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22/07/2017 : Colony Open Air – day 1 (Brescia)

Pubblicato il 11/09/2017 da in Live report | 0 commenti


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22/07/2017 : Colony Open Air Festival 2017 – Day 1 – Pala Brescia (BS)

Kreator
Sacred Reich
Wintersun
Exciter
Demolition Hammer
Death Angel
Loudness
Asphyx
Hell
In.Si.Dia
Skanners

Colony Open Air

Molto di questa prima edizione del Colony Open Air Festival passerà alla storia. Gli spostamenti di location e lo scetticismo crescente da essi derivato, gli intoppi burocratici dimostrati dal carteggio pubblicato online al termine del festival dall’organizzatore Roberto Rosa, l’ostruzionismo di una parte della scena metal nostrana, che quando più serve non è unita come dovrebbe, la cancellazione del tour europeo di una band headliner rimpiazzata alla grande in pochissimo tempo ed anche certe piccole pecche organizzative tipiche di una prima volta “in grande”.
Il festival, che presentava una line-up straordinaria, alla fine c’è stato ed è pure stato memorabile. Noi di heavymetalwebzine.it, da sempre sostenitori della scena metal italiana e di chiunque cerchi di organizzarvi un grande evento e spesso in condizioni davvero difficili, ovviamente c’eravamo. Abbiamo deciso di soffermarci principalmente sulla disamina delle esibizioni musicali durante questo live report, di tutto il resto troviamo sia stato scritto fin troppo e francamente noi non vedevamo l’ora, invece, di parlare solo di musica.

Ah, quasi quasi ci dimenticavamo dell’ultimo colpo di scena: il festival, alla fine, è stato spostato per una terza volta, quella definitiva, all’interno del Pala Brescia, diventando, de facto, il Colony Open Air Conditioning. Se continueremo a parlare di Colony Open Air durante il report è solo perchè il nome del festival era quello e di certo non per fare del sarcasmo, anzi, l’aria condizionata e la possibilità di vedere tutti i concerti con luci di palco di buon livello (pensate a cosa sarebbe stato vedere dei gruppi black all’ora di pranzo sotto il sole cocente) ci sono sembrate una vera benedizione.

Skanners

Ho letteralmente perso il conto di quante volte ho visto in azione i bolzanini Skanners, ma quello che è certo, resta il fatto che dopo oltre 30 anni di onorata carriera i nostri eroi non deludono mai! Anche oggi all’Open Air in condizioni di oggettiva difficoltà, vuoi per il gran caldo dentro al Palasport di Brescia, vuoi per l’orario infelice in cui sono stati costretti a suonare (12.30), Claudio Pisoni e Fabio Tenca (i “vecchi warriors”) non si sono risparmiati, dimostrando di non conoscere ostacoli davanti a loro quando si tratta di suonare heavy metal!
In quest’ottica anche la prestazione odierna non ha fatto eccezione: perfetti, unici, coinvolgenti, commoventi! Anche se penalizzati da suoni tutt’altro che ben fatti (per non dire pessimi), i nostri amici hanno martellato come fabbri per tutta la mezz’ora scarsa a loro disposizione, dimostrando che oltre ad essere la più grande Metal Band Italiana di tutti i tempi (almeno per chi scrive), se fossero nati qualche centinaio di Km, oltre il Brennero, in Germania, la loro fama attuale e la loro storia sarebbero state molto diverse e forse ora, saremmo qui a commentare una band headliner e non messa tristemente e ingiustamente in apertura di un Festival, per quanto prestigioso sia stato l’Open Air in questione.
Davide Odorizzi spinge e picchia come un forsennato la batteria, Tomas Valentini dimostra di possedere classe da vendere, oltre ad essere dotato di una tecnica invidiabile al basso (nonostante la giovane età), Fabio Tenca e Walter Unterhauser, i veterani degli Skanners, macinano riff come se non ci fosse un domani.. ma l’asso nella manica resta sempre lui… Claudio Pisoni, autentico vocalist fuoriclasse! Mai un cedimento, mai un “calo di tensione”, inossidabile ed indistruttibile come la musica che canta, con quel fisico asciutto snello e salutista, da fare letteralmente invidia a un 20enne, elastico e snodato, in grado di saltare e correre come un dannato sul palco, andando continuamente avanti e indietro per tutta la durata dello show!
“Welcome To Hell” inizia a scaldare gli animi, “Metal Party” li infiamma e “Factory Of Steel” li incendia!
“Starlight” chiude al meglio una prestazione che convince tutti, trionfando su molte band da qui a seguire, riportandosi ancora una volta a casa  la vittoria, ovvero la medaglia d’oro del Metal Italiano.

