05/08/2017 : Wacken Open Air (day 3)


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05/08/2017 : Wacken Open Air (day 3)

Ultimo giorno del Wacken e per fortuna la mattinata inizia con il sole. Ci portiamo in zona Louder Stage per assistere allo show dei Rage per i quali dall’anno scorso la line-up ha subito un cambiamento radicale. Non abbiamo più Smolski e Hilgers a supportare Mr.Wagner ma Marcos Rodriguez e Vassilios Maniatopoulos rispettivamente alla chitarra e alla batteria.

Rage

La band parte carica e il pubblico lo vede e lo sente. Le chitarre di Marcos sono incisive, molto taglienti e con un sound grezzo. Nonostante il cambio di axeman non rimpiangiamo la dipartita del virtuoso shredder precedente, anzi la band con questa nuova aggiunta dà l’idea essere tornata indietro di vent’anni: i Rage che abbiamo davanti sembrano quelli del periodo di “Black In Mind” ed “End Of All Days” con l’unica differenza che le chitarre sul palco non sono più due, ma solamente una.
Vedere un Peavey entusiasta come non lo era da anni non fa altro che rendere lo show memorabile anche se sono di apertura alla giornata ed il pubblico questo lo avverte, soprattutto perchè l’imponente frontman è in gran forma e per tutto lo show non dimostra segni di fatica o cedimento, dopo ben trent’anni di carriera non ha perso verve.
L’intesa tra i tre è palpabile, cosa che purtroppo negli ultimi tempi della line-up precedente si era perduta, rimanendo comunque di grande professionalità, ma con poca interazione.
D’altro canto la tecnica e professionalità di Vassilios dietro alle pelli è innegabile, porta carica nei brani storici e nel nuovo “Season Of The Black”, suonato per la prima volta proprio qui al festival tedesco.
Uno show di un’ora che racchiude, oltre alla canzone sopracitata, i cavalli di battaglia della band e una bellissima “Higher Than The Sky” di chiusura inframezzata con l’epica “Holy Diver” di Ronnie James Dio. Non potevamo chiedere nulla di più al trio teutonico.

SETLIST:
1. Don’t Fear the Winter
2. Great Old Ones
3. Spirits of the Night
4. Blackened Karma
5. End of All Days
6. From the Cradle to the Grave
7. Season of the Black (premiere)
8. Straight to Hell
9. Black in Mind
10. My Way
11. Higher Than the Sky (medley con Holy Diver)

Cavalera Conspiracy

Da quando i fratelli Cavalera hanno deciso di tornare a suonare assieme, questa è la prima volta che ho l’opportunità di vederli. Non ho mai dato molto peso ai Cavalera Conspiracy vuoi per il fatto che mi è sempre sembrata solamente una mossa commerciale, vuoi per il fatto che a mio parere non avevano nulla da dire di nuovo, sta di fatto che comunque questa proposta di “Max & Iggor Cavalera – Return to Roots” mi ha incuriosito, complice il fatto che è uno di quegli album che ha formato la mia cultura musicale di teenager. La setlist di questo tour è semplicemente quella dell’album di cui sono a celebrare per i vent’anni dall’uscita; la folla è trepidante nell’attesa di sentire una delle pietre miliari che ha fatto la storia del metal estremo ed ha aperto la strada per quello che poi avrebbe posto le basi per un nuovo genere, quello del Nu-Metal.
Il primo a salire sul palco è Iggor, che si sistema dietro alle pelli, poi è il turno di Marc Rizzo e Toni Campos, infine sale sul palco Max.
Si parte ovviamente con “Roots Bloody Roots”, seguita da “Attitude”, “Cut-Throat”, “Ratamahatta”, ecc… Prima di essere qua a Wacken ero titubante, complice anche le voci che mi avevano raccontato che la data di Bologna non era stata tra le migliori, ma dopo la prima canzone mi devo subito ricredere. E’ un piacere ascoltare brani che hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia adolescenza, è un tuffo nel passato.
Max è in buona forma vocale, nonostante il peso degli anni si faccia sentire, non come un ventennio fa ma sicuramente meglio degli ultimi live che mi era capitato di vedere con i Soulfly. Ha ancora grinta da vendere e Iggor dietro alle pelli è uno schiacciasassi, talmente carico che ogni brano è sensibilmente accelerato, mentre Marc e Toni sono semplicemente precisi al millisecondo nell’esecuzione. Dopo la parte dedicata a “Roots” è il momento di un medley/encore eseguito solamente dai due fratelli: “Beneath The Remains”, “Desperate Cry”, “Orgasmatron” e in onore al compianto Lemmy “Ace Of Spades”. Insomma un bel concerto che ai nostalgici come me ha fatto ricordare i bei tempi e alle nuove leve ha permesso di ascoltare dal vivo un capolavoro del metal.

