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30/04/2017 : Frontiers Rock Festival 2017 – Day 2 – (Trezzo, MI)

Pubblicato il 23/06/2017 da in Live report | 0 commenti


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30/04/2017 – Frontiers Rock Festival 2017 (Day 2) – Live Club, Trezzo Sull’Adda (MI)

TNT
L.A. Guns
Unruly Child
Kee Marcello
Lionville
Adrenaline Rush
Cruzh

Secondo giorno “ufficiale” (non considerando il “warm-up” esclusivo) del Frontiers Rock Festival. Ecco a voi il resoconto del nostro inviato:

Anche la domenica parte con una nuova proposta ed è davvero molto buona l’esibizione dei Cruzh, band che con il primo self-titled album ha registrato una manciata di brani dalle melodie davvero irresistibili. Si tratta di classicissimo melodic rock che però colpisce per la passione e, come detto, per l’efficacia di linee vocali davvero catchy. Davvero calda l’ugola del frontman, uno che non si atteggia a rockstar e che sembra un amico che ci invita nella sua sala prove. Sicuro anche l’apporto fornito dal resto della band, con una menzione per la compattezza e l’entusiasmo con le quali sono eseguite perle come “First Cruzh” e “Hard To Get”. Magari non avranno il talento assoluto di bands come gli Eclipse ma ad avercene di gruppi che rievocano le atmosfere ottantiane di Def Leppard ed FM con il cuore dei Cruzh. Una band della quale seguiremo con interesse anche le prossime mosse.

I Lionville sono semplicemente una delle pochissime realtà melodic rock italiane che può fregiarsi del meritatissimo status di cult band. Ok, il vocalist Lars Säfsund, che è anche la voce degli eccellenti Work Of Art, è svedese, ma il resto del gruppo, a partire dal compositore e chitarrista Stefano Lionetti è italianissimo e davvero in grado di scrivere e suonare questo genere a livelli eccellenti. I Lionville colpiscono principalmente per tre motivi: tecnicamente sono ineccepibili, hanno composizioni brillanti in ogni loro album e poi c’è la voce fantastica di Lars. Con un vocalist dalla voce meno calda forse i Lionville sarebbero fin troppo perfetti e patinati, ma l’ugola di Säfsund riesce ad essere pulitissima, tecnicamente inappuntabile ma anche emozionante come poche in un ambito puramente A.O.R.
Pezzi come “Power Of My Dreams”, “All We Need”, “Here By My Side”, “I Will Wait” e “With You” sono cantati dai ragazzi delle prime file con un coinvolgimento totale (al caro amico Metauro Trebisonda è pure scesa una lacrimuccia). I Lionville sono una band fantastica che si è confermata tale anche dal vivo. Rimarranno probabilmente una realtà di nicchia, ma di quelle che meriterebbero di ampliare la propria fanbase a dismisura. Un grazie alla Frontiers per averceli fatti ascoltare in questo prestigioso contesto. Finalmente.

Al primo album degli Adrenaline Rush, con relativa esibizione al Frontiers Rock Festival, la band capitanata dall’attraente singer Tåve Wanning aveva attirato le solite malelingue su un push promozionale basato esclusivamente sul “talento” visuale della bionda svedese. A tre anni di distanza, ritroviamo la formazione con un secondo album che ha riscontrato pareri più favorevoli e, soprattutto, con una band che suona un pomp rock più carico e trascinante. La vocina di Tåve, che si conferma una calamita per gli occhi dei presenti, continua a dividere il pubblico, personalmente la trovo un po’ piatta e monodimensionale ma va anche detto che un certo miglioramento dagli esordi c’è stato in pezzi come “Love Like Poison” e “Shock Me” e la scena rock ha anche bisogno di personaggi dal look vincente come la Wanning.
Siamo sinceri, nella scena rock attuale sono molte di più le vecchie glorie rugose ed invecchiate e c’è bisogno anche di nuovi volti freschi che sappiano catalizzare l’attenzione ed affascinare fans e media. Questi Adrenaline Rush hanno le carte per farlo. Tra queste di sicuro c’è la regina di cuori.

Kee Marcello e la sua band hanno riportato lo show sui binari di un hard rock rotondo e sanguigno arricchito dal guitar work dell’ex chitarrista degli Europe. Apparso piuttosto in forma anche dal punto di vista vocale, Marcello ha sciorinato qualche estratto dal nuovo album “Scaling Up” come la titletrack e “Black Hole Star” oltre ad una manciata di classici dell’era Europe come “More Than Meets The Eye”, “Superstitious” e “Girl From Lebanon”. Se l’esecuzione di questi brani si spiega perfettamente con il fatto che il chitarrista ne ha coscritto o almeno inciso le parti chitarristiche con gli Europe un po’ meno si comprende la scelta di suonare un superclassico come “The Final Countdown” scritto e registrato prima dell’ingresso di Kee nella band di Joey Tempest. A parte questo piccolo appunto, Marcello ha suonato uno show onesto e di buon livello, accompagnato da una buona formazione dotata dell’attitudine giusta.

