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11/11/2017 : Blackacoustic – Timo Kotipelto e Jani Liimatainen (Bologna)

Pubblicato il 29/11/2017 da in Live report | 0 commenti


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11/11/2017 : Blackacoustic – Timo Kotipelto e Jani Liimatainen + Babel Fish + One Glass Eye (Alchemica Club – Bologna)

E’ un sabato sera decisamente rilassante e musicalmente “soft” quello trascorso all’Alchemica Club di Bologna in compagnia di Timo Kotipelto, Jani Liimatainen ed il loro Blackacoustic tour. La serata si apre con l’esibizione di due giovanissime realtà della scena rock italiana.

Babel Fish

I Babel Fish sono un quartetto di belle speranze, tecnicamente davvero dotato, che propone un genere musicale alquanto in voga, quello del post rock, quel sottogenere del rock che si caratterizza per lunghe fughe strumentali e la ricerca di pattern atmosferici, a volte ottenuti attraverso l’ossessiva ripetizione di alcune parti musicali oppure anche attraverso strutture ritmiche e solismi più complessi e ricercati. A differenza di molti gruppi del genere i Babel Fish hanno anche un vocalist in formazione – che è uno dei due chitarristi – e si disimpegna con una voce molto dolce, a tratti sussurrata. I gruppi di riferimento sembrano essere i Radiohead, i soliti Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, God Is An Astronaut ma anche formazioni relativamente meno note come i polacchi Tides From Nebula, più pesanti e d’impatto dei Babel Fish, ma con indubbi punti di contatto nelle dinamiche delle molte parti strumentali. I Babel Fish ci hanno convinto per il songwriting e l’ispirazione di molti dei loro brani. In ambito metal, dopo una parabola che ha pochi eguali, anche gli Anathema sono arrivati a scrivere brani che ricordano queste sonorità sognanti, mai urlate. Là fuori trovate un sacco di musica urlata, anche sbraitata. Nel piccolo mondo dei Babel Fish, anche se non mancano scariche di energie rock e momenti elettrici in cui tutta la band tira fuori una bella carica positiva, sono comunque fondamentali anche i momenti lenti, malinconici, riflessivi, atmosferici, eseguiti con tecnica sicura ma anche con buona compattezza.
La musica dei Babel Fish, quando il gruppo azzecca il registro giusto, ricorda molto il movimento dell’acqua di un fiume che, a seconda dell’altitudine o del luogo dove questa arriva può farsi più o meno veloce, più o meno tormentato. Riascolterei volentieri i Babel Fish. Un gruppo da tenere d’occhio se nel rock cercate anche le sfumature e le emozioni e non solo l’impatto di muri di chitarre e cascate di watt.

One Glass Eye

Gli One Glass Eye sono un duo di chitarristi capitanato da Francesco Galavotti, che in questa nuova avventura musicale ha scelto di farsi accompagnare dal chitarrista Matteo Pigoni. Giovanissimi, anche questi due ragazzini ci sanno davvero fare, la mancanza di una sezione ritmica spinge il duo a puntare sulle melodie ed è evidente il talento e l’intenzione di costruirsi una piccola grande carriera di songwriter per Francesco, che se la cava davvero bene alla chitarra ma che anche alla voce non scherza, con una pronuncia inglese decisamente superiore alla media dei ragazzi italiani di pari età. Anche un confronto tra i testi e le parole proferite da questo ragazzo ed i suoi coetanei, con tutto il rispetto per la gioventù odierna, farebbe pendere la bilancia decisamente a favore del giovane cantante, che ci strappa più di un sorriso quando, con fare un po’ da uomo vissuto, ci annuncia un pezzo scritto durante una piccola crisi esistenziale d’identità, parole che siamo abituati a sentire da songwriter molto più maturi. Questo aspetto dell’introduzione dei brani rientra certamente nello stile dello storyteller di Francesco ma piace anche il suo entusiasmo nel parlare dei suoi pezzi come dei suoi piccoli cuccioli. Pur non facendo gridare al miracolo, la decina scarsa di brani suonati mostra elementi davvero interessanti. Numeri, non solo chitarristici, che ci portano a pensare ad un potenziale davvero importante per questo giovane artista ed il suo abile accompagnatore. Se questi ragazzi continueranno con questa voglia e costanza scommetterei certamente sulle loro chances e sul talento messo in bella mostra in questa serata. Anche se sono tanti i ragazzi in grado di suonare più che discretamente qualche strumento, l’arte del songwriting in giovane età e la chimica mostrata in questo show da questo duo di musicisti sensibili non sono cosa da tutti.

