IL BUONO (LO SPETTATORE COMPRENSIVO), IL BRUTTO (IL VOUCHER USATO MALE) E IL CATTIVO (DECRETO DA EMENDARE)

IL BUONO (LO SPETTATORE COMPRENSIVO), IL BRUTTO (IL VOUCHER USATO MALE) E IL CATTIVO (DECRETO DA EMENDARE)
Titolo: IL BUONO (LO SPETTATORE COMPRENSIVO), IL BRUTTO (IL VOUCHER USATO MALE) E IL CATTIVO (DECRETO DA EMENDARE)
Autore: Max Moon
Genere: Editoriale
Anno: 2020

Visualizzazioni post:393

“Max dai retta a me, non scrivere di questa cosa, non ti viene in tasca niente, anzi, puoi aver scritto tanti editoriali per supportare il mondo della musica, per sostenere gli organizzatori di spettacoli, per far riflettere sulle difficoltà che stanno attraversando ma questa volta ti stai solo prendendo dei rischi inutili. La sincerità, anche se è in totale buona fede, non paga. Il music biz è in grande crisi da tanti anni, da molto prima dell’avvento di questo maledetto COVID-19. Gli organizzatori di eventi live medio-piccoli che lavorano con gli artisti rock e heavy metal in Italia fanno fatica da tempo e tu hai perorato tante volte la causa del supporto agli eventi dal vivo nei club rivolgendoti ai tanti appassionati che si alzano dalla poltrona per vedere solo i grandi nomi. Hai scritto centinaia di live report e altrettante recensioni ma questa volta lascia stare, limitati a citare le dichiarazioni di altri. Ne ha già parlato un certo Paul McCartney e la sua presa di posizione l’hanno riportata anche i telegiornali, i Tool hanno annullato il loro tour americano per consentire ai loro fan di ottenere il rimborso dei biglietti, si sono fatte sentire la CODACONS e altre organizzazioni. Per quale motivo gli altri siti rock/metal di casa nostra (salvo rarissimi casi) fino a qualche giorno fa hanno evitato come la peste di scrivere di questo argomento? Questa è una patata bollente! Attento a non scottarti!”
Avete letto una sorta di summa – liberamente riassunta dal sottoscritto – di quello che alcuni miei amici e colleghi mi hanno detto o suggerito negli ultimi giorni, da quando ho manifestato loro la mia intenzione di scrivere la mia opinione senza filtri su questo argomento assai spinoso, questo già prima che intervenissero sulla materia i Tool, Sir Paul, la Codacons (che peraltro chiede subito un piccolo contributo economico) e altri. Da persona libera, con la coscienza pulita e che frequenta questo ambiente da una trentina d’anni, prima “solo” come spettatore di concerti e da moltissimi anni anche come reporter e autore di articoli di stampo giornalistico, credo fermamente che non ci sia un argomento troppo delicato da non poter essere affrontato, basta farlo con cognizione di causa ed equilibrio.
Sono ormai settimane che rifletto su questo tema controverso, durante la parte iniziale della fase 1 di questa pandemia da COVID-19 ho scritto alcuni editoriali auspicando l’arrivo di fondi a sostegno del comparto musicale ma non sono di certo un ingenuo. Se molti dei governi che si sono succeduti negli ultimi decenni non si sono fatti problemi a operare importanti tagli alla Sanità come si può sperare che l’Iva sulla musica sia proprio ora finalmente portata al 4% come quella sui libri? Eppure, ora più che mai, sarebbe ancora una cosa giusta da fare.
Non c’è dunque da stupirsi se, davanti a un’emergenza mondiale che ha causato perdite immani per l’intero settore degli spettacoli (e non solo a quello ovviamente), il Governo (con la spinta di Assomusica) abbia deciso di proteggere la categoria degli organizzatori di eventi con lo strumento dei voucher.
Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: il voucher non è uno strumento illegittimo, esisteva pure prima del COVID-19.
Per far fronte alle conseguenze nefaste del COVID-19 il Governo Italiano ha emesso un decreto che estende l’uso dei voucher (al momento valido per 18 mesi) e non solo per i concerti posticipati ma anche per gli spettacoli annullati del tutto durante la pandemia.
Il caso più eclatante è arrivato con l’ormai famoso concerto cancellato di Paul McCartney, è legittimo che chi spende centinaia di euro per vedere dal vivo una delle voci storiche dei The Beatles possa risentirsi se gli viene dato in cambio un voucher con cui non potrà comunque godere del tipo di spettacolo per cui aveva pagato ma potrà solo esercitare una scelta tra altri concerti organizzati dallo stesso promoter. D’Alessandro e Galli, gli organizzatori degli ultimi show italiani di Paul McCartney, hanno subito risposto alla dichiarazione sdegnata di Sir Paul, lamentatosi per il mancato rimborso dei biglietti ai suoi fan italiani, facendo notare che in realtà il leggendario artista inglese sapeva già da tempo di questa legge italiana e aggiungendo inoltre che si impegneranno ad ampliare il ventaglio di scelte di spettacoli tra i quali gli appassionati di musica potranno scegliere con il loro voucher. Macca sapeva (furbetto) ma per gli acquirenti dei biglietti del suo show ora cosa cambia? Il punto è che questo voucher poteva e potrebbe essere ancora uno strumento prezioso ma non bisognava abusarne. Mia nonna ogni tanto mi ricordava: “il troppo stroppia!”.

