Slider by IWEBIX

04/08/2017 : Wacken Open Air (day 2)

Pubblicato il 5/12/2017 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:6499

04/08/2017 : Wacken Open Air (day 2)

Ed eccoci arrivati alla prima full immersion di concerti del Wacken, il fatidico venerdì.
Ci alziamo presto per prepararci a questo tour de force e ci precipitiamo in zona palchi dove ad aspettarci c’è un’accoglienza tutta italiana.

Saltiamo i Memoriam a causa di piccoli imprevisti e ci precipitiamo in zona Infield: ad aprire le danze per noi ci sono gli italianissimi Lacuna Coil che ci regalano uno show di tutto rispetto.

Non sono mai stato un grandissimo estimatore della band, o meglio, il mio apprezzamento è stato molto altalenante negli anni a seconda degli album sfornati ma con l’ultimo penso che i Lacuna abbiano fatto un ottimo lavoro ed è questo che portano al pubblico del festival.
E’ mezzogiorno e troviamo una band fresca, carica e compatta. La svolta growl e scream di Marco si miscela perfettamente con la potenza indiscussa di Cristina e le “nuove” entrate, Ryan e Diego confermano la solidità della band, che con il nuovo album “Delirium” hanno prodotto un disco molto più aggressivo e diretto dei precedenti, ma a mio gusto molto più attraente dal punto di vista musicale; inoltre il fatto di trovarsi davanti ad una platea internazionale sicuramente spinge la band a dare il meglio di sé.
Ottimi suoni e ottimo coinvolgimento con il pubblico presente che ben numeroso risponde calorosamente.

SETLIST:

  1. Ultima Ratio
  2. Spellbound
  3. Die & Rise
  4. Heaven’s a Lie Blood,
  5. Tears,
  6. Dust My Demons
  7. Ghost in the Mist
  8. Trip the Darkness
  9. Enjoy the Silence (Depeche Mode cover)
  10. Our Truth
  11. Nothing Stands in Our Way
  12. Zombies
  13. The House of Shame

Salutiamo i Lacuna Coil e ci apprestiamo a vedere uno dei concerti a mio avviso più discussi del festival, non perchè non apprezzi la band ma perchè purtroppo dopo lo scioglimento di una delle mie band preferite nell’ormai lontano 2011 li ho sempre visti come un rimpiazzo dei compianti Nevermore; non ho quindi mai trovato spunti che stimolassero interesse verso di loro.

Vidi i Sanctuary su questo palco ben cinque anni fa e anche allora il concerto non fu dei migliori, in particolar modo a causa della scarsa prestazione del frontman e del poco affiatamento della band, rimessa in piedi in breve tempo e che sembrava quasi “lanciata” sul palco senza aver avuto il tempo di riaffiatarsi adeguatamente.

Oggi assistiamo ad un concerto sicuramente migliore, grazie anche alledue nuove entrate Attila Voros alle chitarre e George Hernandez al basso che rendono più attuale il suono, ma la prestazione non è comunque eccelsa nella sua totalità soprattutto a causa di una scaletta di un’ora senza infamia nè lode e di un Warrel Dane non in ottima forma sia fisicamente che dal punto di vista vocale. Il cantante pare stanco e disorientato, come se dovesse stare on stage perchè qualcuno lo ha messo lì e per presentare un album che a breve dovrà vedere l’uscita, ma senza aver annunciato una data precisa. Speriamo in una prestazione migliore nei futuri concerti.

E’ ora il momento dei Grave Digger.
Seguo la band di Chris Boltendahl dal lontano 1998 e ho sempre apprezzato il loro epic metal grezzo e diretto e devo dire che sono alquanto curioso dello show che sarà incentrato sulla trilogia medievale (per la cronaca “Tunes Of War” del 1996, “Knights of the Cross” del 1998 e “Excalibur” del 1999).
Il concerto parte un po’ fuori luogo, iniziamo con Healed By Metal, brano tratto dal loro ultimo album, ma ci riprendiamo subito con Killing Time e The Dark Of The Sun tratti dal primo album della trilogia per poi alternare pezzi degli altri lavori.
Finale di scaletta ad effetto con Heavy Metal Breakdown, storico brano della band teutonica.
A conti fatti un bel concerto, ben eseguito, dove i becchini hanno dato un’ottima prova e nel quale Chris interagisce come sempre con un pubblico caloroso, ma che lascia un po’ l’amaro in bocca perchè ci si aspettava qualcosina in più, come quando al Wacken 2010 per il loro trentennale portarono sul palco ospiti come Doro Pesch, Hansi Kursch e i Van Canto a supportarli durante tutto il live assieme a 20 cornamuse della Baul Muluy Pipes & Drums Band.

