Sonata Arctica (Elias Viljanen)

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SONATA ARCTICA – Notti Finlandesi

Il caldo estivo umido della metropoli milanese mal si addice agli uomini del Nord Europa abituati ai climi freddi e secchi. Mal si addice anche a noi poveri redattori che aspettiamo sotto il sole cocente che le porte del Rock and Roll di Milano si aprano per poter scambiare due parole con i Sonata Arctica, storico quintetto di Kemi (Finlandia) inizialmente dediti ad un power metal veloce e melodico, genere che hanno ormai da più di un decennio abbandonato (quasi) totalmente per aggiungere tante sfumature al loro sound.
Dentro al locale ci accolgono Tony Kakko ed Elias Viljanen (cantante e chitarrista) sorridenti e rilassati. Proprio Elias sarà il nostro interlocutore, che si dimostrerà pacato e gentilissimo oltre che disponibile e simpatico.

Buongiorno Elias, benvenuto a Milano, raccontaci subito del nuovo album, “Talviyö”, Notti d’Inverno in lingua finlandese. Come è nato il seguito di “The Ninth Hour”?

Abbiamo iniziato a buttar giù le basi delle canzoni a settembre scorso, siamo rimasti sei settimane in studio per provare ed arrangiare la batteria, chitarre e basso, avvalendoci ancora dello Studio 57 a Kokkola, dove lavora Pasi (Kauppinen, bassista dei Sonata Arctica).
Abbiamo avuto il nostro fonico Athi Kortelainen per i live come produttore che è rimasto con noi per le registrazioni e il mixaggio per avere una mente “esterna” alla band durante queste fasi. Ci ha fornito opinioni, consigli e suggerimenti tecnici che ci hanno aiutato moltissimo con il sound. Inoltre ci ha dato moltissime valide idee per essere migliori in studio. Se qualcosa era troppo banale o inadatta ci ha sempre dato degli spunti per renderla diversa, magari più aggressiva o magari più morbida.

Avere Pasi nella band (Kauppinen aveva mixato il “Live in Finland” del 2011 prima di entrare in formazione nel 2013) ha cambiato l’approccio?

Probabilmente non nel senso stretto del termine. Pasi è un bravissimo musicista, ma anche un bravo fonico in studio. Forse all’inizio è cambiato di più per noi perché pensavamo che lui avesse troppo lavoro da fare, come bassista e come tecnico audio, sai, registrazioni, mixing ecc.
Lui in realtà ci ha sempre detto che non è un problema per lui e alla fine è sempre riuscito a gestire le due facce del lavoro.

Sulle registrazioni di “Talviyö” cosa ci puoi dire?

Questa volta abbiamo registrato insieme batteria, basso e chitarre, proprio come in una live session. Ci ha dato un senso di naturalezza nel suonare e un approccio un po’ più rock che metal in un certo senso.

Sull’album ci sono musicalmente molti richiami più atmosferici e quasi progressive, ad eccezione della opener “Message From The Sun” che è molto più vicina ai vecchi Sonata.

Sì, “Message from the Sun” in effetti inizialmente doveva essere una bonus track per il mercato giapponese, perché potrebbe dare un’idea non del tutto veritiera di come sarà poi il sound complessivo dell’album. Il rischio era di sviare poi i fan. Però poi ci hanno fatto capire che la canzone funziona molto bene ed è finita come apertura. In realtà ritengo sia un’ottima opener che descrive anche in parte l’artwork dell’album.

Avete intenzione di usarla come opener per i prossimi show ?

Difficile a dirsi, è ancora presto. Probabilmente no però (ridacchia n.d.r.)!

Il nuovo singolo “A Little Less Understanding” è il primo estratto dall’album, brano abbastanza cadenzato, ha tematiche vicine ad “I Have A Right” (da “Stones Grow Her Name” nda)?

Sì, il tema principale è essere genitori e come relazionarsi con i propri figli. Musicalmente non credo siano molto affini, però anche “I Have A Right” era nata come bonus track per il Giappone, ma era così buona che l’abbiamo usata come primo singolo!

In “Talviyö” c’è una canzone completamente strumentale, posta a metà disco: “Ismo’s Got Good Reactors”. Titolo strano e scelta inusuale per i Sonata…

Sì, Tony aveva in mente la melodia della canzone da tanto tempo, quando era un teenager. È una canzone allegra, ha influenze che ti portano un po’ attorno al mondo come stile, dall’Asia al Medio Oriente, con melodie arabeggianti. Tony suona il ritornello della canzone solo con i tasti neri della tastiera, richiama melodie dell’estremo oriente!
Il nome invece deriva da una divertente storia di un amico di infanzia di Tony, un ragazzo con qualche disabilità. Avevano fatto una gita su un lago con una piccola barca a motore, di quelle che hanno il motore che si gira di 90 gradi per alzarsi dall’acqua e il motore ha iniziato a piegarsi e affondare nell’acqua e il suo amico Ismo, il cui nome originale era Miika, è riuscito a prendere al volo il motore prima che affondasse. Per questo il titolo che ha “buone reazioni” inteso come buoni riflessi! Un titolo divertente!