Non ci si deve infatti dimenticare che la vera componente fondamentale del mondo dello spettacolo è il pubblico, senza gli spettatori non ci sarebbe un vero show, se il Governo non può aiutare il comparto musicale perchè non ha i fondi per farlo, perchè di soldi non ce ne sono, allora è comprensibile la scelta di tutelare gli organizzatori degli spettacoli ma c’è modo e modo di farlo. Posticipare un evento con gli stessi artisti, magari nella stessa finestra temporale ma l’anno successivo, a fronte di un’emergenza catastrofica come quella che stiamo ancora affrontando, è assolutamente legittimo, perfettamente accettabile. Se i promoter sono in grado di garantire questo rimpiazzo o soluzioni che coinvolgano, per es. nel caso di un festival, almeno il 70-80% degli artisti che erano previsti in cartellone per l’edizione posticipata a causa del COVID-19, allora non trovo giusta la mancanza di comprensione nei loro confronti. Ma non dimentichiamoci mai degli spettatori, che non sono solo numeri ma persone che in molti casi sono state colpite molto duramente dagli effetti della pandemia che ha fatto registrare chiusure di attività e negozi, bloccato il paese (per non parlare dell’intero pianeta) per un paio di mesi e non solo nel settore musicale.

E’ giusto essere comprensivi nei confronti di chi s’impegna a offrirti lo stesso identico spettacolo per cui avevi pagato, o magari uno ancora migliore o molto simile, ma il decreto ha allargato il tiro e ha finito per colpire sotto la cintura le stesse persone i cui risparmi dovrebbero supportare il mondo dello spettacolo negli anni a venire. Ed è per questo che il voucher, quando è utilizzato in modo improprio, da utile strumento può diventare un “brutto” modo di gestire una situazione inimmaginabile anche solo pochi mesi fa. Anche perchè c’è un altro aspetto di questa vicenda che mi lascia l’amaro in bocca ed è quello psicologico.
Negli ultimi mesi il Governo è stato chiamato a prendere in poco tempo decisioni molto difficili e immediate e quelle che riguardano il comparto musicale/dello spettacolo sono apparse spesso molto claudicanti. Contestualmente sono partite invece bellissime iniziative di privati con l’obiettivo di salvare piccoli locali in cui si suona musica dal vivo, delle raccolte fondi hanno visto in pochi giorni il raggiungimento di risultati tangibili (il pieno salvataggio di molti club). In soldoni, gli italiani, durante le emergenze, hanno sempre dimostrato di avere un grande cuore e questo viene fuori anche durante le crisi che colpiscono tutti. Nel mio piccolo, per la mia dozzina di biglietti di concerti già acquistati per altrettanti spettacoli ai quali avrei dovuto assistere – show che il COVID-19 ha spazzato via – da Clapton ai Rammstein, dagli Yes a Satriani, dal Banco del Mutuo Soccorso ai Van Der Graaf Generator senza dimenticare un buon numero di opere liriche – non ho mai pensato di richiedere in cambio dei voucher o di tentare di ottenere un rimborso. Io quegli spettacoli li voglio vedere (e sembra che fortunatamente, COVID permettendo, verranno solo posticipati). A essere sincero, negli ultimi tre mesi, ho pensato molto di più a chi ha perso il bene più prezioso (la vita) o i propri cari (che poi forse è la stessa cosa) che ai concerti saltati. Ma io sono io e in un paese/mondo ideale sarebbe stato bello poter scegliere tra un’opzione di rimborso (immagino la preferita chi avesse necessità urgente di denaro) e altre soluzioni più a tutela del comparto musicale come il voucher. Negli Stati Uniti alcune grandi agenzie di concerti hanno offerto un voucher per un valore pari al 150% del biglietto acquistato come alternativa al rimborso del ticket In Italia, con la normativa vigente, Maurizio Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha dichiarato che i consumatori dalle nostre parti vengono invece considerati come degli ammortizzatori sociali e che questo capita tutte le volte che si presentano delle situazioni di emergenza nel “bel paese”. Non ci si può inoltre dimenticare che, oltre alla figura dei promoter e degli spettatori, in materia di vendita di biglietti, un ruolo ce l’hanno anche le grandi piattaforme dei rivenditori.
Sarebbe bello se, chi si occupa di spettacoli e musica nelle alte sfere, tanto nella politica come mondo dello spettacolo, comprendesse che per farlo, non basta solo fare bene i propri legittimi interessi. Serve anche empatia,  soprattutto nel confronti del pubblico, quello che alla fine manda avanti il carrozzone degli spettacoli. E’ brutto vedere i promoter, soprattutto quelli che hanno manifestato criticità nei confronti dei decreti, in particolare quelli che hanno deciso volontariamente di venire incontro agli acquirenti di biglietti con altre soluzioni personali, etichettati da molti come “i cattivi” della situazione. Non credo che lo siano, ma nel momento in cui ti rendi conto che serpeggia un comprensibile malcontento tra gli acquirenti di biglietti di certi concerti annullati, in presenza di un decreto decisamente migliorabile, potresti almeno provare a trovare soluzioni alternative, a far capire che tieni alla soddisfazione del tuo pubblico, dei tuoi preziosi clienti, e non solo a parole.
Un paio di settimane fa ho seguito con interesse una diretta su fb alla quale hanno partecipato personaggi che lavorano nel settore musicale, dall’organizzazione degli eventi alle grandi multinazionali, dalle piccole etichette discografiche ai rappresentanti della SIAE. Si è parlato per più di due ore dei problemi del comparto musicale e del music biz ma quasi nessuno ha parlato della gente comune, degli appassionati di musica, di chi va ai concerti, e dei musicisti non famosi, sia i turnisti che i tantissimi gruppi, quelli che tengono ancora in vita i negozi di strumenti musicali, gli studi di produzione e i locali adibiti a sale prova. Sono ormai tantissimi anni che frequento l’ambiente musicale in lungo e in largo e in molti casi è raro trovare persone in grado di andare oltre l’ombra del proprio naso, di questi tempi quasi sempre coperto dalle mascherine antiCOVID-19. Fino a che la logica sarà quella del guardare solo al proprio orticello io penso che le cose andranno sempre peggio. Poi non ci sarà da lamentarsi se nel nostro futuro ci saranno sempre più appassionati di musica che la fruiscono “in solitario” o superficialmente sui social, lo scenario potrebbe essere sempre più ricco di piattaforme di streaming, con le major che hanno da tempo fiutato il business che tira (Netflix, Prime ecc.) e potrebbero puntare a espanderlo anche alla musica live. Tra questo possibile futuro (distopico e sempre più distaccato) e l’occhio orwelliano di un 5G che ci osserverà ovunque penso che i prossimi passi dell’umanità saranno davvero importanti. Vogliamo riscoprire certi valori, cercare di stabilire regole condivise per una convivenza pacifica o “ognun per sè e Dio (per chi ci crede) per tutti”?

