18/01/2020 : DOOM OVER MEDHELAN – Candlemass+ Novembre + Adrenaline + Arkana Code + Crimson Dawn (Slaughter Club – Paderno Dugnano)

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18/01/2020: DOOM OVER MEDHELAN – CANDLEMASS + Novembre + Adrenaline + Arkana Code + Crimson Dawn (Slaughter Club – Paderno Dugnano)

Nuova calata italica per gli eroi del doom epico Candlemass, che da un paio d’anni a questa parte sono tornati sul mercato con la voce del primo “Epicus Doomicus Metallicus”, quel Johan Längquist scomparso dopo la release del primo capolavoro e riapparso in occasione della registrazione del nuovo capitolo “The Door To Doom”, pur se a farne le spese è stato un ottimo cantante come Mats Levén.
In passato vidi la band in occasione di una data al Live di Trezzo nel 2018, lo stesso Längquist era stato poco coinvolgente, complice sicuramente una mancanza da palchi che non fossero nazionali, ma si può dire che, pur essendo più partecipe e pur cercando di dare un senso alla serata una tantum fra un brano e l’altro, anche sabato 18 non sia stato un frontman formidabile. Se la prima volta però pesava la mancanza di Edling, questa volta l’epico bassista ha incendiato il pubblico accorso per lui e per la sua band, prodigandosi in concisi discorsi per celebrare questo tour volto a promuovere il nuovo album… o almeno così pensavo inizialmente, visto che alla fine è stato estratto il solo singolo “Astorolus – The Great Octopus” dal disco dello scorso anno.
Serata praticamente all’insegna di band italiane di supporto, per una scaletta che non ha sicuramente accontentato tutti, ma andiamo per gradi. Pur conscio dell’importanza del supporto che meritano anche le band di spalla, anche in virtù del fatto che solitamente pochissimi dei presenti a concerti di questo tipo sono interessati ad altri al di fuori del “nome grosso”, alle volte certe scelte che potremmo definire stilistiche sono alquanto discutibili; viene da pensare che le scelte e le posizioni in scaletta non derivino certo da meriti di sorta o similia.
Non ho faticato a sentire tanti spettatori lamentarsi del numero di band in apertura, i quali ne avrebbero volentieri tagliate almeno un paio, così da poter gustare ad un orario meno “foriero di stanchezza” i propri paladini. Personalmente credo che debbano essere le stesse band a valutare la propria presenza in certi contesti e se il gioco valga realmente la candela, altrimenti si finisce semplicemente per essere dei pesci fuor d’acqua ed il passo verso la perdita di credibilità è davvero breve.
Scrivo tutto ciò non per onore di cronaca, ma per mettere nero su bianco un pensiero che ritengo essere corretto e condivisibile da molti, poi ognuno è chiaramente libero di pensare ed agire come meglio crede e lo stesso festival “Doom Over Medhelan” ne è la riprova. Ma passiamo al report…

Come sembra essere consuetudine, i concerti si sono aperti con puntualità e come segnalato alle 19:45. Il compito di introdurre la serata è stato affidato ai “lombardo veneti” Crimson Dawn, per inciso la band che più si inseriva nel discorso sonoro di una serata doom, in virtù del fatto che la loro proposta è fortemente debitrice del quintetto svedese. Evocativi al punto giusto e con una buona presenza scenica, ma soprattutto dediti al genere principe della serata, questo fa dei Crimson Dawn la band più adatta ad aprire le danze. I ragazzi pescano brani dai loro album ed EP e pur trovandosi di fronte ad un pubblico già abbastanza numeroso ma non ancora ai livelli che raggiungerà di lì a breve, ce la mettono tutta per cominciare a scaldare gli animi. Una fetta di astanti sicuramente li conosce e molto probabilmente avranno incuriosito altri spettatori, visto che nella mezz’ora a loro disposizione hanno dato il massimo: un applauso dovuto!

