Alice Cooper – The Last Temptation (1994)

Titolo: The Last Temptation
Autore: Alice Cooper
Genere: Hard & Heavy
Anno: 1994
Voto: 8

Visualizzazioni post:310

Recensione scritta da Dwight Fry

Prima metà degli anni ’90. Nel rock mainstream calano le vendite di lacca e rossetti, la flanella va a ruba, i distorsori di note band thrash s’inceppano, il punk finisce in mano ai figli insicuri dei Buzzcocks e qualcuno conia il termine “nu metal” per catalogare band che neppure si considerano metal. Nel frattempo la vecchia guardia annusa l’aria e riflette sul da farsi.
Quando Alice Cooper pubblicò “The Last Temptation”, nel 1994, “Dookie” dei Green Day era in vetta alle classifiche; due mesi prima erano usciti contemporaneamente “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails e “Superunknown” dei Soundgarden, Cobain si era ucciso da poche settimane, tempo cinque mesi e i Korn avrebbero pubblicato il loro primo album. Giusto per darvi l’idea.
Alice Cooper s’ingegnò: decise di mollare una volta per tutte il glam patinato (tanto ormai non se lo filava più nessuno), riprese i suoni degli anni ’70 e li aggiornò ai ’90. Chiamò Neil Gaiman – all’epoca poco più che trentenne – e gli commissionò la sceneggiatura del fumetto che costituiva il booklet del CD. Poi chiese al compianto Chris Cornell, allora reduce dal mega successo di “Black Hole Sun”, di lavorare assieme: “Unholy War” e “Stolen Prayer” stanno al centro dell’album assieme a “You’re My Temptation”, cuore nero di un lavoro che oscuro lo è per davvero.
La trama del concept ruota attorno a un ragazzino, Steven (sì, quello di “Welcome To My Nightmare”), il quale viene convinto da un losco figuro a seguirlo in questo show itinerante. Non crescerai mai, gli promette, come in una versione dark – alla Tod Browning – del conduttore del carro per il Paese dei Balocchi.
Il sound? Un rock-metal cupo, basato su tempi medi e perfettamente in linea coi grandi lavori anni ’70 di Alice. Solo “Sideshow”, con quella sezione fiati, è alquanto allegra ma per forza, deve riprodurre il grande inganno, presentare l’Inferno come un gioco. Stesso discorso per “Lost In America”, un ritratto ironico dell’adolescente medio un po’ sfigato, tutto giocato su un solare riff hard rock. Per il resto: arpeggi foschi, atmosfere sulfuree, nenie (“Lullaby”), liriche tese e perfettamente ricamate sul tessuto musicale. La ballata “Stolen Prayer” sa commuovere, con quelle voci bianche e quei controcanti di Cornell così disperati (è il punto della storia in cui Steven prende consapevolezza dei suoi errori), e “Cleansed By Fire” mette addosso angoscia: Steven non è più affranto, è furioso, e quel go to hell! declamato in chiusura, sulle note di un sax distorto, pone il sigillo su un album che resta sospeso come nebbia sporca.
Alla fine ci si chiede se non sia proprio l’idea di poter raccontare l’incubo a giustificare il (salato) prezzo del biglietto, per Steven. Senza incubo non c’è avventura e senza avventura non c’è racconto né catarsi. Come quando fai un brutto sogno e il mattino dopo, non appena incroci lo sguardo con qualcuno, senti il bisogno di esclamare: “cavolo, stanotte ho fatto un incubo tremendo…”. E inizi a raccontare.

Tracce:

1. Sideshow
2. Nothing’s Free
3. Lost In America
4. Bad Place Alone
5. You’re My Temptation
6. Stolen Prayer
7. Unholy War
8. Lullaby
9. It’s Me
10. Cleansed By Fire

Formazione:

Alice Cooper: Voce
Stef Burns: Chitarra
Derek Sherinian: Tastiera
Greg Smith: Basso
David Uosikkinen: Batteria

https://alicecooper.com/

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