SETLIST:
1. Roots Bloody Roots
2. Attitude
3. Cut-Throat
4. Ratamahatta
5. Breed Apart
6. Straighthate
7. Spit
8. Lookaway
9. Dusted
10. Born Stubborn
11. Itsári
12. Ambush
13. Dictatorshit
14. Medley: Beneath the Remains-Desperate Cry-Orgasmatron-Ace of Spades (Motörhead cover)
15. Roots Bloody Roots

Heaven Shall Burn

E’ il momento ora di una band che viene considerata la pietra miliare del metalcore tedesco, gli Heaven Shall Burn. I ragazzi della Turingia si sono sempre contraddistinti nel non rimanere troppo legati ad un genere preciso, ma hanno cercato negli anni di rendere sempre personale il loro sound integrando diverse influenze musicali.
La band sale sul palco preceduta da un boato della folla gremita e nonostante io non li consideri tra le band di culto del genere, ho apprezzato moltissimo il loro show che è stato a mio parere uno dei più violenti di questo Wacken.
C’è poco da dire di loro, massicci e monolitici ed il loro stile fonde ottimamente cattiveria a melodia creandone un mix letale. Su palco poi non sbagliano un colpo, chirurgici, potenti compatti; una nota di merito va a Marcus Bischoff, quasi elegante con la tipica camicia rossa che lo contraddistingue e che tiene le redini della band in maniera egregia, interagendo con il pubblico e dandogli la carica.
Un’ottima prestazione sotto tutti i punti di vista. Un scaletta azzeccata e che termina con una altrettanto azzeccata cover, la storica “Black Tears” degli Edge Of Sanity. Bravi.

SETLIST:
1. The Loss of Fury
2. Bring the War Home
3. Voice of the Voiceless
4. Land of the Upright Ones
5. Forlorn Skies
6. Corium
7. Combat
8. Passage of the Crane
9. Downshifter
10. The Omen
11. Hunters Will Be Hunted
12. Counterweight
13. Endzeit
14. Godiva
15. Black Tears (Edge Of Sanity cover)

Powerwolf

Torniamo verso il Faster Stage per assistere alla performance dei tedeschi Powerwolf, band particolarissima che da anni è on stage, ma per la prima volta viene vista dal sottoscritto.
Il gruppo è particolare sia per il look inusuale che per l’abitudine di non avere un bassista in sede live, cosa che comunque non viene percepita subito (il sottoscritto se n’è accorto solamente dopo una ventina di secondi) grazie anche ad una ottima equalizzazione delle frequenze e al supporto delle tastiere in questo frangente.
Il live dei Powerwolf fila via in men che non si dica tra effetti pirotecnici e fiamme a profusione. Il look particolare – per essere una band power metal – ha giocato un ruolo importante nel rendere famoso il quintetto tedesco e infatti in Germania sono un fenomeno ormai di costume: forte è la presenza di gente da tutto il mondo appositamente per vederli ed alcuni degli spettatori, soprattutto nelle prime file, sono truccati come i musicisti.
La performance è veramente notevole e il leader Attila gioca un ruolo importantissimo nell’interagire con il pubblico sia durante i brani, che nelle pause tra questi.
Dall’inizio alla fine è un piacere vedere il loro concerto, nota di merito della band è quella di saper veramente fare uno spettacolo coi fiocchi, riuscendo ad intrattenere anche metallari non patiti per il genere; molti infatti si fermano ad osservare il loro show attratti dallo spettacolo di settantacinque minuti che filano in maniera fluida e veloce.

