05/09/2018 : Lacuna Coil + guests (Reggio Emilia)

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05/09/2018 : Lacuna Coil + guests (FestaReggio, Reggio Emilia)

Con un po’ di ritardo vi diamo il nostro personalissimo resoconto di questa serata reggiana che ha riportato il metal all’interno di FestaReggio, la manifestazione che ha preso il posto della storica Festa Dell’Unità. Oltre ai blasonati headliner Lacuna Coil erano ben tre le band italiane in apertura.

OneLegMan

I reggiani OneLegMan giocavano in casa e possiamo solo immaginare l’emozione che devono aver provato ad esibirsi davanti al folto pubblico che si è radunato nell’area concerti di FestaReggio. Dal punto di vista sonoro potrebbe tranquillamente essere etichettato come un gruppo dalle sonorità moderne con una forte componente groovy in una musica che comunque mantiene sempre un buon equilibrio tra pesantezza e melodia. L’alternative metal della band fa una certa presa sul pubblico complice una compattezza ed una indubbia capacità di stare sul palco di questi ragazzi. Pensi che siano un gruppo niente male tra quelli nostrani che si dedicano a queste sonorità moderne, con chitarre che, soprattutto in studio, sono ipercompresse, ma poi basta guardare i videoclip dei brani “OneLegDance” e “Freak” per constatare che c’è un impegno notevolissimo dietro e con risultati davvero professionali anche nel modo di presentarsi della band. Vedremo cosa riserverà il futuro per loro. Intanto chi apprezza le coordinate musicali sopra descritte può tranquillamente dare un ascolto a questi ragazzi decisamente non alle prime armi visto che la band è del 2003 ed ha alle spalle due dischi in studio.

Avelion

Gli Avelion li avevamo visti un mesetto prima di supporto a Primal Fear e Operation: Mindcrime, come in quell’occasione ci hanno lasciato un’impressione positiva con un sound che unisce elementi prog metal con un taglio un po’ sinfonico, il tutto con una verniciata sonora piuttosto moderna, sonorità che sembrano essere una sorta di evoluzione musicale seguita peraltro da tante formazioni dai trascorsi power-prog metal. Gli ultimi Kamelot per esempio, o meglio ancora gli ultimi DGM, particolarmente moderni nei suoni ma anche groovy, potrebbero essere un punto di riferimento per la band che ha nella voce di William Verderi uno dei suoi punti di forza.
La formazione, almeno dal vivo, conta relativamente poco sui ricami solisti e sulle parti evocative affidandosi principalmente al materiale più heavy, presente in abbondanza nel nuovo album “Illusion Of Transparency”. Si tratta di un altro gruppo italiano interessante, forse ancora alla ricerca di peculiarità uniche che lo facciano distinguere dal “mare nostrum” di formazioni metal che uniscono tratti prog e suoni moderni a un’ottima propensione melodica. La voglia di divertirsi e divertire l’audience dal palco di sicuro non manca agli Avelion. Sono buone premesse per un altro gruppo emergente con un certo potenziale.

Break Me Down

I milanesi Break Me Down si sono formati nel 2017 dalle ceneri dei Love Frame e da due ex membri dei Rockstar Frame. Terminata la breve nota biografica ci immergiamo nella descrizione del loro sound, ma non prima di aver descritto il look della band con l’appariscente Faith Blurry alla voce a catalizzare gli sguardi di molti. Il resto della band è composto da ragazzi vestiti di scuro e lei indossa un vestitino molto corto, a scoprire quasi completamente le gambe da modella. Faith è una bella ragazza e non c’è nulla di male nel mostrarlo un po’ ma il rischio è che molti (non noi) si ricordino o parlino molto più di quello che della musica proposta. I grandi storyteller del passato potevano vestirsi come l’uomo della porta accanto e bastavano una chitarra e un microfono per ricreare dell’autentica magia. I Break Me Down si dimostrano interessanti dal punto di vista musicale, con un hard & heavy moderno che richiama molto gli Alter Bridge, al punto che non escludiamo che la scelta del monicker “Break Me Down” sia legata all’omonimo brano tratto dal disco capolavoro della band di Tremonti-Kennedy ovvero “Blackbird”.
I Break Me Down hanno un sound che richiama i saliscendi musicali del gruppo americano, con le vocals di Faith che mostrano buona duttilità per adattarsi sia alle parte più tirate che a quelle più atmosferiche ed eteree. Il guitar sound della band ricorda particolarmente lo stile di Tremonti con una distorsione particolarmente compressa e dalle tinte dark. Dal punto di vista tecnico e della tenuta del palco i milanesi ci sanno fare e la progressione melodica di brani come “Necessary Evil” e “Warrior” fanno pensare che i Break Me Down abbiano buone carte da giocare. Speriamo che se le giochino bene. Il futuro del modern metal tricolore potrebbe passare anche da questa band.