La serata prosegue con una decisa sterzata in termini di velocità: da Roma ecco gli Arkana Code, death metal canonico che per dirla tutta un po’ stride nel complesso. Il quintetto “dal centro Italia… Lazio, Marche e Abruzzo”, come li descrive il cantante Francesco Torresi, non si perde in troppi giri di parole e animato da una sezione ritmica precisa e intensa, ad opera del batterista David Folchitto e del bassista Michael Rossi, si lascia andare a vere e proprie sfuriate, dove a dirigere le danze si presentano le chitarre dello storico leader Paolo Ponzi (anche all’opera con gli Unreal Terror) e di Luca Natarella. Il pubblico sembra apprezzare la proposta, ma resta il fatto che un contesto diverso avrebbe maggiormente giovato alla band, sia in termini di consensi che banalmente di attinenza a quello che sarebbe dovuto essere il mood del festival. Resta inteso che la prova è risultata ottima, quindi massimo supporto!

Tocca ora agli Adrenaline, un combo relativamente giovane, nato nel 2017 e dedito ad un hard ‘n heavy dal sapore palesemente moderno; spendo poche parole per i ragazzi, non per cattiveria o altro, ma perché per quanto abbiano offerto un ottimo spettacolo in termini di esecuzione e di presenza scenica, davvero cozzavano enormemente nella circostanza. Sicuramente da rivedere in altre occasioni!

I romani Novembre finiscono per la seconda volta in breve tempo in scaletta insieme ai Candlemass, dopo la precedente visita italica degli svedesi nel 2018. Il frontman e mente del progetto, Carmelo Orlando, non più coadiuvato dal fratello Giuseppe, si presenta in quel di Paderno Dugnano con la stessa formazione che lo segue dal 2016 e bisogna dire che la qualità dello show è garantita da musicisti che sanno il fatto loro e riescono a ricreare le atmosfere malinconiche tipiche della storica band italiana. Anche qui, ad una buona fetta di pubblico completamente disinteressata si affiancano molti fan della band e la sala dello Slaughter Club incomincia effettivamente ad essere gremita di gente. La “triste” scaletta ha preso forma con brani principalmente dai due classici del gruppo, ovvero “Novembrine Waltz” e “Classica”. L’ora a disposizione fluisce senza intoppi, con la band che non si lascia andare a grandi discorsi, ma va diretta al sodo. Bisogna dire che stavolta, pur non essendo eccelsi, i suoni sono abbastanza centrati, la qual cosa aiuta a cogliere le sfumature dei Nostri, che hanno fondato la propria particolarità su un songwriting pregno di peculiarità a livello esecutivo, in primis i tanti arpeggi dissonanti e distorti che li caratterizzano. Ottima prova, ottimo responso del pubblico, un applauso anche ai Novembre!

Scaletta:
Love Story (“Classica”)
Tales From A Winter To Come (“Classica”)
Come Pierrot / Everasia (“Novembrine Waltz”)
My Starving Bambina (“Classica”)
Flower (“Novembrine Waltz”)
Nostalgiaplatz (“Classica”)
Child Of The Twilight (“Novembrine Waltz”)
Onirica East (“Classica”)
Cold Blue Steel (“Classica”)
The Dream Of The Old Boats (“Dreams d’Azur”)

