05/04/2018 : Angra + Operation: Mindcrime (Bologna)

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05/04/2018 : Angra + Operation: Mindcrime + Halcyon Way + Starbynary – Zona Roveri (Bologna)

E’ una serata che sembra un tributo alle diverse facce del metal melodico quella che va in scena allo Zona Roveri di Bologna, un locale ormai diventato un porto sicuro per i metallari ed i rocker di tutta la Penisola, scelto come location anche per tante date uniche italiane di gruppi di caratura internazionale.

Starbinary

Tocca agli Starbynary aprire la serata all’insegna di un prog metal dalle forti tinte power. Questo show ci ricorda che, nel sottobosco underground italiano, i gruppi metal che possono vantare musicisti tecnicamente validi sono davvero molti, e tra questi ci sono anche con pieno merito questi Starbynary. Il gruppo triestino ha dato alle stampe il 3 febbraio “Divina Commedia: Inferno”, un concept album ispirato dai momenti più salienti del capolavoro di Dante Alighieri. Tecnicamente, come detto, la formazione ha tutto per impressionare, dalla bella voce pulita di Joe Caggianelli passando per i virtuosismi chitarristici e tastieristici rispettivamente di Leo Giraldi e Luigi Accardo fino alla notevole sezione ritmica formata dal bassista Sebastiano Zanotto e dal giovanissimo drummer Alfonso Mocerino. Quest’ultimo è stato presentato come un giovane prodigio e non è un caso che, a soli 22 anni, sia anche il batterista dei quotati symphonic metaller Temperance.
Il sound degli Starbynary è complesso e ricercato ma bastano pochi istanti per rendersi conto dell’eccellente potenziale della formazione. Il gruppo dal vivo appare meno moderno rispetto all’ascolto di qualche estratto del nuovo album di studio ed alludiamo meramente alle scelte sulla produzione. Grande importanza viene data alle parti di tastiera, in grado di ricreare atmosfere intriganti ed alle belle linee melodiche, e non alludiamo solo a quelle vocali. Piace particolarmente la scioltezza con la quale la voce di Caggianelli si disimpegna mettendo in mostra un buon range vocale ma senza mai sforzare sulle parti più acute.
Tra i vari brani del nuovo album proposti in quest’occazione ci viene presentato anche il singolo “Gate Of Hell”, per il quale è stato realizzato un videoclip piuttosto professionale. Gli appassionati di gruppi come Symphony X, Dream Theater, Stratovarius, Fates Warning ecc. potrebbero trovare spunti interessanti in questo nuovo concept sull’Inferno dantesco, che segue dopo quattro anni il debutto discografico di “Dark Passenger”. Il prog metal ha vissuto un’ultimo decennio piuttosto complicato e può ripartire dalla passione e dal talento di gruppi come gli Starbynary. Un grande in bocca al lupo ragazzi.

Halcyon Way

Gli americani Halcyon Way puntano molto più sull’impatto e sul coinvolgimento fisico rispetto agli Starbynary. Dalla loro hanno l’esperienza di tre album ed un paio di EP e sul palco la loro stage presence è certamente notevole. Negli ultimi anni, in assenza di veri e propri nuovi sottogeneri musicali, abbiamo assistito al proliferare nella scena heavy di gruppi che prendono elementi da diversi stili musicali creando delle commistioni sonore, delle sorte di frullati, dagli esiti artistici più disparati. Gli Halcyon Way rientrano tranquillamente nel novero di queste band, almeno a giudicare dalla manciata di brani eseguiti in questa serata, che ci hanno proposto momenti groovy, tratti power metal, contrasti vocali tra voci pulite e growl e soprattutto un’inarrestabile carica animalesca sfoggiata sul palco da ogni membro della band.
La particolarità degli Halcyon Way, alla fine, è che variando lo stile continuamente, passando da momenti thrash a parti più cadenzate e moderne, inserendo passaggi quasi power per poi gettarsi in questi intrecci vocali clean/harsh che ci ricordano quasi il melodeath più caciarone, si finisce quasi per etichettare anche loro come gruppo prog, anche se in senso più moderno e lato rispetto all’approccio degli Starbynary.
L’ultimo album degli Halcyon Way, “Conquer”, è datato 2014 e questo tour sembra quasi un modo per farsi conoscere ad una platea più vasta prima della pubblicazione del prossimo platter, pianificato per i prossimi mesi. Le sensazioni suscitateci da questi americani sono contrastanti: piacciono molto l’impatto, l’energia ed anche la travolgente sensazione di carica adrenalinica che la formazione porta con sé, un po’ meno il fatto che il metal proposto risulti per lunghi tratti troppo generico tra riff che sanno di già sentito e gli abusati contrasti vocali. Tra le pieghe della loro proposta però, gli Halcyon Way hanno spesso sempre dietro l’angolo quel passaggio niente male, quel momento nel quale riescono a colpire il bersaglio e quando ci riescono lo fanno davvero bene. Luci ed ombre quindi per questi ragazzi, ma la loro attitudine positiva e la loro passione straripante ci fanno propendere per le prime.

