Europe (Joey Tempest)

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Gli Europe sono cambiati e non sono più solo la band di hard rock melodico in grado di sfornare hits catchy e da cantare a squarciagola sotto il palco. E’ ormai dall’ottimo “Bag Of Bones”, passando per l’eccellente “War Of Kings”, che la formazione inglese ha intrapreso un percorso musicale un po’ diverso, che è arrivato ora alla coraggiosa svolta verso sonorità settantiane e dai tratti prog nel nuovo album “Walk The Earth”, uscito un anno fa. Ne abbiamo parlato a lungo con un disponibilissimo Joey Tempest, in un’intervista realizzata grazie alla sempre professionale Valeria Laghezza. Ma ora mettetevi comodi: “Ladies and Gentlement, Joey Tempest.”

(Max Moon) Ciao Joey, è un onore darti il benvenuto su heavymetalwebzine.it, gli Europe sono una band che sembra essere in un perenne viaggio musicale: questa volta, per andare avanti ed al di là di tutto quello che avete fatto in passato, avete deciso di portarci in una macchina del tempo, registrando un album inciso anche utilizzando strumenti ed attrezzature vintage nei leggendari Abbey Studios di Londra. Come è venuto fuori questo nuovo album “Walk The Earth”, dal suono così incredibilmente caldo?

(Joey Tempest) E’ cominciato tutto qualche anno fa con l’album “Bag Of Bones”, con quel disco abbiamo detto addio al passato e ci siamo mossi verso il futuro, da allora abbiamo registrato nei migliori studios, con i migliori ingegneri del suono perché volevamo che il rock’n’roll fosse registrato nel miglior modo possibile, non troppo moderno, non troppo plasticoso, non troppo metallico, c’era bisogno che fosse caldo, pieno di espressività. Stiamo continuando questo viaggio da allora, abbiamo fatto “Bag Of Bones” e “War Of Kings” in team con Dave Cobb (il produttore del nuovo album), intelligente e preparato sulle attrezzature e le tecniche di registrazione, lui è anche un musicista ed ha co-scritto alcune canzoni del disco.
“Walk The Earth” è stato un disco molto spontaneo ed organico, abbiamo scritto musica per 3-4 mesi, ci siamo mandati tra di noi tutte le idee che avevamo scritto e poi l’abbiamo registrato in modo veloce e molte idee, anche per i testi, le abbiamo inventate al momento, in studio, in modo molto immediato, siamo molto felici di come sia venuto fuori. Ci è stato detto che è uno dei nostri migliori album ma, ripeto, è stato molto spontaneo, composto un po’ da tutti e con molte idee venute in studio, anche al nostro produttore, in un’atmosfera molto creativa all’interno degli Abbey Studios.

Ho visto la realizzazione del making of dell’album filmato proprio all’interno degli Abbey Road Studios ed era evidente quanto foste eccitati a registrare negli stessi studi utilizzati da Beatles, Pink Floyd e tanti altri artisti leggendari. Pensi davvero che lo studio abbia aiutato l’album a suonare in un certo modo o è stata più determinante la musica che avete composto con il grande aiuto di Dave Cobb dietro la console?

Io penso che la musica aiuti le canzoni ed il modo in cui tu vuoi produrle, per esempio, quando abbiamo suonato le canzoni a Dave Cobb, il produttore, lui è venuto fuori con idee su come approcciare la registrazione. Molte idee sono venute nello studio di registrazione, è stata una combinazione tra le canzoni ed il talento stupefacente di Dave Cobb nel registrare che ha creato il sound ed anche l’ingegnere del suono è stato di grande aiuto, gli Abbey Road studios sono molto moderni, però hanno anche un sacco di equipaggiamento in un archivio del seminterrato, hanno conservato tutta la roba con cui i Pink Floyd ed i Beatles registrarono, noi abbiamo usato alcune cose per combinarle con il mondo moderno e penso che quello abbia creato il sound che hai sentito sul nuovo album.

L’ultimo decennio ha visto un music biz già in crisi andare ancora peggio se guardiamo alle vendite di dischi, ma ci sono anche buone notizie, la gente sta riscoprendo il vinile e il suono caldo della registrazione analogica. Il vostro nuovo album suona come il paradiso per gli audiofili del rock, c’è stata una scelta consapevole di andare verso un suono più vintage o era solo la combinazione perfetta per la musica che avete creato?