Setlist:
Welcome To Hell
We Rock The Nation
Iron Horse
Metal Party
Back To The Past
Factory Of Steel 
Starlight

In.Si.Dia

L’acustica è stata certamente il punto debole di questa prima giornata ed in particolare non è stata per nulla clemente con gli In.Si.Dia. La formazione bresciana, vista anche di recente al True Metal Festival a Parma, ha suonato brani come “Il Mondo Possibile” e “Mai Perdere Controllo”, estratti dal nuovo disco “Denso Inganno”, un album che ha avuto ottimi riscontri dalla critica. E’ un peccato che la mancanza di un secondo palco all’interno del Pala Brescia abbia costretto tutte le bands ad un taglio del set di una decina di minuti. C’è comunque il tempo per ascoltare un paio di classici come “Parla Parla” e l’ormai classica “Tutti Pazzi”, l’ormai conosciutissima cover dei Negazione, con lo spirito rivolto allo storico bassista Marco Mathieu, vittima di un grave incidente pochi giorni prima del festival. Il concerto ci ha fornito la conferma della sensazione che questo nuovo corso degli In.Si.Dia sia estremamente vitale, con una band che sta volentieri sul palco e che ha ancora tanto da dire all’interno della scena metal italiana. E noi speriamo di riascoltarli presto.

Hell

L’esibizione degli Hell è stata uno degli highlights della giornata, una vera e propria rivelazione per chi non conoscesse ancora la band inglese. La storia degli Hell è davvero curiosa. Formatasi nel 1982 in piena NWOBHM, la formazione è rimasta una cult band totalmente underground per un lustro, dando alle stampe solo degli apprezzatissimi demo. Poi, nel 1987, arrivò il suicidio del vocalist originale e chitarrista David Halliday a togliere la voglia di continuare con questo monicker. Vent’anni dopo arriva la resurrezione della band, datata 2007, trascinata dal nuovo innesto nella formazione, l’apprezzatissimo producer Andy Sneap nei panni del secondo chitarrista insieme allo storico Ken Bower. La leggenda vuole che fu proprio David Halliday ad insegnare la chitarra ad un giovanissimo Andy Sneap, che a soli sedici anni fondò i Sabbat e che ha sempre dichiarato che gli Hell furono una delle sue più grandi influenze musicali. Tornati alla ribalta, gli Hell hanno pubblicato il primo ed il secondo album, con il debutto che in pratica ha dato nuova linfa a quei meravigliosi storici demo.
Il nuovo vocalist David Bower ruba la scena on stage con la sua straordinaria teatralità e l’ottima voce ed in particolare impressionano le sue capacità recitative davvero sopra le righe. La band è solidissima e grazie a brani di valore come “The Age Of Nefarius”, “Blasphemy And The Master” e l’eccellente “On Earth As It Is In Hell” emozionano un pubblico entusiasta. A chi non li conosce ancora il suggerimento è quello di ascoltarsi perle come le citate canzoni o “Something Wicked This Way Comes”. Se vi piacciono i giri melodici di chitarra, le atmosfere oscure, le ritmiche veloci tipiche della NWOBHM ed un forte tocco di teatralità ci sono ottime probabilità che resterete impressionati dagli Hell, che hanno un frontman che arriverà a frustarsi la schiena ed a scacciare il maligno (o a farlo entrare) dalle teste di alcuni degli spettatori in prima fila. Folgoranti.

