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03/08/2017 : Wacken Open Air (day 1)

Pubblicato il 10/10/2017 da in Live report | 0 commenti


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03/08/2017 : Wacken Open Air (day 1)

Wacken Open Air

Per vedere tutte le foto ad una maggiore grandezza andate sul nostro album Facebook.

La giornata del giovedì per noi inizia con gli Skyline, band sempre presente da anni alla giornata della “A Night To Remember”. Di loro non c’è molto da dire. Cover band nata per volere di Thomas Jensen, mente del Wacken Open Air e principale motivo della nascita di quest’ultimo; come ogni anno è loro l’onere e l’onore di aprire le danze sui palchi principali. Gli Skyline propongono una scaletta ricca di cover famose che spaziano dall’hard & heavy ottantiano al sound tipico degli anni ’90, con ospiti d’eccezione nel finale della setlist prima Henning Basse dei Firewind e poi Doro Pesch che duetterà con lui negli ultimi 2 brani.

Skyline

SETLIST:
1. A Touch of Evil (Judas Priest cover)
2. Welcome to the Jungle (Guns N’ Roses cover)
3. Bombtrack (Rage Against the Machine cover)
4. Hush (Joe South cover)
5. The Trooper (Iron Maiden cover)
6. Here I Go Again (Whitesnake cover)
7. Gutter Ballet (Savatage Cover)
8. Wacken Hymne (We Are the Metalheads)
9. All We Are (with Doro Pesch)

Ross The Boss

E’ ora il momento di una delle figure più particolari ma a mio avviso più importanti nel panorama metal che ha spianato la strada a band come Blind Guardian e Rhapsody of Fire (al secolo semplicemente Rhapsody). Ross The Boss, storico chitarrista del Manowar, porta con sé sul palco uno show che è tutto incentrato sulle vecchie glorie della sua ex band. Un ospite d’eccezione al basso, Mike LePond, che grazie alle sue falangi riesce a emulare egregiamente le parti che sono suonate da Joey DeMaio con il plettro. Nonostante ci sia qualche problema di equalizzazione e il tempo a loro disposizione non sia tantissimo, il concerto è un successo. Risentire brani come “Fighting The World”, “Battle Hymn” e “Hail And Kill” mi fa tornare adolescente e mi fa urlare a squarciagola per tutta la durata dello show. La performance si conclude con la consacrazione di Ross nella Heavy Metal Hall Of Fame presentata da Jensen in persona.

SETLIST:
1. Blood of the Kings
2. Death Tone
3. The Oath
4. Blood of my Enemies
5. Kill With Power
6. Sign of the Hammer
7. Fighting the World
8. Battle Hymn
9. Hail and Kill

Europe

Cambio repentino di genere. E’ ora il momento di Joey Tempest e della sua band, gli Europe. Nonostante suonino ad un orario non molto consono e nemmeno abbiano molto tempo a disposizione, gli svedesi sfornano un concerto ineccepibile. Joey nonostante abbia passato le 53 primavere non mostra segni di cedimento né alla voce, né come showman. E’ lui infatti che catalizza l’attenzione per tutto il concerto, Mr. Tempest salta come un grillo per tutto il palco interagendo sempre con i fan. Il frontman comunque non è l’unico a suonare in maniera egregia; tutti i suoi compagni di band lo seguono, in particolare John Norum che sforna ad ogni canzone assoli ineccepibili. Joey sicuramente non ha più la potenza canora di un tempo, i brani sono ribassati di qualche tono, ma comunque la band non delude le aspettative. Sessanta minuti di concerto pieni di canzoni che hanno segnato la storia del rock. Gli Europe sono come sempre una garanzia.

SETLIST:
1. War of Kings
2. Hole in my Pocket
3. Rock the Night
4. Scream of Anger
5. Last Look at Eden
6. Firebox
7. Sign of the Times
8. Ready or Not
9. Nothin’ to Ya
10. The Beast
11. Superstitious
12. The Final Countdown

Status Quo

Il Wacken è sempre stato un evento che ha portato in terra teutonica band prettamente hard rock e metal. Difficilmente si sono visti artisti che non rientrano strettamente in questo standard. Da qualche anno però abbiamo assistito ad una piccola evoluzione, un lento ma continuo inserimento nel bill di gruppi che non fanno parte di questo filone. Quest’anno è toccato agli albionici Status Quo, band che ha alle spalle oltre mezzo secolo di carriera. Vederli suonare tra icone del rock e metal mondiale fa uno strano effetto, ma riescono con la loro verve a trascinare il pubblico presente con carismatica classe. Nonostante di recente siano rimasti orfani di Rick Parfitt, sostituito da un giovane Richie Malone, la band è riuscita ad ammaliare migliaia di metallari. La proposta è ghiotta, forse un po’ troppo ricca di cover, considerando la loro lunga discografia, ma è estremamente ben curata e tra un medley di alcuni brani famosi e una carrellata di loro cavalli di battaglia come l’intramontabile “Whatever You Want” riceviamo una lezione di musica dai maestri del classic rock inglese.