Operation:Mindcrime

“Operation:Mindcrime” è uno dei capolavori indiscussi della storia del metal e riascoltarlo dal vivo è sempre emozionante anche se a proporcelo non sono i Queensryche ma solo la sua voce storica ed originale, quella del grande Geoff Tate. Dopo il chiacchieratissimo e dibattuto split con la sua vecchia band, Geoff si è assicurato l’esclusiva sulla possibilità di presentare l’album per intero dal vivo e quale miglior monicker per farlo del suo progetto denominato proprio “Operation:Mindcrime”? Non conta che il gruppo di Geoff abbia appena pubblicato “The New Reality”, il terzo e conclusivo capitolo di una trilogia concettuale registrata con un’ottima line-up di artisti (per la nostrana Frontiers Records). Le logiche di mercato hanno le loro regole ed allora, al proposito di promuovere i nuovi pezzi, il tour preferisce la celebrazione dei trent’anni di “Operation: Mindcrime” con la sua esecuzione integrale.
A differenza del precedente tour “elettrico” degli Operation: Mindcrime, che annoverava una line-up con musicisti del calibro di Simon Wright alla batteria, del bassista dei Disturbed John Moyer e del produttore ed ex chitarrista dei Queensryche Kelly Gray, questo tour vede Geoff esibirsi a fianco di musicisti giovani e meno noti, con l’eccezione del veterano Scott Moughton alla chitarra. La completa assenza di una scenografia passa quasi inosservata, nel senso che la musica, quando è di questo livello, basta e avanza. L’ingresso sul palco del secondo chitarrista Kieran Robertson, un ragazzo scozzese appena ventenne, è quasi tragicomico, con il giovanissimo che, per caricare il pubblico, si mette a sbracciare urtando le tastiere e ribaltandole fino a farle cadere. Per un paio di brani un roadie cercherà di sistemarle mentre il giovane chitarrista continuerà a voltarsi con lo sguardo di chi sa di averla fatta grossa… Non è un caso che l’attacco chitarristico di “Revolution Calling” lasci alquanto a desiderare per un’entrata un po’ fuori tempo. Le cose si sistemano in pochi minuti e la buona notizia è che Tate è sempre lui, emozionante come pochissimi altri vocalist anche in un tour in cui è chiamato a cantare per un’ora tutte le sere uno degli album più esigenti dal punto di vista vocale della sua lunga carriera.
Inutile parlare di tutti i brani di un’opera che moltissimi conoscono a menadito, ma è doveroso segnalare la vena di Tate sulle ballate, con una menzione particolare per la splendida “The Mission” e per l’indimenticabile “Suite Sister Mary”, dove la parte di Mary è interpretata dalla figlia ventenne di Geoff Tate Emily, dietro al tavolo del merchandising per il resto della serata.
E’ difficile capire come si sia arrivati a leggere sistematicamente parole di scherno ed offese per Tate tutte le volte che si leggono commenti nei più popolari e bazzicati siti di diffusione di news metal, ma ciò che più spiace è quanto questi scherzi senza fine abbiano finito per infangare un personaggio che comunque ha dato voce a brani legendari come “Needle Lies”, la melodicissima “I Don’t Believe In Love” e la conclusiva “Eyes Of the Strangers”. Ovviamente Geoff non può cantare esattamente come trent’anni fa, ma riesce ancora, dall’alto della sua tecnica, classe ed abilità interpretativa, a toccare tutte le note giuste che servono a rendere giustizia a queste canzoni immortali. Non uno scherzo. Da grandissimo estimatore di Geoff, io non posso che aspettare con curiosità le sue prossime mosse artistiche.

