The Lord Weird Slough Feg – New Organon (2019)

Titolo: New Organon
Autore: The Lord Weird Slough Feg
Genere: Heavy Metal
Anno: 2019
Voto: 8

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A distanza di poco più di un anno dalla sua uscita, con una punta di dispiacere per il ritardo accumulato, non si può non parlare a proposito dell’ultima fatica di Mike Scalzi e soci. Ritornati al moniker primigenio, quel The Lord Weird Slough Feg che per qualche anno è stato sostituito dal più immediato Slough Feg, il quartetto a stelle e strisce dà seguito a “Digital Resistance” (uscito nel 2014 per Metal Blade) con questo nuovo “New Organon”, che vede la band tornare nei ranghi della nostrana Cruz Del Sur. Fattibilmente, il titolo potrà non essere completamente estraneo a qualche appassionato di filosofia; infatti, l’opera costituisce lo scritto più noto del filosofo britannico Francis Bacon (dal latino “Novum Organum” o “Novum Organum Scientiarum”), ma non è interesse della presente disamina spiegarne i contenuti in quei termini, pur interessanti (oltretutto senza avere la necessaria competenza). Non dimentichiamo che il prof. Scalzi è per l’appunto insegnante di filosofia, quindi certamente affronta tematiche a lui care. La copertina minimale ricorda semplicemente un libro di testo, probabilmente l’effetto voluto nel caso dei Nostri.
Con una formazione rimasta pressoché inalterata dal 2005 ad oggi (fatta eccezione per i vari batteristi transitati negli anni), i The Lord Weird Slough Feg danno alle stampe il decimo album di una carriera che festeggia proprio quest’anno il trentennale. Possiamo dire che “New Organon” è un altro centro per la band, e rimangono inalterati l’approccio musicale e la commistione di generi che hanno sempre trovato terreno fertile negli umori dell’ormai ex lungocrinito Mike, personaggio decisamente particolare e al di fuori del comune. Questo per sottolineare che ancora una volta è mantenuta l’identità della “creatura”, quindi difficilmente chi non ha mai apprezzato il belluino mix di heavy metal americano, NWOBHM, doom e quel pizzico di folk (che nulla ha a che vedere con i saltimbanchi odierni, ma è più accostabile alla classe degli Skyclad) riuscirà ad apprezzare il nuovo parto discografico.
Sempre brani contenuti nel minutaggio e dritti al punto: 10 canzoni per 37 minuti è la durata che qualsiasi lavoro di questo genere dovrebbe avere, perché non bisogna mai stancarsi di ripetere che la tendenza ad annacquare e diluire interi dischi, pratica tanto di moda da qualche anno a questa parte, ha reso noioso l’ascolto di tante, troppe band, che con qualche composizione in meno e tagli su certe sezioni delle stesse avrebbe solo guadagnato in termini di immediatezza e di resa finale… non sia mai che prima o poi si venga considerati dai diretti interessati!
L’opener “Headhunter” è esempio lampante degli usuali ritmi “tribali” tom/timpano tanto cari a Mike Scalzi e su cui parte spesso a cantare, che sovente non sfociano immediatamente nel classico accompagnamento ritmico cassa/rullante che il fruitore di heavy metal si aspetta, ma impiegano del tempo per raggiungere lo zenit e lanciarsi infine nella consueta struttura che i nostri mai soddisfatti padiglioni auricolari meglio recepiscono, per poi riassestarsi sulle coordinate iniziali. In “Discourse On Equality”, si sente la mano di una persona diversa, ma ormai l’impronta della band è radicata anche nel songwriting dei sodali di Scalzi, in questo caso dell’altro chitarrista Angelo Tringali; forse il brano più “strano” e dalle atmosfere più stranianti nel complesso, ma presenta il suo fascino. “The Apology” ed il suo epico incedere, l’heavy cavalcato di “Being And Nothingness”, la titletrack che nemmeno a farlo apposta si configura come un mix di tutto il background del gruppo sin qui esposto proseguono le danze. Il breve interludio di “Sword Of Machiavelli”, ad essere onesti quasi un riempitivo, permette di gustare al meglio la successiva “Uncanny”, l’altro brano del lotto non tratto dalla solita penna del leader, ma da quella del bassista Adrian Maestas, invero uno dei più vincenti del disco, almeno per quanti amano la nostra musica in versione “nature” e tributo agli 80s, forte aroma inglese e particolare anche per la linea vocale a cura dello stesso bassista. “Coming Of Age In The Milky Way”, “Exegesis” e “The Cynic” non rompono le righe e non nascondono colpi di scena, il solito Mike Scalzi ed il suo inequivocabile songwriting.
Sempre costante la diversificazione ed armonizzazione delle due chitarre, un altro dei tratti distintivi dei Nostri. Se cogliete qualche imprecisione, magari una nota non completamente intonata o qualche progressione non perfettamente a tempo, godetene appieno, perché c’è ancora chi preferisce essere naturale a scapito della impeccabilità esecutiva.
Per i fan della band sicuramente un gradito ritorno, e l’ennesima occasione per chi non li conosce di scoprire una realtà solida e con tanti assi nella manica: l’universo dei The Lord Weird Slough Feg non aspetta che nuovi adepti!

Tracce:
01. Headhunter
02. Discourse On Equality
03. The Apology
04. Being And Nothingness
05. New Organon
06. Sword Of Machiavelli
07. Uncanny
08. Coming of Age In The Milky Way
09. Exegesis – Tragic Hooligan
10. The Cynic

Formazione:
Mike Scalzi – Voce, Chitarra
Angelo Tringali – Chitarra
Adrian Maestas – Basso, Voce
Jeff Griffin – Batteria

Website: http://www.sloughfeg.com/
Etichetta Cruz Del Sur: https://www.cruzdelsurmusic.com/

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