Asphyx

Gli olandesi Asphyx potevano essere considerati, all’interno di questa giornata devota alle sonorità thrash ed old school, a seconda dei gusti, un po’ un pesce fuor d’acqua o un’interessante variazione sul tema. Di certo gli Asphyx rappresentano benissimo un certo modo “old school” di intendere il death metal, quello che miscela le canoniche sfuriate ritmiche a tutta velocità con dei riffoni sabbathiani lenti e profondi, in grado di soggiogare lo spettatore con il loro ipnotico groove. Ed in materia di riffs quelli degli Asphyx sono davvero eccellenti, denotando doti compositive molto superiori alla media. Ottimo anche l’apporto dello storico frontman Martin Van Drunen dietro al microfono. Il resto sta tutto nell’equilibrio, come detto, tra le due anime della band: le accelerazioni annichilenti e le parti rallentate dalla pesantezza immane. Il rischio è quello di sfociare troppo nel doom o di avere degli slowdowns che di fatto non sono che meri stacchi senza la loro grande forza. A voler cercare il pelo nell’uovo si sente la mancanza di un chitarrista solista in grado di arricchire un po’ il sound dei nostri, ma anche in questa incarnazione a quattro teste gli olandesi sono una band quasi perfetta come testimoniato dal poker di brani nuovi suonati dall’ultimo platter “Incoming Death”.
Il death doom non è solo un’invenzione giornalistica e gli Asphyx lo rappresentano al meglio con la conclusiva “Last One On Earth”. Un vero successo di pubblico, complice un suono un pochino sporco ma potentissimo e che ben si adatta alle sonorità proposte dai death metallers olandesi. Sentiti complimenti!

Loudness

Il mio amore per il Giappone non è un segreto per chi mi conosce… Da bambino ho scoperto i cartoni animati giapponesi, da adolescente il Metal e i gruppi del paese del “Sol Levante” che suonavano questo genere. Coi Loudness è stato amore a prima vista e a primo ascolto, da quando abbassai la puntina del mio vecchio giradischi per ascoltare il primo disco loro che acquistai, “Lighthing Strikes”. Nel 2015 e 2016 riuscii a realizzare il sogno di vederli per ben due anni consecutivi al Rock Fest di Barcellona, oggi ritrovo i miei Eroi Nipponici all’Open Air!
Questo concerto è stato un vero trionfo e tuffo nel passato, aiutato anche da suoni che si son fatti finalmente accettabili anche se migliorabili certamente. Si apre con l’immortale “Crazy Nights” per poi proseguire con ”Heavy Chains”, fino ad arrivare all’esaltazione vera e propria con il superclassico ”Let It Go”.
Akira Takasaki è invasato è indemoniato, davvero in palla e in forma strepitosa, ci spara in faccia assoli taglienti come un rasoio, dimostrando di non avere perso un centesimo della sua verve e classe. Sfodera una prestazione con una tecnica davvero sopra le righe, che lo porta di diritto tra i più grandi Guitar Hero HM di tutti i tempi!
Non da meno di Takasaki sono il bassista Masayoshi Yamashita e il drummer Masayuki Suzuki, che supportano al meglio la carismatica e inconfondibile voce di Minoru Niihara, sempre sul pezzo e graffiante come un tempo.
“In The Mirror” mi ha emozionato e fatto scendere una lacrimuccia pensando al tempo che fu, ma “Crazy Doctor” mi ha subito ridato la scossa giusta per ricontinuare a cantare e urlare fino a restare senza voce. La foto conclusiva che mi immortala con loro a fine concerto, è la ciliegina sulla torta di un concerto spaziale, che ricorderò molto a lungo! Forever Loudness JAPAN!