SETLIST:
1. Caroline
2. Something ‘bout You Baby I Like (Richard Supa cover)
3. Rain
4. Softer Ride
5. Beginning of the End
6. Hold You Back
7. What You’re Proposing / Down the Dustpipe / Wild Side Of Life / Railroad / Again and Again
8. Paper Plane
9. In the Army Now (Bolland & Bolland cover)
10. Roll Over Lay Down
11. Down Down
12. Whatever You Want
13. Rockin’ All Over the World (John Fogerty cover)
14. Rock and Roll Music / Bye Bye Johnny (Chuck Berry cover)

Accept

Una quindicina di minuti di attesa ed è il momento di una delle iconiche band del metal teutonico, gli Accept, che non hanno bisogno di presentazioni essendo un’istituzione in Germania e una delle band storiche della realtà metal mondiale. Quest’anno il quintetto di Solingen ha scelto una scaletta di due ore divisa in tre parti, la prima incentrata sui brani recenti, la seconda con l’orchestra e la terza tutta dedicata ai brani più classici per una band che, come i predecessori sul palco, ha una lunga storia alle spalle di circa 50 anni. I nuovi brani confermano una formazione ancora molto energica con un sound attuale, cinque brani di cui due presenti nel loro ultimo album “The Rise Of Chaos”. Ottima esecuzione della parte centrale del concerto, anche se a mio avviso non esageratamente innovativa (non è la prima volta che si vede la fusione di musica classica ed heavy metal) e granitica la terza con l’esecuzione dei loro brani più classici uniti all’orchestra che ha supportato Wolf Hoffmann nella parte precedente. Sentire il loro sound unito a quello dell’orchestra sinfonica nazionale della Repubblica Ceca ha un qualcosa di piacevolmente inatteso e qui arrivano brani come “Princess Of The Dawn”, “Teutonic Terror” e il loro cavallo di battaglia “Balls To The Walls” che suggellano questa serata all’insegna di grandi glorie del passato che riescono ancora adesso a stupire e trascinare gente di ogni età.

SETLIST:
1. Die by the Sword (World Premiere)
2. Restless and Wild
3. Koolaid (Live Premiere)
4. Pandemic
5. Final Journey
6. Night on Bald Mountain (Modest Mussorgsky cover)
7. Scherzo (Fryderyk Chopin cover)
8. Romeo and Juliet (Pyotr Ilyich Tchaikovsky cover)
9. Pathétique (Ludwig van Beethoven cover)
10. Double Cello Concerto in G Minor (Antonio Vivaldi cover)
11. Symphony No. 40 in G Minor – K.550 (Wolfgang Amadeus Mozart cover)
12. Princess of the Dawn
13. Stalingrad
14. Dark Side of My Heart
15. Breaker
16. Shadow Soldiers
17. Dying Breed
18. Fast as a Shark
19. Metal Heart
20. Teutonic Terror
21. Balls to the Wall

Volbeat

Ultima band nei palchi principali sono i Volbeat, band da me grandemente apprezzata e seguita da diversi anni. Questa sera Poulsen & Co. ci deliziano con una scaletta che comprende anche brani tratti dal loro ultimo lavoro, “Seal The Deal and Let’s Boogie” dello scorso anno. La band come sempre si presenta in ottima forma, Michael alla voce è una garanzia, il suo tipico timbro rockabilly si fonde con le chitarre distorte del loro sound, appesantito anche grazie all’arrivo quattro anni fa di Rob Caggiano come supporto alle sei corde. Fa piacere che anche loro dedichino una canzone al compianto Lemmy, “Born To Raise Hell” che è l’intro del loro show, per poi partire con “The Devil’s Bleeding Crown” dalla loro ultima fatica. C’è poco da dire a riguardo: a mio avviso i danesi sono riusciti a portare alla ribalta un sound tipico degli anni ’50, appesantito con riff Metallica style e portato alle masse con semplicità e feeling. Ospite per questa sera è come ogni volta Barney dei Napalm Death sulle note di “Evelyn” (nella quale duetta con Michael anche su disco), il suo growl si fonde perfettamente con il sound del quartetto e rende il tutto piacevolmente più cattivo. Un’ora e mezza di concerto perfettamente eseguito: musicisti sopraffini, suoni incredibili e uno spettacolo degno dei più carichi Volbeat rendono questa A Night To Remember degna del suo nome.

SETLIST:
1. The Devil’s Bleeding Crown
2. Wild Rover of Hell
3. Heaven nor Hell / A Warrior’s Call
4. Lola Montez
5. Let It Burn
6. Doc Holliday
7. Sad Man’s Tongue
8. Soulweeper
9. Black Rose
10. For Evigt
11. Slaytan
12. Dead but Rising
13. Seal the Deal
14. Black Bart
15. Hallelujah Goat
16. Goodbye Forever
17. Evelyn
18. Fallen
19. Still Counting

Nile

Arriviamo quindi alla fine della prima vera serata del Wacken. L’ultimo nostro concerto è dedicato alla brutalità degli statunitensi Nile che ci deliziano con una dose di tecnhical death metal unito sapientemente a suoni e temi dell’antico Egitto. Anche qua non si può non rimanere ammaliati dalla tecnica sopraffina di George Kollias dietro alle pelli, a mio avviso uno dei migliori drummer in circolazione nell’ambito metal estremo. Era un po’ che non avevo l’occasione di vedere i quattro dal vivo. I nuovi membri, Brad Parris al basso e Brian Kingsland alla chitarra si inseriscono perfettamente con Karl Sanders con gli strumenti e in particolare con le voci, molto più potenti e graffianti dei loro predecessori. Poche pause solo per la presentazione dei brani e una scaletta che lascia attoniti. Brani eseguiti in maniera chirurgica come “Unas Slayer Of The Gods” e la epica “Black Seeds Of Vengeance” dimostrano come i Nile negli anni non abbiano perso la carica degli esordi.

SETLIST:
1. Sacrifice Unto Sebek
2. Defiling the Gates of Ishtar
3. Kafir!
4. In the Name of Amun
5. Sarcophagus
6. Unas Slayer of the Gods
7. Black Seeds of Vengeance

Di seguito altre foto del festival, tutte realizzate dal nostro Paolo Nocchi.

Skyline:

Status Quo:

Europe:

Ross The Boss:

Accept:

Volbeat:

Nile:

People Of Wacken:

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