Delain – Apocalypse & Chill (2020)

Titolo: Apocalypse & Chill
Autore: Delain
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2020
Voto: 8,5

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“Apocalypse & Chill” è il sesto album per i symphonic metallers olandesi Delain, in uscita il 7 febbraio per Napalm Records. La copertina, che si distacca dalle precedenti e da molte altre del genere, mette subito in chiaro l’intento del gruppo: stupirci. Questo full-length si presenta con tredici tracce, una cosa non da tutti, tra cui troviamo anche i quattro singoli che ne hanno preceduto l’uscita nei mesi passati: “One Second”, “Burning Bridges”, “Ghost House Heart” e “Masters of Destiny”.
“One Second” vede la partecipazione alla voce del chitarrista Timo Somers che contribuisce a dare carattere al brano. Un inizio soft ma dal suono pieno, dove le due voci si intrecciano in maniera sinuosa raccontando l’esperienza di un amore tormentato. Della seconda traccia, “We Had Everything”, ho adorato i suoni gravi del basso e dei cori che si contrappongono alla voce dolce, lontana e malinconica di Charlotte, articolata su più livelli per interpretare il testo con drammaticità; il sound che si alleggerisce durante le strofe ricorda molti lavori passati dei Delain. Un bridge con dei cori dal timbro poco metal aiutano a dare quel tocco di particolarità che rende speciale questo brano; sicuramente uno dei miei preferiti di questa produzione.
Dalla terza traccia “Chemical Redemption” si cambia decisamente tiro, i synth psichedelici e il muro strumentale cadenzato danno quasi l’idea che l’album inizi solo ora. Le tastiere dal suono più elettronico sono di stampo più industrial che symphonic, più tipici degli Amaranthe che dei Delain. La linea vocale è un botta e risposta tra una voce umana e carezzevole e una voce asettica e robotica.
“Burning Bridges” è un altro dei singoli già usciti; il brano ha un’apertura stellare, una strofa dal riff incalzante che si apre in un ritornello in cui Charlotte dà prova della sua incredibile voce, un breakdown cantato in growl si fonde con i tratti symphonic sostenuti dalla potenza della batteria di Joey De Boer. Una canzone strutturata ma armoniosa, che mi ha stupito subito dal primo ascolto come lo avevano fatto ai tempi “Here Come The Voltures” e “Mother Machine”.
“Vengeance” è un duetto con Yannis Papadopoulos dei Beast In Black, la cui voce dà al brano uno stampo decisamente più power e meno in linea con le decisioni prese per gli altri brani; una scelta che non ho particolarmente apprezzato, ma che sicuramente è tipica del genere e commercialmente azzeccata.
In “To Live Is To Die” le melodie del synth che ricordano un computer di bordo danno l’impressione di ritrovarsi all’interno di un videogioco; la voce di Charlotte è inizialmente eterea e sembra sussurrare all’orecchio dell’ascoltatore…“Remember to live”… che si trasforma prima in un ritornello che quasi entra in conflitto con le immagini evocate dai primi secondi e poi nella voce di un automa, quasi in segno di sconfitta.
La seguente “Let’s Dance” arriva come un meteorite; ha una strumentalità aggressiva che si tinge di soavità nelle strofe in cui una voce ripete in maniera morbosa “It’s a Beautiful day” nonostante sembri che un evento apocalittico stia per accadere. Il bridge quasi allucinogeno annuncia un cambio di prospettiva nel brano in cui sembra di ritrovarsi per un attimo a vagare per il mondo di Alice nel paese delle meraviglie, prima dell’esplosione finale.
“Creatures” ha un’apertura di stampo molto Nu Metal, i cambiamenti che la band ha deciso di effettuare nelle proprie parti strumentali sono qui più evidenti che negli altri brani, sapientemente fusi con degli accenni di lirica. Il brano, dal titolo oscuro, ci fa cadere dalle nuvole, in un mondo parallelo, dopo gli eventi passati, la fine di una vita o solo un fallimento(?)
“Ghost House Heart” è la ballad di questo full lenght. Se avete visto il video (pubblicato qui di seguito), ascoltarla vi farà ritornare alla mente la fotografia meravigliosa di quella location, in un frammento di tempo. Questo brano così diverso sembra segnare un punto di svolta, un risveglio dopo un avvenimento apocalittico, di incertezza. Nel cuore di questa casa fantasma, Martijn suona al pianoforte una melodia martellante e ossessiva ma ricca di speranza, a metà tra i ricordi del passato e i pensieri per il futuro, in cui la dolce voce di Charlotte tende la sua mano.
Il titolo dato a questo brano è molto chiaro: “Masters Of Destiny”, siamo governatori del nostro destino e instancabili sognatori. Con un’epicità non indifferente, il primo singolo di questo album ha sancito un nuovo inizio per la band. Sono riconoscibili sia i tratti storici che quelli della loro evoluzione. Fragile e potente allo stesso tempo, il brano ha una narrazione ricca di pathos, dolce e vigorosa nell’insieme delle sue parti.
“Legions Of The Lost” ha qualcosa di tipico dei grandi Epica: un inizio in lingua latina, cori e orchestrazioni titanici e leggendari. “Legions Of The Lost” è ufficialmente la mia preferita di questo album, crea una connessione perfetta tra antico e moderno. L’interpretazione musicale del titolo trasforma Charlotte in un fantasma che incita l’esercito, volando sulle proprie file a prendere una posizione: leone o cacciatore? Bisogna rimanere fedeli a ciò in cui si crede e alle proprie scelte, ricordando che non si è soli, neanche quando ci si sente persi.
Un piano che ricorda “April Rain” apre la penultima traccia di questo album: “The Greatest Escape” è di fatto un brano che ricalca lo stile di quell’album, con un livello di maturità in più nella costruzione delle orchestrazioni e delle voci.
“Combustion” è l’epilogo di questo album, un brano strumentale, in cui i virtuosismi di Timo Somers, che ha pian piano definito la propria identità di chitarrista, trovano il loro spazio tra un breakdown e l’altro.
Questo album è un ottimo traguardo percorso di crescita e della carriera dei Delain, in cui sono riusciti a valorizzare le proprie potenzialità. È una band che non ha mai avuto paura di sperimentare e di fondere le radici symphonic metal con la musica pop o il rock più melodico, cercando di non uniformarsi alla massa che oggi vanta fin troppe band simili e senza sapore. È un album moderno, in cui le commistioni utilizzate mettono in luce un lavoro molto minuzioso. Ascoltando il cd possiamo immaginare di trovarci in un mondo parallelo, un po’ Alice in Wonderland versione apocalittica, un po’ Wasteland, in cui ci interroghiamo sul senso del mondo, sul nostro destino e su ciò che siamo.

Tracce:

01. One Second
02. We Had Everything
03. Chemical Redemption
04. Burning Bridges
05. Vengeance
06. To Live Is To Die
07. Let’s Dance
08. Creatures
09. Ghost House Heart
10. Masters Of Destiny
11. Legions Of The Lost
12. The Greatest Escape
13. Combustion

Formazione:

Charlotte Wessels – Voce
Martijn Westerholt – Tastiere
Timo Somers – Chitarra
Otto Schimmelpenninck van der Oije – Basso
Joey de Boer – Batteria

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