Death Angel

Previsto inizialmente per la seconda giornata del festival, quella dedicata alle sonorità più estreme, lo show dei Death Angel è stato saggiamente anticipato alla prima, rendendola ancora più imperdibile soprattutto per gli appassionati di thrash metal. La riduzione da due ad un solo palco ed il desiderio della band di utilizzare una backline di propria fiducia, forse resasi conto dell’acustica un po’ claudicante in occasione di alcuni dei precedenti concerti, hanno determinato un taglio ancora più cospicuo del solito al set, ridotto ad una mezzoretta di potentissimo thrash metal suonato con intensità e la solita, spaziale, tecnica della band.
I riffs di “The Ultra-Violence” ci hanno riconsegnato una formazione, quella di Rob Cavestany e Mark Osegueda, che dal vivo rimane sempre una delle migliori in assoluto in ambito thrash. Dicevamo del set breve, ma che è riuscito comunque a darci uno spaccato di almeno una parte della discografia della band, con l’esecuzione di “Evil Priest” dal citato primo album, di “Claws In So Deep” da “Relentless Retribution”, di “Father Of Lies” dal potentissimo nuovo “The Evil Divide” e dell’ormai classicissima e feroce “Thrown To The Wolves”, che ha creato un “pandemonio” sotto al palco. In così poco tempo non era possibile fare di meglio. Speriamo di rivederli molto presto. I Death Angel dal vivo sono sempre un’esperienza da non perdere.

Demolition Hammer

Il ritorno di popolarità del thrash metal a livello underground ha riportato alla luce moltissime bands esplose negli anni ’80 e ’90. Gli americani Demolition Hammer non sono mai stati dei prime movers o un gruppo di punta, ma nel corso dei tre album usciti tra il 1990 ed il 1994 hanno dimostrato di saperci davvero fare. Quest’anno cade il venticinquesimo anniversario di quello che è forse il loro album più ispirato, “Epidemic Of Violence”, uscito nel 1992. Da questo secondo album abbiamo ascoltato “Skull Fracturing Nightmare”, “Carnivorous Obsession” “Omnivore” e “Human Dissection”.
L’impressione è che i Demolition Hammer siano davvero una thrash machine impressionante dal vivo, di quelle che, considerando che tre musicisti su quattro sono quelli della formazione storica che aveva registrato gli album di cui sopra, hanno ancora un tiro pazzesco.
Il thrash dei Demolition Hammer è solidissimo ma senza troppi fronzoli, puntando più sulla velocità e sull’impatto che sulla tecnica strumentale o chissà quali cambi di tempo. Brani come quelli citati ed “Hydrophobia” o “Neanderthal” sono pane per i denti dei ragazzi (più o meno cresciuti) arrivati all’interno del Pala Brescia proprio per un po’ di sano moshpit e per fare tanto headbanging.
L’aria condizionata del Pala Brescia torna in questo senso comodissima. Immaginarsi cosa sarebbe stato di questo e di tanti altri concerti se eseguiti sotto il sole a temperature di molto superiori ai 30° ed un tasso di umidità altissimo fa davvero pensare a tutti coloro che si sono dilettati a fare i “demolition hammer” dalla tastiera del proprio device preferito. Ma questa è un’altra storia e questa recensione è invece per tributare un doveroso ricornoscimento alla forza dal vivo di una band come la loro.

Exciter

Gli Exciter hanno sempre rappresentato il Metal per autonomasia, duri e puri ora come allora. Dopo il “forfait” dello scorso anno al Colony che lasciò a molti metalheads l’amaro in bocca, finalmente in questa prima (e speriamo non unica) edizione del Colony Open Air, l’istrionica band canadese capitanata dal mitico Ricci fa tappa nel nostro Paese, sfoderando una prestazione maiuscola che – a conti fatti – per chi scrive risulterà complessivamente la migliore dell’intero bill!
Si parte subito forte con l’acceleratore pigiato sulle note di “I Am The Beast”, facendo dimenare e scuotere tutti, dando dimostrazione subito di essere in formissima, in barba all’età anagrafica di questi tre pazzoidi ultracinquantenni. Ma il vero pogo selvaggio si scatena poco dopo con uno dei loro pezzi più rappresentativi, “Violence & Force”, che manda letteralmente in delirio il Palasport! Purtroppo anche l’esibizione degli Exciter risente ancora di suoni ancora confusionari e mal calibrati, ma questo inconveniente non va a macchiare di un centimetro la loro prestazione di oggi. Qualche piccolo errore tecnico c’e’ stato onestamente a onore del vero, ma il genere proposto, ovvero l’heavy/speed, non si basa certamente sulla tecnica ma sull’impatto emotivo, e su questo loro sono maestri certamente.
Un concerto strepitoso fino alla fine, dove in scaletta troveranno spazio altri classici come “Heavy Metal Maniac” e “Long Live The Loudness”, che conclude di fatto uno show per veri Defender, tipicamente anni ’80 in tutto e per tutto, dal look alla proposta musicale.
Complessivamente questa esibizione degli EXCITER risulterà migliore di quella a cui ho assistito appena venti giorni fa al Rock Fest di Barcellona per intensità ed energia! Unica “nota negativa” l’ assenza in scaletta imperdonabile di “Pounding Metal”, ma come si dice … non si può avere tutto. Godiamo ed esultiamo per questo concerto urlando Long Live EXCITER !

Setlist:
I Am The Beast
Violence & Force
Victims Of Sacrifice
Iron Dogs
Stand Up And Fight
Cry of the Banshee
Heavy Metal Maniac
Long Live The Loud

Sacred Reich

I Sacred Reich li avevamo già visti l’anno scorso al Fosch Fest, nella loro prima esibizione di sempre in Italia. Il concerto andò alla grande e fortunatamente non abbiamo dovuto attendere molto per rivederli dalle nostre parti una seconda volta. Quasi un anno esatto dopo quello show la band dell’Arizona torna infatti a trovarci e l’occasione è un anniversario davvero importante. Qui gli anni da festeggiare sono addirittura trenta, tre decenni dalla release dell’apprezzatissimo “Ignorance” del 1987, il disco di debutto dei nostri che è ancora nel cuore di molti thrashers.
La band capitanata dal frontman Phil Rind ce ne offre diversi estratti come la titletrack, “Administrative Decisions” (senza risparmiare critiche al Presidente Trump) e “Victim Of Demise” ma nonostante il limitato tempo a disposizione ci viene offerto anche un piccolo “best of” sul meglio del resto della discografia della band americana. Spazio allora a “One Nation”, “American Way”, “Indipendent” e “Crimes Against Humanity”. L’impressione è che la band sia ancora davvero in forma, anche se di certo le pause tra un brano e l’altro sono più lunghe rispetto a quelle di altre bands che offrono uno show più concitato. Stupisce anche la decisione di suonare una cover di un brano lungo come “War Pigs” (della mia band preferita in assoluto) lasciando però fuori dal set per mancanza di tempo un superclassico come “Death Squad”. Fortuna che arriva una terremotante “Surf Nicaragua” a consolarci un po’ sul finale.
Il valore della band non si discute e la possibilità di suonare in un locale condizionato speravo l’avrebbe resa più disponibile a sfruttare ogni singolo minuto a disposizione per offrire quel tipo di intensità che il genere richiede per non essere troppo “tranquillo”. C’è da dire che abbiamo comunque ritrovato i Sacred Reich musicalmente in grande forma e quindi li aspettiamo con ansia per la loro terza live performance italiana.

Wintersun

I Wintersun sono una band che si è creata uno zoccolo duro di fans che li segue sempre, anche quando la formazione è inserita in una card prevalentemente thrash e old school metal come in questo primo giorno del Colony Festival. Complice il taglio delle setlist cui ogni band ha dovuto far fronte e la scelta di suonare alcuni dei brani più lunghi ed evocativi della loro discografia, i Wintersun hanno riversato sul pubblico riunitosi all’interno del Pala Brescia solo quattro composizioni del loro peculiare melodic death metal dai tratti epici. La band finlandese ha aperto le danze con “Awaken From The Dark Slumber (Spring)”, estratto dal nuovissimo album di studio “The Forest Season” dato alle stampe il giorno precedente a quello di questo show e da subito è stato evidentissimo il contrasto musicale con il sound di qualsiasi altro gruppo di questa prima giornata. Caratteristica davvero impressionante dei die hard supporters della band è quella di cantare tutti i brani più noti del gruppo, qualcosa che siamo abituati a vedere, molto più in grande, per bands come Iron Maiden e Blind Guardian. Le atmosfere ricreate dalla band sono davvero suggestive, con i riffs ed i giri di chitarra ipnotici che sembrano scritti con l’intento di soggiogare l’ascoltatore, conducendolo in un’altra dimensione spazio temporale. Il sound dei nostri è potente, maestoso, fieramente epic, ma mai troppo cattivo o aggressivo, le melodie dei Wintersun ci accarezzano la pelle come un vento fresco che proviene dall’acqua, magari da uno dei tanti incantevoli laghi finnici.
La band, che sul palco sembra divertirsi ed apprezzare non poco il supporto dei suoi fans, ci saluta con una splendida versione di “Time”, ma la ritroveremo dal vivo tra poche settimane e con uno show sicuramente più lungo. Altro centro, ed ora sotto con gli headliners!

