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22-23-24/06/2017 : Copenhell (Copenaghen, DAN)

Pubblicato il 15/09/2017 da in Live report | 0 commenti


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22-23-24/06/2017 : Copenhell (Copenaghen, DAN)

Quando arriva la fine di giugno le giornate si allungano in Danimarca e la voglia di fare festa pervade un po’ tutta la nazione, è un sentimento contagioso che si avverte nell’aria. Un metallaro non dovrebbe pensarci sue due volte nel prendere le meritate ferie per fare una bella vacanza all’insegna del metal a Copenhell.

In Danimarca la settimana di Copenhell è la settimana del metallo, definito come il festival più amichevole del Nord Europa. Non so se è per il fatto che l’età media sia alta o per lo spirito di divertimento rock che la gente ha da queste parti ma di sicuro la capitale danese aspetta a braccia aperte tutti i tipi di metallaro: dal metal nerd a quello classico a quello hipster con la maglietta di Celine Dion. C’è posto per tutti, anche per le famiglie! Nel pomeriggio è abbastanza normale vedere dei bambini assieme ai genitori divertirsi al festival.

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Foto: Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Giunto alla sua ottava edizione il Copenhell è oramai riconosciuto tra i migliori festival metal europei. Il segreto sta in una crescita costante, non parlo solo del bill, da sempre ricco e vario. Gli organizzatori di questo festival riescono a migliorare di anno in anno i servizi offerti, avvalendosi anche della manodopera di un migliaio di volontari. L’area del festival, Revshaleøen, ha uno charme particolare. Si tratta di un vecchio porto industriale raggiungibile facilmente con in mezzi pubblici, la oramai famosa linea bus 666 creata appositamente per l’evento. Per chi viene dall’estero il campeggio è davvero un lusso, dall’area è possibile ammirare il canale principale e scorgere dall’altra parte il palazzo reale. Si ha davvero l’impressione di essere nel cuore di Copenaghen.

Prima di entrare un picchetto di integralisti cristiani all’ingresso del festival mi passa un volantino nel tentativo di salvare la mia anima da Satana. Questo particolare mi dà la conferma di essere diretto nel posto giusto.

Appena passato l’arco d’ingresso, fatto da un assemblato di container dipinti di nero, ci si trova all’interno di una vera esperienza a 360 gradi nei valori del metallo: buona musica, grandi birre e amicizia, il tutto al cospetto del grande lupo di Copenaghen: il murales della grandezza di ben 2000 m2 fatto da Victor Ash proprio in occasione del festival qualche anno fa che campeggia su Revsahaleøen ed è l’icona che rende questo luogo magico.

Chi va a Copenhell riesce a vivere un’esperienza che va oltre ai concerti. Per questo motivo è arrivato ad essere sold out per il secondo anno consecutivo, ed è destinato a diventare uno di quei festival che registrerà il tutto esaurito ancora prima di annunciare gli headliners. Se senti le gambe stanche puoi decidere di vedere il prossimo concerto seduto comodamente sulla collina, dove oltre al prato ci sono due bar con terrazza panoramica. Quando hai fame ci si trova davanti all’imbarazzo della scelta dalla pizza al thailandese, il panino con cavolo e maiale alla griglia, fino al cibo vegano. Esiste persino la possibilità di andare al villaggio vichingo dove tra un idromele e una birra ci si puó infilare belli nudi in una tinozza di legno con acqua a 40 gradi.

Per chi vuol farsi due risate con gli amici il Biergarden è sempre pieno di sorprese, tra le quali sottolineo il karaoke metal, accompagnato da una vera band.

Vuoi fare il bullo fino in fondo? divertirti pure a spaccare sfogandoti allo Smadreland, un area delimitata dove è possibile imbracciare una mazza o un martello gigante e sfasciare le automobili gentilmente messe a disposizione. Da quest’anno registrandosi previamente alla app del festival si può avere la possibilità di incontrare le band sotto un intimo tendone e fare quattro chiacchiere assieme a loro.