Tocca finalmente agli headliner, che attaccano piuttosto puntuali intorno alle 23:30. Lo Slaughter è davvero pieno: chi avrebbe mai immaginato un numero di persone così elevato? Sicuramente tanti non hanno resistito alla possibilità di vedere questa formazione dal vivo, visto che è lecito pensare, dopo molti cambi di cantante, che l’occasione è al momento più unica che rara. I Candlemass sembrano affiatati e guidati da un Leif Edling sul pezzo, un Mappe che allieta il pubblico con le sue molteplici facce e soprattutto coi suoi granitici riff, supportati da un Lasse che mostra ancora una volta tutta la sua classe solista e Jan Lindh che accompagna la marcia con precisione, non potrebbe essere altrimenti. Se ci aggiungiamo anche la prestazione vocale di Johan Längquist degna di nota, ecco uscirne la perfetta esibizione doom.
La scelta di Leif Edling d’indossare una t-shirt dei Manilla Road, sempre in onore del compianto Mark Shelton, è stata gradita da molti, che non si fanno pregare nel declamarlo pubblicamente, compreso il sottoscritto.
Come da copione, “Marche Funebre” introduce le danze, subito seguita da “The Well Of Souls” che viene cantata con trasporto dalla platea. Del resto anche tutto il dispiegamento di brani seguente è pane per i denti dei fan; come non emozionarsi e partecipare ai cori di brani come “Dark Reflections”, “Mirror Mirror”, “Bewitched” (quanti di voi non si sono fatti due risate al pensiero del videoclip ufficiale di questo brano?), “Dark Are The Veils Of Death”, “Under The Oak”, “A Sorcerer’s Pledge”… ecco, li ho citati tutti, come potrebbe essere altrimenti? Anche la nuova “Astorolus – The Great Octopus”, che inframezza l’eccelsa scaletta citata, accoglie consensi e rimarca la bontà dell’ultimo album in studio.
C’è anche tempo per un encore non troppo studiato, possiamo dire, visto che alla fine della fiera scende dal palco il solo Leif Edling, prima di risalire e ripartire con altri tre classici d’altri tempi, ovvero “Demons Gate” (per onore di cronaca, con un lieve “imbarazzo esecutivo” appena prima dell’assolo), “Crystal Ball” e l’immancabile “Solitude” a chiudere in bellezza una data che molti di noi porteranno nel cuore.
Una scelta di brani decisamente a favore dei fan: forse una “Samarithan” e una “At The Gallows End” sarebbero state la classica ciliegina sulla torta, ma c’è da dire che anche l’eredità di Messiah Marcolin è piuttosto pesante e certi brani non eseguiti da lui non hanno la stessa resa… ma usciamo dalla modalità “paraocchi”, niente da eccepire sulla prova vocale di Längquist che ha ben reso anche i brani non suoi.
Un Leif evidentemente alticcio (vino rosso in bicchiere di plastica, terribile da vedere!) ha conquistato il pubblico: speriamo di poter dire che anche i Candlemass siano stati conquistati dalla nostra passione! Attendiamo presto una nuova visita dei sovrani del doom, nel frattempo “corna su”!

Scaletta:
Marche Funebre
The Well Of Souls
Dark Reflections
Mirror Mirror
Astorolus – The Great Octopus
Bewitched
Dark Are The Veils Tf Death
Under The Oak
A Sorcerer’s Pledge

Demons Gate
Crystal Ball
Solitude

Mi perdoneranno i lettori ed il boss, sono un pessimo fotografo e le foto che ho fatto erano penose, poi era assolutamente vietato scattare se ci si trovava fuori dalle transenne e onestamente il già discreto numero di fotografi presente, con un piglio (ed una attrezzatura) decisamente più professionale rispetto al sottoscritto, mi avevano fatto desistere. Un tizio con evidente accento romano (non so che booking abbia tirato in piedi l’evento, ma suppongo fosse dei loro) si è prima accertato se avessi o meno il pass photo, poi mi ha invitato a fare foto esclusivamente dal pit, senza flash e solo per le prime tre canzoni… stavo osando fotografare gli Arkana Code dal pit, che probabilmente l’unica cosa che farebbero è ringraziare per la pubblicità e il servizio che indirettamente puoi offrirgli, ma lasciamo perdere per non entrare in inutili discussioni (però mi si lasci chiudere dicendo che probabilmente la mia fotocamera ha una risoluzione inferiore agli smartphone ad oggi in circolazione…).
Fortunatamente ho racimolato qualche scatto effettuato da terzi con il cellulare (smartphone intendo, ma lo chiamo ancora così perché sono vecchio), [paraculo mode on] ma ricordate che l’importante è il report [/paraculo mode off]!

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