Penso che fosse perfetto per questo album ma non l’abbiamo pianificato, noi non progettiamo un album, l’unica cosa che pianifichiamo è scegliere grandi persone con le quali collaborare o lavorare su grandi attrezzature, noi scegliamo di lavorare in una grande atmosfera ma il resto dipende dal momento, dalla fortuna e dalle spontanee idee che abbiamo, è emozionante fare questi album così velocemente.

Il lavoro del tastierista Mic Michaeli con quel caldo organo Hammond, le tastiere, anche il mellotron, è fantastico e si sposa perfettamente con la tua voce calda e passionale.

Grazie, ed infatti questa volta abbiamo utilizzato più tastiere per il disco “Walk The Earth”, abbiamo usato l’Hammond, il mellotron ed un po’ di piano, strumenti organici.

La titletrack è uno di quei rari “instant classics”, incredibile atmosfera, meravigliose melodie, ricorda i Deep Purple di “Perfect Strangers”, i Led Zeppelin di “Kashmir”, sembra invitare il genere umano ad essere coraggioso e combattere, nonostante i tempi duri.

Anche a me piace molto, è una delle mie canzoni preferite degli Europe di sempre, stavamo scrivendo l’album ed alcuni dei testi riguardavano la democrazia, un po’ di politica e poi abbiamo pensato che volevamo fare anche qualcosa che ci tirasse un po’ su, più edificante e “Walk This Earth” è stato uno di quei pezzi con i quali cercare di unire le persone.

Per dargli speranza?

Sì, per cantare alle persone di tutto il mondo, quella era l’idea.

Quali sono le canzoni più forti dal punto di vista dei testi nel nuovo album?

Mi piacciono molto le lyrics di “Walk The Earth”, mi piacciono quelle di “Election Day” che sono divertenti, “Kingdom United” che riguarda la vecchia Inghilterra, il vecchio Regno Unito, “Turn To Dust” è pure interessante, tratta della filosofia sulla vita e la morte, è difficile per me essere il giudice, tutte le canzoni hanno le loro vibrazioni particolari.

Un’altra grande canzone, per cui avete appena rilasciato il nuovo video è “The Siege”, ancora una volta grande atmosfera e questa volta la rivoluzione francese come sfondo lirico… qualcosa di un po’ nuovo per voi…

Assolutamente, ho fatto un po’ di ricerca per l’album, prima di cominciare tutto volevo scoprire meglio come la moderna democrazia sia nata e dove stia andando e “The Siege” ha finito per essere parte di questo concept, una sorta di fotografia scattata durante la rivoluzione francese, che ha avuto effetti sull’Europa intera, sul mondo, abbiamo pensato che fosse un grande evento e che fosse interessante scrivere una canzone come quella.

Musicalmente parlando, uno dei miei brani preferiti di tutto l’album è “Kingdom United” che vi vede immergere nel mondo del prog rock con un approccio quasi jazz, se non ricordo male c’è una parte di mellotron che eleva la canzone, suona davvero come se foste in un enorme trip anni ’70 durante il songwriting di questo album. L’ho ascoltata la prima volta mentre viaggiavo in auto e quando è arrivato il mellotron ho detto “Fuck Yeah!”

Hehehe, io concordo con te, è una delle mie canzoni preferite, io penso che la gente se ne stia rendendo conto ora, io lo sapevo dall’inizio, tu l’hai capito subito, è una canzone così diversa dal solito, è un po’ proggy, la parte di mellotron che hai notato è stupefacente, volevamo creare qualcosa in quella parte della canzone ed io e Dave Cobb ne avevamo parlato perchè l’avevamo provata ma non avevamo ancora quella parte quando siamo andati in studio, allora io e Dave abbiamo cercato di trovare una melodia che suonasse un po’ “old” ma anche prog e “new” allo stesso tempo ed abbiamo semplicemente improvvisato quel pezzo e ci abbiamo messo sopra quella parte di mellotron. Quella canzone, “Kingdom United”, è la prima canzone scritta per “Walk The Earth”, il primo demo l’ho fatto nel mio studio, ho suonato io il basso e la batteria nel demo, l’ho mandata agli altri ed a Dave Cobb e tutti hanno capito che avremmo avuto un nuovo inizio, un nuovo segno, tutti hanno detto: “Wow! stiamo andando in questa direzione… un po’ più proggy…” E’ stata una canzone molto importante e poi come ti ho detto è diventata ancora meglio in studio quando è stata aggiunta quella parte di mellotron.

Un’altra canzone stupefacente che mi piace particolarmente è la ballata atmosferica intitolata “Pictures”, che mi ha ricordato il David Bowie più spaziale di roba come “Space Oddity” o qualcosa dei Pink Floyd, dimmi qualcosa su questa canzone.