Nonostante l’organizzazione sia al top, Copenhell non è affatto un festival gigantesco. Gli spettatori sono circa 20.000 e l’area è completamente camminabile, anche da sbronzi. Dimentica quindi le scarpinate chilometriche da un palco all’altro di altri festival europei. I tre palchi sono alla portata di un piede non troppo allenato.

D’altronde Copenhell è adatto ai vecchi metallari, quelli che come me hanno passato il punto di non ritorno e nonostante gli acciacchi vogliono divertirsi. Prevedo che tra 15 anni ci saranno più panchine.

Il booking per l’edizione 2017 riesce, anche questa volta, a soddisfare un po’ tutti i metallosi palati, da quelli più glam raffinati ai protocoprofagi. Quest’anno la line up ha visto:

System of a Down, Slayer,Prophets of Rage, Five Finger Death Punch, Rob Zombie, In Flames, Europe, Airbourne, Opeth, Saxon, Ministry, Overkill, Carcass, Alter Bridge, Dillinger Escape Plan, Baroness, Invocator,Huldre, Powerwolf, Devildriver, Myrkur, Candlemass, Every Time I Die, Frank Carter & The Rattlesnakes, Lost Society, The Black Dahlia Murder, Motionless In White, Rising, Inglorious, Red Warszawa.

La Miglior atmosfera:

System of a Down

Jacob Dinesen

Jacob Dinesen

Jacob Dinesen

Jacob Dinesen

La voglia di rivederli in azione è davvero tanta. In Danimarca questa band è davvero amata, sul palco sono molto professionali, rischiando, forse, di risultare quasi freddi. Per tutto il concerto ho come l’impressione che Daron voglia rubare la scena al suo amico Serj. Tuttavia l’amico sa difendersi, forse perché quando hanno distribuito il carisma il signor Tankian si è messo in fila almeno tre volte. Il signor Malakian dovrebbe mettersela via.

Il loro repertorio è fantastico quindi nonostante i presunti screzi è impossibile annoiarsi.

La vera perfomance, tuttavia, la fa il pubblico di Copenhell. Ogni singolo pezzo viene cantato dall’inizio alla fine mentre cala leggera la notte nordica. Sentire la voce di 20.000 persone che cantano a unisono pezzi come “Hypnotize” o “Question!” é davvero un esperienza unica.

La performance più divertente:

Rob Zombie

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Non c’è dubbio che quel matto del Rob Zombie sa fare il suo sporco lavoro quando si tratta di far divertire la gente. Si salta e si balla al cospetto di Frankenstein e Dracula. Un John5 che più invecchia più aumenta in fighezza è la spezia segreta di questa salsa piccante al gusto adrenalina e tritolo. Il corpo magro, barbuto e snodabile di Rob spruzza rock e carisma da ogni pelo. Le mosse sul palco e i saltelli fatti in quel modo come solo lui sa fare sono troppo divertenti: si dimena, trascina come un vero alfa animale da palcoscenico. Un vero magnete per il sesso opposto, il suo charme e la sua energia luciferina portano a perdere le inibizioni. Il risultato? Non ho mai visto così tante ragazze fare crowdsurfing come in questo concerto. In alcuni attimi c’erano solo ragazze che si facevano trasportare al cospetto del Superbeast dalle braccia del pubblico.

Che ci fai alle donne Rob!