SETLIST:
1. Lupus Daemonis (Intro)
2. Blessed & Possessed
3. Army of the Night
4. Coleus Sanctus
5. Amen & Attack
6. Dead Boys Don’t Cry
7. Sacred & Wild
8. Armata Strigoi
9. Let There Be Night
10. Resurrection by Erection
11. Werewolves of Armenia
12. All We Need Is Blood
13. Sanctified With Dynamite
14. We Drink Your Blood
15. Song played from tape
16. Wolves Against the World (Outro)

Insomnium

Corro di nuovo sotto al tendone dell’Headbangers Ballroom per assistere al concerto degli Insomnium, che seguo da diversi anni e che ogni volta mi stupiscono con dischi e show sempre più belli.
Il live della formazione finlandese stavolta è tutto incentrato sui brani del nuovo album “Winter Gate”, che è uscito a settembre dello scorso anno, un concerto tutto d’un pezzo, senza pause, per circa 45 minuti di musica.
In sede live gli Insomnium sono sempre una garanzia. La voce di Niilo Sevänen è come sempre perfetta, con il suo growl potente ed evocativo. Siamo di fronte non ad un semplice concerto ma al racconto di una storia che con questo disco la band ci vuole proporre. Le luci sono soffuse, fredde, in tema con i brani e la setlist ripercorre esattamente quella del disco che narra una tragica avventura di un gruppo di vichinghi.
Le chitarre di Ville e Markus intrecciano melodie sognanti e la band intera dal punto di vista esecutivo non sbaglia un colpo, per un live che si ascolta tutto d’un fiato e non lascia spazio a tempi morti. Difficilmente ho visto band in grado di proporre concerti di questo tipo e gli Insomnium sono tra queste.
Al termine, come ogni volta, mi rimane la speranza di poterli rivedere il prima possibile in futuro.

SETLIST:
1. Winter’s Gate, Part 1
2. Winter’s Gate, Part 2
3. Winter’s Gate, Part 3
4. Winter’s Gate, Part 4
5. Winter’s Gate, Part 5
6. Winter’s Gate, Part 6
7. Winter’s Gate, Part 7

Wolfheart

Ed eccoci arrivati ad uno dei momenti che aspettavo da diverso tempo, il concerto dei Wolfheart, band capitanata da Tuomas Saukkonen, mente dei compianti Before The Dawn, Black Sun Aeon e Dawn Of Solace, che raramente scendono in terra italica per dei tour. Mi aspettavo di trovare anche loro nella zona dell’Headbangers Tent, ma per motivi organizzativi li vedrò sul Wackinger Stage, il palco presente nell’omonima area, più piccolo di dimensioni ma non meno importante dei suoi corrispettivi maggiori.
La band di Lahti, nonostante il caldo sole del pomeriggio, dà il meglio di sè (avrei preferito vederli alla sera o comunque in una zona chiusa dove a mio avviso la loro musica riesce a evocare quelle atmosfere fredde e malinconiche tipiche della Scandinavia, ma ci accontentiamo), l’inizio è affidato a “Shore Of The Lake Simpele”, opener del nuovo album. Tuomas alla voce è una tigre e viene perfettamente supportato da tutta la band che sprigiona grinta e rabbia. Si va avanti con “The Hunt”, “Boneyard” e “Ghost Of Karelia” nella quale fa capolino sul palco SJ dei From The Void a duettare con il leader.
Un concerto meraviglioso che avrebbe avuto come ciliegina sulla torta una location più adatta, ma che comunque non ha reso meno piacevole l’ottima performance del quartetto finnico.

Amon Amarth

Torno ai palchi principali per godermi lo spettacolo degli Amon Amarth, band che è in questo festival è sempre stata accolta calorosamente ad ogni sua esibizione.
Il concerto che ci propongono è uno di quelli nello stile a cui siamo abituati, scenografia epica con un elmo vichingo sulla quale troneggia Jocke Wallgren con la sua enorme batteria ed effetti pirotecnici a profusione.
Essendo la continuazione del tour iniziato l’anno scorso la band non porta una setlist differente, iniziando con l’evergreen “The Pursuit Of Vikings”, per poi continuare i brani più recenti come” As Locke Falls”, “The Way Of Vikings” e con il brano “Raise Your Horns” sul quale Johan dedica a tutti i metalheads presenti un brindisi alzando il suo enorme corno pieno di birra. Verso la fine del concerto fa capolino sul palco l’icona del metal tedesco Doro Pesch per duettare con l’imponente frontman in “A Dream That Cannot Be”.
I settantacinque minuti di concerto filano lisci senza sbavature e si concludono con i classici della band “Guardians Of Asgard” e “Twilight Of The Thunder Gods” dove l’enorme serpente si innalza per sancire la fine del concerto.