Per completezza di informazione, tornando ai voucher, molti organizzatori di eventi hanno ricordato quanto questo sia uno strumento fondamentale per garantire risorse economiche anche ad altri lavoratori del comparto musicale, visto che la filiera relativa ha sofferto per la pandemia come pochi altri settori. Tutto potenzialmente vero, ma colpiscono le parole di sfogo scritte sul web nelle ultime settimane da alcuni professionisti dell’ambiente che dichiarano di non aver ricevuto un solo centesimo dal loro settore in questi tempi durissimi. Non sarebbe possibile avere delle minime garanzie sull’effettivo uso di almeno una parte di questi incassi anticipati a favore del sostegno dei lavoratori che fanno parte della filiera musicale? Questo contribuirebbe di certo a rivalutare almeno in parte l’immagine del voucher. Comunque vedrete che arriveranno presto emendamenti correttivi, mi risulta che siano in discussione proprio in questi giorni, a cambiare un decreto tanto infelice quanto quello che ha riaperto ai concerti ma senza la vendita di bevande/cibo e con un numero di spettatori limitatissimo. Sarebbe la cosa migliore anche per i promoter, perchè ridarebbe un po’ di fiducia agli spettatori, forse anche a quelli che ora sui social dichiarano che non compreranno più dei biglietti in prevendita. Il punto cruciale di questa questione delicata è che senza un certo equilibrio, la componente fondamentale del mondo dello spettacolo, il pubblico, se scontentato, rischia di far saltare il banco. Viviamo in un mondo sempre più diviso e divisivo, la musica deve unirci ma per farlo deve essere fruita in modo diverso, con regole diverse, e ora più che mai non dimenticando che stiamo per affrontare quella che viene già descritta come la più grande crisi economica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Alla fine degli anni ’80 Patty Smith cantava una delle sue canzoni più amate, la sognante ‘People Have The Power’, le cose sono andate in tutta un’altra direzione. Torniamo a dialogare, guardandoci negli occhi, sforzandoci di capirci, non c’è modo migliore di farlo che grazie alla musica dal vivo. Nel rispetto gli uni degli altri. In un nuovo mondo più sostenibile, tollerante e umano del precedente. In music we trust.

 

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