Timo Kotipelto

Il canovaccio seguito dal duo Kotipelto-Liimatainen dal vivo è evidente fin dall’inizio del loro atteso show acustico: ironia, simpatia e tanta melodia. Questi sono gli ingredienti di un gran bel concerto che in poco meno di novanta minuti snocciola una scaletta di ben diciassette brani, sette dei quali provengono dal reportorio degli Stratovarius, uno da quello dei Sonata Arctica (“My Selene”) ed un buon numero di cover di brani metal davvero famosi. Dopo un’epica intro dal film “Rocky” Kotipelto scalda la sua voce con il brano solista ‘Sleep Well’ ma la serata entra subito nel vivo con il primo brano degli Stratovarius, il singolo “Black Diamond” che ci restituisce un vocalist in buona forma ed in grado di dare giustiza anche a pezzi molto esigenti da cantare pur non disponendo più della stessa voce pazzesca sentita ai tempi dei tour di “Episode” e “Visions”.
La prima cover è una scelta davvero felice, “Out In The Fields” di Gary Moore è ben cantata con i backing vocals di Liimatainen a sostenere le vocals di Timo. E’ evidente come una situazione di questo tipo, con una sola chitarra a sostenere la voce del frontman degli Stratovarius non possa che mettere a nudo ogni piccolo difetto e sfumatura della voce di Kotipelto. Il frontman finlandese ne esce tutto sommato bene, come dimostra la successiva “Season Of Change”, lunga e variegata prog song resa piuttosto bene dal duo finlandese. Ecco, uno dei fili conduttori della serata sarà la voglia dei due musicisti di non prendersi sul serio scherzando sui brani, in particolare definendo noiosi quelli dei propri gruppi di provenienza, cosa che Jani non manca di fare tutte le volte che è “costretto” a suonare un pezzo degli Stratovarius.
“I Don’t Believe In Love” viene presentata da Kotipelto come un brano del capolavoro “Operation: Mindcrime”, si torna subito al repertorio della band di Timo con la nuova “Shine In The Dark” e la vecchia “A Million Light Years Away” dove l’influenza dei Queensryche era di una certa evidenza. Segue uno dei momenti più caldi della serata: con una quindicina di minuti in anticipo sui tempi viene eseguita una cover di “2 Minutes To Midnight” e l’impressione è quella che il brano sia stato posizionato in scaletta proprio per poter essere suonato a due minuti dalla mezzanotte. Inutile aggiungere come il pubblico italiano tiri sempre fuori tutta la voce quando è chiamato a cantare brani dei Maiden, capiterà anche più tardi nella serata, con una terremotante versione acustica di “The Trooper”.
I pezzi vengono ovviamente semplificati, spogliati e riarrangiati per l’esecuzione con una sola chitarra acustica ma tutto sommato rimangono sempre molto godibili. Altro momento karaoke, attesissimo, è quello con la ballatona “Forever” sempre dal repertorio degli Stratovarius, con un Kotipelto che si esprime su buoni livelli pur essendo probabilmente piuttosto stufo di cantare tutte le sere il brano, che è un po’ diventato la “More Than Words” del gruppo.
Curiosamente, la cover dei Deep Purple di “Perfects Strangers” è il momento della serata nel quale Kotipelto si impegna più duramente per tirar fuori tutte le note e la potenza vocale di cui il brano necessita. “Holy Diver” è introdotta come un pezzo del più grande cantante heavy metal della storia ed ovviamente dà alla band la possibilità di ricordare il compianto e leggendario Ronnie James Dio ma è forse uno dei momenti vocali meno ispirati della serata.
Particolarmente divertente è invece il siparietto che si crea ogni tanto quando Liimatainen è chiamato a suonare gli stacchi strumentali o i supposti assoli di chitarra dei brani originali. Se alcune volte il nostro farà del suo meglio per non deludere gli spettatori dei brani originali, in altre occasioni Jani dirà semplicemente: “chitarristi, prendete nota” saltando pari pari la sezione solista e concentrandosi di nuovo sul sostegno delle parti vocali e la reprise del chorus accompagnando la sua “furbata” con una sghignazzata di gusto.
Se “Paradise” è l’ultimo pezzo previsto dal set “regolare” arrivano pure degli acclamati bis, con una canzone popolare finlandese ed un altro paio di grandi classici scandinavi: la hit degli Stratovarius “Hunting High And Low” e la famosissima “The Final Countdown”. Ecco, ora è finita veramente. Peccato per l’atteggiamento poco disponibile del duo nell’aftershow, che dopo aver mostrato ironia e disponibilità ai fans per tutto il concerto ha negato loro la soddisfazione di foto ed autografi (nonostante un’ora scarsa di attesa), salvo concederli a cinque ragazzi cinque, un neo che non deve e non può comunque far dimenticare o passare in secondo piano la bella serata che i due artisti finlandesi ci hanno fatto passare.

Live report di Massimo “Max Moon” Incerti Guidotti. Foto di Sabina Baron. Di seguito altre foto della serata.

Babel Fish:

One Glass Eye:

Kotipelto / Liimatainen:

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