SETLIST:

  1. Healed By Metal
  2. Killing Time
  3. The Dark of the Sun
  4. Knights of the Cross
  5. Lionheart
  6. The Ballad of Mary (Queen of Scots)
  7. The Round Table (Forever)
  8. Excalibur
  9. Morgane le Fay
  10. Rebellion (The Clans Are Marching)
  11. ​Heavy Metal Breakdown

Ci spostiamo nella zona palchi coperti, ossia verso l’Headbanger Ballroom per assistere allo show dei Grand Magus, power trio svedese guidato da Janne “JB” Christoffersson.
Ho avuto la fortuna di vederli qualche mese prima in quel di Milano di spalla agli Amon Amarth e quello che portano oggi i tre di Stoccolma è una scaletta più estesa, grazie anche al tempo loro concesso (a Milano erano in apertura).
I Grand Magus sono una band dal tipico suono heavy metal a tematiche epiche, ciò che li caratterizza non è una particolare dote tecnica, chitarre ultraveloci o composizioni articolate, ma un suono semplice e diretto ed in realtà è questo il loro punto di forza, riescono a ottenere il massimo con semplicità e con un songwriting impeccabile e sobrio.
Il tempo a loro disposizione è ottimamente sfruttato e dopo l’epica intro tratta da Conan The Barbarian iniziano con I, The Jury, tratta da “Hammer Of The North” per poi passare a Sword Of the Ocean, Varangian e ad altri loro classici.
Il concerto è impeccabile ed il pubblico risponde calorosamente agli incitamenti del leader durante il concerto, e tra Steel Versus Steel e Iron Will, giungiamo ahimè alla conclusione del concerto con l’epica Hammer Of The North cantata da tutto il pubblico.
Sperando di rivederli il prima possibile ritorniamo nella zona infield.

SETLIST:

  1. Intro: Anvil of Crom (Conan the Barbarian)
  2. I,The Jury
  3. Sword of the Ocean Varangian
  4. On Hooves of Gold
  5. Steel Versus Steel
  6. Like the Oar
  7. Strikes the Water
  8. Forged in Iron
  9. Crowned in Steel
  10. Iron Will
  11. Hammer of the North

Altro momento molto atteso per me di questo Wacken è il live dei Trivium, gruppo che più passa il tempo, più riesco ad apprezzare.
La band di Orlando oggi ci porta una setlist che anticipa l’uscita dell’imminente album, “The Sin And The Sentence”.
L’esibizione di Heafy e soci è ottima sotto ogni punto di vista, priva di difetti, grazie anche alla nuova presenza dietro alle pelli di Alex Bent, entrato nella band nel 2016. Un Matt energico durante tutto il concerto incita la folla a forza di linguacce ed esorta tutto il pubblico a prepararsi allo spettacolo di una delle sue band preferite (di cui indossa sempre una t-shirt), gli Emperor, che suoneranno poco dopo sul palco a fianco.
Unica puntualizzazione, la tendenza a non sforzare troppo la voce, lasciandola molto pulita anche nei brani chiaramente improntati per un cantato differente; comprensibile anche considerando il fatto che qualche tempo fa il frontman ha rischiato seri danni alle corde vocali. A parte questo è stata una performance spettacolare.

SETLIST:

  1. Rain
  2. Watch the World Burn
  3. Strife
  4. Down From the Sky
  5. Until the World Goes Cold
  6. The Sin and the Sentence
  7. Built to Fall
  8. A Gunshot to the Head of Trepidation
  9. Kirisute Gomen
  10. Silence in the Snow
  11. Like Light to the Flies
  12. In Waves

