Tero Ikäheimonen – The Devil’s Cradle (2017)

Tero Ikäheimonen - The Devil’s Cradle
Titolo: The Devil's Cradle
Autore: Tero Ikäheimonen
Genere: Libro
Anno: 2017
Voto: 8,5

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La Finlandia, come sappiamo, ha una tradizione estrema a dir poco grandiosa, soprattutto per quanto concerne il death ed il black metal. Fra questi due generi, quello che ha riscosso più successo è stato sicuramente il black metal mentre un po’ sfortunato è stato il death metal, genere che nella Terra dei Mille Laghi è stato interpretato in maniera così originale da creare una vera e propria terza via oltre alle varianti americana e svedese ma che, curiosamente, sta avendo più successo adesso che non nei primi tempi, quando la scena death metal finnica era formata da gruppi validissimi che però o si scioglievano magari dopo un anno intensissimo (come i grandi Abhorrence, riformatisi peraltro recentemente con risultati promettenti) o cambiavano anche radicalmente il proprio suono dopo il primo album (come i Sentenced), con la conseguenza di non riuscire a creare una scena compatta e di lunga durata. Al contrario, il black metal finlandese una vera e propria scena è riuscito a crearla fin dai primordi. Perciò, un giornalista finnico, tal Tero Ikäheimonen, ha scritto e pubblicato, per la Svart Records, un monumentale libro che racchiude la storia del black metal, appunto, finlandese. Quindi, ecco a voi “The Devil’s Cradle”!

Per il momento non disponibile in italiano ma solo in finlandese ed in inglese, “The Devil’s Cradle” è diviso, in ordine cronologico, in quattro grandi capitoli, nei quali ci sono vari paragrafi dedicati, generalmente, ad uno specifico gruppo, raccontandone le gesta dall’inizio a oggi (o fino allo scioglimento, ovviamente) attraverso le parole dei musicisti stessi, ragion per cui questo libro è pieno di interviste. Il primo capitolo si concentra sui pionieri del black metal finlandese, cioè i fieri e controversi Impaled Nazarene, gli Archgoat (alfieri del più ferreo immobilismo artistico e che recentemente hanno suonato pure a Roma, nella mia città), i sabbathiani Barathrum e, soprattutto, i camaleontici Beherit (di gran lunga i più importanti), tutta gente questa influenzata per la maggiore dalla first wave of black metal, in particolare dalla scuola brasiliana (Sarcofago e Holocausto in primis) e dai canadesi Blasphemy. Invece, il secondo capitolo (il più lungo e ponderoso) riguarda i gruppi perlopiù ispirati (in ogni senso) a quanto stava succedendo in Norvegia nella metà anni ’90 (Horna, Azaghal, …And Oceans…), e quando dico “in ogni senso” è perché anche in Finlandia c’è stata una serie agghiacciante (anche se meno rilevante sul piano nazionale rispetto alla black metal mafia norvegese) di brutali omicidi, suicidi, roghi di chiese, e quant’altro. Nel terzo capitolo incontriamo i gruppi che, a cavallo fra gli anni ’90 e i 2000, si ribellarono al fatto che il black metal, grazie a gente come i Cradle Of Filth e i Dimmu Borgir, fosse diventato una musica mainstream, e che quindi si posero l’obiettivo di riportarla alla sua naturale dimensione pericolosa, underground e senza compromessi anche supportando dichiaratamente (attraverso i testi delle canzoni e/o in sede di intervista) un’ideologia di stampo nazista, come nel caso dei Goatmoon, dei Clandestine Blaze e dei Satanic Warmaster (in tal senso, troverete uno spazio totalmente dedicato all’NSBM made in Finland). Infine, nel quarto capitolo vengono trattate delle interessanti nuove leve (Charnel Winds, Saturnian Mist, IC Rex…) che pongono liricamente l’attenzione su questioni inerenti la teosofia e l’esoterismo così da seguire un profondo discorso filosofico ormai lontanissimo dal puro satanismo del più classico black metal, dedicando così un paragrafo anche alla “Brotherhood of the Star of Azazel”, il circolo satanico fondato nel 2006 da membri di Charnel Winds e IC Rex insieame a tal Nefastos, che in passato ha curato i testi di gente come Baptism, Saturnian Mist e i veterani True Black Dawn.

Completo sotto ogni punto di vista, “The Devil’s Cradle” si avvale anche di interviste a noti tape traders finlandesi (approfondendo così l’invalsa pratica del tape trading, a dir poco fondamentale fra gli anni ’80 e ’90 per diffondere nell’underground clandestino ogni tipo di musica estrema) e ad Ahti Kortelainen, il produttore che, presso i suoi Tico Tico Studios, ha dato forma compiuta a moltissimi capolavori sia del black che del death metal finlandesi. E poi si prosegue con tante curiosità, come la rivalità tutta black metal fra la Finlandia e la Norvegia (rivalità praticamente accesa dagli Impaled Nazarene sull’ingiurioso booklet del loro primo album “Tol Cormpt Norz Norz Norz…”), il reale interesse dei vari gruppi verso l’occultismo e il satanismo arrivando addirittura a celebrare dei veri e propri rituali o il fatto che, nei primissimi tempi, fra il death ed il black metal ci fossero soltanto dei labili confini riguardanti le liriche e l’impatto visivo, ragion per cui i due generi potevano considerarsi intercambiabili. Insomma, questo e altro troverete in “The Devil’s Cradle”.

Poche bazzecole, “The Devil’s Cradle” è la Bibbia satanica del black metal finlandese. Non è un libro per tutti, anche perché rappresenta un vero e proprio viaggio negli abissi con le sue 556 pagine, quindi non è indicato per chi ama testi più brevi e d’impatto (e io, per fortuna, non figuro fra queste persone!) mentre mancano gruppi a mio avviso importanti come i Sargeist e gli Enochian Crescent. Spero che, prima o poi, di “The Devil’s Cradle” ne venga fatta una traduzione italiana magari dalla Tsunami Edizioni dato che, di queste opere, i black metallari ne hanno ASSOLUTAMENTE bisogno! Quindi, a quando una bella edizione in italiano?

Qui il link per ordinarlo dal sito della Svart Records.

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