Lacuna Coil

Erano attesissimi i Lacuna Coil, in questo anno che, per loro, è particolarmente celebrativo, con un nuovo live registrato e filmato a Gennaio, il “The 119 Show: Live In London”, che uscirà il 9 novembre, ed un tour alle porte che ha i connotati del best of rappresentativo dell’ormai lunga carriera del gruppo. La formazione comincia questo spettacolo reggiano con le note di “Our Truth”, mostrando da subito l’enorme compattezza che l’ha da sempre contraddistinta nelle esibizioni dal vivo.
Al di là dei cambiamenti musicali e della volontà della band, nel corso degli anni, di flirtare sempre più con i suoni più moderni e alternativi, va detto che dal vivo la formazione meneghina non sbaglia mai un colpo. “Kill The Light” dal vivo è sempre efficace, con Cristina Scabbia e Andrea Ferro che si trovano a occhi chiusi quando si tratta di aggredire le rispettive parti vocali. Il sound della band nell’ultimo decennio si è fatto sempre più groovy, come ci ricordano i riff compressi e distorti della malata “Blood, Tears, Dust”.
Dopo una serie di brani perlopiù recenti (ad eccezione della citata opener) arriva anche la più datata “Swamped”, dal disco che ha lanciato la band nel firmamento della scena heavy mondiale, “Comalies”. Cristina e Andrea sul palco ci sanno proprio fare e ogni tanto, nelle pause tra un brano e l’altro, colgono l’occasione per ringraziare i loro supporter per i tanti anni di sostegno incessante al loro gruppo.
Verso la fine del set regolare arrivano altre soddisfazioni per gli appassionati della band più legati ai lavori meno recenti del gruppo, con l’esecuzione di una versione convincente di “1.19” da “Unleashed Memories”. Nei bis arrivano alcuni dei momenti più attesi, come la cover di “Enjoy The Silence” dal repertorio dei Depeche Mode, diventata ormai un classico del gruppo ed il nuovo tuffo nel passato all’interno di “Comalies” con la cantatissima “Heaven’s A Lie”.
Prima di congedarsi dal suo pubblico la bella Cristina ci invita a non aver paura di niente e ad andare sempre avanti per la nostra strada senza timori e insicurezze, facendo anche gridare all’audience più volte “We fear nothing!” prima di far calare il sipario sulla serata con una trascinante rendition di “Nothing Stands In Our Way”.
Lo ammetto, I Lacuna Coil, dal punto di vista strettamente musicale, mi piacevano molto di più quando si rifacevano più a The Gathering e Paradise Lost che a Korn e Linkin Park ma riescono anche oggi, quando azzeccano il registro giusto, ad intrigarmi per la loro abilità di esaltare i loro pezzi dal vivo, senza dimenticare che il bassista Marco Coti Zelati è certamente uno che sa il fatto suo in veste di songwriter. Io spero ancora in un ritorno a certe sonorità gothic. Anche perchè sperare non costa nulla. Gran bella serata, magari da ripetere il prossimo anno.

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dalla nostra Sabina Baron.

OneLegMan:

Avelion:

Break Me Down:

Lacuna Coil:

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