Ed eccoci arrivati secondo me alla prima ciliegina sulla torta di questo Wacken 2017. Inizia a farsi buio, il momento è topico per l’inizio del concerto degli Emperor.
La storica band di Bergen con questo concerto ci ripropone una delle pietre miliari del black metal sinfonico, a 20 anni dalla sua uscita l’intero “Anthems To The Welkin At Dusk” viene portato oggi sul palco del Wacken.
La potenza sonora della band capitanata da Ihsahn è a dir poco enorme, così come l’esecuzione impeccabile di tutti i brani; il frontman è chirurgico sia sulla sei corde che alla voce, che alterna il suo riconoscibile scream a parti pulite senza sbavature mentre Samoth, Secthdamon, Einar e Trym lo supportano magnificamente.
Ho avuto la fortuna di vedere più volte gli Emperor live e ogni volta mi è capitato di rimanere a bocca aperta per la magnificenza dei loro show: sul palco sono fermi, impassibili, ma riescono a trasmettere quell’atmosfera cupa e mefistofelica che solo loro sono in grado di evocare; partendo da Ye Entrancemperium e a seguire tutti gli altri brani dell’album.
Gli ultimi minuti del concerto sono lasciati a brani storici come Curse You All Men! di “IX Equilibrium”, I Am the Black Wizards e Inno a Satana di “In The Nightside Eclipse”

Un concerto senza pari che riesce ad unire le due facce della medaglia che li contraddistingue: il black e il progressive metal, spero vivamente di poterli rivedere in terra italica.

SETLIST:

  1. Ye Entrancemperium
  2. Thus Spake the Nightspirit
  3. Ensorcelled by Khaos
  4. The Loss and Curse of Reverence
  5. The Acclamation of Bonds
  6. With Strength I Burn
  7. The Wanderer
  8. Curse You All Men!
  9. I Am the Black Wizards
  10. Inno a Satana

Giungiamo a quello che per me è l’ultimo in ordine cronologico tra i live per la terza giornata ma primo per interesse; Megadave e soci salgono sul palco, il boato della folla cresce in maniera smisurata sulle note di Prince of Darkness, intro ormai confermato in questo tour ed esplode con le prime note di Hangar 18.

Come sempre i due axemen sono una garanzia. Le parti di chitarra riescono a fondersi magnificamente tra loro e si caricano a vicenda.

Conosco bene il talento del musicista carioca, che fa parte dell’olimpo dei miei chitarristi preferiti, e seguendolo da più di una ventina di anni, a mio avviso posso dire che è l’unico che fino ad ora sia riuscito a eseguire in maniera egregia le parti che erano al tempo di Friedman, nonostante il numero di grandi artisti che lo hanno preceduto.

Ellefson è chirurgico con il suo cinque corde e interagisce calorosamente con il pubblico come sempre, mentre Verbeuren riesce a essere sempre preciso quanto un orologio svizzero.

Unica forse nota dolente è la voce di Dave purtroppo non al top, ma non ha sfigurato e ha reso comunque il live in maniera ottimale, permettendoci di godere di un concerto con la C maiuscola.
La scenografia è come sempre spettacolare, composta da maxischermi che richiamano le immagini dei loro clips e della loro carriera e un allestimento così magnificente ben rende merito alla carriera ultratrentennale dei Megadeth. Una setlist che spazia tra i grandi classici con una carrellata di brani come Wake Up Dead, Tornado Of Souls, Symphony Of Destruction, e ciliegina sulla torta una Mechanix mai sentita live dal sottoscritto, che ha fatto emozionare non poco.

I Megadeth sono una delle band che riesce a essere sempre attuale con il passare degli anni senza mai minimamente snaturarsi.
Soddisfatti di questa meravigliosa esibizione ci dirigiamo alle nostre tende per riposare in attesa dell’ultima giornata.

SETLIST:

  1. Hangar 18
  2. Wake Up Dead
  3. In My Darkest Hour
  4. The Threat Is Real
  5. Sweating Bullets
  6. Conquer or Die!
  7. Lying in State
  8. Poisonous Shadows
  9. Trust
  10. Fatal Illusion
  11. Tornado of Souls
  12. Dystopia
  13. Symphony of Destruction
  14. Mechanix
  15. Peace Sells
  16. Holy Wars… The Punishment Due

Di seguito altre foto della giornata, tutte del nostro Paolo Nocchi.

Lacuna Coil:

Sanctuary:

Grave Digger:

Grand Magus:

Trivium:

Apocalyptica:

Emperor:

Megadeth:

People Of Wacken:

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.