Ed infatti è proprio così, la prima parte di quella canzone ce l’ho avuta per 15 anni, l’ho sempre suonata da solo quando ogni tanto suono la chitarra ma non ci ho mai fatto nulla. Mic (Michaeli, il tastierista) in realtà ci ha lavorato sopra 10 anni fa, ma non l’abbiamo mai portata ad un livello ulteriore, fino a due settimane prima di registrare il nuovo album. Ero nella casa dei miei genitori, al piano che di solito suonavo da piccolo, ho scritto la seconda parte della canzone e mi sono reso conto che poteva essere un grande pezzo. L’ho portata alle prove, i ragazzi l’hanno amata ed è diventata qualcosa di diverso, non è una normale ballata, è una progressive ballad, è differente, Dave Cobb ha proposto di approcciarla in modo diverso, un po’ alla Pink Floyd, un po’ anni ’70, l’abbiamo fatta molto velocemente nello studio, tutti l’hanno adorata fin da subito, ricordo ancora quando l’ho registrata ed è stata una delle preferite dal personale degli Abbey Road Studios. Dal punto di vista lirico è la continuazione del testo di “The Final Countdown”, stavo viaggiando nello spazio nel 1986, 1987, e volevo parlare di questo tipo che sta fluttuando là fuori, è un’estensione del passato dal punto di vista lirico.

Guardando l’affascinante artwork dell’album ho subito pensato al psichedelico “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, poi ho scoperto che avete registrato nello stesso studio utilizzato per registrare quell’album ed anche che avete usato la stessa console ed alcune delle attrezzature utilizzate per incidere quel disco, c’è un legame tra i due album, potremmo considerare questo disco il vostro “The Dark Side Of The Moon”?

Forse lo è o potrebbe essere percepito così ma io non lo considero minimamente vicino a quel disco (lo dice con grandissima umiltà ndMax). Il nostro producer Dave Cobb indossava una t-shirt un giorno, gli abbiamo detto che era una cool t-shirt e lui ci ha detto che l’artwork di quella maglietta era di un suo amico che vive a Los Angeles. Lui è un tipo spirituale, una sorta di hippy, l’abbiamo contattato, gli abbiamo dato le lyrics dell’album, qualche idea, delle musiche e questo è quello che lui ha tirato fuori, non è stata una scelta conscia, siamo stati fortunati perché la cover ci piace molto, è stata una coincidenza.

Potresti indicarmi alcune parti di “Walk The Earth” dove volutamente avete voluto rendere omaggio a certi suoni o band del passato? Ci piace molto scoprire questi dettagli insider dai musicisti.

E’ difficile perché accade tutto così facilmente, tu probabilmente le noti da solo, qualche volta le parti di batteria sono state incise con quello stile alla John Bonham dei Led Zeppelin, per esempio in “Kingdom United”, ricordo che abbiamo usato nastri al contrario per dare quell’atmosfera all’inizio di “Wolves”, o usato quell’eco e quegli effetti vocali che John Lennon usava nelle vocals in qualche brano, mi sembra anche nella stessa “Kingdom United”. Dave Cobb ha preso molto da altri suoi colleghi, lavorando con professionisti di grandissimo livello, c’è gente in America a Nashville, dei veri maestri della registrazione analogica, c’è un movimento laggiù che porta avanti queste idee e che registra in questo modo.

Guardando le vostre interviste filmate agli Abbey Road Studios è evidente quanto Dave Cobb sia stato molto importante su questo album, anche più che nel precedente ed eccellente “War Of Kings”, alcuni di voi addirittura hanno detto che è stato quasi come un sesto membro, potresti darmi qualche esempio di cose che ha fatto per elevare le canzoni?

Siamo arrivati in studio con dieci pezzi, glieli abbiamo suonati nella versione provata, lui poteva anche solo ascoltarli un paio di volte e poi se ne usciva sempre con suggerimenti su come innalzare i brani, quello che poteva essere una nuova parte, uno stile nella produzione, una melodia vocale o qualcosa, per es. sulla canzone “Walk The Earth” è stata di Dave Cobb l’idea di tagliare il sound della band all’inizio del chorus, lui ha proposto di avere solamente il ritornello con un po’ di mellotron/hammond per poi avere la band che torna colpire dopo lo stacco.