Angra

Giusto un mese prima di questo show avevamo visto Fabio Lione proprio sul palco dello Zona Roveri con i Rhapsody, per un ultimo toccante saluto e lo ritroviamo ora con i brasiliani Angra, forti del nuovissimo concept album “Omni”, un disco dal taglio moderno ma che mantiene inalterate le caratteristiche della band, cioè l’arte di miscelare con gusto compositivo tratti del power con forti elementi del prog.
Si parte con il power evoluto di “Travellers Of Time” ma è con la successiva “Nothing To Say”, un vero classico, che si alza la temperatura all’interno del locale e che si comincia a far sentire anche il non foltissimo pubblico arrivato allo Zona Roveri.
La scaletta è davvero bella e variegata, con estratti da quasi ogni album del gruppo. Piace molto l’inserimento della splendida “Lisbon” per omaggiare i vent’anni del sottovalutato ma bellissimo “Fireworks”, un disco un po’ criticato da alcuni al momento della sua uscita, ma invecchiato benissimo ed ancora eccellente da ogni punto di vista.
La band si rivela ancora piuttosto orgogliosa anche del precedente album “Fire Garden”, sfoderando una “Newborn Me” cantata da un discreto numero di presenti ed una bella versione di “Final Light”. Tecnicamente la band non si discute, trattasi di una delle formazioni di punta tra quelle che si disimpegnano tra power e prog, con una nota di merito per la capacità del nuovo chitarrista Marcelo Barbosa di non far rimpiangere troppo il grande Kiko Loureiro, che ha trovato fortuna e successo alla corte di Dave Mustaine e dei suoi Megadeth. Grande è anche la prova del bassista Felipe Andreoli, in una sezione ritmica prodigiosa completata dal giovane drummer Bruno Valverde. Oltre al tastierista Bruno Sa (visto dietro alle tastiere anche per gli Operation:Mindcrime) non resta che parlare dei due membri più importanti della band: il chitarrista e compositore principale nonché leader della band Rafael Bittencourt ed il nostro italianissimo Fabio Lione. Rafael si conferma musicista di grande tecnica e sensibilità, disponibilissimo anche al termine dello show. Fabio è ormai da tanti anni uno dei cantanti di riferimento della scena power/melodic metal internazionale. La sua capacità di stare sul palco e di usare al meglio la sua duttile voce, graziata da una timbrica riconoscibilissima, fiore all’occhiello del vocalist toscano, viene fuori in ogni situazione.
Il set normale si conclude con la nuovissima lunga suite prog “Magic Mirror”, dove i rimandi al prog metal di gruppi come i Dream Theater sono piuttosto evidenti nelle lunghe parti soliste. I bis iniziano con un medley acustico di Rafael Bittencourt, che tutto solo sul palco si dimostra bravissimo sia su “Lullaby To Lucifer” che sull’altrettanto bella “Gentle Change”. Il finale tuttavia ci riporta sui binari power più consueti per la band con mazzate come “Rebirth” e la doppietta “Carry On”/”Nova Era”.
Nonostante una pletora di assoli tecnicissimi, una sezione ritmica sbalorditiva e una voce in grado di arrampicarsi fino a vette irraggiungibili per molti cantanti, gli Angra che preferiamo sono quelli che riescono ad infondere calore ed emozione in un metal che rischia a volte di farsi troppo tecnico e calcolato. Quando questi eccellenti musicisti trovano il registro e l’equilibrio giusto ci regalano momenti davvero entusiasmanti. Il degno finale di una serata da ricordare.

Live report realizzato da Massimo Incerti Guidotti, foto di Sabina Baron. Di seguito altre foto della serata.

Starbinary:

Halcyon Way:

Operation:Mindcrime:

Angra:

 

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