiche sono mediamente telluriche, giusto con qualche stacco per tirare il fiato. La scaletta è rappresentativa della discografia della band.
Se c’è un neo di questo Metalmania dal punto di vista logistico è la visuale del palco secondario, un po’ sacrificata se si sta sulle retrovie. Colpa di una scala, e soprattutto del fatto che questa parte dell’arena non è stata pensata per ospitare un palco. Ebbene, vedere questi polacchi pogare durante l’impressionante gran finale di “Total War – Winter War” con ragazzi che rischiano davvero l’osso del collo, è davvero una roba molto metal.

Moonspell

I Moonspell sembrano attraversare un periodo di grandi celebrazioni. Dopo l’uscita dello splendido “Extinct” sono arrivati il ventennale di “Wolfheart” (uscito nel 1995) e dopo un anno, quello di “Irreligious”. Per festeggiare questi due immortali capitoli della storia del gothic continentale la formazione capitanata da Fernando Ribeiro ce ne fornisce stasera una vasta selezione di estratti. Si parte con “Opium” e ci si addentra all’interno di “Irreligious” con altri classici come “Awake!”, “Ruin & Misery”, “Mephisto” passando poi la palla all’ancor più estremo materiale di “Wolfheart” con le classicissime “Wolfshade (A Werewolf Masquerade)”, “Vampiria” ed “Alma Mater” solo per citare le più celebri.
La passione sprigionata dai lusitani non ha probabilmente rivali in ambito gothic e questa sera ha contagiato il folto pubblico polacco del Metalmania. Tra l’altro la band, proprio qui, poco più di dieci anni fa, fece filmare il primo live dvd ufficiale della formazione. Il finale doom in salsa lusitana con la strepitosa “Full Moon Madness” vede buona parte dei presenti intenti ad ululare come un branco di lupi nella notte. Sempre grandiosi.

Samael

Basta, siamo sazi delle esibizioni del palco secondario e ci vogliamo preparare al meglio per le ultime due esibizioni su quello principale. Headliners della giornata sono gli svizzeri Samael ed è chiaro da subito come l’organizzazione abbia davvero profuso il massimo sforzo per rendere lo spettacolo appagante dal punto di vista audiovisivo. Luci eccezionali, megaschermi sui quali sono proiettate immagini ad effetto, acustica potente e pulita. Manca solo una scaletta all’altezza e questa si rivela assolutamente strepitosa. Sette brani da “Ceremony Of Opposites” non ce li saremmo mai aspettati con rarità come “Son Of Earth” e “Crown”, presentate oltre alle più frequenti “Black Trip” e titletrack. Non mancano anche tre estratti dal capolavoro “Passage” con il tastierista Xy in evidenza (per i pochi che non lo sapessero si tratta del fratello del frontman Vorph), due da “Blood Ritual” ed il ritorno in pompa magna della titletrack di “Worship Him” che mancava dal vivo da più di vent’anni. Vengono presentati anche due brani nuovi, “Angel Of Wrath” e “Rite Of Renewal” che presentano elementi old school ma in una veste sonora molto moderna.
Vorph è in forma alla chitarra ritmica e sicuro dietro al microfono. L’unico dettaglio che può far storcere il naso ai fans della prima ora è proprio la scelta di suoni molto moderni per una scaletta che più “old school” non poteva essere. Uno spettacolo comunque davvero memorabile, che conosce il suo gran finale con l’esecuzione di alcuni classici da “Passage” come “Shining Kingdom”, “Rain” e “My Saviour”. Unico neo l’assenza di “Jupiterian Vibe”. Davvero un set monumentale. Ed ora sotto con il nuovo disco.

Furia

Non mi capita spesso, ma quando succede il mio cuore me lo dice subito: con il black metal atmosferico dei Furia mi sono subito innamorato. Le prime vibrazioni provate sulla mia pelle durante la performance della cult band polacca sono davvero di quelle che non si dimenticano tanto facilmente. Mi sono sentito un po’ come quando ho fatto conoscenza per la prima volta con il sound malinconico degli Agalloch o con le visioni folk metal di Vintersorg. La scena estrema regala sempre la scoperta di bands poco conosciute in altri paesi che sono una sorta di “world’s best kept secret”.
I Furia mi hanno emozionato in modo davvero struggente e l’hanno fatto con la semplicità di brani che partono spesso con intro di chitarre pulite, che cominciano a costruire con lentezza inesorabile un’atmosfera che poi conoscerà il suo climax con esplosioni elettriche o con un crescendo di tensione emotiva impressionante. Ci si rende conto di essersi davvero divertiti, di essere rimasti rapiti, affascinati da bands che non si conoscevano bene o da sounds sperimentali, quando si cerca di evitare di ripetere più volte lo stesso superlativo assoluto.
Ascoltatevi la cavalcata epica di “Są To Koła” da “Marzannie Królowej Polski”, le atmosfere lunari di “Ciało” da “Księżyc Milczy Luty”, l’ultimo album dei Furia, oppure la più varia “Ogromna Noc” da “Nocel”, alcuni tra gli higlights di questo spettacolare concerto. I Furia vi condurranno per mano nella foresta polacca, di notte, sentirete i lamenti delle bestie che animano le ore oscure ma non avrete paura perché sarete accompagnati per tutto il tempo dalle ipnotiche, avvolgenti e misteriose composizioni di questi maestri dell’atmosfera, solo di rado squarciate dalle crude vocals (in polacco) del frontman Michał Kuźniak, in arte Nihil.

Caro Metalmania, ti conoscevo solo per sentito dire o per aver letto delle vecchie line-up, ma ora spero di cuore di tornare a trovarti negli anni a venire. La scena estrema polacca è più viva ed interessante che mai. Scopritela. Anche voi potreste restarne rapiti.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dalla nostra Sabina Baron:

Sodom

Sodom

Sodom

Stillborn

Stillborn

Stillborn

Thaw

Thaw

Thaw

Thermit

Thermit

Thermit

Tygers Of Pan Tang

Tygers Of Pan Tang

Tygers Of Pan Tang

Tygers Of Pan Tang

Tygers Of Pan Tang

Vader

Vader

Coroner

Coroner

Setlist varie

Il nostro Max

Sempre Max con una copia della fanzine “Forging Steel”

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Entombed AD

Samael

Furia

Furia

Furia

Furia

Furia

In Twilight’s Embrace

In Twilight’s Embrace

In Twilight’s Embrace

In Twilight’s Embrace

In Twilight’s Embrace

Infernal War

Infernal War

Infernal War

Mentor

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Moonspell

Mord A Stigmata

Obscure Sphinx

Obscure Sphinx

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Samael

Sodom

Sodom

Sodom

Sodom

Sodom

Sodom

Sodom

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *