13/05/2018 : Vinny Appice Band (Lugagnano Di Sona – VE)

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13/05/2018 – Vinny Appice Band – Club Il Giardino – Lugagnano Di Sona (VE)

Cari lettori di heavymetalwebzine.it questo non è “solo” un live report come tutti gli altri e quindi, se per un qualsiasi motivo avete cliccato su questa pagina, sappiate che è il destino ad avervi portato qui, che c’è una ragione per tutto e restate in nostra compagnia per i pochi minuti che vi serviranno per leggere questo articolo fino in fondo, cercherò di non portarvi via troppo tempo con i miei consueti ed interminabili viaggi.
E’ tuttavia impossibile non viaggiare con la mente quando sale sul palco un personaggio del calibro di Vinny Appice, che ha suonato la batteria su album leggendari come “Holy Diver”, “Mob Rules”, “Last In Line” e tanti altri… Questo tour della Vinny Appice Band, che ha toccato anche il Giardino, un piccolo club che nel corso di una dozzina d’anni si è guadagnato la reputazione di locale di culto assoluto del veronese (in particolare per gli amanti di prog rock), in realtà è arrivato un po’ per caso. Vinny Appice doveva arrivare in Italia per alcune date lo scorso autunno, ebbe problemi fisici e le date saltarono. Poi fu la volta del fratello Carmine (anche lui batterista eccezionale, ancor più tecnico di Vinny) ad avere problemi ancor più seri, e saltò anche quel tour, ma quelle date sono state coperte in quest’occasione proprio da Vinny e dal suo gruppo di musicisti.
Vinny e Carmine l’anno scorso hanno fatto uscire un bel disco di hard rock intitolato “Sinister”, dal quale Vinny sta pure proponendo un pezzo dal vivo dedicato alla memoria di Ronnie James Dio che si chiama “Monsters And Heroes”.

Questo tour ci ha mostrato un Vinny Appice ancora in buona forma nonostante i 62 anni suonati ed i molti brani esigenti da suonare dal punto di vista fisico. La band che accompagna l’ex drummer di Sabbath e Dio è formata dal bassista Barend Courbois, che suona dal vivo nientemeno che con i Blind Guardian e da due italiani, il chitarrista solista Lorenzo Carancini ed il vocalist Piero Leporale.
La setlist ha pescato a piene mani dall’album “Mob Rules” non solo con l’immancabile titletrack e con il classicone epico e maestoso “The Sign Of The Southern Cross”, stupendo come sempre, ma anche con l’esecuzione della frenetica “Turn Up The Night” della bluesy “Country Girl” e della meno eseguita “Slipping Away”, tutte perle dove il frontman italiano ha fatto di tutto per non far rimpiangere troppo il leggendario Ronnie James Dio. Tutto sommato la performance vocale di Leporale, di fronte alla “Mission Impossible” di confrontarsi con la leggenda di Dio, va ritenuta positiva, con il tentativo almeno parzialmente riuscito di imitare Dio anche nelle parti più acute e “giovanili”.
Una vera goduria veder suonare i brani meno noti di “Mob Rules” come “Country Girl” e “Slipping Away”. Il resto del set non poteva che essere dedicato anche al repertorio di Dio con brani come “Holy Diver”, “We Rock”, “Stand Up And Shout” e “Rainbow In The Dark” oltre che ad un assolo di batteria che ha dimostrato tutta la passione di Vinny per il suo strumento.

Pur non avendone suonato la versione originale in studio, Vinny ci ha anche offerto la sua prestazione in brani leggendari del calibro di “Heaven And Hell”, “Neon Knights” e “War Pigs”, brani che ha suonato dal vivo svariate centinaia di volte. Una nota più tecnica la meritano anche i musicisti che hanno accompagnato Appice in questo tour. Tutto sommato mi è piaciuta la performance vocale di Leporale, simpatico ed umile on stage nonchè dotato di buoni mezzi vocali ed in particolare di una notevole duttilità, pur senza avere quella timbrica e quella potenza uniche che Ronnie James Dio esibiva anche a più di 65 anni… Il bassista Barend Courbois si è distinto per la solida tecnica ma anche per uno stile esecutivo diverso da quello di Geezer Butler, innanzitutto per il continuo uso del plettro e poi anche per l’approccio più metal e meno rock. Il chitarrista solista Lorenzo Carancini, al di là della buona tecnica, non è stato in grado di riprendere il feeling chitarristico di Tony, complice un’attitudine diversa da quella doomy, acida del primo Iommi. In questo senso i brani veloci e più metal, come “Neon Knights” e “Stand Up And Shout” sono stati più efficaci anche se Carancini si è difeso anche nelle più cadenzate “Heaven And Hell” e “The Sign Of The Southern Cross”.

Ma veniamo all’incipit di questo live report, al motivo in più per cui vi ho chiesto di arrivare al termine di questo articolo. A fine show, al tavolo del merchandising, ho avuto la possibilità di fare un paio di foto con Vinny, di fargli firmare un paio di booklet, ma anche di improvvisare un paio di domande al batterista. Gli ho chiesto un parere sul disco realizzato con gli Heaven And Hell “The Devil You Know” (visto che mi stava firmando il relativo booklet), di fatto un disco dei Black Sabbath, e Vinny mi ha confessato di non aver tanto gradito il fatto che non sia stato composto con tutti i musicisti in una stanza come i vecchi album. Gli ho anche chiesto se avesse mai pensato alla possibilità di girare il mondo suonando i pezzi dei Sabbath (ora che Ozzy and co. hanno messo la parola “End” sulla storia della band) con un ex vocalist del gruppo che molti fan vorrebbero tanto riascoltare, e cioè Tony Martin. La risposta di Vinny Appice mi ha sorpreso tanto quanto i suoi occhi che brillavano mentre me la dava: “Preferirei suonare con Rob Halford” ha dichiarato Vinny Appice. Premessa: un paio di mesi fa uscì sui media musicali una dichiarazione di Tony Iommi in cui il leggendario riffmaker si sarebbe dichiarato interessato a scrivere uno o due brani con il vocalist dei Judas Priest. Entrambi, Iommi ed Halford, sono amici e nativi di Birmingham. Rob Halford e Tony Iommi, pur conoscendosi da una vita, non hanno mai collaborato insieme al di là di un paio di show dal vivo dei Black Sabbath. Il primo di questi due show avvenne nel 1992, con Ronnie James Dio che aveva appena lasciato il gruppo rifiutandosi di esibirsi prima di una “poco rispettosa” minireunion con Ozzy Osbourne a Costa Mesa. Nel 1997 invece, Rob cantò un altro show con i Sabbath, questa volta in sostituzione di un Ozzy indisponibile. Ma torniamo a Vinny Appice che mi confessa “Preferirei suonare con Rob Halford”. Ha gli occhi che gli brillano ed aggiunge anche: “Geezer Butler, Tony Iommi, Rob Halford e me, “It might happen”, che significa ovviamente “potrebbe succedere”. Ecco, provate allora a pensare a Iommi, Halford, Butler ed Appice nella stessa band e ricordatevi sempre questa cosa, se mai dovesse capitare, voi l’avete saputa la prima volta qui.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro Massimo “Max Moon” Incerti Guidotti:

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