Kreator

Da subito la scelta dei Kreator come headliners di questa giornata è apparsa davvero azzeccata. I thrashers teutonici sono apprezzati in egual misura sia dagli appassionati di thrash – essendo una delle migliori formazioni del genere del vecchio continente – che dai cultori della old school che rispettano ed apprezzano una carriera longeva e sempre ad alti livelli come quella della formazione capitanata dal carismatico Mille Petrozza. Da ormai molti anni, e cioè da “Violent Revolution”, i Kreator stanno proponendo un thrash che, pur essendo piuttosto melodico, ha nell’impatto e nella violenza sonora le sue prerogative principali ma con suoni che ovviamente sono ben più moderni di quelli utilizzati dalla band negli anni ’80.
Negli ultimi anni c’è stata una riscoperta di alcuni elementi dell’heavy metal classico che hanno reso molti dei brani nuovi ancora più melodici e catchy. Parliamo di brani come “Gods Of Violence” “Hail To The Hordes”, “Satan Is Real” e “Fallen Brother”, tutte riproposte anche in questa serata ed ormai costanti della setlist di questo “Gods Of Violence Tour”.
Subito dopo l’iniziale “Hordes Of Chaos (A Necrologue For The Elite)” il primo vero tuffo nel passato è arrivato con “Phobia” dal discusso “Outcast”, che rimane comunque un classico sempre apprezzato dal vivo. Qualche spettatore ha storto un po’ il naso per alcuni degli effetti scenografici utilizzati dal vivo durante lo show dei Kreator. Non siamo di certo ai livelli dei giochi pirotecnici che accompagnano gli show dei Rammstein ma al sottoscritto queste luci curate d’effetto, questi cannoni ad aria compressa ed una valanga di coriandoli sparati sul pubblico di certo non hanno dato fastidio, anzi, ed a maggior ragione perché siamo spesso a lamentare il fatto che in Italia molti gruppi di punta stranieri non portino la loro stage production al completo per limitazioni del locale, ordinanze che vietano gli effetti pirotecnici o contratti “al risparmio”.
Se un piccolo difetto si può imputare a questa solidissima prova dal vivo dei Kreator è quello di aver fornito uno show impeccabile ma che è stato troppo spezzettato dalle numerose intro. Dopo quella che ha preceduto la menzionata titletrack di “Hordes Of Chaos” all’inizio dello show ne abbiamo sentita una (tutte preregistrate) prima di “Gods Of Violence”, di “Phantom Antichrist”, di “World War Now” e di “Violent Revolution”. Mi sembrano un po’ troppe, anche se l’ultima era posizionata all’inizio dei bis.
Oltre ai brani citati una menzione la meritano ovviamente vecchi classici come “Total Death” e la conclusiva “Pleasure To Kill” che hanno scatenato il moshpit che tutti si aspettavano da questi alfieri del thrash europeo.
Stanno invecchiando bene i Kreator, con una nota di merito per il chitarrista finlandese Sami Yli-Sirnio ed il suo melodico tocco e se le piccole pause o le intro sono il prezzo da pagare per concerti di questo valore allora ben vengano, magari insieme al tanto atteso big four del german thrash con Destruction, Sodom e Tankard. Grande giornata, di quelle difficili da dimenticare, un debutto con il botto per il Colony Open Air Festival.

Live report di Alessandro Masetto (Skanners, Loudness, Exciter) e di Massimo “Max Moon” Guidotti (tutte le altre band). Foto di Rita “Rose” Profeta. Di seguito altre foto del festival.

Skanners:

In.Si.Dia:

Hell:

Asphyx:

Loudness:

Death Angel:

Demolition Hammer:

Exciter:

Wintersun:

Sacred Reich:

Kreator:

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