Shadowthrone (Stefano Benfante)

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Carissimi amici e navigatori di Heavy Metal Webzine, in occasione dell’uscita del nuovo lavoro degli Shadowthrone “Elements’ Blackest Legacy” siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con il leader nonchè membro fondatore Stefano Benfante,  (Steph, ex membro dei famosissimi Theatres Des Vampires).

Vorrei sapere quando e a chi è venuto in mente di chiamare il gruppo Shadowthrone.

E’ venuto fuori casualmente. Stavo pensando a Khazad-dûm meglio conosciuto come Moria, il regno dei nani ne Il Signore Degli Anelli ed al trono ormai impolverato nell’oscurità delle miniere. Un mondo gelido e privo di colore come anche l’album dei Satyricon. Nessun collegamento logico tra le due cose ma lo trovavo opportuno verso i miei gusti .

Dato che tra i membri del gruppo ci sono degli ex componenti dei Theatres des Vampires, volevo sapere se avete portato in questa nuova band le vostre esperienze precedenti. Ascoltando i vostri brani ho notato che vi siete distanziati dalle sonorità estreme che sono diventate il trademark dei Theatres des Vampires. È stata una vostra scelta o avete avuto pressioni da parte di qualcuno?

Aver lasciato i Theatres des Vampires per mettere su un nuovo progetto richiedeva un distacco dai precedenti musicali trascorsi con essi, altrimenti non avrebbe avuto senso. Con gli ShadowThrone si tornava alle radici, alle influenze ed al genere musicale al quale mi sentivo più legato. Un bisogno che cresceva di giorno in giorno. Avrei voluto indirizzare il nuovo materiale dei TdV verso questi sentieri ma non era possibile e senza remore ho deciso di allontanarmi dopo dieci anni. L’esperienza con i TdV è stata importantissima non solo musicalmente ma anche a livello personale affrontando tour e concerti, tramutando questi anni in un tesoro. Parte di queste esperienze le ho messe in pratica sotto alcuni aspetti all’interno degli ShadowThrone ma, musicalmente parlando, questa band non ha nulla a che vedere con la precedente, sebbene tra le recensioni di qualche anno fa leggevo accostamenti di stile tra le due bands. Con i TdV siamo rimasti in ottimi rapporti e ci si sente ogni tanto. Non abbiamo mai ricevuto pressioni da parte di qualcuno, lavoriamo tranquillamente ed in modo del tutto naturale. Sono una persona che difficilmente accetta consigli, figuriamoci pressioni .

Come nascono i vostri brani? Intendo dire se c’è un’idea di base su cui lavorate tutti insieme oppure ognuno si occupa delle proprie parti?

I brani nascono in maniera individuale. Quando arriva l’impulso e sento di voler scrivere un brano non faccio altro che passare il tempo a buttare giù i riffs di chitarra e poi dare la forma scrivendo batteria e tastiere. Scrivo ogni singolo brano, lo registro e poi lo passo al resto della band per riarrangiarlo insieme in studio, creando delle versioni ibride. Sebbene la mie sensazioni vengano fuori dal black metal c’è un confronto con la band dove entrano influenze come il thrash metal o il death metal. Credo che questo aspetto si percepisca molto ascoltando “Elements’ Blackest Legacy”.

Siete arrivati a pubblicare il vostro secondo album. Anche per questo avete deciso di seguire l’idea del concept oppure avete intrapreso una strada compositiva diversa?

Non abbiamo mai pensato ad un concept album, ma è qualcosa che non escluderei in futuro. Bisogna avere una maturità artistica e letterale per buttare giù un concept album ed al momento non farei un passo del genere. Subito dopo l’uscita di “Demiurge Of Shadow” ci siamo messi al lavoro scrivendo nuovo materiale perché avevamo visto alcune lacune nell’album alle quali non avevamo prestato attenzione. “Demiurge Of Shadow” è un album di matrice ispirata, una sorta di tributo al black metal sinfonico degli anni ’90, un buon disco per un buon inizio ma sentivamo di dover cercare uno stile più personale. Ricerca che abbiamo iniziato con il nuovo album.

Da quando avete iniziato la vostra militanza negli Shadowthrone avete affrontato una gavetta live senza sosta che vi ha visto al fianco di mostri sacri del calibro di Opera IX, Absu, Rotting Christ e Necrodeath. Vi va di parlare di queste esperienze e di cosa ne avete tratto ma soprattutto se avete avuto un’accoglienza positiva da parte del pubblico?

Il primo live è stato di spalla agli Opera IX e fin da subito abbiamo avuto un riscontro positivo che non ci aspettavamo. Il nome iniziava ad essere vociferato nell’ombra ed ogni tanto ci arrivava qualche proposta interessante nell’ambito live. Credo che non finiremo mai di suonare da gavetta e la cosa sinceramente non mi dispiace perché personalmente non me ne frega nulla di fare l’headliner o peggio ancora la rockstar. Aprire a bands che hai sempre ascoltato da quando eri adolescente è sempre un piacere e un orgoglio, una forma di rispetto, il tuo background che si materializza. Come band di apertura hai la tua responsabilità verso la riuscita del concerto e non puoi sfruttarla in maniera diversa dal fare un buon live e leggendo i report non possiamo che esserne soddisfatti. Ti rendi conto che i membri di quelle che consideri grosse bands sono persone normalissime che spesso hanno preso ferie dal lavoro, aspettativa o lasciato famiglie a casa per suonare e credo che questo aspetto ci accomuni a loro perché tutto ciò lo si fa per passione e non per lavoro.

Nei vostri album vi siete avvalsi della presenza di guest molto famosi. Anche in quest’ultima vostra fatica discografica è presente qualche ospite? E quale sarebbe l’artista che vorreste avere in un vostro album?

In realtà non ci siamo mai avvalsi di guest per gli album degli ShadowThrone. Quello era un aspetto che faceva parte dei TdV, dove ebbi la soddisfazione di poter collaborare con Snowy Shaw, storico batterista di King Diamond/Mercyful Fate ed all’epoca voce dei Therion, per un brano di “Moonlight Waltz”. Ci sono alcuni artisti che mi piacerebbe avere all’interno di un album ma il più importante riposa nel Valhalla e mi riferisco a Quorthon dei Bathory. Mi vengono in mente King Diamond ed Ihsahn degli Emperor. Durante le sessioni di registrazione di “Elements’ Blackest Legacy” tentai di contattare un artista che forse pochi ricordano ma che negli anni ’90 diede un importante contributo al black metal: Nagash. Nagash è stato lo storico bassista dei Dimmu Borgir, Troll, Covenant (in seguito The Kovenant), Carpe Tenebrum. Non sono riuscito ad avere contatti con lui in quanto non è presente sui social e sul web. Molti profili a suo nome sono dei fake.

Se doveste tracciare un bilancio della vostra carriera quali sarebbero i momenti migliori e quelli da mettere nel dimenticatoio?

Ancora non abbiamo una carriera ahah! Magari tra qualche anno!

Vi va di fare un saluto per gli amici di Heavy Metal Webzine che leggeranno sia l’intervista che la recensione del vostro nuovo album?

Innanzitutto ringrazio Heavy Metal Webzine a nome degli ShadowThrone per l’intervista e lo spazio che ci ha concesso anticipando una news che riguarda l’uscita di un nuovo brano cover che sarà disponibile sulla pagina bandcamp della Non Serviam Records ed invitando i lettori a seguirci sul canale social!

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