La voce di Marcie Free, assolutamente pazzesca nell’omonimo debutto discografico degli Unruly Child, pur non essendo più in grado di raggiungere le note pazzesche del passato, rimane una delle più emozionanti della scena A.O.R. Erano davvero in molti ad attendere con ansia il loro show, filmato e registrato per una futura uscita dal vivo. Gli Unruly Child si sono confermati formazione di caratura superiore, in grado di ricreare in modo straordinario le atmosfere ed il sound del primo immortale album grazie ad un mix perfetto di tecnica e pathos con menzione speciale per il tocco di Bruce Gowdy, magari non sempre precisissimo ma dal feeling eccezionale.
La voce di Marcie ora risulta efficace soprattutto nelle svariate ballads ascoltate, come “Is It Over” e “To Be Your Everything”, ma il tempo passa per tutti ed allora dei piccoli aggiustamenti sono stati apportati per riarrangiare i brani e farli funzionare bene nel 2017. Le emozioni sono state comunque forti ascoltando pezzi come “On The Rise” e “Let’s Talk About Love”, con una scaletta che ha praticamente omaggiato l’intero album di debutto. A fine show da segnalare la grande disponibilità del bassista Larry Antonino e di Marcie Free. Ottimo concerto nonostante gli inesorabili segni del tempo. Emozioni a palate.

Al primo riff di chitarra di Tracii Guns abbiamo avuto l’identica sensazione provata durante lo show dei Tyketto, e cioè che questo sarebbe stato un concerto da ricordare a lungo. Quello degli L.A. Guns della ritrovata coppia Tracii Guns-Phil Lewis è stato uno show torrido e travolgente, un esempio straordinario di quello che era lo sleaze/street metal più tirato in puro L.A. style.
Tracii Guns è apparso in forma stratosferica, sicuramente ispirato e motivato dalla presenza nella line-up di un giovane fenomeno della sei corde come Michael Grant. Anche Phil Lewis è apparso ben sopra le aspettative, soprattutto per chi, come il sottoscritto, lo aveva già visto in una non trascendentale esibizione bolognese un lustro fa. Ottima la setlist, che ha dato spazio ai grandi classici del passato, da “No Mercy” a “Bitch Is Back”, da “Sex Action” a “Never Enough” senza trascurare un album sottovalutato come “Waking The Dead” con “Don’t Look At Me That Way”. Non è mancato nemmeno un brano nuovo, “Speed” , una botta d’adrenalina impressionante, una gustosa anticipazione di quello che sarà certamente uno dei prossimi album di punta della Frontiers Records. Non sono mancate nemmeno le sdolcinate note di “The Ballad Of Jayne” o il finale tiratissimo di “Rip And Tear” per uno show strepitoso che è stato immortalato per una futura live release che si preannuncia davvero imperdibile. Grandissimi L.A Guns!

Chiamati a chiudere l’intero festival, i TNT erano probabilmente la band più attesa dell’intera manifestazione. Lo show era stato annunciato come uno dalla scaletta vintage, con rumori di un’esibizione completa di “Tell No Tales” o del suo successore “Intuition”, i due grandi capolavori della formazione norvegese. Non è stato così, ma tra i due la setlist ha mostrato una preferenza per “Tell No Tales”, omaggiato dall’esecuzione di ben sette brani, tra i quali citiamo “As Far As The Eye Can See”, “Northern Lights” (con una delle migliori interpretazioni di Tony Harnell dietro al microfono), “Listen To Your Heart” e la conclusiva “Everyone’s A Star”. Altri momenti da ricordare sono arrivati con la rendition acclamatissima della titletrack di “Intuition”, con “Tonight I’m Falling” ed una buona versione di “Seven Seas”.
I TNT li avevamo già visti allo Sweden Rock qualche anno fa e se Tony Harnell ci aveva convinto pienamente, il chitarrista Ronni Le Tekrø ci era apparso alquanto sporco. La performance di Trezzo invece mi ha soddisfatto soprattutto per le parti di chitarra cromatissime di un Le Tekrø in grande spolvero, supportato da suoni davvero all’altezza. Tony ha tutto sommato mantenuto una voce davvero buona nonostante l’impossibilità di cantare nello stesso insostenibile screaming giovanile di quando aveva poco più di vent’anni.
Show piacevolissimo quindi, con un pubblico in visibilio dall’iniziale “Give Me A Sign” alla conclusiva “Everyone’s A Star” cantata a squarciagola dai presenti, un sicuro highlight del futuro dvd-bluray-cd dal vivo tratto anche da questo concerto. Harnell si è confermato, oltre che ottimo cantante, anche frontman di buon livello, in grado di riconoscere i meriti anche di un pubblico che non si è mai stancato di cantare tutti i grandi classici nonostante la lunghezza di un festival che si è confermato ancora una volta uno dei migliori al mondo per gli appassionati di hard e melodic rock. Ed ora siamo già in fervente attesa di conoscere le prime bands delle prossime edizioni, magari sognando di vedere dal vivo bands come i Survivor, i Ten, o una reunion dei Thin Lizzy. Sorprendici ancora Frontiers. C’è bisogno di sognare. C’è bisogno di grande rock!

Live report realizzato da Massimo “Max Moon” Guidotti. Foto di Sabina Baron. Di seguito altre foto della serata.

Cruzh:

   

Adrenaline Rush:

         

Lionville:

     

Kee Marcello:

     

Unruly Child:

 

L.A. Guns:

       

TNT:

     

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