Un altro membro della band che ha fatto un lavoro incredibile è il vostro batterista Ian Haugland, questa è forse la sua migliore performance di sempre con la band e lui non ha mai suonato meglio…

Concordo, un’altra cosa su Dave Cobb, lui è anche un batterista ed un chitarrista, quando lui ed Ian hanno lavorato insieme su “Election Day” si sono davvero divertiti, Dave aveva anche alcune idee su come approcciare il drumming ed è stato fatto un lavoro fantastico.

Joey, sei considerato una leggenda, un frontman famoso in tutto il mondo con una “golden voice”, ma hai ancora la volontà di cambiare di album in album senza sederti sulla gloria degli anni ’80. Questa voglia di essere in un costante viaggio ti definisce anche come essere umano?

Forse, io penso che sia importante continuare a cambiare per rendere la vita interessante e per gli Europe è davvero eccitante andare dove ti porta il vento ed anche imparare di più sulle tecniche di registazione, sulle attrezzature professionali, tutto quello che facciamo con la band è davvero interessante.

Sei mesi fa avete rilasciato un album dal vivo con tutto “The Final Countdown” suonato nella sua interezza (così come tutto “War Of Kings”), qualcosa che non avevate mai fatto prima, basandovi molto sulle nuove canzoni degli album più recenti. L’avete fatto per soddisfare la richiesta dei supporter o vi è piaciuto e fareste qualcosa di simile per un album diverso? Mi chiedo anche perché non sia stato un tour molto lungo…

Sì, il tour è stato piuttosto breve ed inoltre quello che lo ha reso interessante è stato il fatto di suonare l’intero “War Of Kings” dal vivo, la cosa più eccitante è stata proprio quella di suonare un intero nuovo album insieme ad un intero vecchio album con la sua nostalgia. In realtà ci siamo davvero divertiti con quel tour, forse potremmo anche fare qualcosa di simile in futuro ma non lo pianifichiamo. Noi amiamo fare nuovi show, nuovi album, ma non si sa mai…

Joey, vi ho visto un paio di volte allo Sweden Rock Festival, nel 2009 e nel 2013, quando avete fatto uno spettacolo incredibilmente lungo per il 30° anniversario, durante la conferenza stampa mi ricordo che avete detto che vi sentite una band molto svedese, ma a differenza di altre band di metal svedese che utilizzano la storia del vostro paese, la bellezza dei paesaggi scandinavi, le icone della mitologia vichinga, mi sembra che voi guardiate più a UK ed USA come fonti musicali e parliate principalmente di sentimenti personali nei vostri testi, qual è la tua opinione di quelle band?

Sì, c’è un movimento in Svezia di melancholic dark metal e ci sono molte di quelle band ma ci sono anche band come The Soundtrack Of Our Lives e gli Opeth o gli Europe che non stanno cercando di essere heavy o dark, ma che fanno scorrere la musica in modo organico, a me piacciono quelle band che non stanno cercando di fare nulla di specifico, alcune delle band più estreme vogliono essere estremamente heavy e questa è una cosa cool ed alcune di loro sono veramente buone…

Ci sono nuove band là fuori che potrebbero seguire le orme musicali delle grandi band che hanno fatto la storia dell’hard rock come gli Europe?
Hai sentito una giovane band che si chiama Greta Van Fleet?

Certo, loro ed i Rival Sons sono molto bravi… I Greta Van Fleet ed i Rival Sons stanno davvero portando avanti la torcia, loro registrano davvero bene, suonano davvero alla grande, anche a livello di sound, loro sono la “great new hope”, sono stupefacenti. Penso che i Greta Van Fleet siano “Amazing” e dobbiamo supportarli meglio che possiamo, il rock business ha bisogno di band così…

Cosa ne pensi di Erik Mårtensson  e della sua band svedese chiamata Eclipse? Sono una band molto apprezzata anche in Italia…

Ci siamo conosciuti, sono venuti a vederci, penso che fosse a Barcellona, ed abbiamo parlato dopo un concerto, ha detto (allude sicuramente ad Erik ndMax) che era un fan degli Europe ma io non ho sentito molto della loro musica, ma so chi sono.

Siete mai stati contattati dall’etichetta italiana Frontiers Records che è diventata una grande label per il rock melodico lavorando anche con band come Whitesnake, Journey, Toto?

Sì, abbiamo parlato in passato, ma noi percorriamo solo la nostra strada, noi non seguiamo ciò che la maggioranza delle persone fanno, noi siamo proprietari della nostra musica. Vogliamo che le persone che vogliono lavorare con noi – non necessariamente le label più grandi, potrebbe anche essere una piccola label – credano in quello che stiamo facendo, comunque conosco la Frontiers e so che è una label di successo per quel genere di musica.

Gli Europe sono una band che sta facendo sempre qualcosa per evolversi, fareste un ambizioso concept album dopo l’incredibile crescita musicale dei vostri ultimi album?

Ho pensato a “Walk The Earth” un po’ di anni fa come ad un concept album quando ho cominciato a fare ricerca per le lyrics sulla democrazia, la politica e queste cose, anche parlando con professori di storia, forse potremmo fare un concept album ma mi sono reso conto che mi piace, nello studio di registrazione, anche scrivere rock music divertente scritto sul momento come “G.T.O.”, io non voglio diventare troppo serio, troppo introverso, non voglio che ciò accada e succede qualche volta quando scrivi un concept album.

Non volete imprigionarvi troppo…

Sì, è bello quando le cose accadono spontaneamente, anche dal punto di vista lirico, mi piace cambiare argomento improvvisamente, come mentre stai guidando ed ascolti qualcosa. Ci piace l’idea di scrivere lyrics sul momento, ma potremmo farlo un concept album in futuro..

I vostri album più recenti e soprattutto il nuovo suonano molto atmosferici in un sacco di canzoni, avete mai pensato di eseguire queste canzoni degli Europe con un’orchestra?

Abbiamo fatto qualcosa di simile in “Almost Unplugged”, te lo ricordi vero?

Certo!

“Got To Have Faith” era venuta alla grande, “Dreamer” pure, anche “The Final Countdown” venne bene, anche “Hero”, alcune canzoni rendono bene anche in una versione orchestrale, ne abbiamo parlato e potremmo fare un “Almost Unplugged 2” in futuro magari con un’orchestra più grande. Non è impossibile. Può essere davvero buono se gli arrangiamenti sono eccellenti e l’orchestra è valida.

Alla luce di questa striscia incredibile di album dal punto di vista artistico (e commerciale) rilasciati dalla vostra reunion con questa classica line-up, hai mai pensato a quello che sarebbe cambiato nella tua carriera se John Norum non avesse lasciato la band dopo il suo album di maggior successo (“The Final Countdown” ovviamente)?

Sì ma in realtà io sono solo felice che John sia il mio fratello di nuovo, siamo stati insieme ora per un periodo più lungo che durante il primo periodo, noi abbiamo fatto partire la band, lui è una delle ragioni per le quali ci sono gli Europe, è stato un’ispirazione per me quando ero un teenager, lui aveva un patrigno che aveva tutti i dischi possibili e mi ha fatto sentire i dischi che mi hanno formato mentre bevevamo la birra insieme. Lui è il migliore chitarrista. Ho incontrato lui ed Yngwie Malmsteen, è grandioso che siamo riusciti a fare sei album da quando abbiamo ricominciato.

C’è qualche desiderio in Joey Tempest di fare un album da solista o di formare un supergruppo con altri musicisti o ti basta suonare in una delle migliori band hard rock del mondo?

Sono veramente felice al momento dei nostri ultimi tre dischi, penso che stiamo facendo un viaggio davvero interessante e molto divertente, in questo momento non sto pensando a nulla di simile ma non è impossibile rifare un altro solo album un giorno o suonare con qualche amico o fare qualcos’altro. Non accadrà a breve perché ci stiamo divertendo troppo.

Da songwriter, quale tuo brano consideri il tuo più grande successo artistico, un po’ come la tua canzone da tramandare ai posteri, come la tua “Starway To Heaven” o “Stargazer” o “Child In Time”?

Non posso scegliere solo una canzone, se penso ai nostri “early days” potrei scegliere “In The Future To Come”, mi piace “Open Your Heart”, “Not Supposed To Sing The Blues”, sono molto orgoglioso di quella canzone, “Bring It On Home”, l’ultima canzone di “Bag Of “Bones”, è una delle migliori canzoni degli Euorope di tutti i tempi, poi mi piace molto “Walk The Earth”.

A me piace molto anche “No Stone Unturned”.

E’ un’altra delle mie preferite, da “Last Look At Eden”, è una canzone molto emozionante, davvero interessante.

Vorrei sapere il tuo album preferito dopo la reunion ed il tuo preferito tra gli album precedenti prima di sciogliere la band.

Il mio preferito della band è “Wings Of Tomorrow” dal primo periodo e “Walk The Earth” dal secondo periodo, ma se me lo chiedi fra due anni potrebbe cambiare, infatti per me “Bag Of Bones” sta diventando sempre più interessante…

Grazie Joey, ci vediamo a Bologna….

Joey ci ha salutato con un audio messaggio che potete ascoltare qui di seguito

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