SETLIST:
1. The Pursuit of Vikings
2. As Loke Falls
3. First Kill
4. The Way of Vikings
5. Cry of the Black Birds
6. Deceiver of the Gods
7. Father of the Wolf
8. Death in Fire
9. War of the Gods
10. Raise Your Horns
11. A Dream That Cannot Be (with Doro)
12. Guardians of Asgaard
13. Encore:
14. Twilight of the Thunder God

Avantasia

Anche quest’anno gli Avantasia sono tra gli headliner più attesi. Un numero altissimo di persone accorre per vedere il loro show, che annovera come ospiti nuovi nomi rispetto ai precedenti tour, infatti oltre a Bob Catley, Jorn Lande, Eric Martin e la bellissima Amanda Somerville, si aggiunge una voce storica del panorama metal internazionale, Geoff Tate, storico cantante dei Queensryche.
Dopo il primo brano, “Mistery Of A Blood Red Rose”, dove sfortunatamente è presente solo Tobias come cantante, devo fuggire per non perdermi il live dei British Lion, riesco a ritornare nell’Infield giusto in tempo per assistere all’ultimo pezzo della loro setlist, il medley tra “Sign Of The Cross” e “The Seven Angels”, che mi dà una precisa idea della magnificenza di questo spettacolo. Da quel poco che ho visto, una prestazione molto valida di tutti.

SETLIST:
1. Mystery of a Blood Red Rose
2. The Scarecrow(with Jørn Lande)
3. The Story Ain’t Over(with Bob Catley)
4. Dying for an Angel(with Eric Martin)
5. Twisted Mind(with Eric Martin)
6. Reach Out for the Light(with Herbie Langhans)
7. Farewell(with Amanda Somerville)
8. Seduction of Decay(with Geoff Tate)
9. Avantasia(with Geoff Tate)
10. Shelter from the Rain(with Herbie Langhans and also with Bob Catley)
11. Runaway Train(with Bob Catley and Jørn Lande)
12. Promised Land(with Jørn Lande)
13. Let the Storm Descend Upon You(with Jørn Lande)
14. Lost in Space(with Amanda Somerville)
15. Sign of the Cross / The Seven Angels(with all guests)

British Lion

Parliamo ora dei British Lion che si sono esibiti purtroppo in uno dei palchi piccoli, dandomi però la possibilità di avere a un metro di distanza uno dei miti della mia infanzia, Steve Harris, che in questo progetto mette tutto sè stesso e le sue influenze musicali, essendo il principale compositore del gruppo.
Un sound hard rock che strizza l’occhio a band come UFO, i The Who e alle pietre miliari dell’hard rock settantiano, riuscendo a mantenere comunque uno stile molto personale.
La band è molto affiatata sul palco e i 60 minuti di show passano in fretta lasciando poche pause fra un brano e l’altro, il basso di Steve è preponderante e riempie lo spazio di frequenze lasciato libero dalle chitarre, molto più soft e con un gusto più retrò rispetto a quelle dei Maiden.
La voce di Richard Taylor è calda, a tratti graffiante e ricorda lo stile di Jorn Lande, mantenendo però una propria personalità, con una grande grinta sul palco supportato da tutta la band che carica il pubblico cantando assieme a lui.
Il grande Steve si dimostra sempre degno del suo nome ed è infatti lui come si poteva immaginare a dominare il palco, sia per la presenza scenica che per il suono: qua il basso la fa da padrone e diventa quasi una terza chitarra.
A mio avviso un progetto ambizioso per il mainstream musicale ma che nonostante tutto attira un gran numero di fan che cantano a squarciagola assieme alla band i brani dei due album che vanno a creare la scaletta.
Contento di aver avuto questa occasione (il numero di fotografi sottopalco era limitato e sono stato scelto direttamente dal management) ritorno nella zona principale per vedere l’ultima parte del live degli Avantasia.