La Performance più profonda:

Candlemass

foto: Jacob Dinesen

Photo Daniel Slater

Photo Daniel Slater

Photo Daniel Slater

Si legge Candlemass si pronuncia doom, queste vecchie cariatidi prendono per mano il pubblico ipnotizzandolo e se lo portano in un vero viaggio al centro dell’anima. Il palcoscenico destinato alla band svedese è il piccolo Pandemonium. In questa edizione i tecnici del suono hanno davvero fatto un ottimo lavoro, la qualità e la dinamica del suono sono davvero impressionanti. Si parte con la marcia funebre di ChopinMirror Mirror” e tanto fumo e durante la serata snocciolano nell’ordine ”Bewitched”, ”Dark Reflections”, ”The Well of Souls”, ”A Cry From The Crypt”, ”At the Gallows End”, ”Crystal Ball” e concludono con ”Solitude”. Mentre credo di assistere a qualcosa di davvero magico noto la maglietta del “nuovo” cantante Mats Levén che cita e dà un nuovo significato alla battuta di Monty Python “He’s not the Messiah, he’s a very naughty boy”. Un modo davvero divertente per prendere un po’in giro i nostalgici di Messiah Marcolin, cantante originale della band. Anche se dotati del basso severo di Leif Edling i Candlemass mantengono il senso dell’umorismo.

Performace piú devastante

The Dillinger Escape Plan

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Energetici, mastodontici, schizzoidi ed imprevedibili. Il loro concerto è la cosa più vicina ad un endocardiaca di cocaina sparata nel cuore a King Kong imbottito di viagra.

Non mi era mai capitato di vederli dal vivo, e realizzo che non esiste altro modo per apprezzarli se non di vederli all’azione.

Il volume è al limite della sopportazione umana e la band americana non si tira di certo indietro durante la foga e la violenza acustica una chitarra e svariati microfoni non lasceranno il palco interi.

Il concerto più emozionante

Myrkur

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Amata oppure odiata Amalie Bruun è probabilmente la cosa più bella accaduta al metallo danese da 20 anni a questa parte. Fragile e stupenda come una rosa nera cresciuta nelle foreste del Nord regala una performance davvero intensa e di rara bellezza. La band che accompagna la cantante neo-black ha davvero trovato il giusto equilibrio. Myrkur riesce a fare delle fantastiche evoluzioni vocali tramutando la voce cristallina durante le parti folk melodiche in un growl profondo ed intenso quando il gioco si fa oscuro. Diventa difficile tracciare il confine tra un concerto rock ed un installazione artistica.

Con Myrkur tutto è in piena evoluzione e in divenire. Prepariamoci, il meglio deve ancora venire.

Fuori concorso

Slayer

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Sebastian Dammark – idoconcerts.com

Copenhell 2017 conclude con una delle band più grandi di sempre per quanto riguarda il metallo, un lusso da non sottovalutare. Non importa quante volte in vita uno abbia visto gli Slayer, e non importano nemmeno i commenti di chi li vuole criticare a tutti i costi, nelle poche ore di buio sotto il cielo plumbeo Tom Araya e compagni hanno dato e dato tanto. Ritorna il dinamismo di Paul Bostaph alla batteria e si sente il suo stile unico e coinvolgente. E´ il concerto di chiusura del palco principale Helveti e sinceramente sarebbe difficile chiedere di meglio. La band è decisamente in piena forma e regala ai copenhellesi quello che ci si aspetta da un concerto degli Slayer: velocità, passione e violenza acustica. Nell’encore snocciolano quattro classici che sono nel cuore di tutti i metallari del mondo: “South Of Heaven”, “Raining Blood” “Chemical Warfare” e l’immancabile ”Angel Of Death”.

Metal e Hygge

Si torna a casa con un grande sorriso anche quest’anno. Anche quest’anno ci siamo divertiti come ragazzini al cospetto del grande lupo. Gli unici incidenti registrati sono i feriti a causa di troppo headbanging. I danesi hanno inventato il concetto della Hygge, il nirvana sociale dello stare bene con amici e famiglia. Questo concetto si sposa perfettamente con l’idea di divertimento che hanno i metallari, per questo al Copenhell si sta bene con la pioggia o con il sole.

Dal vostro inviato è tutto, per il prossimo anno segnatevi la data 21-23 giugno, la Copenhell Family vi aspetta!

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