Pochi mesi eravate a Milano per l’Acoustic Adventure Tour, una versione nuova dei Sonata Arctica che vi ha visto presentare un set tutto acustico…

Abbiamo iniziato questo tour solo in Finlandia, con posti a sedere nei teatri, un po’ diverso dai nostri canoni, ma è stato un vero successo. Per questo abbiamo parlato con il nostro agente in Germania chiedendogli di portare il tour fuori dalla Finlandia, ma non pensava che fosse una buona idea perché già altre metal band avevano tentato questo esperimento e non era finito nel modo aspettato. I promoter pensano che nel caso di metal band i set acustici spesso non funzionino e non facciano presa sui fan abituati all’impatto e all’aggressività, ma per fortuna noi eravamo molto convinti del nostro approccio alla scaletta anche perché molte canzoni dei Sonata Arctica si prestano ad un passaggio in acustico. Così abbiamo provato ed è stata una bellissima esperienza!

Avevate anche un secondo chitarrista.

Certo, Masi Hukari! Lui è un musicista impressionante può praticamente suonare qualsiasi strumento. Noi non lo sapevamo neanche che fosse così eclettico ma lui ci chiedeva ogni volta di fare cose nuove: se vuoi suono il sax, se vuoi suono il violino! È stato fantastico. Poi il flauto traverso ha dato il tocco giusto in alcune canzoni durante lo show (“Letter To Dana” in particolare).

SI vedeva anche una bella atmosfera sul palco.

Sì, eravamo molto rilassati e c’era un bel feeling con la platea. Qui a Milano ricordo anche Tony che aveva inseguito una ragazza che stava uscendo dalla sala durante una canzone!
E’ stata una situazione molto intima durante questo tour acustico. In genere suoniamo davanti al pubblico in piedi che acclama e si muove, mentre nei teatri il pubblico seduto va intrattenuto in maniera più soft.

Pianificherete un tour per il nuovo album?

Sì, dopo i festival estivi saremo in tour negli Stati uniti con Kamelot e Battle Beast, dovrebbero essere circa sei settimane di tour. Dopo, verso Novembre, o comunque prima di Natale inizieremo il tour europeo per “Talviyö”.

(Due le date italiane annunciate:

29.11. I Padova – Hall
30.11. I Trezzo sull’Adda (MI) – Live Club)

Avete in mente qualche sorpresa durante questo tour per i fans?

Uhm, noi cerchiamo sempre di vedere cosa possiamo e non possiamo fare, credo ora sia un po’ troppo presto per valutare.

Chiedo perché il 2019 segna i 20 anni dalla pubblicazione di “Ecliptica”, primo album dei Sonata Arctica uscito nel 1999…

Diciamo che non abbiamo tantissimo tempo per fermarci a festeggiare, anche se è un traguardo molto importante e Tony e Tommi (Kakko e Portimo, presenti in formazione dall’inizio) ne saranno di sicuro orgogliosi, ma non escludo niente. Vedremo se uscirà qualche idea strana!

Domanda al chitarrista Elias: hai iniziato nei Depravity come chitarrista death metal, ti mancano le sonorità estreme con il tuo strumento?

Oh sì, abbiamo fatto degli show in Finlandia con i Depravity due anni fa, in qualche festival metal estremo,  abbiamo fatto giusto un paio di prove ma ci siamo divertiti un sacco! Avevamo il batterista dei Korpiklaani, Matson (Matti Johansson).

Visto che hai nominato i Korpiklaani, avete mai pensato con i Sonata di fare una canzone nella vostra lingua madre, come hanno fatto molti altri artisti metal, ad esempio i Nightwish?

È molto difficile che accada. Credo sia una cosa piuttosto intima per Tony.

Permettimi delle domande da musicista: sei sempre con il brand ESP per le chitarre? Per testate invece?

Sì, certo! Sempre ESP, sia 7 che 6 corde. Per le testate invece ho una nuova ENGL Invader 2, piuttosto aggressiva, se porto a 2 il volume da zero trema tutto ahah! Sul nuovo album uso proprio quella, senza nessun’altra aggiunta, suono puro di testata e cassa.
Dal vivo ho un nuovo Moeer Preamp Live, un pre-amplificatore digitale. È facilmente trasportabile quando si viaggia molto, non posso permettermi che negli aeroporti mi lancino senza cautela la mia strumentazione. Questa primavera l’ho provato un po’ a casa e ha un ottimo sound, l’ho abbinato anche ad una Line6 Helix, con cui puoi emulare un po’ di tutto, molto versatile. Non sarà la migliore, ma posso sopravvivere molto agilmente.

Riguardo i progetti paralleli? Henrik e Pasi hanno i Silent Voices, Tony canta con il progetto Raskasta Joulua (che adesso per l’estate si è trasformato in Raskasta Iskelmää). Pensi che ci sarà un tuo nuovo album E.Vil nel futuro?

Ah, i Raskasta Joulua sono famosissimi in Finlandia, il periodo di Natale è popolarissimo nella nostra nazione. Per ciò che concerne il mio progetto E.Vil non so ancora cosa farò, ho un po’ di canzoni pronte ma ci devo fare un pensiero ben organizzato. I CD ormai non vendono più molto, probabilmente dovrei rilasciare il tutto in maniera libera sui canali di streaming, Spotify e via dicendo. Non lo so, non ci ho ancora pensato, per ora sono dedicato ai Sonata Arctica full time. Magari aprirò un mio canale Youtube in futuro!

Elias, è stato un piacere parlare con te, ti ringrazio per aver dedicato tempo ai nostri lettori di Heavy Metal Webzine.

Grazie a voi lettori, spero di vedervi presto in tour con i Sonata e spero che apprezziate il nostro nuovo album “Talviyö”!

Elias, ci prendiamo una birretta?

Sicuramente!


Ed ecco la birretta di Daniel Fleba ed Elias

       

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