SETLIST:
1. This Is My God
2. Father Lucifer
3. The Burning
4. Spitfire
5. The Chosen Ones
6. Bible Black
7. Last Chance
8. Us Against the World
9. A World Without Heaven
10. Eyes of the Young

Kreator

Arriviamo quasi alla fine di questo Wacken ed è il momento di una delle icone del thrash metal teutonico, i Kreator, piazzati in running order quasi sempre in conclusione di giornata.
Mille e soci, forti di una scenografia con i fiocchi alle loro spalle, danno inizio alle danze attraverso la devastante “Hordes Of Chaos” che infiamma gli animi, alternando brani nuovi e storici come “Phobia”, la nuova “Satan Is Real”,”Gods Of Violence” e la storica “People Of The Lie”.
La band è sempre in ottima forma, l’immenso carisma di Mille la fa da padrone e gli altri membri del gruppo supportano ottimamente come sempre con una performance impeccabile. Anche se gli anni passano, forse per i Kreator passano un po’ meno dato che riescono sempre a non deludermi mai, sarà per il fatto che nonostante le virate stilistiche riescono ad essere sempre coerenti con loro stessi e verso il pubblico o che ad ogni concerto tirano fuori una carica devastante e a mio avviso il Wacken è la location migliore per queste occasioni.

SETLIST:
1. Hordes of Chaos
2. Phobia
3. Satan Is Real
4. Gods of Violence
5. People of the Lie
6. Total Death
7. Phantom Antichrist
8. Fallen Brother
9. Enemy of God
10. From Flood into Fire
11. World War Now
12. Hail to the Hordes
13. Civilization Collapse
14. Violent Revolution
15. Pleasure to Kill

Subway To Sally

Il Wacken 2017 si poteva solamente concludere con una delle band storiche del panorama tedesco e che seguo da quasi vent’anni (con l’uscita di “Hochzeit” nel lontano 1998). La band ha un grandissimo seguito in Germania ma non ha mai avuto o forse mai voluto uscire dai confini della propria nazione, a differenza dei compatrioti In Extremo, tranne qualche breve “capatina” in territori limitrofi come per l’Alpen Flair di quest’anno in Alto Adige. Sto parlando dei Subway To Sally, band folk metal storica che durante la loro carriera ha saputo miscelare sapientemente musica folk, medievale, gothic metal e tanz metal senza mai snaturare il proprio sound ma arricchendolo di volta in volta.
Quest’anno la band regala agli spettatori più agguerriti un concerto pieno di classici che sono a “riempire” l’imminente doppio CD live “Neon” dell’omonimo tour.
Eric, Ingo e soci ci regalano uno show coi fiocchi, caricando gli ultimi astanti del festival e facendoli urlare al grido di “Und Der Schrei!” tra una canzone e l’altra. La nuova elegante figura di Ally Storch, che ha preso il posto di Frau Schmidt come violinista, non la fa rimpiangere.
Le dolci note di “Kleid Aus Rosen” e “Maria” si alternano alle chitarre distorte di “Böses Erwachen”, “Für Immer”, e alle ballate come “Eisblumen”, “Ohne Liebe” e “Sieben”.
Come quasi ogni anno a loro rimane l’onore di ringraziare per ultimi il pubblico che ha partecipato a questo meraviglioso festival che è il Wacken Open Air e salutarli per rivederli l’anno successivo.

SETLIST:
1. Grausame Schwester
2. Henkersbraut
3. Kleid aus Rosen
4. Unsterblich
5. Eisblumen
6. Falscher Heiland
7. Tanz auf dem Vulkan
8. Maria
9. Für immer
10. Böses Erwachen
11. Arme Ellen Schmitt
12. Besser du rennst
13. Ohne Liebe
14. Sieben
15. Veitstanz

Di seguito altre foto del festival, tutte realizzate dal nostro Paolo Nocchi.

Rage:

Cavalera Conspiracy:

Heaven Shall Burn:

Powerwolf:

Insomnium:

Wolfheart:

Amon Amarth:

Avantasia:

British Lion:

Kreator:

Subway To Sally:

People Of Wacken:

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